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L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Tag Priolo

Ago
09
2012
Il Tribunale del Riesame di Taranto ha emesso un’equa sentenza. Da un canto non ha impedito lo svolgimento dell’attività all’interno dello stabilimento dell’Ilva, dall’altro ha mantenuto sotto sequestro le sei aree, di cui alla sentenza del gip, però non impedendo che si facciano tutte le opere per la messa in sicurezza ambientale dell’impianto.
Il Tribunale ha inoltre nominato co-commissario l’attuale presidente dell’Ilva, Bruno Ferrante, il quale, congiungendo i due incarichi, risponderà al magistrato dell’attività obbligatoria prevista dalla sentenza.
La situazione che si è procrastinata per decenni a Taranto, e cioè quella di dare a lavoratori e alla città pane e veleni, era inaccettabile, cosicché è arrivata la svolta.
Bisogna dar merito ai procuratori di Taranto, che hanno attivato una coraggiosa inchiesta contro il colosso italiano dell’acciaio, e allo stesso Gip, Patrizia Todisco, che ha ordinato il sequestro, mettendo con le spalle al muro non solo la stessa società, ma anche il ministero dell’Ambiente, quello dello Sviluppo economico, l’altro della Coesione, la Regione, la Provincia ed il Comune.

In questo decennio, tutti avevano fatto orecchie da mercante. La drastica decisione del Gip ha messo tutti di fronte alle proprie responsabilità. Il Governo si è precipitato ad approvare un decreto-legge venerdì 3 agosto, che è stato controfirmato dal presidente della Repubblica e pubblicato sulla Guri, con il quale sono stati stanziati 336 milioni. L’azienda si è detta disponibile ad attivare il processo di risanamento, anche perché cinque degli otto dirigenti agli arresti domiciliari sono stati rimessi in libertà.
Forse questa è la volta buona per fare diventare il territorio della città pugliese normale, con un funzionamento ordinario. Forse è arrivato il momento in cui i dipendenti dell’Ilva possono ottenere il pane, ma non i veleni.
è triste constatare che occorra sempre l’intervento del magistrato perché ognuno compia il proprio dovere. Questa non è una condizione sociale normale, cioè una condizione nella quale ognuno faccia il proprio dovere. I furbetti sono presenti in ogni ambito della società, ma questa non ha ancora gli anticorpi per isolarli.
 
La vicenda di Taranto ci ha fatto pensare a quella del Triangolo della morte (Priolo-Melilli-Augusta), ove vivono circa sessantamila abitanti, dei quali circa seimila lavorano, direttamente e indirettamente, in tutti gli impianti colà insistenti.
Questi lavoratori mangiano pane e veleni, mentre è sempre presente il ricatto della chiusura per evitare che le aziende mettano in sicurezza ambientale il territorio devastato.
Peraltro, in quelle tre cittadine i veleni si assorbono tutti i giorni, con la conseguenza del moltiplicarsi dei casi di cancro e di nascite di bambini malformati. Basta passare lungo l’autostrada adiacente per sentire un puzzo nauseante, nonostante i vetri chiusi e il condizionatore funzionante.
Non sappiamo perché le Istituzioni prima elencate non siano intervenute. Non sappiamo perché la Procura della Repubblica competente per territorio non abbia aperto i fascicoli. In ogni caso, non ci risulta che vi sia una comunicazione di chiusura delle indagini al riguardo.

Dobbiamo ricordare che la Corte di giustizia europea ha ulteriormente confermato il principio che “chi inquina paga”. Dobbiamo ricordare che vi sono risorse disponibili a livello europeo, nonché un recente finanziamento del Cipe di 51 milioni. Chi manca all’appello? Le aziende interessate, che dovrebbero scucire un centinaio di milioni, fanno ostruzionismo, mentre la dissennata Regione che, pagando superstipendi ai propri impiegati, dirigenti e pensionati, che sono in numero abnorme, non ha soldi per co-finanziare i fondi europei.
Si rende dunque necessaria una coraggiosa azione della Procura della Repubblica di Siracusa e del Gip di quel Tribunale, per mettere in moto un analogo meccanismo a quello di Taranto, in modo da costringere le aziende ad eliminare i veleni e fornire solo il pane ai propri dipendenti e ai cittadini residenti, coniugando attività produttive, ambiente e salute.
In questo quadro è stato fuori luogo il tentativo degli imprenditori Garrone di insediarvi il rigassificatore. Ora che se ne sono andati, i conquistadores della compagnia anglo-olandese Shell vorrebbero attivare questo impianto.
Abbiamo detto no ai Garrone e diciamo no a Shell. Al prossimo presidente della Regione toccherà ribadire questo no.
Nov
12
2011
Avevamo avuto sentore che in prossimità del Triangolo della morte (Melilli, Priolo, Augusta), ove insiste il petrolchimico, vi fosse un arsenale di armi  e munizioni. Non credevamo alle nostre orecchie. Per questo abbiamo svolto un’inchiesta che pubblichiamo a fianco, con lo scopo di accertare la circostanza.
Le autorità della Marina militare hanno confermato che tale arsenale c’è, che è pieno di bombe, ovviamente disinnescate, e di altri armamenti. Il guaio è che l’arsenale dista appena 1,5 km dai  mega serbatoi di greggio e di raffinato, illegalmente fuori terra anziché essere interrati. Il loro interramento fa parte del piano di bonifica disposto dall’Unione europea con  spese a carico delle aziende. La stessa disposizione prevede il disinquinamento dell’area. Sono passati alcuni anni, ma ancora non c’è traccia dell’inizio dei lavori.
E intanto la situazione dell’area peggiora: CO2 e polveri sottili aumentano e inquinano l’atmosfera anche della vicina Siracusa che, ripetiamo, nel 2010 ha superato il limite di 35 volte l’anno per ben 116 volte.

Polveriera numero uno l’arsenale; polveriera numero due il petrolchimico. Vi è una terza polveriera: riguarda l’attracco di sottomarini Nato a propulsione nucleare nel contiguo porto di  Augusta. Intendiamoci: tutto è messo in sicurezza, ma nulla può contro la quarta polveriera: il rischio sismico, essendoci, com’è noto, a mare quattro faglie nel raggio di 35 chilometri.
Dobbiamo ricordare che gli esperti hanno previsto il Big One entro questo secolo, un terremoto dell’ottavo grado della scala Richter che colpirebbe la costa da Vibo Valentia a Capo Passero. Si tratta della medesima previsione che hanno fatto gli esperti della California con riguardo alla faglia di Sant’Andrea. I due territori, quello americano e quello italiano, sono stati accomunati da due precedenti terremoti, verificatisi quasi contemporaneamente nel 1906 a San Francisco e nel 1908 a Messina.
Si sa che la crosta terrestre si muove in tutta la superficie del pianeta. Si sa che tutti i vulcani sono collegati da un sistema di canalizzazione interno. L’unica difesa che ha l’uomo contro i due eventi è la prevenzione. Ma essa ancora è molto imprecisa e quindi non affidabile.
 
Le quattro polveriere, dunque.  Per mettere a salvaguardia il territorio indicato, i Governi regionali, dal dopoguerra ad oggi non hanno fatto quasi nulla. Una grave responsabilità, contro cui si scaglieranno i siciliani se si dovesse verificare una catastrofe. Non siamo menagrami, ma vorremmo che il buonsenso aiutasse a trovare soluzioni per cercare di limitare i danni quando si dovesse verificare qualcuna di  esse.
Il peggio della questione è che non solo si resta immobili di fronte a questi pericoli, ma c’è chi vorrebbe aumentare il tasso di pericolosità insediando nello stesso territorio un’altra bomba qual è il rigassificatore.
Abbiamo notizie che il competente assessorato regionale, in silenzio e in spregio a quanto scriviamo da tempo (noi non siamo ambientalisti ma guardiamo la realtà per quella che è), stia completando l’iter propedeutico al rilascio della relativa autorizzazione. Se le notizie corrispondessero alla verità sarebbe molto grave, perché significherebbe non avere alcuna considerazione di decine di migliaia di cittadini che rischiano la vita tutti i giorni e assorbono un’aria fetida e dannosa.

