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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Tag Rifiuti

Apr
28
2012
Martedì abbiamo pubblicato l’inchiesta sull’utilizzazione dei Rifiuti solidi urbani come materia prima, per produrre energia elettrica, gas e teleriscaldamento. Naturalmente in Svizzera, non in Sicilia, ove la Regione si affanna a cercare nuove aree per accatastare la preziosa materia prima (Rsu) che, però, in quello stato, anche attraverso il percolato, crea un forte inquinamento ambientale, sia nei terreni che nell’aria.
Non ci rendiamo conto come dirigenti generali regionali, che guadagnano duecentocinquantamila euro all’anno, assessori più o meno tecnici con la stessa indennità, fior di consulenti in possesso supposto di competenze, non abbiano avuto il buon senso di andare a vedere ove esistano impianti di utilizzazione dei rifiuti.
Per questo abbiamo riportato sulle nostre pagine un modello perfettamente funzionante, mentre già in passato abbiamo più volte riportato corrispondenze del nostro collaboratore, Andrea Salomone, sul termovalorizzatore di Berlino, ad appena otto chilometri dalla porta di Brandeburgo.

Impianti come quello descritto di Giubiasco, nello Stato elvetico del Canton Ticino, ve ne sono sparsi in tutta Europa. Se non esistono nel Mezzogiorno è perché in questo territorio prevalgono interessi privati su quello generale. Interessi privati che condizionano un ceto politico di basso livello, incapace di ricordare che è stato eletto per servire i cittadini e non per servirsene.
Ad arte è stata diffusa l’informazione sbagliata che l’inceneritore sia la stessa cosa del termovalorizzatore di ultima generazione. La differenza è elementare: il primo brucia i rifiuti, inquinando enormemente l’atmosfera. Il secondo produce energia, gas e teleriscaldamento, con inquinamento molto vicino allo zero.
Vi è un altro tipo di impianto esistente in Italia, a Peccioli (Pisa), che si chiama dissociatore molecolare, il quale utilizza un procedimento diverso ma con lo stesso risultato, che è quello di produrre gas ed energia.
In periodi di carestia, come quello che stiamo attraversando, non utilizzare una fonte energetica continua come quella dei Rsu è un delitto politico di cui i rappresentanti delle Istituzioni dovranno rendere conto alle prossime elezioni.
 
La L.r. 9/2010 ha previsto l’abolizione delle ventisette Ato Spa e l’istituzione delle dieci Ssr. Sono passati due anni e non vi è ancora un’azione operativa per smantellare le vecchie macchine mangiasoldi ed istituire le nuove strutture.
Un ritardo deprecabile e dannoso perché, se si fossero aperti i cantieri, sarebbe stata immessa liquidità sul mercato, con l’assunzione di migliaia di siciliani. Le Ssr prevedono la costruzione di termovalorizzatori provinciali con le funzioni prima descritte. Termovalorizzatori da costruire in project financing, quindi a costo zero per le casse pubbliche, salvo quanto dovrebbero pagare i Comuni per portare i loro rifiuti presso tali impianti.
Non ci sarebbe più bisogno delle discariche come quelle attualmente in funzione che, con un programma stralcio, potrebbero essere totalmente eliminate nel volgere di un decennio, come ha fatto la Svizzera.
Qui da noi, nessuno ha iniziativa. Tutti aspettano Godot. La realtà è altra cosa.

La materia, oltre a risolvere in un tempo ragionevole il problema dei rifiuti, sarebbe un modo per mettere in moto un poco di crescita. Infatti non esiste un limite alla costruzione dei moderni temovalorizzatori e non vi è neanche un limite della spesa. Basterebbe fare dei bandi di evidenza europei per attirare investitori nazionali ed esteri.
Esattamente lo stesso procedimento si dovrebbe fare per la costruzione e la gestione dei forni crematori nei cimiteri dei capoluoghi, che, a costo zero per le casse pubbliche, eviterebbero di dovere ampliare le stesse strutture.
Non chiediamo alla Giunta regionale di inventarsi le soluzioni, ma solo di adottare quelle migliori esistenti in Europa. A condizione che tutto ciò avvenga in tempi brevi, perché non è più possibile attendere i giochini di tanti irresponsabili che mangiano i soldi dei siciliani senza rendere loro i necessari servizi. Ogni dilazione dev’essere stroncata. Se così non avverrà, la situazione non potrà che peggiorare.
Set
27
2011
Da parte dei sindaci sentiamo solo lamentele perchè sono state ridotte le entrate provenienti dallo Stato centrale in funzione del Patto di stabilità. I sindaci sanno solo protestare perchè questa mala attività cerca solidarietà nei propri amministrati e giustificazione per la pessima qualità dei servizi, mentre nascondono il sistema clientelare che ha portato a fare diventare obese di personale e consulenti le proprie amministrazioni, con una spesa corrente fuori controllo, improduttiva, che non serve ai cittadini.
Abbiamo più volte elencato come i sindaci possano aumentare le loro entrate, tagliare contestualmente la spesa corrente ed in particolare gli apparati, senza danneggiare i cittadini e senza ridurre i servizi sociali.
Molti dei sindaci sono politicanti da due soldi, altri sono professionisti in gamba. Ovviamente ci rivolgiamo a questi ultimi perchè hanno la sensibilità per capire le argomentazioni utili al miglioramento del funzionamento delle loro amministrazioni.

