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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Tag Rigassificatore

Feb
09
2012
In questi giorni della merla il bisogno di energia è aumentato. Il Governo rassicura i cittadini che le riserve sono sufficienti, ma il taglio di fornitura da parte della russa Gazprom si farà sentire, soprattutto se questo freddo intenso continuerà. Qui in Sicilia, il problema non si dovrebbe verificare, perché nel nostro territorio passano ben due gasdotti: quello più antico dall’Algeria e quello più recente dalla Libia. A meno che, come qualche volta accade, spiegando che i territori del Nord hanno temperature più basse, il Governo non decida di diminuire la quantità di gas per il fabbisogno isolano, in modo da soddisfare quello del Nord. Ci auguriamo che ciò non accada.
L’energia per elettricità e riscaldamento è essenziale alle famiglie, ma ancora di più per le aziende. La produzione di energia è di per sé un’attività d’impresa, che dà profitti ma anche tanto inquinamento. In Sicilia, vi sono infatti ben diciassette centrali termoelettriche a ciclo combinato, più cinque autoproduttrici, delle quali addirittura una è alimentata con il pet coke, bandito ovunque.

Le raffinerie della Sicilia producono 34 milioni di tonnellate di carburante di cui ben 14 milioni travalicano lo Stretto. Non si capisce perché, in un piano energetico nazionale, non si possa prevedere che ogni regione abbia la sua raffineria, cosicché venga penalizzata dai residui della lavorazione limitatamente a ciò che consuma.
Teniamo conto anche del fatto che in Sicilia si raffina il quaranta per cento di tutto il prodotto nazionale, con la conseguenza che mare e coste vicini agli impianti sono inquinati a tal punto che per i prossimi cinquant’anni non vi sarà più vita. Nonostante tutta quest’abbondanza di energia, fondamentale per qualunque ciclo produttivo, la Sicilia ha un apparato industriale estremamente modesto e non suscettibile, almeno nelle condizioni attuali, di sviluppo.
In questo quadro, due aziende hanno chiesto l’autorizzazione ad installare i rigassificatori. Si tratta di impianti che hanno il compito di riportare allo stato gassoso il gas liquido trasportato dalle navi gasiere. Uno di essi sarà costruito a Porto Empedocle, il secondo, richiesto da Ionio gas, dovrebbe essere realizzato nel Triangolo della morte.
 
Ora, se il rigassificatore di Porto Empedocle, progettato e in via di costruzione da parte di Nuove Energie (Enel, che ha pagato un forte ristoro al territorio) è sicuramente un apporto positivo, perché là non vi è alcun altro impianto simile, il rigassificatore di Priolo-Melilli non va assolutamente realizzato.
Con più inchieste abbiamo portato in evidenza gli elementi pericolosissimi che ci sono già in quel territorio: arsenale militare a 1,5 km, serbatoi di carburanti fuori terra, impianti non messi in sicurezza, bonifiche prescritte dall’Ue non eseguite, attracchi di sottomarini nucleari nel porto di Augusta e, ultimo ma più grave elemento, il rischio sismico previsto in questo secolo sulla costa della Sicilia orientale.
La Regione ha fatto bene a negare il suo consenso, almeno finora, ma la Ionio Gas del gruppo Erg sta esercitando ogni pressione per avere l’autorizzazione che sarebbe un forte danno per tutto il territorio. Sembra strano che la stessa Erg sia rimasta all’interno della Isab solo con il 20 per cento, mentre resta in pari condizioni con la Shell, per il rigassificatore.

Un altro versante riguarda la produzione di energia alternativa. In tutto il mondo, gli Stati stanno facendo cospicui investimenti. A Priolo è stata insediata la centrale Archimede dall’Enel, che produce energia a base di specchi solari e gas, efficiente per alimentare i bisogni di quattromila famiglie. A Catania St, Enel e Sharp hanno costituito una societàper la produzione di pannelli solari.
Occorre che tali pannelli vengano utilizzati anche in Sicilia. Per esempio, come copertura di serre per la produzione di ortofrutta biologica e non, le quali in tal modo diventerebbero autosufficienti e potrebbero fornire il surplus alle famiglie. Un impianto del genere è stato realizzato a Villasor, in provincia di Cagliari e dà lavoro ad oltre cento persone ed energia a diecimila famiglie.
Regione ed imprese si dovrebbero svegliare dal lungo sonno per realizzare un impianto analogo. è proprio il sonno di istituzioni ed imprese che sta uccidendo la Sicilia. Come qualcuno diremmo: alzati e cammina.
Lug
30
2011
La recente sentenza del Consiglio di Stato ha messo fine alla controversia sul rigassificatore di Porto Empedocle. Fin da tempi non sospetti, abbiamo sottolineato l’importanza economica e la valenza positiva dell’impianto che l’Enel intende realizzare in circa 48 mesi.
L’investimento è di 800 milioni, con l’utilizzo di manodopera che darà lavoro a circa 500 persone. Vi è un risvolto non meno importante, e cioè il cosiddetto ristoro per il territorio, una serie di opere pubbliche che l’ente installatore intende eseguire in tutta la zona.
Il contrasto sulla realizzazione dell’opera verteva su questioni formali e non sostanziali. Bene ha fatto il Supremo organo amministrativo a spazzare via gli espedienti messi in atto e a dare il via libera a questa importante infrastruttura. Va sottolineato come il Consiglio di Stato, presieduto da Pasquale De Lise, venuto al nostro forum del 19 marzo 2011, abbia emesso la sua decisione in tempi ragionevolmente brevi.