Abbiamo più volte sottolineato come il presidente della Regione, Lombardo, abbia ribadito il suo “no” a questo inutile impianto che produce profitti solo a chi lo installa. Fra l’altro, ricordiamo che la Sicilia raffina greggio per oltre il 40% del prodotto nazionale e ne esporta oltre lo Stretto circa la metà, col conseguente danno dell’inquinamento e la beffa delle accise che vanno allo Stato.
Lombardo ha più volte ribadito che di rigassificatori non si doveva parlare fino a quando non si fosse fatta la bonifica del territorio, per la quale è prevista una spesa di quasi un miliardo di euro. Se queste opere non sono cominciate, l’iter autorizzativo del rigassificatore va bloccato, senza sé e senza ma. Nessuno può usare la lingua biforcuta: “sì” o “no” hanno un significato preciso, ne va dell’onore di chi li pronunzia.
Onore, ecco una parola caduta in disuso se non accaparrata dalla criminalità organizzata. Ma l’onore delle persone per bene esiste e dev’essere tenuto presente in qualunque circostanza. Anche in questa.
Lug
30
2011
La recente sentenza del Consiglio di Stato ha messo fine alla controversia sul rigassificatore di Porto Empedocle. Fin da tempi non sospetti, abbiamo sottolineato l’importanza economica e la valenza positiva dell’impianto che l’Enel intende realizzare in circa 48 mesi.
L’investimento è di 800 milioni, con l’utilizzo di manodopera che darà lavoro a circa 500 persone. Vi è un risvolto non meno importante, e cioè il cosiddetto ristoro per il territorio, una serie di opere pubbliche che l’ente installatore intende eseguire in tutta la zona.
Il contrasto sulla realizzazione dell’opera verteva su questioni formali e non sostanziali. Bene ha fatto il Supremo organo amministrativo a spazzare via gli espedienti messi in atto e a dare il via libera a questa importante infrastruttura. Va sottolineato come il Consiglio di Stato, presieduto da Pasquale De Lise, venuto al nostro forum del 19 marzo 2011, abbia emesso la sua decisione in tempi ragionevolmente brevi.

Opposto discorso riguarda il rigassificatore di Priolo. Non per l’impianto in quanto tale, ma per il fatto che esso venga installato in un’area ad altissimo rischio, derivante dalla mancata messa in sicurezza degli impianti esistenti, con gli oltre 300 serbatoi in superficie, che sono autentiche bombe innescate. Se un vagone ferroviario, transitando vicino ad uno di essi, deragliasse e lo sfondasse, succederebbe una vera e propria ecatombe.
Vi è un elenco impressionante di prescrizioni (dieci) per mettere in sicurezza l’area, per una spesa preventivata di circa 1,2 miliardi. Vi è inoltre una sentenza della Corte europea che ha stabilito, senza ombra di dubbio, di porre a carico di chi ha inquinanto le spese necessarie per provvedere alla bonifica del territorio.
In questo quadro, la montagna ha partorito un topolino, sotto forma di un mini accordo tra il gruppo ligure-russo (Erg-Lukoil) e il ministero dell’Ambiente, che prevede una briciola di spesa pari a 30 milioni. Con questa cifra, si potrà forse fare meno di un ventesimo delle opere di bonifica necessarie.
La cattiva volontà delle imprese che avrebbero dovuto mettere in sicurezza il territorio, è la prova che il rigassificatore non s’ha da fare, proprio per niente.
 
Vi è un aspetto inquietante in questa vicenda che sottoponiamo all’opinione pubblica. E cioè: la società che ha chiesto le autorizzazioni alla Regione, Ionio gas Srl, non ha attivato un procedimento amministrativo mediante il quale avrebbe potuto far scattare l’obbligo della risposta positiva o negativa. E, successivamente, in caso di mancata risposta, il silenzio avrebbe autorizzato la richiedente ad attivare il procedimento amministrativo. Perché la richiedente non ha attivato questo meccanismo? Probabilmente perché si ritiene debole e inadempiente, non tanto come società autonoma, quanto come società facente parte del gruppo. Chi è dalla parte della ragione cerca di farsela riconoscere. Chi è dalla parte del torto agisce sottobanco, per trasformare il torto in ragione.
La Regione, da parte sua, non intende assumersi la responsabilità di concedere l’autorizzazione o di negarla e traccheggia, sperando che qualcuno le tolga le castagne dal fuoco. Infatti, non vi è all’orizzonte la convocazione della conferenza di servizi, la quale è abilitata a rispondere affermativamente o negativamente all’istanza prodotta.

Secondo le informazioni da noi assunte, sembra che questa azione dilatoria sia dovuta al fatto che essa aveva stabilito le prescrizioni preliminari e non sembra voglia ritornare su questa decisione. Tuttavia, si è aperta una trattativa tra Regione e Ionio gas per determinare quali possano essere le novità che inducano la prima a ritornare sui propri passi.
Qui non riusciamo a comprendere quale sia la novità secondo cui la Regione dovrebbe annullare le prescrizioni a suo tempo determinate per mettere in sicurezza il territorio e concedere un’autorizzazione che non sta in piedi, perché consentirebbe l’insediamento di un impianto ad altissimo rischio.
In una Regione come la nostra, la questione sarebbe morta e sepolta, senza tentennamenti ed ulteriori trattative sotterranee che non  si sa a cosa portino. Probabilmente la debolezza politica del Governo Lombardo non gli consente di essere determinato di fronte alla pressione lobbistica che il gruppo imprenditoriale continua ad esercitare con forza. Ma la questione di fondo non si può eludere. L’alto rischio è determinante.
Gen
15
2011
Abbiamo notizie che la Ionio gas, di proprietà del gruppo ligure Erg e dell’anglo-olandese Shell, si stia muovendo in via informale per tentare di far cambiare parere alla Regione in ordine al rigassificatore di Priolo-Melilli.
Riassumiamo brevemente la vicenda. Circa sette anni fa, la compagine citata ha fatto richiesta di installare un impianto per la gassificazione di gas naturale liquefatto, importato con apposite navi gasiere. Naturalmente, ha pensato di realizzare il nuovo impianto in una zona ad altissimo inquinamento quale quello del Triangolo della morte, probabilmente per sfruttare sinergie con gli impianti  esistenti e di proprietà e, quindi, con consistenti benefici economici.
Il gruppo Garrone ha, tra l’altro, anche depositi ed oleodotti in Liguria, ma quando ha chiesto l’autorizzazione per installare un rigassificatore in quella regione, ha ricevuto un rifiuto. Hanno pensato, lor signori, che i siciliani hanno l’anello al naso e che da noi ciò che era stato rifiutato altrove, potesse essere consentito.

Il governo regionale dell’epoca, presieduto da Salvatore Cuffaro, era stato possibilista, trascurando il danno ambientale. Nel 2008, il presidente Lombardo e il suo assessore al ramo capirono subito che l’iniziativa era da bocciare. Non tanto in quanto tale, ma in quanto quel territorio non aveva di per sé le caratteristiche di sicurezza già per gli impianti insediati, che nel corso dei decenni erano diventati colabrodo. La posizione del governo regionale fu diametralmente opposta nell’approvare il rigassificatore Enel di Porto Empedocle, perché colà non vi sono problemi di sicurezza. Questo dimostra, se ce ne fosse ancora bisogno, che l’impianto di per sé ha una sua validità, ma non si può fare dentro il Triangolo della morte.
Nulla contro i Garrone, ma solo una tutela di quei sessantamila siciliani cui si debbono aggiungere tutti gli altri della provincia aretusea, che lì vivono. Ma i liguri, si sa, sono capatosta e buoni amministratori, anche se egoisti, ed hanno adottato una tattica bifronte: da un canto, facendo gridare altri (industriali, sindacalisti, giornalisti, politici) su questa grande opportunità di lavoro (quasi inesistente), mentre il proprio ufficio stampa dichiarava che il gruppo era pronto ad andarsene. Una finzione stomachevole.
 