Fra le entrate un posto di rilievo ha la caccia agli evasori che, all’articolo 1 (co. 12 bis) della legge 148/2011 prevede che ben il 100 % delle somme recuperate dall’Agenzia delle Entrate venga girato ai Comuni. Certo per raggiungere un qualche risultato i sindaci dovrebbero costituire il Nucleo tributario locale (Ntl), il quale avrebbe il compito di verificare il tenore di vita dei residenti paragonandolo con le dichiarazioni dei redditi di ciascuno di essi che, in base all’art. 42 della L. 133/2008, vengono depositate presso tutti i Comuni.
Vi è un’altra entrata che potrebbe essere fortemente potenziata, riguarda i rifiuti solidi urbani (Rsu), i quali oggi costituiscono un costo a perdere dei cittadini rispetto al proprio comune, mentre nelle città civili (per esempio, Berlino) essi sono diventati una risorsa, cioè una materia prima suscettibile di produrre ricchezza in termini di carta, vetro, plastica, fertilizzanti, biogas ed energia elettrica.
Se gli amministratori locali e i loro dirigenti dovessero inventarsi un sistema organizzativo per ottenere il ribaltamento degli Rsu da spesa a entrata, si potrebbe chiedere troppo. Qui si tratta invece più semplicemente di copiare.
 
è possibile che amministratori e dirigenti siciliani non sappiano copiare modelli organizzativi che funzionano e ottengono risultati? Basterebbe che si informassero qual è il Comune più virtuoso d’Italia, simile al proprio per numero di abitanti e territorio, e andassero a rilevare gli estremi del sistema che fa funzionare il recupero di quei beni e prodotti dai rifiuti.
Vi è un piccolo Comune in provincia di Pisa, Peccioli, che ha installato un impianto di trasformazione dei rifiuti in energia e con i proventi riesce a svolgere l’intero ciclo del servizio senza far pagare la Tarsu o la Tia ai propri cittadini. è vero, si tratta di un piccolo ente, ma nulla esclude che anche un ente di medie dimensioni possa adottare impianti simili e sistemi organizzativi simili. Copiare non è un’onta, anche perchè si possono migliorare le cose che si vedono. L’importante è fissare gli obiettivi e raggiungerli mediante adeguati risultati.

Ripetiamo, noiosamente, che i sindaci per fare funzionare i loro enti debbono prendere tre decisioni: la prima consiste nel far redigere il Piano aziendale (che non significa piano industriale); la seconda riguarda la richiesta di certificazione europea per le proprie procedure; la terza, nominare società di revisione iscritte alla Consob per certificare i propri bilanci, preventivo e consuntivo, non in base a questioni formali, bensì in base al raffronto fra gli obiettivi posti nel Piano aziendale e i risultati raggiunti.
Proprio questo confronto, da rendere trasparente sul sito della propria amministrazione, consentirebbe al sindaco di presentarsi all’esame elettorale con le carte in regola ed ai cittadini di approvare o respingere il consuntivo di una consiliatura.
La stretta del Patto di stabilità europeo del 25 marzo 2011 si farà sempre più fitta. Nessun sindaco, cellula primaria dello Stato, deve venir meno alle proprie responsabilità che riguardano la sua capacità di bene amministrare la sua comunità. Chi non lo avesse ancora capito sarà travolto dagli eventi e a nulla varranno le sue posizioni da questuante con la mano tesa nei confronti di uno Stato cinico e barbaro.
Lug
01
2011
Bossi urla tante sciocchezze, dal separatismo alle mani libere. Ma questa volta dobbiamo dargli ragione sui due eventi del giorno: Tav e Napoli.
Sulla prima, non è accettabile che un Governo degno di questo nome perda anni dietro a chi protesta, forse per giuste ragioni e forse per speculazioni di bassa lega. Le popolazioni locali della Val di Susa sono state ampiamente consultate. Nessuno può reclamare, avendo avuta l’opportunità di dire le proprie ragioni in maniera estesa ed abbondante.
Ma, alla fine, bisogna decidere. E la decisione spetta a chi ha le massime responsabilità istituzionali, in questo caso il Governo espresso da una maggioranza parlamentare solida. La costruzione della linea ferrata ad alta capacità è un interesse nazionale che prevale su qualsiasi altro interesse. Dunque, se c’è qualche gruppuscolo che intenda andare contro l’interesse nazionale, dev’essere emarginato, pur lasciandolo sfogare fino a che ne avrà voglia.

Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ha giustamente inviato duemila uomini sul territorio per consentire l’apertura dei cantieri entro oggi. Come sempre, presa la decisione, tutto rientra nella normalità. La democrazia è consultazione e decisione. Le due attività sono complementari, non ci si può fermare solo a una delle due. 
Un’altra volta ragione dobbiamo dare alla Lega quando si oppone a che i rifiuti della città di Napoli vengano sversati al di fuori del perimetro campano. è chiaro a tutti che il Dlgs 22/97 e successive modifiche vieta ad ogni Regione di portare all’esterno i propri rifiuti. Questo principio rientra in quello generale, detto di sussidarietà, previsto dall’articolo 118 della Costituzione, secondo il quale ogni Comune deve avere un’autonomia amministrativa, ogni Provincia migliora tale autonomia coordinando servizi di più Comuni, proprio perché non è un Ente territoriale. La Regione dà gli indirizzi perché tutti i propri Enti funzionino meglio.
L’intervento del Governo centrale dovrebbe esserci solo quando gli Enti locali non riescono a risolvere i propri problemi. Ma in questo caso, se proprio costretto, il Governo centrale deve intervenire con propri commissari ad acta, sostitutivi degli amministratori locali.
 
Delle due, l’una: o gli amministratori locali fanno il loro dovere, oppure dichiarano la loro impotenza o incapacità e se ne vanno a casa, consentendo ai dirigenti dello Stato di sostituirli. Ma non è accettabile che amministratori come Bassolino, Iervolino ed oggi De Magistris, dopo tante roboanti promesse, dicono che non ce la fanno e sono rimasti (e rimangono) attaccati alla loro poltrona.
La questione della spazzatura di Napoli non è di interesse nazionale, se non per la vergogna che quell’amministrazione ha fatto ricadere sull’intero Paese, a seguito delle immagini diffuse in tutto il mondo. Una nobile città come Napoli non merita tutto questo. La più grande responsabilità è della classe dirigente locale che ha consentito lo scempio di una perla che per secoli è stata l’esempio di nobiltà, di cultura, di vasti commerci e di sana econonia.
Che dietro a tutto il marasma  dell’emergenza vi sia la criminalità organizzata è come scoprire che il sole sorge.

