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L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Tag Primarie

Lug
07
2012
Le elezioni primarie inventate dal Partito democratico non possono essere considerate delle vere e proprie elezioni, tant’è vero che legittimi sospetti hanno fatto pensare al voto interessato di partiti concorrenti, a favore di questo o di quel candidato. In Italia, le primarie sono un indegno teatrino, perché non governate da una legge che rende le norme uguali per tutti, mentre, così come sono, consentono arbitrii e distrazioni per favorire questo o quello.
Negli Stati Uniti, le primarie vi sono da decenni. Tutte disciplinate con una legge ferrea che consente a ogni Stato di eleggere i delegati alla Convention di agosto con il sistema maggioritario.
In altre parole, ognuno dei due o tre contendenti prende tutti i delegati di ogni stato. Quando si supera la fatidica soglia di 1.144 delegati, il candidato ha altissime probabilità di essere nominato per concorrere all’incarico di Presidente degli Stati Uniti, nel turno elettorale che si svolge sempre il secondo martedì di novembre, per poi procedere all’insediamento del neo presidente che si svolge sempre il 20 gennaio dell’anno dopo, che è dispari.

In Italia, si parla molto di approvare una legge che regoli le primarie, ma, in effetti, non c’è la volontà di procedere in questo senso, perché così tutti possono pestare l’acqua nel mortaio e prendere in giro i cittadini.
Io stesso, per provare la falsità di questo meccanismo, ho più volte partecipato alle primarie, pur non appartenendo né allo stesso partito, né ad altri partiti, in quanto sono un uomo libero. Tuttavia, votare è un diritto ma anche un dovere, a condizione che il proprio voto consenta un’innovazione della politica e, soprattutto, una pulizia rispetto a tanti collusi, corrotti, evasori e perfino condannati che ancora siedono in Parlamento e percepiscono regolarmente 20 mila euro al mese, oltre a trafficare, diffondendo corruzione.
Le primarie dovrebbero servire per eleggere i migliori soggetti della società (chiamarla civile è anacronistico perché non esiste la società incivile, a meno che non si intenda quella partitocratica), ma i migliori soggetti si possono selezionare se i senzamestiere fanno un passo indietro e non cerchino, invece, di arraffare posti, incarichi e altro.
 
Una legge che disciplini le primarie dovrebbe anche disciplinare il funzionamento dei partiti, lasciati liberi dall’attuale definizione dell’art. 49 della Costituzione. Tale articolo, però, ricorda che i partiti sono associazioni di cittadini e non di delinquenti che hanno lo scopo di derubare e di saccheggiare le casse pubbliche.
Intendiamoci, conosciamo moltissimi senatori e deputati onesti e capaci, molti consiglieri regionali onesti e capaci, molti consiglieri comunali onesti e capaci. Non bisogna mai sparare nel mucchio né prendere le persone come categoria.
I gruppi sono fatti da singole persone e ognuna di esse può essere altamente onesta e capace o altamente disonesta e incapace. Si tratta proprio di distinguere fra il grano e il loglio (Mt 13, 24-43).
Una legge sulle primarie che consentisse questa distinzione sarebbe utile ai cittadini. Essa dovrebbe prescrivere una reiscrizione ai partiti cui vogliano esprimere il proprio suffragio, in base ai certificati elettorali.

La farsa delle primarie ove tutti si iscrivono a prescindere del possesso dei certificati elettorali porta a risultati fuorvianti che non corrispondono alla situazione reale, con il risultato di far emergere candidati che la maggioranza dei simpatizzanti di un partito, magari, non vorrebbe.
Il disegno di legge prima richiamato che disciplinasse i partiti dovrebbe contenere i tre noti requisiti: statuto democratico standard, elenco delle entrate e delle uscite in un bilancio tipo e certificazione, da parte di società di revisione, dello stesso bilancio.
È inutile che Pd e Pdl continuino a parlare di primarie: si tratta di un imbroglio e di un inganno nei confronti dei cittadini. Dovrebbero, invece, promuovere la legge e approvarla in tempi brevi.
Questo e altro dovrebbero fare gli attuali partiti. Ma i loro dirigenti sono accecati e lontani dai cittadini, non accorgendosi di un suicidio che va avanti giorno dopo giorno nel crescere di un’indignazione non contro la politica, che è arte alta e nobile, ma contro la partitocrazia parassita, che succhia il sangue dei cittadini.