La Regione ha condotto in modo esemplare l’iter burocratico. Ha raccolto i pareri sulla sicurezza di tutti gli attori ed infine una Conferenza di servizi del 12 aprile 2010 ha emesso una decisione limpida: prima di occuparsi delle autorizzazioni per le installazioni del rigassificatore, occorre mettere inn sicurezza il territorio. Ed ha puntualmente elencato dieci prescrizioni tassative che vanno fatte in ogni caso. Solo dopo potrà prendere in esame la richiesta di Ionio Gas.
Abbiamo ulteriori notizie sulle notevoli pressioni che vengono fatte al presidente della Regione e ai suoi assessori, ancora una volta per ottenere ciò che non si può ottenere, in violazione di norme di legge e saltando a piè pari le prescrizioni della Conferenza di servizi. Questo non è possibile e occorre che la società proponente si metta il cuore in pace una volta per tutte. Guai a pensare che l’intervento politico, foss’anche quello di un ministro, possa danneggiare i siciliani e favorire gli interessi di un gruppo privato.

La questione che ci preoccupa è che ancora la Regione non ha attivato i procedimenti coattivi per fare realizzare le prescrizioni di messa in sicurezza del territorio, riportate nell’inchiesta che trovate nelle pagine interne. L’assessore al ramo e il dirigente generale dell’assessorato rischiano di commettere omissioni di atti d’ufficio, perché non fanno adempiere le imprese del territorio a fare quanto sono obbligate. Ricordiamo che la sentenza della Corte di giustizia europea n. 378/2010 è stata lapidaria al riguardo: “Chi  ha inquinato deve dinsinquinare a proprie spese”. Tocca alla Regione e al ministero dell’Ambiente fare eseguire questa sentenza. Purtroppo, non abbiamo notizie sull’attivazione dei procedimenti relativi.
È importante che anche la testata giornalistica regionale della Rai si occupi della ritardata bonifica nel Triangolo della morte proprio oggi. Occorrerebbe che anche gli altri quotidiani se ne occupassero, in modo da sensibilizzare l’opinione pubblica che spesso appare cloroformizzata. E, invece, deve reagire.
Dic
01
2010
Sembra incredibile assistere ancora ad un comportamento tracotante del gruppo imprenditoriale Erg, associato all’anglo-olandese Shell, che vuole a tutti i costi, contro ogni interesse della Sicilia, aggravare la situazione ambientale nel Triangolo della morte (Augusta-Priolo-Melilli).
Questi colonizzatori liguri-anglo-olandesi vogliono prevaricare la volontà  del Governo regionale, per imporre un impianto di cui nessuno sente il bisogno, facendosi sponsorizzare da qualche sindacalista allocco, oltre che da qualche figura che ha un interesse privato in questa operazione, contro ogni logica, contro ogni norma di sicurezza e contro ogni convenienza economica della Sicilia.
Bisogna smetterla una volta per tutte di ritenere che noi siamo stupidi o che abbiamo l’anello al naso. Infatti, abbiamo ben chiaro il vero interesse della Sicilia e plaudiamo al ferreo sbarramento che oppongono il presidente Raffaele Lombardo, il suo assessore alle Infrastrutture, Pier Carmelo Russo e il neo assessore all’Energia, Giosuè Marino, all’installazione del rigassificatore.

Sgombriamo il campo da ogni equivoco: non abbiamo alcun pregiudizio verso i nuovi investimenti e riteniamo che la Regione debba stendere i tappeti rossi ai gruppi italiani ed esteri che volessero portare le loro imprese in Sicilia. Ma ci opponiamo alla prepotenza di imprenditori che vogliono fare il male della Sicilia, tenuto conto della situazione di grave malessere delle popolazioni che insistono nei tre comuni del Triangolo della morte.
Anzi, sarebbe opportuno che gli attuali impianti venissero messi in sicurezza e fossero modernizzati per inquinare molto di meno di come stanno facendo. Non è un caso che Siracusa abbia superato, nel 2009, per ben 302 giorni, il limite delle polveri sottili, che per legge è fissato in 35 giorni. Non è un caso che le morti per tumore in quel territorio sono quattro volte superiori alla media nazionale. Non è un caso che gli aborti terapeutici e i nati malformati superano anch’essi di quattro volte la media nazionale. Non è un caso che esiste un elenco di prescrizioni che devono essere eseguite per bonificare tutto il territorio. Non è un caso che la Corte di giustizia europea, con sua sentenza n.378/2010, ha sancito l’obbligo che chi ha inquinato deve sborsare le necessarie risorse finanziarie per disinquinare.
 
È semplicemente ridicolo che le imprese che hanno inquinato e che continuano ad inquinare non comincino le operazioni di bonifica. Un comportamento irresponsabile, peraltro non sanzionato dall’assessorato regionale al ramo, senza alcuna spiegazione. Con questa omissione dei doveri d’ufficio, l’assessore si rende colpevole oggettivamente di non avere esercitato la vigilanza e di non avere obbligato le imprese inadempienti ad ottemperare alla citata sentenza della Corte di Giustizia di Lussemburgo.
È troppo comodo continuare a raffinare il greggio, devastando l’ambiente circostante, ma portando profitti a casa. è troppo comodo macinare utili, anziché fare gli obbligatori investimenti di disinquinamento. Basta con i comodisti, con gli approfittatori, con i colonizzatori. Dire  basta grande quanto una casa. Devono capirlo una volta per tutte, lor signori,  che qui nessuno è fesso e non siamo più disponibili a subire le loro soperchierie. Se ne vadano nelle loro regioni a fare il danno che hanno fatto ad Augusta, Priolo e Melilli.

Non ci vengano più a gabellare la questione dell’occupazione da scambiare con gli investimenti. Questi ultimi debbono essere fatti con urgenza per le opere di messa in sicurezza ambientale del territorio, non per altre dannose iniziative. Non è certamente un compenso ragionevole, qualche centinaio di posti di lavoro, a fronte dell’enorme danno sulla salute di decine di migliaia di cittadini, danno che si accentua nei confronti di anziani, malati e bambini, cioè dei soggetti più deboli. La Sicilia ha diritto ad investimenti produttivi nel settore del petrolio azzurro, cioè dell’industria turistica, che non inquina, genera valore e produce occupazione in quantità nettamente superiore a quella delle raffinerie.
Per i prossimi cinquant’anni le coste dove approdano le petroliere non avranno alcuna forma di vita per il totale inquinamento delle acque. Inquinamento che si estende alle coste viciniori. Accoglieremo con soddisfazione il giorno in cui Erg e Shell metteranno in atto la loro finta minaccia: andarsene dalle loro parti e lasciare in pace quel martoriato territorio.
Ott
15
2010
È strano che i Garrone vendano il 49% della raffineria di Priolo ai russi della Lukoil, il che dimostra un disimpegno dal territorio, e contemporaneamente facciano lobbyng perché la Regione approvi il secondo rigassificatore ad un’altra società del gruppo, di cui la metà è partecipata dalla Shell.
La questione è semplice: da un canto si vuole rappresentare all’opinione pubblica che il relativo investimento chissà quanta manodopera dovrebbe assorbire, mentre alla fine si tratta forse di un centinaio di persone; secondo, che l’inserimento di questo impianto non aggravi la situazione ambientale del territorio, mentre si tratta di un’autentica bomba ad altissima pericolosità.
Vi è poi una fondamentale situazione che viene nascosta: a marzo, la Corte di giustizia europea ha confermato, con la sentenza 378/2010, il principio “chi inquina paga”, con il quale si obbligano le imprese che hanno inquinato a pagare le operazioni di bonifica. è risibile che le imprese oggi presenti tentino di far rimbalzare questa responsabilità alle precedenti, facendo finta di non sapere che quando sono subentrate hanno anche assorbito crediti e debiti.

Piuttosto, non si capisce perché il ministero dell’Ambiente, guidato dall’ottima siracusana Stefania Prestigiacomo, che conosce quindi la situazione, non faccia eseguire tempestivamente e perentoriamente la disposizione europea. Sarebbe opportuno che il ministro spiegasse i motivi di questo incomprensibile ritardo.
Vi è un’ulteriore questione, precedente all’esame della richiesta di autorizzazioni all’inutile rigassificatore, e cioè che tutto il territorio circostante all’impianto ipotizzato debba essere messo in sicurezza. Per farlo, occorreranno circa dieci anni di lavori continui e 1,2 miliardi di euro.
A ciò si aggiunga che va bonificata la rada di Augusta, per la quale sono già stati stanziati da tempo più di 850 milioni di euro. Anche in questo caso non si capisce perché il ministero dell’Ambiente e, ove competente la Regione, non proceda tempestivamente e perentoriamente a far aprire i cantieri.
 