La questione è: perché in questi diciassette anni l’amministrazione comunale non è intervenuta adeguatamente, chiedendo anche l’intervento straordinario delle Forze dell’ordine e dell’Esercito? Una risposta è urgente. Ma s’intuisce che Bassolino e Iervolino sono stati incapaci di fare quello che dovevano, cioè un sistema ordinato di smaltimento dei rifiuti, che avesse nella parte terminale delprocesso la loro trasformazione in biogas ed energia elettrica. In diciassette anni i due incapaci amministratori, Bassolino e Iervolino, non hanno nemmeno attivato la raccolta differenziata.
Oggi De Magistris deve attuare il suo programma partendo appunto dai rifiuti. è inutile che scarichi sul Governo la propria impotenza, perché il problema va risolto a Napoli e non a Roma. Continuare con questa manfrina, mentre i cittadini napoletani vivono come in Africa, è un danno per tutti. Ma in Svezia i rifiuti li comprano e li pagano 90 euro la tonnellata, purché la biomassa sia isolata. Ci pensi, De Magistris e provveda smettendo di dare fiato alla bocca.
Mag
12
2011
Domani, il presidente del Consiglio Berlusconi chiuderà la campagna elettorale, a Napoli, per tentare di spingere il suo candidato Gianni Lettieri verso lo scranno di primo cittadino della città partenopea.
Parlare a un pubblico di elettori con le strade piene di migliaia di tonnellate di spazzatura è controproducente, perché essi sono colpiti direttamente da odori nauseabondi, carreggiate di strade occupate, pericolo di malattie e via seguendo.
Per la terza volta, Berlusconi ha disposto l’invio dell’esercito che, con centinaia di uomini e adeguati mezzi meccanici, pulirà la città per evitare quell’aspetto psicologico prima accennato. Naturalmente, tale intervento avrà un costo che pagheranno tutti i contribuenti italiani e non quelli di Napoli, beneficiati direttamente.
Se la comunità partenopea avesse un senso sociale, si dovrebbe ribellare, anzi si sarebbe dovuta ribellare, di fronte a un disservizio che dura ormai da diciotto anni. Tale disservizio è stato chiamato emergenza, ma non si può definire tale una situazione che dura tanto tempo.

Napoli è la Campania, perché la metà della popolazione vi risiede. Ma vi sono altre province che, invece, funzionano bene, come quella di Salerno.
L’altra grande emergenza è relativa alla sanità che ha accumulato in questi decenni sei miliardi di euro di deficit, una vera e propria follia. Solo l’Asl di Napoli Uno ha un debito di 450 milioni di euro.
Cosa c’è dietro alle due emergenze, rifiuti e sanità? Lobbies affaristiche abituate al magna magna, lobbies camorristiche che introitano dalle emergenze le risorse pubbliche, impedendo la normalizzazione dei servizi. Mantenere l’emergenza serve, perché evita di bandire gare d’appalto per cui i vari commissari straordinari ricorrono agli amici, pagando qualsiasi prezzo per i servizi richiesti, nettamente superiore a quello di mercato. Dalla differenza tra il prezzo di mercato e quello pagato, scaturiscono mazzette e illeciti profitti che arricchiscono le organizzazioni malavitose e affaristiche.
Tutta l’Europa compiange l’Italia per questi due disastri campani che non sono i soli.
 
Anche il Lazio ha un buco di miliardi nella sanità. La Calabria ha un deficit certificato di un miliardo, la Sicilia di 694 milioni per l’anno corrente dopo avere accumulato debiti per 2,6 miliardi. Qui, da noi, il Piano regionale dei rifiuti stenta a decollare, anzi è oggetto di scontro tra il presidente Lombardo e il ministro Prestigiacomo. Non tanto per l’oggetto, quanto per le posizioni politiche divergenti fra i due. Una bega da cortile che danneggia i siciliani.
Ma torniamo a Napoli. Bassolino è stato sindaco e presidente della Regione per tre lustri, da dieci anni è sindaco Rosa Russo Jervolino, entrambi espressione del centrosinistra. Ma questo non vuol dire niente, perché Stefano Caldoro, presidente-commissario della Regione Campania da un anno, non è riuscito a risolvere il problema dei rifiuti.
Esso ha una natura strutturale e non congiunturale. Amministratori incapaci hanno fatto diventare ordinario il problema. Ripetiamo, desta meraviglia come i cittadini della stupenda area del Golfo siano stati così pazienti nell’accettarlo. Una situazione da Terzo Mondo.

Bassolino-Jervolino sono i due responsabili oggettivi del degrado che stiamo delineando. è inutile cercare altrove chi avrebbe dovuto risolvere il problema. Berlusconi ha commesso l’errore di sviare l’attenzione dell’opinione pubblica dalle responsabilità regionali a quelle nazionali. Non è compito del Governo occuparsi della spazzatura di un capoluogo o di Calabria e Sicilia, come non si occupa della spazzatura della Lombardia e del Veneto. L’abitudine del Cavaliere di dire che fa tutto lui è dannosa, perché deresponsabilizza i vertici istituzionali che si debbono occupare dei problemi locali.
Certo, nelle regioni ad alta densità di criminalità organizzata è molto più difficile far funzionare le Istituzioni, perché i collegamenti e le infiltrazioni malavitose con consiglieri regionali (in Sicilia si chiamano deputati!) e con consiglieri provinciali e comunali, sono fitti.
Nel Parlamento siciliano, in atto, vi sono tre deputati agli arresti (uno di essi è stato sospeso). Non sarà mai tardi l’introduzione di un Codice etico che spazzi via coloro che rubano, anziché servire, salvo risultare che sono innocenti!
Nov
26
2010
L’irresponsabilità dei sindaci, dei presidenti di Regione e del Governo centrale ha portato le due meravigliose capitali del Regno delle due Sicilie, Napoli e Palermo, in una situazione molto vicina a quella del Burkina Faso. I responsabili hanno il pregio di non vergognarsi, né poco né tanto, perché non hanno dignità e non osservano nessuno dei principi morali secondo i quali loro avrebbero dovuto essere al servizio dei cittadini e non viceversa.
Napoli e Palermo hanno una grandissima tradizione: sono città d’arte piene di manufatti di pregio, di opere culturali di inestimabile valore. L’altra faccia della medaglia è che l’abusivismo, il cemento e la criminalità organizzata sono dilagati a dismisura, devastando il territorio metro per metro. Solo da poco il Governo centrale ha deciso di dare una svolta alla lotta contro i criminali e il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, nonché le Forze dell’Ordine, ben gestite dalle Direzioni distrettuali antimafia, hanno inferto colpi forti alle organizzazioni.

