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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Tag Presidenzialismo

Mag
29
2012
Massimo D’Alema, allora segretario dei Ds, fu nominato nel 1997 presidente della Commissione Bicamerale per la Riforma delle istituzioni. Pose all’ordine del giorno la sua idea di riforma del sistema costituzionale-elettorale proprio in salsa francese: elezione diretta del presidente della Repubblica, che nomina un primo ministro, ed elezione dei parlamentari in collegi uninominali a doppio turno.
La riforma aveva un triplice obiettivo: consentire agli elettori di scegliere un candidato ben identificato; avere una legislatura sicura, della durata di cinque anni; e permettere agli elettori di eleggere il proprio deputato in collegi relativamente piccoli, in modo che fra le due parti, attiva e passiva, vi fosse una congiunzione ravvicinata.
Naturalmente i partitini e i vecchi democristiani mascherati da nuovi bocciarono la proposta e bocciarono la Bicamerale che, quindi, si sciolse senza aver concluso nulla, ma avendo impiegato molto tempo dei parlamentari, pagati coi soldi dei contribuenti.

Guarda, guarda! In maggio del 2012 Silvio Berlusconi riprende quasi totalmente la Riforma D’Alema e la ripropone pari pari all’attenzione del ceto politico. Anche in questo caso i partitini e gli ex democristiani, come Casini, si sono messi di traverso, insieme a quella parte del Pd che proviene dalla Democrazia cristiana.
Cosicché Bersani è stato costretto a prendere tempo e a non esprimersi. Salvo, furbescamente, dire che questa proposta costituzionale-elettorale è fatta per allungare il brodo e per non fare nessuna riforma.
Quanto al tempo, per le prossime elezioni vi sono 12 mesi pieni. Considerato che le riforme costituzionali abbisognano di doppia lettura con un intervallo minimo di tre mesi, ecco che in sei mesi la riforma D’Alema-Berlusconi potrebbe essere approvata da due dei tre poli che sostengono Monti e da altri partiti minori che non si spaventano dell’elettorato.
Non si era mai verificata, dal dopoguerra, una visione concorde fra due leader di primo piano della destra e della sinistra. Sprecare oggi questa occasione sarebbe un vero peccato e aumenterebbe la fascia dei delusi e degli astensionisti, accrescendo il distacco fra la popolazione e la politica italiana.
 
La legge sui sindaci ha funzionato e funziona. Nei Comuni c’è stabilità e, salvo eccezioni, la consiliatura dura cinque anni. La legge per l’elezione dei presidenti di Regione è invece a turno unico, il che obbliga i cittadini a scegliere immediatamente il cavallo su cui puntare. Sarebbe logico che anche questa fosse trasformata sul modello di quella dei sindaci.
Il sistema elettorale francese, ma anche quello egiziano, prevede l’elezione del sindaco del Paese e consente un’opportuna riflessione all’elettorato fra il primo e il secondo turno. Non si capisce perché bisogna ancora ricorrere alle alchimie democristiane che vogliono, come hanno fatto per quarant’anni, far eleggere i deputati e lasciare agli accordi del caminetto la costituzione di coalizioni e Governi.
Anzi, si capisce benissimo: questo perverso meccanismo, che ha rovinato l’Italia, serve per alimentare la corruzione, il clientelismo e il favoritismo e per mantenere sempre in primo piano gli elefanti che invece dovrebbero recarsi virtualmente al loro cimitero e scomparire definitivamente dalla scena politica.

La questione è tutta qui: voltare pagina e dare ai cittadini l’ultima parola sulla scelta del presidente. Fatto ciò, la riforma costituzionale deve dare maggiori poteri al medesimo, in modo da consentirgli agevolmente di nominare e revocare ministri e, quando lo ritenga opportuno, sciogliere le Camere, come avviene nei sistemi britannico e tedesco.
Il sistema elettorale, da solo, non consente una svolta istituzionale, se non accompagnata da una Riforma costizionale, cioè una struttura che consenta di prendere decisioni ponderate ma rapide e di immettere nel sistema dello Stato ordine ed efficienza.
Monti sta tentando di rivedere tutta la spesa pubblica. Le parole del ministro Piero Giarda sono musica per le nostre orecchie. Ha detto che è sotto osservazione una prima tranche di 100 miliardi, ma si revisionerà, in immediata successione, una fetta più grossa di 300 miliardi. Se Enrico Bondi, mani di forbice, sarà lasciato fare, la revisione della spesa partirà bene. Un modo per avviare la riforma costituzionale elettorale.