Poi c’è la questione delle linee ferrate che attraversano la zona industriale. Esse non sono state messe in sicurezza secondo la recente normativa, e possono essere considerate un pericolo in caso d’urto con i serbatoi che dovrebbero essere interrati. Rfi dapprima voleva lavarsene le mani, ma poi non ha negato come siano indispensabili i lavori prima richiamati.
Abbiamo letto anche una dichiarazione del comandante regionale dei Vigili del fuoco, nella quale non è scritto a chiare lettere che non vi siano grandi rischi. è ora che tutti i responsabili dei diversi settori della sicurezza regionale si pronuncino a chiare lettere su questa vicenda, affinché ognuno assuma le proprie responsabilità.
In definitiva, il quesito è: si può installare un rigassificatore nelle attuali condizioni, in un territorio in stato di pericolo, senza prima compiere i lavori, elencati nelle prescrizioni scaturite dall’ultima conferenza di servizi, nonché quelle dettate dall’Ue? Attendiamo risposte limpide e solari, non quelle solite ibride e nascoste, che dicono e non dicono.

La stranezza della vicenda è che tra le venti regioni italiane, la nostra dovrebbe avere due rigassificatori, atteso che quello dell’Enel di Porto Empedocle è stato già approvato. Mentre vi sono tante altre regioni costiere che non hanno rigassificatore. Chiediamo ai Garrone perché non provano a farselo autorizzare nella “loro” Liguria. Forse perché quella Regione ha già detto di no. Oppure a farselo approvare dalla Regione Calabria, o dalla Regione Campania, che non ne possiedono.
Vi è da aggiungere che la Sicilia esporta energia sia sotto forma di raffinato nella misura del 44% di tutta la nazione, sia sotto forma di elettricità. Inoltre, attraverso il territorio siciliano passano due gasdotti, uno algerino e l’altro libico. Se proprio non c’è un settore da sviluppare qui è quello legato all’energia da fonti tradizionali, oltre a quello eolico inquinato dalla criminalità organizzata, mentre dobbiamo sostituire il fossile con il vegetale e potenziare il solare.
Stiamo con i piedi per terra, per favore, e cacciamo via le lobbies.
Apr
17
2010
Gli uffici stampa della joint venture Erg-Shell, una strana miscela tra liguri e americani, hanno lanciato su alcuni quotidiani regionali e nazionali una notizia semplicemente falsa: la conferenza dei servizi del 12 aprile avrebbe dato il via libera alla costruzione del famigerato rigassificatore, quell’autentica bomba potenziale da inserire nel martoriato Triangolo della morte, in cui insistono tre comuni (Augusta, Melilli e Priolo) con sessantamila abitanti.
La verità è, invece, che la conferenza di servizi ha stabilito un elenco di precondizioni da realizzare prima ancora di passare a un’ipotesi di autorizzazione. Tra esse ha rilevanza l’obbligo di interramento dei serbatoi di greggio appollaiati sul terreno, che debbono sparire dalla vista dei cittadini e messi a 53 metri di profondità. Altra gravosissima precondizione è la bonifica della rada di Augusta, operazione della quale il procuratore della Repubblica di Siracusa, Ugo Rossi, a un nostro forum ha detto: “Non toccate il microambiente creatosi sopra i residui mortali del fondo”.

Terza precondizione: divellere i vecchi impianti del petrolchimico e sostituirli con altri costruiti in base a criteri antisismici. Nulla ha fissato la conferenza di servizi al riguardo della messa in sicurezza dei percorsi ferroviari, in quanto l’eliminazione dei serbatoi e degli impianti fatiscenti consentirebbe un’ovvia e conseguente modernizzazione.
Infine, dopo la realizzazione di quanto elencato occorrerebbe l’emissione di una nuova Via (Valutazione di impatto ambientale) che certifichi la sicurezza del territorio.
I poteri forti hanno strillato una vittoria che sembra quella di Pirro. La dimostrazione è che Garrone ha fatto subito sapere il suo acuto pensiero: “Se non mi danno presto le autorizzazioni ce ne andiamo”. L’inutile minaccia di chi vuol mettere le mani avanti, sapendo bene che per realizzare le indicate precondizioni ci vorranno centinaia di milioni di euro e forse dieci anni non basteranno.
Desista, la strana coppia Erg-Shell, che ci ricorda quella più famosa Lemmon-Matthau.
 
Se Atene piange, Sparta non ride. Nella Valle del Mela vi sono due raffinerie (quella di Milazzo e l’altra piccola della Linde) e due centrali termoelettriche alimentate una a olio combustibile, l’altra a gas naturale. In quel territorio vi è un disastro ambientale dal punto di vista paesaggistico. Chi torna dalle perle eoliche s’impatta con le orrende ciminiere bianche e rosse usate come scarichi della raffinazione di greggio.
I pontili dove attraccano le petroliere sono quanto di meglio si possa desiderare per sviluppare il turismo. I fondali raccolgono detriti e scarichi in quantità abnorme, l’aria è appestata salvo quando arrivano i venti che la portano al largo.
La situazione non è grave come quella del Triangolo della  morte, ma solo per questioni dimensionali. Il monitoraggio degli scarichi è carente, tanto che il dipartimento regionale competente non è in condizione di dirci quante volte l’inquinamento ha superato i limiti di legge. Non sapendolo, non scattano le sanzioni. Che potrebbero però arrivare dall’Europa per il mancato rilevamento dei dati.

Il gestore della raffineria di Milazzo ha in programma di effettuare investimenti per 250 milioni al fine di rendere compatibile il processo produttivo con l’ambiente. Tuttavia, vi è un notevole ritardo per procedere alla bisogna, dovuto alla lunghezza della procedura ministeriale che dovrebbe arrivare in tempi brevi e invece dura da anni.
A Gela, invece, il ministero ha dato le autorizzazioni necessarie affinché l’Eni proceda ad effettuare la bonifica dell’area e nuovi investimenti per circa 500 milioni. La modernizzazione degli impianti porterà ricchezza sul territorio, abbattimento dell’inquinamento e maggiore vivibilità ambientale.
In questo quadro, la Regione ha un ruolo determinante, perché può esercitare una vigilanza indispensabile e la minaccia di ritiro delle concessioni, qualora i gruppi imprenditoriali non rispondano alle esigenze con tempestività.
Apr
10
2010
La questione del rigassificatore della Ionio Gas (joint venture di Erg e Shell) di Priolo-Melilli è diventata stucchevole. In estrema sintesi si può affermare che per fare l’interesse dei petrolieri contro quelli dei siciliani di quel territorio, si vuole barattare la miseria di 140 posti di lavoro teorici ed a regime con la salute di sessanta mila cittadini dei tre comuni del Triangolo della morte (Priolo-Melilli-Augusta), nonché con i circa 120 mila cittadini di Siracusa, letteralmente gassati dalle PM10, che hanno superato il limite canonico di 35 volte per portarlo al limite stratosferico di 623 volte solo negli ultimi due anni.
La muina dei Garrone, che continuano a dire di volersi disimpegnare e ritirare dal progetto, è stata scoperta, perché invece la loro azione di lobbing è forte e massiccia, e altrettanto le pressioni sul Governo regionale.
Ma i dati sono chiari. Nel territorio circolano ogni giorno decine di convogli ferroviari dentro un dedalo di impianti di raffinazione e di enormi serbatoi pieni di greggio o raffinato, nonché della centrale termoelettrica.