È stata seguita la via del denaro, indicata fin dall’inizio dal prefetto Dalla Chiesa, e si sono moltiplicati in prima istanza i sequestri dei beni e  in successione le confische dei beni medesimi. è stata istituita l’Agenzia per la gestione di tali beni a Reggio Calabria e dovrebbe esserne aperta una seconda a Palermo.
Che c’entra la criminalità organizzata con la questione dei rifiuti solidi urbani (Rsu)? C’entra, eccome. Perché è proprio essa che dietro le quinte ha attivato il business dell’emergenza che le consente di trarre profitti in quanto le ordinanze saltano tutti i controlli e quindi possono essere favoriti gli amici degli amici che spesso sono prestanome di mafia e camorra.
È inspiegabile come un uomo politico accorto, Antonio Bassolino, sindaco di Napoli e presidente della Regione Campania per 18 anni, nonché commissario del Governo, non sia riuscito a creare il ciclo virtuoso che partendo dalla raccolta arrivi all’utilizzazione degli Rsu atti a produrre energia (gas ed elettricità). Delle due, l’una. O era un incapace o aveva interesse a che l’emergenza non cessasse. Stessa responsabilità è da attribuire a Rosa Russo Iervolino, persona sicuramente onesta ma non capace.
 
Se Napoli piange, Palermo non ride. La responsabilità oggettiva della situazione di degrado è del sindaco Cammarata. Vero è che in Sicilia vi sono le Ato Spa che si occupano del ciclo degli Rsu, vero è che i Cda di tali società sono formati da incompetenti ma fedeli a questo o a quell’uomo politico. Vera è la doppiezza dei sindaci che dentro le assemblee delle Ato Spa reclamano la pulizia e come capi delle loro amministrazioni non pagano le quote per cui di fatto impediscono che la pulizia venga fatta.
Ma tutto questo si riconduce a una responsabilità oggettiva, che è quella del presidente della Regione, il quale ha proposto e fatto approvare dall’Assemblea regionale la l.r. 9/2010 con la quale sono state messe in liquidazione le 27 vecchie Ato Spa e istituite dieci nuove. Ma tale legge è solo un pezzo di carta, mentre avrebbe dovuto essere operativa da un pezzo.
Essa prevede che ogni provincia abbia la sua Ato (più una per le 15 isole), cioè il principio dell’autonomia del territorio provinciale.

Tale autonomia provinciale esiste anche in Campania, sol che là il territorio della provincia di Napoli ha 3,1 milioni di abitanti e quello delle restanti quattro province (Caserta, Avellino, Salerno e Benevento) solo 2,7 milioni. Tuttavia, il principio europeo di sussidiarietà prevede che ogni territorio debba badare a sé stesso ed essere autosufficiente.
La questione vera non è quella di trovare nuove discariche o trasferire gli Rsu per nave o per treno ad altre regioni o ad altre nazioni. La questione vera è quella di completare il ciclo mettendo a reddito gli Rsu come prima indicato. Subito qualcuno pensa a termovalorizzatori o inceneritori. Sbagliato. Non sono questi gli impianti che possano completare il ciclo, bensì gli impianti industriali che servano alla produzione di energia. Inceneritori e termovalorizzatori hanno scarichi inquinanti nella misura del 30 per cento, perché bruciano la spazzatura a 1.200 gradi. Gli impianti industriali invece hanno un residuo del 3 per cento perché bruciano gli Rsu a 400 gradi. Solo gli orbi e i corrotti non vedono quanto scriviamo.
Nov
19
2010
Chi ha detto che la CO2 (anidride carbonica) è un gas nocivo? Certamente un ignorante, perché senza di essa non ci sarebbe vita sulla Terra. L’anidride carbonica e l’acqua sono le molecole che permettono la vita. Gli esseri viventi hanno bisogno di energia 24 ore su 24, mentre la fonte primaria, cioè il sole, è disponibile nel corso del giorno e non durante la notte.
La natura si è inventata un meccanismo per imprigionare l’energia del sole durante il giorno e renderla durante la notte. Questo meccanismo si chiama fotosintesi clorofilliana. Nelle piante verdi, 1,4 chilogrammi di anidride carbonica e 1,6 chilogrammi di acqua, imprigionando la luce del sole, vengono trasformati in un 1 kg di glucosio e 1 kg di ossigeno.
Gli esseri viventi, nutrendosi del glucosio e respirando ossigeno, sviluppano il processo opposto. Liberano, cioè, anidride carbonica e vapore acqueo, ottenendo in cambio l’energia solare intrappolata nella molecola di glucosio. In questo modo, anche durante la notte, l’energia necessaria al funzionamento dell’organismo viene continuamente liberata, permettendoci di vivere.

Ben altri sono gli elementi che inquinano l’ambiente e più precisamente i residui dei processi produttivi che portano nell’aria soprattutto le polveri sottili, gli Ipa (Idrocarburi policiclici aromatici), le diossine, i furani, il cadmio e il cromo. In particolare, sono responsabili dell’inquinamento tutti gli impianti che utilizzano olio combustibile (raffinerie, cementerie, centrali termoelettriche), i motori  di mezzi di locomozione pubblici e privati, degli aerei, degli impianti di riscaldamento e così via.
La fonte principale dell’inquinamento è dunque il petrolio, carburante adoperato da tutti i predetti impianti. Si tratta di passare alle fonti rinnovabili, per avere un prodotto che sviluppi energia senza inquinare o con bassissimo inquinamento. Il campionario è lungo: dall’idrogeno all’atomo, alle biomasse, alle piante vegetali, persino agli escrementi degli esseri umani,  alghe, maree, vento, sole.
Ma c’è una materia prima che può produrre tutta l’energia che ci serve e che costituisce l’ultimo anello del ciclo, che va dalla produzione ai consumi.
 