Alla nostra memoria è ancora vivo il ricordo del disastro di Viareggio in cui per l’urto esplose una cisterna ferroviaria contenente gas, a seguito del quale sono morte 31 persone. è anche presente l’incidente avvenuto in questi giorni presso la centrale termoelettrica di Civitavecchia, con la morte del terzo operaio in tre anni. Possiamo immaginare cosa succederebbe in un territorio ove si trovano  insieme quattro raffinerie, due centrali termoelettriche e una a gas e dentro cui vorrebbero installare un’ulteriore centrale per rendere gassoso il prodotto congelato, portato dalle navi gasiere. Un’autentica follia.
Abbiamo letto una blanda lettera dell’ufficio stampa regionale di Rete ferroviaria italiana  con la quale non viene negata la pericolosità dei percorsi ferroviari. Un silenzio che non chiarisce.
Altro dato riguarda un’autorizzazione della direzione regionale dei Vigili del fuoco del 14 marzo scorso, la quale con gergo burocratico dice e non dice. Non dice, per esempio, gli elementi di pericolosità e i rischi ambientali in caso di deflagrazione di un impianto o serbatoio.
 
Altro dato da rilevare è il tasso di incidenti che si verificano in quell’area. Secondo la Protezione civile regionale è di uno ogni cinque giorni a causa dell’arretratezza tecnica e funzionale degli impianti medesimi. Ulteriore elemento è la relazione con parere negativo redatta dall’assessorato regionale al Territorio e ambiente.
Il sindacato, con atto di resipiscenza e responsabilità, ha dichiarato che non si possono barattare alcune decine di posti di lavoro con la sicurezza di decine di migliaia di cittadini. Sulla stessa linea è il presidente della Provincia, Nicola Bono, e i tre sindaci dei comuni del Triangolo della morte. Di fronte a questo quadro, totalmente negativo, non si capisce l’insistenza dei nuovi conquistatori e neanche l’incapacità da parte delle Istituzioni regionali di dire un definitivo “No” a un impianto fuori da ogni logica e convenienza per i siciliani.

Peraltro, la Commissione parlamentare Attività produttive dell’Ars, presieduta dall’on. Salvino Caputo e la sottocommissione Rischi ambientali, presieduta dall’on. Pippo Gianni, hanno approvato la risoluzione per chiedere al presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Francesco Cascio, la nomina di una Commissione parlamentare di indagine sui rischi ambientali derivanti dalla presenza di impianti industriali e del rigassificatore di Priolo-Melilli-Augusta. Gli atti saranno inviati alle Procure di Palermo e Siracusa, e alla Commissione regionale antimafia dell’Ars. Vanno, poi, valutati gli effetti catastrofici di possibili terremoti-maremoti che cancellerebbero case e abitanti. Altro che L’Aquila.
Ci auguriamo che la conferenza di servizi di lunedì 12 metta un punto definitivo alla questione senza ulteriori rinvii e sappia resistere agli interessi di un’impresa che farebbe bene a impiantare il rigassificatore nella propria Liguria, ove la Regione ha detto un “No” definitivo. Non si capirebbe un “Sì” siciliano di fronte a un “No” ligure.
Feb
25
2010
Sabato scorso abbiamo portato ancora una volta all’opinione pubblica l’anomalia ambientale di Siracusa, magnifica città, nella quale nel 2009 le PM10 (polveri sottili) hanno superato il limite ben 302 giorni, quando è fissato per legge massimo in 35 giorni. L’aspetto incomprensibile del rilevamento è che esso è esploso nel capoluogo aretuseo, ma nel Triangolo della morte sembra quasi normale.
Qualcuno dovrebbe spiegare come una città sul mare, priva di importanti industrie, con una densità di auto e di caldaie da riscaldamento non diversa da quella di altri capoluoghi siciliani, possa avere tali tassi di smog. Sarebbe spiegazione logica desumere che essi derivino dai fumi del petrolchimico di Priolo-Melilli-Augusta. Ma se là non ci sono PM10, come possono trasferirsi a Siracusa?
Vi è un’altra anomalia: riguarda le centraline di rilevamento poste all’interno del petrolchimico, il cui controllo viene effettuato dal Consorzio delle stesse imprese. Come dire: i controllati fanno anche i controllori.

Quella che precede è materia oscura sulla quale gli assessorati regionali all’Ambiente, alle Attività produttive e all’Energia farebbero bene ad accendere i fari del controllo, ma sarebbe anche bene che la Procura della Repubblica di Siracusa, guidata dall’ottimo Ugo Rossi, aprisse un’indagine per dare una risposta agli interrogativi che i cittadini si pongono e a cui, più volte, noi abbiamo dato voce. Continueremo a farlo, fino a quando non verranno chiare e inoppugnabili risposte su una situazione apparentemente non spiegabile, ma le cui spiegazioni ci sono. Eccome!
Il ministro allo Sviluppo economico, con suo decreto del 25 gennaio scorso, ha stabilito che i carburanti per autotrazione devono partire da una materia vegetale non inferiore al 3,5%. Per poi aumentare al 4% nel 2011 e al 4,5% nel 2012. Ma, attenzione. Tale decreto induce a pensare che se un impianto di raffinazione portasse al 10 o al 15% la materia vegetale sul prodotto finito, nessuno se ne lamenterebbe. E così è. Anzi, potrebbe essere un plauso, perché più aumenta la parte vegetale su quella fossile e più diminuisce l’inquinamento.
 
Più volte abbiamo suggerito agli assessori regionali competenti di trattare con le industrie del Triangolo della morte per convertire gli impianti, anche parzialmente, in modo da assorbire la produzione di vegetali atti alla trasformazione in carburanti. Abbiamo sentito l’osservazione che per tale prodotto vegetale, in Sicilia, non ci sono quantità sufficienti. Ed ecco l’altro suggerimento, volto all’assessore alle Risorse agricole, guarda caso il siracusano Titti Bufardeci, che potrebbe preparare un piano regionale per tale produzione, affinché possa fornire agli agricoltori un contratto di assorbimento degli stessi prodotti da parte delle industrie di trasformazione.
Peraltro, è noto come in Sicilia vi siano quattromila chilometri quadrati  di terreni incolti, anche se in parte posizionati in zone orograficamente difficili. Vi  è altrettanta superficie con produzioni non redditizie o, in alcuni casi, soggette all’espianto finanziato dall’Unione europea, come nel caso delle viti.

Con la disoccupazione nel settore agricolo, con la lamentazione giornaliera degli agricoltori, con 28 mila forestali inutili che vengono stipendiati sotto forma di ammortizzatore sociale, un piano regionale per prodotti vegetali destinati ai carburanti, sarebbe un toccasana su cui investire un miliardo di euro. Tenuto conto che tale ammontare mette in moto da dieci a ventimila posti di lavoro, ecco come una tale iniziativa darebbe un bel taglio ai lavori parassitari e alla disoccupazione.
Inoltre, l’immissione di prodotti vegetali nel carburante abbasserebbe in modo proporzionale l’inquinamento, con un iniziale sollievo per le popolazioni e in linea con le direttive europee. Così si evita l’eventuale apertura di una procedura d’infrazione.
Non è più tempo di cincischiare, ma di porre mano a progetti strategici di alto profilo, che abbiano ricadute per l’economia e per il lavoro produttivo di richezza. Occuparsi delle minuzie di tutti i giorni è un modo scriteriato per fare perdere consenso al Governo Lombardo.
Feb
13
2010
Sindacati e parti politiche si sono sclerotizzati su due questioni, apparentemente non collegate: la Fiat di Termini Imerese e il rigassificatore nel Triangolo della morte. La loro testardaggine nel difendere l’industria pesante in una regione che ha vocazione per l’industria blu (turistica) e l’industria verde (economia da fonti rinnovabili) dimostra una forte miopia, perché si tratta di attività mature che non hanno futuro. Ci spieghiamo meglio.
A Termini Imerese, uno stabilimento per la produzione di auto è del tutto fuori contesto. Sembra anche fuori luogo il tentativo della partecipata regionale al 49% (Cape-Regione siciliana Sgr Spa) di fare l’industriale, perché la Regione ha il compito di promuovere attività e lavoro produttivo, non quello di esercitarlo direttamente.
Vi sono colossi mondiali come Renault, Mercedes, Toyota, che quest’anno immetteranno sul mercato auto elettriche in forze. Come può pensare una piccola azienda di reggerne la concorrenza?

È chiaro che il ministro Scajola sta facendo a’ mujna. Dispiace che a reggere questa farsa sia il Governo Lombardo, che dichiara di mettere a disposizione di un’attività non competitiva e senza futuro ben 350 milioni di euro. Con un somma inferiore, tutto il territorio potrebbe essere riqualificato, trasformato e reso idoneo ad insediamenti turistici.
Luca di Montezemolo, presidente Fiat, Ferrari ed ex presidente Fieg (Federazione italiana editori giornali) ha confermato la nostra previsione e cioè che la multinazionale torinese è disposta a cedere l’insediamento a costo zero.
La questione dei dipendenti è falsa, perché metà di essi è quasi pronta per la pensione e dunque non soffrirebbe nulla dalla perdita del lavoro. L’altra metà  può essere riconvertita nelle nuove attività dell’industria blu e, in ogni caso, il Governo regionale può appellarsi alla legge Alitalia.
L’insediamento turistico-alberghiero assorbirebbe ben più dei duemila dipendenti attuali, tra diretti e  indiretti, di SicilFiat, con prospettive di sviluppo ben diverse da quelle di un’industria morta e sepolta.
 
L’altra farsa sul teatrino della Sicilia riguarda il rigassificatore di Priolo-Melilli. La finta di Garrone e Shell, pronte a lasciare la Sicilia, colpisce per la pochezza delle argomentazioni, laddove qualche giornalista plaudente afferma che è addirittura a rischio l’intero polo industriale.
È a rischio, invece, la salute di decine di migliaia di cittadini, non solo quelli del Triangolo della morte (Priolo, Melilli, Augusta) ma anche gli altri della bellissima città di Siracusa.
Ricordiamo che, secondo l’Istat, nel capoluogo aretuseo le polveri sottili (PM10), nel 2008, hanno superato la soglia minima per ben 321 volte contro le 35 consentite.
Non solo la questione del rigassificatore deve considerarsi definitivamente cancellata dall’agenda del Governo regionale, con tanti saluti alla Jonio Gas, ma la Regione deve intervenire energicamente per obbligare tutte le raffinerie di quel territorio a convertire i loro impianti in modo che utilizzino prodotti vegetali, anziché fossili.

I tre assessorati regionali (Territorio e Ambiente, Energia e Attività produttive) devono porre con urgenza a tutte le centrali termoelettriche la sostituzione dei macchinari che alimentano il processo produttivo, in modo da usare il gas piuttosto che il petrolio, per abbattere di dieci volte l’inquinamento.
I petrolieri comincino a tremare di fronte all’offensiva dell’opinione pubblica e all’azione di governo, per imporre l’utilizzo di fonti rinnovabili al posto del dannatissimo liquido nerastro.
L’Unione petrolifera minaccia la chiusura di cinque raffinerie, con 7.500 posti a rischio sparsi in tutta Italia. Ma a nessuno dei ricchissimi petrolieri passa per la testa di convertire i loro impianti per produrre biocarburanti. Loro vogliono solo staccare grossecedole per sé e gli azionisti delle società, a danno dei cittadini.
Se il Governo nazionale vuole tollerare questi comportamente egoistici e corporativi, lo faccia nella Penisola. Qui da noi l’Autonomia impone al presidente Lombardo di stare dalla parte dei siciliani che lo hanno eletto.
Dic
22
2009
Sapevamo che l’impresa liguro-americana non avrebbe accettato di buon grado la rinuncia all’idea balzana di installare un rigassificatore in mezzo a un’area piena di enormi serbatoi di greggio e raffinato e attraversata dalla ferrovia. Ricordiamo l’incidente di Viareggio, in cui morirono 31 persone per lo scoppio di qualche serbatoio di gas, portato su carrelli ferroviari.
Immaginate cosa succederebbe se uno dei treni che passa nelle 24 ore in mezzo al Triangolo della morte, sfondasse uno di quegli immensi serbatoi. Un’ecatombe dalle conseguenze non quantificabili. La Rete ferroviaria italiana, proprietaria dell’infrastruttura, sta studiando tali conseguenze e a breve dovrebbe partorire una sentenza al riguardo.
La questione è grave e viene sottovalutata da chi è preso dalla foga di realizzare un progetto contrario all’interesse del territorio e della sua popolazione.
Comprendiamo che nel siracusano forti interessi spingano a sostenere un progetto insostenibile, ma lor signori devono capire che c’è un limite di pudore alla prepotenza in danno di chi non ha voce, appunto le popolazioni del territorio.

Nel capoluogo di Siracusa, secondo l’Istat, nel 2008, la soglia di inquinamento da PM 10 (polveri sottili) è stata superata per ben 321 volte contro un limite massimo di 35. Ricordiamo che lo stesso Istat ha comunicato che tale soglia è stata superata a Catania di 45 volte, a Palermo di 69 volte. L’abnorme situazione atmosferica di Siracusa non può che essere conseguenza del fortissimo inquinamento del Triangolo della morte che dista appena una decina di chilometri. I dati sono dati e sfidiamo chiunque a smentirli.
Comprendiamo anche la posizione dell’ex sindaco di Siracusa e attuale assessore regionale alla Cooperazione, Titti Bufardeci, che tira fuori uno studio sulla sicurezza dell’impianto di cui però non vi è alcuna copia. O tale studio non esiste, o non è favorevole all’impianto. Diversamente, non si comprende la ragione del mistero che serve ad alimentare fortissimi dubbi sull’iniziativa del rigassificatore.
A oscurare il quadro vi sono due elementi che riportiamo. Il primo riguarda tale fantomatico studio: chi lo ha eseguito, con quale autorevolezza, chi lo ha firmato e ne ha assunto la responsabilità. Il secondo riguarda la posizione del presidente Lombardo, il quale ha dichiarato di non saperne nulla.
 
Ma vi è un ulteriore elemento di grave preoccupazione. L’assessore regionale all’Ambiente, Milone, si trincera dietro un sospetto silenzio, ma l’assessore all’Industria Venturi smentisce il collega di Giunta. Non vorremmo che chi ha interessi specifici abbia messo in campo tutto questo ambaradan non tanto per intossicare l’informazione nei confronti dell’opinione pubblica, quanto per dare segnali ad altre corporazioni, in modo da ricevere l’aiuto per realizzare un progetto sconcio.
I responsabili del gruppo Garrone fanno trapelare sulla stampa la loro perdita di interesse a realizzare l’impianto dati questi ritardi. Naturalmente si tratta di una finta perché se fosse vero, visti gli elementi negativi e contrari da noi più volte pubblicati, farebbero bene a comunicare ufficialmente alla stampa e alle popolazioni che rinunciano in via definitiva a questo dannoso progetto per il territorio.

L’interesse economico dello stesso territorio non può tenere conto solo dell’occupazione nell’industria pesante, ma dovrebbe puntare all’occupazione nella Green economy e nell’Industria blu (il turismo). Peraltro, proprio in quel territorio, vi sono commendevoli iniziative, sia per quanto riguarda l’impianto solare a specchi (Archimede) per la produzione di energia, che un impianto per la produzione di biocarburanti di cui è stata data finalmente l’autorizzazione in questi giorni. Ecco verso quali direzioni dovrebbero spingere le istituzioni e i sindacati siracusani e non verso un appesantimento dell’inquinamento.
Perché il gruppo Garrone non progetta di trasformare una parte degli attuali impianti di raffinazione da fossile a vegetale? E perché non pensa di insediare un nuovo impianto di biocarburante? Non c’è niente di personale in queste argomentazioni, tanto che plaudiamo senza mezzi termini all’inaugurazione dell’ultimo impianto della Isab produttore di energia elettrica mediante gas e non da olio combustibile.
Dic
02
2009
L’inchiesta che conduciamo da molti mesi sul Triangolo della morte, per l’abnorme pretesa di una società privata di mettere in mezzo ad un’area fortemente inquinata e ad alta pericolosità un nuovo impianto, ha trovato puntuale conferma nel rapporto dell’assessorato Territorio e Ambiente del 26 novembre, nel quale sono elencati tutti gli elementi che concludono con un parere negativo all’installazione del rigassificatore.
Il tragico rapporto è pubblicato integralmente nelle pagine interne e riproduce, con linguaggio chiaro, lo stato dei fatti, sia per quanto riguarda l’ambiente terrestre che quello costiero-marino.
Il rigassificatore del gruppo Erg-Shell è irrimediabilmente bocciato. è arrivata l’ora che la famiglia Garrone si tolga dalla testa quest’iniziativa per spostarla eventualmente altrove.