Si tratta dei Rifiuti solidi urbani (Rsu), considerati come merce da gettare via, mentre dovrebbe essere  una risorsa economica.
Alcuni gruppi imprenditoriali possiedono una vecchia tecnologia, che ha l’unico scopo di bruciare i rifiuti: un comportamento dissennato ed anti economico, perché si tratta di eliminare una materia prima suscettibile di produrre energia. Si tratta dei termovalorizzatori o inceneritori che procurano il danno di inquinare notevolmente l’ambiente, in quanto bruciano gli Rsu ad oltre 1200 gradi Celsius. I metalli vengono liquefatti e nella fusione viene prodotta una grandissima quantità di fumi fortemente dannosa.
Il residuo di fumo del processo è pari a circa il 30%  del materiale bruciato. Tale residuo contiene carbonio attivo che inquina perché si trasforma in diossina, polveri sottili ed altri elementi dannosissimi. Bisogna smascherare i gruppi imprenditoriali che, non sapendo a chi venderli, tendono a piazzare in Sicilia i loro impianti obsoleti e pericolosi.

Ma, allora, come fare per smaltire gli Rsu? La soluzione c’è, è pronta e costa poco. Si tratta di installare impianti che bruciano lentamente gli Rsu a soli 400 gradi C, quindi non liquefanno i metalli e producono pochissimo fumo, tanto che il residuo del processo industriale è inferiore al 3%, contro il 30% dei termovalorizzatori o inceneritori.
Un impianto siffatto produce energia elettrica che viene acquistata dall’Enel a 0,10 € per KWh, ha un conto economico attivo, impiega manodopera e l’energia prodotta genera ricchezza. Questi impianti esistono già nel mercato mondiale ed anche in Italia. Hanno l’ulteriore, grande vantaggio di abolire del tutto le costose discariche, perché ogni giorno i mezzi di raccolta portano la materia prima (Rsu) nei piazzali, che costituiscono il magazzino degli impianti stessi.
In atto, lo sversamento degli Rsu nelle discariche costa in Sicilia tra i 59 e i 109 euro per tonnellata, che va addizionato al costo della raccolta. Nel caso dell’impianto industriale tale prezzo verrebbe dimezzato.
Nov
03
2010
Ritorniamo ancora sulla questione perché, pur passando decenni, non arriva la soluzione, com’è accaduto in Lombardia, Toscana ed altre regioni del Nord. La questione di fondo riguarda la malnata gestione dei rifiuti solidi urbani (Rsu) considerati come materie da bruciare, inquinando l’ambiente, e non materie prime per la produzione di energia (gas ed elettricità), con scarichi vicini allo zero. 
La questione dei termovalorizzatori di vecchia generazione, che alcune industrie del Nord volevano piazzare in Sicilia, è stata ben risolta dal presidente Lombardo, rescindendo i relativi contratti. Quei termovalorizzatori erano molto costosi, producevano un forte inquinamento ambientale ed erano molto grandi. Tre molto che giustificano pienamente la chiusura di Lombardo.
Ma il non fare non risolve il problema, che rimane tutto intero. Qual è? Quello di utilizzare i rifiuti come materie prime, in modo che nello stesso periodo (giorno) si producono e si distruggono.

In Sicilia vi sono quattordici discariche. Qualche dissennato responsabile delle istituzioni parla di individuarne altre, come se questa fosse la soluzione del problema. Mentre la legge 9/2010, che ha istituito le dieci nuove Ato e soppresso le vecchie ventisette (ancora tutto sulla carta), prevede una filiera dei rifiuti che parta dall’immagazzinamento in apposite aree e che prosegua attraverso un processo produttivo di gas ed energia, con un residuo molto basso. Il che significa che ogni provincia dovrebbe avere il suo impianto, dotato di discarica che, a ciclo continuo, smaltisca gli Rsu. Dunque, non solo non si devono creare nuove discariche, ma occorre chiuderne quattro per lasciarne solo dieci, tante quante sono le nuove Ato Spa.
Impianti industriali di ultima generazione per la produzione di energia che utilizzino come materia prima gli Rsu  ve ne sono diversi  e contano su brevetti internazionali. Si tratta ora di attivare subito le Ato Spa provinciali, in modo che si dotino immediatamente di tali impianti. In questo quadro rientra anche la raccolta differenziata, perché prima di portare i rifiuti nel magazzino dell’impianto di produzione di energia vengano recuperate le diverse materie prime.
 
Vi è una variante alla soluzione prospettata prima e riguarda la possibilità di insediare più impianti industriali di piccola dimensione a stella intorno al magazzino (ex discarica) dei rifiuti, in modo da creare alternative in caso di guasto di qualcuno degli impianti stessi. L’esempio negativo del termovalorizzatore di Acerra dimostra due cose: la prima che quell’impianto è molto inquinante, in quanto di vecchia generazione; la seconda che non riesce ad andare a regime, perché di grandi dimensioni.
Folle è l’idea di mandare i rifiuti in altre nazioni d’Europa con un costo di trasporto enorme (si parla di oltre 500 euro per tonnellata via treno e di oltre 250 euro per tonnellata via mare). Attualmente il conferimento nelle discariche arriva anche a un massimo di 109 euro, mentre se il conferimento avvenisse nel magazzino potrebbe scendere sotto i 50 euro per tonnellata.

Quanto precede, presenta un ulteriore vantaggio: mettere a gara di evidenza pubblica di livello europeo gli impianti industriali da connettere con i magazzini (ex discariche) di Rsu, in modo da assegnare l’impianto a chi offra minore impatto ambientale ed al prezzo più basso, per l’utilizzazione della materia prima (Rsu).
Il magazzino potrebbe essere gestito dalla stessa industria o da altra società che otterrebbe l’appalto mediante gara pubblica, fondata su due requisiti: il prezzo più basso nel ricevere gli Rsu ed il prezzo più basso per trasferire tali Rsu agli impianti industriali.
Come si vede da quanto andiamo scrivendo, la soluzione c’è, è economica e funzionale. Si tratta di copiare il modello già funzionante che esiste in diverse città d’Europa (Berlino, Monaco di  Baviera, Rotterdam).
Vogliamo ulteriormente precisare che nel mondo mediatico occorre trasformare la denominazione di termovalorizzatore o inceneritore in impianto industriale per la produzione di energia con materia prima (rifiuti).
Siamo convinti che così com’è impostato il problema tanti comuni ambirebbero ad avere un impianto industriale di questo tipo, perché porterebbe ossigeno alle casse dell’amministrazione e nessun danno ambientale per i cittadini.
Ott
21
2010
Il commissario delegato dal Governo, Raffaele Lombardo, avrebbe dovuto presentare il Piano regionale dei rifiuti entro il 21 settembre. Sarebbe stato opportuno però che lo avesse anticipato, data l’urgenza del problema.
La maledizione della Sicilia è proprio questa: chi ha responsabilità non tiene assolutamente in conto del grande valore del tempo. Chi occupa i pesi e contrappesi del teatrino politico, non affronta e risolve con decisione i gravi problemi che pesano sui siciliani.
Il commissario delegato, come presidente della Regione, è inadempiente perché non ha ancora reso operativa la legge 9/2010 che ha riformato le Ato Spa, ponendo in liquidazione le elefantiache società preesistenti, 27, e non costituendo le 10 nuove.
È evidente che il Piano regionale debba tener conto di tale legge e, contemporaneamente, delle indicazioni della Protezione civile nazionale.

Vi è anche da tenere presente che in base all’ordinanza del Presidente del Cdm del 6 luglio scorso tale piano dovrà essere approvato dal ministero dell’Ambiente e solo dopo alla Regione sarà assegnato il fondo di 200 milioni di euro previsti. è pertanto infondata la scusa secondo la quale il Piano non è stato redatto perché mancavano i fondi. Si è trattato, invece, di una grave omissione e di una disfunzione dei vertici politici e burocratici, che devono risponderne all’opinione pubblica.
Dietro tutta questa vicenda vi è l’annosa questione dei termovalorizzatori, cioè quegli impianti di vecchia generazione che bruciano i rifiuti con un forte inquinamento dell’ambiente. Bene ha fatto Lombardo a rescindere i contratti, male fa il ministro dell’Ambiente a difendere questi impianti obsoleti.
La citata legge 9/2010 è ben costruita (di questo si deve dare atto al Lombardo ter), perché prevede che i comuni di ogni provincia si autogestiscano con il consorzio Ato. In questa legge è prevista la costruzione di un impianto industriale avente la funzione di produrre energia e biogas, con un ciclo produttivo che abbia come materia prima gli Rsu. Così si ribalta l’attuale situazione, trasformando i rifiuti in risorsa energetica.
 
Responsabilità dei governi Lombardo terzo e quarto è di non avere attivato immediatamente la legge 9, sembra ideata da Pier Carmelo Russo, valido assessore. L’organizzazione relativa ai rifiuti per provincia ha non solo il pregio di rendere autonomi i nove territori ma, anche, di non fare circolare i rifiuti da una provincia all’altra. Insomma, ognuna pensa per sé e non subisce la vergogna di ricevere i rifiuti di un’altra provincia. Questa è vera autononia e responsabilizzazione.
Non vorremmo che l’insufficienza ed il grave ritardo nell’attuazione della legge 9/2010 e del Piano regionale dei rifiuti fossero utilizzati come una clava dall’onnipotente Guido Bertolaso, il quale ha già minacciato di sostituirsi al commissario delegato per la sua carenza. Quando l’assessore all’Economia, Gaetano Armao, dice che la Sicilia deve mettersi le carte in regola, confligge fortemente con la realtà, perché il governo di cui fa parte non ha le carte in regola, in quanto non fa il proprio dovere, che è quello di operare con tempestività per fare funzionare i servizi e l’economia della Sicilia.

Lo strangolamento delle imprese, con la chiusura per ben un mese della cassa regionale, è una situazione indegna. Se il governo fosse obiettivo, dovrebbe bloccare per un mese gli stipendi dei propri dipendenti, l’indennità dei parlamentari e ogni altra spesa. O siamo tutti nella stessa barca, oppure ci sono cittadini privilegiati (i soliti noti) e cittadini discriminati. Questo non è assolutamente tollerabile. Aspettiamo con urgenza che l’assessore Armao confermi come il blocco valga per tutti, ma proprio per tutti.
Attendiamo anche che il presidente della Regione, in qualità di commissario delegato ai rifiuti, proceda immediatamente all’attivazione della più volte citata legge regionale 9/2010, dopo la stesura del Piano dei rifiuti, avvenuta pochi giorni fa.
Non c’è più tempo per le chiacchiere, occorrono atti concreti per dare risposte certe ai siciliani.
Ago
07
2010
La L.r. 9/2010 ha mandato al macero le ventisette vecchie Ato e al loro posto ne ha istituito nove provinciali, più una per le quindici isole satelliti. A distanza di quattro mesi è ancora al palo. è intervenuta l’ordinanza PCM del 9 luglio, pubblicata sulla Guri del 23 luglio, con la quale il presidente della Regione, Lombardo, è stato nominato Commissario delegato per il superamento della situazione di emergenza nella gestione dei rifiuti in Sicilia, ordinanza che interferisce pesantemente nell’attuazione della richiamata Legge regionale.
In ambedue i provvedimenti c’è una maiuscola carenza: non è affermato il principio che i rifiuti solidi urbani (comunemente chiamati monnezza) sono una risorsa per le sue componenti di vetro, legno, carta, plastica, umido, energia. Quest’ultima si ottiene dal processo industriale di trasformazione.
Le nuove Ato e il Commissario delegato non si devono preoccupare di trovare nuovi spazi ove ammassare i rifiuti (rsu), bensì di individuare gli spazi ove creare i depositi provvisori dei rifiuti che giornalmente vengono separati nelle componenti sopraindicate e, infine, trasformati in energia (Gas, da immettere nella rete nazionale, ed elettricità da cedere ai traders).