Nel sito scelto dalla Jonio Gas, ubicato su un tratto di costa di Melilli, vi sono ben otto stabilimenti industriali: dalla centrale termoelettrica dell’Enel alla produzione di polimeri ex Enichem, agli stabilimenti dell’Isab e via enumerando. Viene raffinato annualmente greggio pari al 26% della raffinazione nazionale (27 milioni di tonnellate) e di esso esportato ben il 44% della quota nazionale.
La presenza massiva dei suddetti impianti ha determinato la dichiarazione dell’area ad elevato rischio ambientale. Anche perché nella stessa area insistono impianti e depositi che trattano e detengono sostanze pericolose.
Il DPR 17/1/95 indica che tali insediamenti sono classificabili industrie a rischio ai sensi del DPR 175/88 in quanto fonti di rischio di eventi incidentali…e gravità delle conseguenza della popolazione e le strutture esterne agli stabilimenti, quali rilasci tossici: ammoniaca, acido fluoroidrico, cloro e idrogeno solforato.
Vi è un movimento di decine di migliaia (65 mila) automezzi, 2 mila ferrocisterne e migliaia (4300) navi. Il quadro legislativo riportato è grave. è una fortuna che sia emersa la questione del rigassificatore ed insieme l’allarmante fotografia.
 
Il rigassificatore potrebbe apportare: a) una decisa alterazione delle acque per via degli scarichi giornalieri di oltre 30.000 mc/h di acque marine raffreddate; b) una immissione di agenti antivegetativi e incrostanti in un’area delimitata quale la rada di Augusta; c) la sterilizzazione ed il raffreddamento dell’acqua marina con effetti negativi sulle popolazioni batteriche, con la conseguente alterazione del regolatore di uno dei cicli biogeofisici più delicati.
La parte più cospicua del danno ambientale è il transitare dell’acqua di mare attraverso l’impianto, dove la combinazione di sostanze chimiche crea uno choc termico e uno stress meccanico.
Nell’inventario nazionale degli stabilimenti, suscettibili di causare incidenti rilevanti (Minambiente D.lgs 334/1999) sono inclusi tutti gli stabilimenti del Triangolo della morte. Una condizione di rischio ulteriore riguarda il trasporto di sostanze pericolose per o dagli stabilimenti indicati, nonché la rete ferroviaria Augusta-Targia e i pontili del porto di Augusta, nonché la rete di condotte della baia di Santa Panagia che collegano fra loro alcuni stabilimenti.

I rischi industriali, sismico e maremoto, bellico, attentati, traffico navale e linea ferrata costituiscono una concentrazione terrificante dai quali ci può proteggere solo il buon Dio. Se un treno deraglia e investe un serbatoio, l’esplosione potrebbe creare un effetto domino. La problematica è stata affrontata nel Piano di risanamento ambientale del 1995, che invitava le Istituzioni a prendere iniziative per attuarle. Ma niente è stato fatto a riguardo.
La tracotanza di chi, anziché prendere atto di questo scenario, vuole aggravarlo con ulteriore impianto, è incomprensibile. L’installazione del rigassificatore non ha tenuto conto delle norme IMO (International Maritime Organization) che con sua circolare dell’11/12/2006 regolamenta il traffico della gasiere. Se applicato, il porto di Augusta si bloccherebbe per l’incompatibilità delle stesse con i traffici commerciali.
Chiuso il capitolo rigassificatore, è venuto il momento in cui la Regione chieda perentoriamente alle imprese petrolifere di attuare tutte le innovazioni necessarie per ridurre drasticamente pericolo e inquinamento, pena la revoca delle autorizzazioni. Libero mercato sì, ma nel rispetto dei siciliani.
Nov
20
2009
Il presidente dei siciliani, Raffaele Lombardo, ha comunicato innumerevoli volte che il rigassificatore di Priolo non doveva vedere la luce in quanto non avrebbe portato utilità ai siciliani. L’affermazione è conseguente alla presa d’atto che la Sicilia è regione esportatrice di energia, subendo però le gravi conseguenze dell’inquinamento. Che soprattutto nel Triangolo della morte (Augusta, Priolo e Melilli) vi sono riflessi gravissimi per la salute degli abitanti e tutto questo non è nell’interesse dei siciliani.
Contrariamente a questo impegno pubblico e formale abbiamo notizia che l’assessore al ramo, Marco Venturi, ha convocato una conferenza di servizio per emettere il provvedimento autorizzativo all’installazione di questo rigassificatore.
Non sappiamo come e perché l’assessore prenda un’iniziativa opposta a quella del presidente, il che denota che non vi è un’unica linea all’interno della politica del Governo.

Non solo. Non spiega, eventualmente, quali possano essere  i vantaggi per quel territorio e, invece, quali sono gli svantaggi ambientali, primo fra i quali l’enorme pericolosità di insediare ulteriori serbatoi in mezzo e insieme ad altre centinaia di serbatoi di petrolio e di raffinato.
Tutta l’area è potenzialmente una bomba e non sappiamo quali immani conseguenze potrebbe causare in caso di un serio terremoto o, peggio, di incendi soprattutto nella fatiscente raffineria ex Agip.
L’assessore non può evadere la richiesta di un gruppo industriale non siciliano, misto, della famiglia genovese Garrone (Erg) e Lukoil (russo), del cui gruppo fa parte la Ionio Gas che vorrebbe costruire il rigassificatore in partecipazione fra Erg e Shell. Anzi, l’assessore dovrebbe comunicare che è interesse della Sicilia una diminuzione della produzione di raffinato che fa enormi danni in termini di diffusione di Co2 per km quadrato e che nel Triangolo della morte raggiunge gravi quantità insopportabili, con conseguenze per la salute.
La colonizzazione della Sicilia deve cessare. Subito. Non siamo più disponibili ad accettare insediamenti di industrie pesanti.
 
I giochi e i giochini dentro le stanze dei signori, che vogliono comandare sulla pelle dei siciliani, sono stati scoperti. L’opinione pubblica, che trova espressione nella classe dirigente (politica, imprenditoriale, economica, sociale), ormai reagisce con determinazione, respingendo prevaricazioni e soverchierie, sopportate troppo a lungo in questi decenni.
Chi non si rendesse conto che non è più possibile danneggiarci impunemente, troverà una ferma e forte reazione anche in quel ceto politico che ha capito come non si possano più ottenere consensi uccidendo la gente. Nell’inchiesta pubblicata all’interno vi sono dati di morti per cancro, di nati malformati, di aumento di aborti terapeutici per feti malformati ed altri orrori che sono inoppugnabili. L’assessore deve spiegare all’opinione pubblica come possa rilasciare autorizzazioni per insediare industrie pesanti che aggravano questo stato di cose.
In quello che scriviamo, ovviamente, non c’è nulla di personale. Riportiamo dati e i dati parlano da soli. Naturalmente siamo disposti a pubblicare spiegazioni supportate da altri dati. Le chiacchiere stanno a zero. 

Il Governo regionale, comunque e da chiunque formato, ha il preciso compito di far salire il Pil della Sicilia senza danneggiare l’ambiente e i siciliani, ma puntando a quelle attività (verdi o blu) che creino occupazione produttiva.
Rileviamo il silenzio assordante di ambientalisti, verdi e opposizione. Silente è anche il sindacato che dovrebbe difendere il lavoro pulito e non quello inquinante.
Non sappiamo se questa linea editoriale possa essere condivisa da chi abbia interessi di parte e, per la verità, non ce ne importa molto. Sappiamo solo che quando passiamo attraverso il Triangolo della morte spesso l’aria è irrespirabile, con odori velenosi che fanno morti e ammalati. Non comprendiamo perché l’Asp di Siracusa e l’assessorato regionale al Territorio e Ambiente, più volte sollecitati, non comunichino quali interventi intendano mettere in campo per riportare i dati sulla sanità di quella popolazione alla media della Sicilia. Quello che non è più sopportabile è il disprezzo per la vita, dopo avere disprezzato i morti.
Nov
14
2009
L’Organizzazione mondiale della sanità, nel suo rapporto del 6 novembre scorso, ha confermato i dati disastrosi sulle morti per cancro nel Triangolo della morte (Augusta, Melilli, Priolo). Dai numeri si evince che gli indici di inquinamento sono stati superiori a quello medio della Sicilia e che l’indice dei tumori negli anni presi in considerazione è anche quattro volte maggiore. L’indice di nascita di bambini malformati è oggi ridotto al 3%, dopo punte superiori. Ma soltanto perché sono aumentati gli aborti terapeutici.
La situazione è insostenibile e non si capisce come mai i sindaci dei tre Comuni e i sindacalisti non reclamino a voce alta l’abbattimento dell’inquinamento per riportarlo alla media siciliana. Il ricatto delle imprese che operano nel territorio di chiudere gli stabilimenti e mandare a casa i dipendenti è inaccettabile, perché in altre aree dove esistono raffinerie di petrolio, i tassi di inquinamento, morte per cancro e nascita di bimbi malformati sono più bassi.