Come a tutti noto, il mercato dell’energia elettrica ha diverse componenti: vi è il Gse (Gestore dei servizi energetici, società interamente controllata dal ministero dell’Economia) che si occupa del settore delle fonti rinnovabili ed assimilate; l’Autorità per i servizi elettrici e il gas, che determina le tariffe, i livelli di qualità dei servizi nell’interesse dei consumatori; le società che trasportano l’energia (come Terna e Snam rete Gas) e, infine, le società commerciali (tipo Enel, Sorgenia, Edison e altre) che acquistano dai produttori e vendono ai consumatori finali (Enti pubblici, privati, imprese, eccetera).
Il consumo massimo del Paese è di circa 55 GigaWatt/ora, mentre i produttori possono arrivare a circa il doppio. Si tratta, quindi, di eliminare come materia prima il petrolio e sostituirlo con altre materie prime non o meno inquinanti. Tra esse, appunto, vi sono i rifiuti solidi urbani.
 
Se tutte le province della Sicilia si munissero di un impianto industriale, come ultimo segmento del riciclo dei rifiuti, potrebbero soddisfare, in tutto o in parte, il fabbisogno energetico della propria città.
è semplicemente insensato pensare a grandi impianti (termovalorizzatori), perché questo è contrario ai princìpi di economicità, efficienza e di autonomia dei territori, ognuno dei quali ha il diritto di regolarsi secondo le esigenze dei propri cittadini che poi controlleranno l’operato dei responsabili.
Peraltro, né nella L.r. 9/10, né nell’ordinanza PCM del 9 luglio è indicato l’obbligo di utilizzare proprio questi impianti industriali obsoleti, a meno che dietro non vi siano le pressioni dei soliti noti i quali, nascondendosi dietro il ministro dell’Ambiente, vogliano rifilarci impianti ormai superati che potrebbero vendere solo al Katanga.
Tra gli impianti industriali di trasformazione degli rsu in gas ed enegia elettrica, di ultima generazione, vi è il dissociatore molecolare.

Già nel giugno del 2009 l’assessore regionale dell’epoca, Sorbello, affermava in una nostra inchiesta che “i dissociatori molecolari costano e inquinano meno”. In Italia ve n’è uno installato nel comune di Peccioli, in provincia di Pisa, ove gli abitanti sono proprietari dell’impianto. Con gli utili dello stesso, vengono pagate manutenzioni di strade e scuole, abbattute Ici e Tarsu e regalati 500 euro alle famiglie del borgo. Un caso virtuoso che andrebbe rapidamente studiato ed emulato.
C’è di più. Per conferire alle discariche i rifiuti bisogna pagare al gestore 180 euro per tonnellata, o se si mandano con il treno in Germania il costo sale a 560 euro per tonnellata. Invece, la consegna ad un dissociatore non comporta spesa alcuna. Bisogna anche tenere conto che i residui (ceneri) del processo sono inferiori al 3%. La convenienza è del tutto evidente.
Se non si provvede urgentemente ad installare un impianto per provincia, significa che si vogliono favorire loschi affari e l’inquinamento ambientale.
Lug
31
2010
“Montalbano, sono”, è la classica risposta al telefono dell’ormai arcinoto personaggio inventato a tarda età da Andrea Camilleri. Il Nostro, per l’acutezza dei ragionamenti giallistici può essere paragonato a Leonardo Sciascia, per esempio in Unicuique suum un piccolo giallo di meno di 100 pagine. Paradossalmente, il Commissario di Vigata sbroglia le sue matasse con facilità e perviene entro circa due ore alla soluzione del caso.
Non altrettanto fortunato può dirsi Raffaele Lombardo, presidente dei siciliani, perché nel caso che trattiamo (la monnezza) avrà bisogno di tempi ben più lunghi. Venerdì 9 luglio il Consiglio dei ministri lo ha nominato “Commissario delegato per il superamento della situazione di emergenza nel settore della gestione dei rifiuti...”.
Come sempre la burocrazia non ha il dono della sintesi. Rileviamo subito l’errore in cui è incorsa la stampa nel denominare Lombardo Commissario straordinario mentre egli è un Commissario delegato a “predisporre entro 60 giorni dalla data di pubblicazione dell’ordinanza nella Guri - avvenuta il 23 luglio scorso - gli adeguamenti al Piano regionale di gestione dei rifiuti.

Nel secondo comma dell’art. 1 vi sono due gravi violazioni al principio di autonomia della Regione, inspiegabilmente accettate dal presidente Lombardo: la prima riguarda l’intesa obbligatoria con il dipartimento della Protezione civile della Presidenza del Consiglio dei ministri; la seconda è che “il piano è sottoposto all’approvazione del ministro dell’Ambiente...”.
Sappiamo che queste due vessazioni sono state accettate perché hanno costituito condicio sine qua non per ottenere un finanziamento di 200 mln di euro (articolo 7).
Il fatto è che non si tratta di un finanziamento supplementare, bensì di una parte delle risorse Fas 2007/2013, assegnate alla Regione siciliana con delibera Cipe 1/09. Quindi, cornuti e mazziati: sotto la tutela della Protezione civile e del ministro dell’Ambiente per utilizzare risorse che dovevano già essere a disposizione della Regione.
 