La causa risale ai mancati investimenti nei processi produttivi indispensabili per ridurre l’inquinamento. Nonostante alcuni interventi siano stati effettuati, gli effetti sono stati modesti e comunque non hanno risolto il problema di fondo: riportare i tre indici nella media siciliana. Tutto il resto sono chiacchiere da convegni nei quali pseudo studiosi spiegano come e perché i tre indici disastrosi sono tutto sommato tollerabili. A essi bisogna aggiungere l’enorme inquinamento dei fondali, ove per i prossimi cinquant’anni non ci sarà vita.
Il disastro che hanno fatto i governanti siciliani in questi decenni, nel consentire insediamenti senza preservare l’ambiente, lo pagheranno i nostri figli. è nostro dovere, come classe dirigente, fare il possibile per attenuare le conseguenze che si stratificano ogni giorno, senza un processo che indichi quanto tempo occorra per riportare allo stadio di normalità la terribile situazione nel Triangolo della morte. La questione non è di destra, di centro o di sinistra. È obiettiva e va affrontata da qualunque governo regionale  abbia a cuore l’interesse di coloro che abitano in quel territorio.
 
 La fibrillazione politica in seno alle discussioni regionali è grave perché ha cristallizzato ogni iniziativa in attesa di un necessario riassetto che tarda troppo ad arrivare. Gli egoismi delle diverse parti danneggiano tutti i siciliani, mentre sarebbe indispensabile una Grosse Koalition, per affrontare con decisione i problemi della Sicilia, che si sintetizzano in quel misero 5% del Pil su quello nazionale, inchiodato da quarant’anni.
Come si può pensare di fare le indispensabili riforme e di amministrare le cospiscue risorse europee, statali e regionali senza una macchina amministrativa che funzioni con efficienza?
Sintomatico è l’argomentare di tutte le parti in guerra, centrato sui torti degli avversari e sulle proprie ragioni piuttosto che sull’elenco dei gravi problemi da affrontare con grande determinazione e subito.

Un’altra questione incomprensibile è come mai la Regione, a pena di revoca delle autorizzazioni, non obblighi tutte le centrali elettriche operanti in Sicilia ad utilizzare il gas che passa vicino ai loro siti attraverso la Rete Italia. Eliminando l’olio combustibile vi sarebbe un abbattimento dell’inquinamento pari a dieci volte.
Sollecitiamo l’Asp di Siracusa, e per essa il suo direttore generale Franco Maniscalco, ad intervenire per la propria responsabilità sulla questione dell’inquinamento del Triangolo della morte, attuando i provvedimenti amministrativi indispensabili nel momento in cui si determina uno sforamento dei parametri di legge.
Sollecitiamo l’assessore regionale al ramo ad attivare le procedure per rilevare i dati ed emettere i provvedimenti conseguenti per costringere chi si trovi fuori dalla legge a rientrare nei suoi limiti.
Insomma, richiamiamo ciascuno a fare il proprio dovere. Niente di più e niente di meno. E a fare l’ordinaria amministrazione, senza ascoltare padroni e lobbies che operano contro gli interessi dei siciliani.
Ott
06
2009
Com’è possibile che l’assessorato regionale al ramo, delegato a controllare il tasso di inquinamento industriale in Sicilia, non possieda i dati al 2009? Interpellato nel corso della nostra inchiesta pubblicata a pag. 10, il dirigente di servizio, Salvatore Anzà, ci ha comunicato che gli ultimi dati disponibili riguardano il 2005. Non si capisce perché il Governo Cuffaro abbia liquidato i premi ai dirigenti generali di questo ramo amministrativo che non hanno fatto il loro dovere, cioè quello di controllare con tempestività il grado di inquinamento, soprattutto nei punti caldi dell’Isola.
Più volte abbiamo pubblicato inchieste elencando dati che dimostrano come lo stato sia allarmante. Dati inconfutabili perché provengono dalle fonti ufficiali e mai smentiti dal alcuno.
Non c’è bisogno di essere ambientalisti o verdi per fotografare questa situazione. Basta occuparsi dei fatti per fare emergere la situazione così com’è, non abbisognevole di commenti.

In questi giorni la Erg ha avviato una campagna mediatica per cercare di far ingoiare al Governo Lombardo il rigassificatore di Priolo, un’autentica bomba atomica inserita in un ambiente altamente inquinato, che fa morire di cancro i suoi abitanti e fa nascere malformati molti bambini. Un’autentica bomba atomica, perché quando si verificherà il terribile terremoto, previsto in questo secolo, farà deflagrare un enorme territorio.
E poi, non c’è proprio alcun bisogno di produrre ulteriore energia in Sicilia, che già è in super produzione. Quindi è bene che, nonostante le pressioni della famiglia Garrone, il Governo regionale si esprima in modo chiaro e forte e archivi definitivamente l’ipotesi del rigassificatore a Priolo.
Il caso del rigassificatore di Porto Empedocle è diverso, perché là non vi sono raffinerie. Pertanto, appellarsi alla par condicio è una finzione poggiata su un’azione subdola che vuole fare prevalere l’interesse di un’impresa che non paga le tasse in Sicilia contro l’interesse dei siciliani di quella parte dell’Isola.
 
Sono vigenti una serie di direttive europee in materia di inquinamento ambientale, recepite dalla legislazione nazionale e da quella regionale. Esse vanno rigorosamente applicate e fatte rispettare, oggi e non tra due o tre anni. L’assessore regionale al ramo e i dirigenti generali hanno l’obbligo non solo di effettuare i controlli mese per mese, ma di comunicarli all’opinione pubblica.
L’opacità e il brutto vizio di non avere dati reali rilevati momento per momento e, peggio, di non comunicarli ai cittadini, deve finire con immediatezza. Un Governo regionale che vuole acquisire meriti e consensi generali deve imporre alla sua burocrazia di osservare tempestivamente le leggi e di darne comunicazione costante alla stampa, soprattutto a quella che si occupa delle questioni di  merito.
Effettuare i controlli significa porre l’aut aut a quei soggetti che sono al di fuori dei parametri, senza guardare in faccia nessuno.

Solo questo comportamento può eliminare il sospetto di corruzione che aleggia nell’opinione pubblica quando si  chiede perché gli assessorati ei loro dirigenti si nascondano dietro il muro di gomma dell’omertà nel non comunicare i dati.
La questione che analizziamo oggi è di ordine generale. è cioè una questione di metodo. Vale a dire mettere in condizione i cittadini siciliani di sapere per evitare doppiopesismo e far rientrare nei ranghi tutti i privilegiati che in questi decenni hanno attinto a piene mani nella greppia pubblica.
L’inquinamento non è solo ambientale, ma è burocratico, sociale, politico, imprenditoriale, sindacale e così via. In altri termini, chiunque non ha al centro della propria azione i cittadini e l’interesse generale inquina, volontariamente o involontariamente, il sistema collettivo. Col risultato che anziché diffondere equità si diffonde iniquità e quindi si alimentano invidie e gelosie. Mentre è indispensabile che, per intraprendere la strada che porti la Sicilia alla media nazionale del Pil, c’è bisogno di uno sforzo corale, basato sulla parità dei competitori e sulla selezione dei più meritevoli.