Ma vi è un ulteriore fatto grave inserito nell’ordinanza, e cioè che il Piano può essere predisposto “in deroga dell’articolo 9, c. 1 della L.r. 9/10, quella che ha ridisegnato le Ato Spa riducendole a 10, una per ogni provincia e una per le isole.
Quella legge è ben fatta e, se si attuasse rapidamente, non avrebbe bisogno di interventi straordinari, delegati fittiziamente con i nostri soldi dal Governo centrale. Un unico vantaggio procedurale presenta l’ordinanza, e cioè che il Commissario delegato può “tagliare tutte le procedure in presenza di urgenza e indifferibilità dei lavori”.
Cosicché, per legge, viene accantonato il sacrosanto principio di concorrenza che impone la messa al bando di evidenza pubblica di tutti gli appalti per la produzione di servizi pubblici. L’ordinanza che vuole fronteggiare la situazione di emergenza del settore degli Rsu della Regione siciliana non fa altro che ingarbugliare la situazione creando uno strumento amministrativo parallelo alla L.r. sulle Ato Spa, con l’effetto malefico che su questo versante non si potrà raggiungere la tanto sospirata ordinaria amministrazione.

Naturalmente, non è difficile immaginare che - come nel caso del sottosegretario e capo dipartimento della Protezione civile, Guido Bertolaso, che ha emesso innumerevoli provvedimenti amministrativi d’urgenza ma che ora è nella bufera - anche Lombardo potrà incappare in situazioni spiacevoli. Sappiamo tutti benissimo che dietro l’immonda questione degli Rsu vi sono loschi affari, vi è l’inserimento prepotente della criminalità organizzata, che lucra parassitariamente, approfittando del bisogno di pulizia dei cittadini.
La criminalità organizzata non si combatte con i provvedimenti di urgenza, che tagliano i controlli di legge e quelli successivi della Corte dei conti. Ma, ribadiamo, si combatte facendo funzionare in modo ordinario la macchina pubblica.
Le 10 Ato spa possono risolvere il problema in tal modo. L’ordinanza della PCM doveva avere solo la funzione di appoggiare la riforma, non di ostruirla
Mar
31
2010
Sulla stampa e nelle televisioni si sente parlare delle Ato, società per azioni, come di soggetti maschili: gli Ato. Essendo invece delle Spa, ovviamente si tratta di un acronimo femminile. Perché questa precisazione apparentemente lessicale? Perché le Ato non hanno agito come soggetti di diritto privato, seppur controllate dai Comuni, bensì come strutture clientelari al di fuori delle regole del Codice civile e della buona amministrazione.
Le Ato Spa sono state fondate dai Comuni i quali sono rappresentati nell’assemblea dai sindaci o dai loro delegati. Esse hanno il compito di effettuare i servizi di raccolta e smaltimento dei rifiuti o il servizio idrico ove richiesto. Si tratta di società di gestione che hanno la possibilità di affidare a terzi il servizio o di gestirlo in house.
Le entrate sono costituite dalla Tarsu, a carico di imprese e cittadini proprietari o inquilini di abitazioni, addizionate dalle entrate provenienti dai Comuni ai quali le stesse società hanno effettuato il servizio pubblico.

Dall’altra parte, le uscite sono costituite dalla spese di gestione di rete e/o di quelle necessarie per l’affidamento a imprese. Il bilancio può essere previsto in utile o in pareggio, mai in perdita perché preventivato sulle entrate effettive e sulle uscite corrispondenti.
Così non è stato, le Ato Spa hanno maturato un miliardo di debiti, conseguenza di cattiva gestione sotto lo sguardo schifato dei cittadini sommersi di spazzatura.
Come è potuto accadere tutto cio? E soprattutto, perché? Gli amministratori, ricordiamo, nominati ai sensi del Codice civile, si sono fissati compensi sproporzionati; hanno proceduto ad assunzioni clientelari ingiustificate; non hanno attivato procedure coattive nei confronti dei loro clienti: cittadini, imprese, enti locali, contravvenendo così ad un preciso imperativo del Codice civile, senza che i collegi dei revisori (controllori) battessero ciglio. Uno sporco imbroglio maturato sulle spalle dei cttadini.
 
Chi pagherà il miliardo di debiti? Naturalmente quei fessi dei siciliani attraverso il bilancio regionale. Qualcuno degli amministratori andrà in galera per bancarotta fraudolenta? Ne dubitiamo. Perchè fino ad oggi nessuna Procura siciliana ha aperto fascicoli per le chiare notizie criminis provenienti da un comportamento illegale di amministratori e revisori contabili.
L’altra metà della mela è data dai sindaci, che si sono comportati in modo scorretto. Nella loro qualità diprimi cittadini sobillavano i propri utenti a non pagare la Tarsu; come responsabili dell’ente locale non hanno pagato il servizio; come componenti dell’assemblea delle Ato Spa protestavano perché gli amministratori non attivavano le procedure coattive nei confronti dei debitori. Un esempio di trasformismo deteriore, frutto della cattiva politica che ha rovinato la Sicilia.
Su questo sporco imbroglio ne saprete di più leggendo l’inchiesta a pagina 10. Il peggio della questione è che l’assessore competente per la vigilanza sul buon funzionamento delle Ato non ha fatto alcuna mossa, mentre avrebbe dovuto inviare gli ispettori per controllare le cospicue disfunzioni trasformatesi in vergogne sulle strade di tante città siciliane.

Ora il Governo regionale sta finalmente cercando di metterci una pezza. L’Assemblea ha approvato faticosamente gli articoli della riforma che riducono le Ato da 27a 10 (9 provinciali piu una per le Isole) ma, nel disegno di legge, non abbiamo ancora individuato le forti sanzioni nel caso gli amministratori non si comportassero secondo legge. Nè abbiamo intravisto alcuna norma per vietare l’assunzione di ulteriore personale e neppure l’obbligo per il cda di redigere un piano industriale secondo principi di efficienza indispensabili per governare una Spa.
Infine non abbiamo scorto cosa fare dei mille dipendenti in più che non possono certamente continuare ad albergare nella pancia delle nuove Ato, pena il loro proclamato fallimento in anticipo. Se la legge di riforma nasce male il problema non viene risolto.