Opposto discorso riguarda il rigassificatore di Priolo. Non per l’impianto in quanto tale, ma per il fatto che esso venga installato in un’area ad altissimo rischio, derivante dalla mancata messa in sicurezza degli impianti esistenti, con gli oltre 300 serbatoi in superficie, che sono autentiche bombe innescate. Se un vagone ferroviario, transitando vicino ad uno di essi, deragliasse e lo sfondasse, succederebbe una vera e propria ecatombe.
Vi è un elenco impressionante di prescrizioni (dieci) per mettere in sicurezza l’area, per una spesa preventivata di circa 1,2 miliardi. Vi è inoltre una sentenza della Corte europea che ha stabilito, senza ombra di dubbio, di porre a carico di chi ha inquinanto le spese necessarie per provvedere alla bonifica del territorio.
In questo quadro, la montagna ha partorito un topolino, sotto forma di un mini accordo tra il gruppo ligure-russo (Erg-Lukoil) e il ministero dell’Ambiente, che prevede una briciola di spesa pari a 30 milioni. Con questa cifra, si potrà forse fare meno di un ventesimo delle opere di bonifica necessarie.
La cattiva volontà delle imprese che avrebbero dovuto mettere in sicurezza il territorio, è la prova che il rigassificatore non s’ha da fare, proprio per niente.
 
Vi è un aspetto inquietante in questa vicenda che sottoponiamo all’opinione pubblica. E cioè: la società che ha chiesto le autorizzazioni alla Regione, Ionio gas Srl, non ha attivato un procedimento amministrativo mediante il quale avrebbe potuto far scattare l’obbligo della risposta positiva o negativa. E, successivamente, in caso di mancata risposta, il silenzio avrebbe autorizzato la richiedente ad attivare il procedimento amministrativo. Perché la richiedente non ha attivato questo meccanismo? Probabilmente perché si ritiene debole e inadempiente, non tanto come società autonoma, quanto come società facente parte del gruppo. Chi è dalla parte della ragione cerca di farsela riconoscere. Chi è dalla parte del torto agisce sottobanco, per trasformare il torto in ragione.
La Regione, da parte sua, non intende assumersi la responsabilità di concedere l’autorizzazione o di negarla e traccheggia, sperando che qualcuno le tolga le castagne dal fuoco. Infatti, non vi è all’orizzonte la convocazione della conferenza di servizi, la quale è abilitata a rispondere affermativamente o negativamente all’istanza prodotta.

Secondo le informazioni da noi assunte, sembra che questa azione dilatoria sia dovuta al fatto che essa aveva stabilito le prescrizioni preliminari e non sembra voglia ritornare su questa decisione. Tuttavia, si è aperta una trattativa tra Regione e Ionio gas per determinare quali possano essere le novità che inducano la prima a ritornare sui propri passi.
Qui non riusciamo a comprendere quale sia la novità secondo cui la Regione dovrebbe annullare le prescrizioni a suo tempo determinate per mettere in sicurezza il territorio e concedere un’autorizzazione che non sta in piedi, perché consentirebbe l’insediamento di un impianto ad altissimo rischio.
In una Regione come la nostra, la questione sarebbe morta e sepolta, senza tentennamenti ed ulteriori trattative sotterranee che non  si sa a cosa portino. Probabilmente la debolezza politica del Governo Lombardo non gli consente di essere determinato di fronte alla pressione lobbistica che il gruppo imprenditoriale continua ad esercitare con forza. Ma la questione di fondo non si può eludere. L’alto rischio è determinante.
Gen
15
2011
Abbiamo notizie che la Ionio gas, di proprietà del gruppo ligure Erg e dell’anglo-olandese Shell, si stia muovendo in via informale per tentare di far cambiare parere alla Regione in ordine al rigassificatore di Priolo-Melilli.
Riassumiamo brevemente la vicenda. Circa sette anni fa, la compagine citata ha fatto richiesta di installare un impianto per la gassificazione di gas naturale liquefatto, importato con apposite navi gasiere. Naturalmente, ha pensato di realizzare il nuovo impianto in una zona ad altissimo inquinamento quale quello del Triangolo della morte, probabilmente per sfruttare sinergie con gli impianti  esistenti e di proprietà e, quindi, con consistenti benefici economici.
Il gruppo Garrone ha, tra l’altro, anche depositi ed oleodotti in Liguria, ma quando ha chiesto l’autorizzazione per installare un rigassificatore in quella regione, ha ricevuto un rifiuto. Hanno pensato, lor signori, che i siciliani hanno l’anello al naso e che da noi ciò che era stato rifiutato altrove, potesse essere consentito.

Il governo regionale dell’epoca, presieduto da Salvatore Cuffaro, era stato possibilista, trascurando il danno ambientale. Nel 2008, il presidente Lombardo e il suo assessore al ramo capirono subito che l’iniziativa era da bocciare. Non tanto in quanto tale, ma in quanto quel territorio non aveva di per sé le caratteristiche di sicurezza già per gli impianti insediati, che nel corso dei decenni erano diventati colabrodo. La posizione del governo regionale fu diametralmente opposta nell’approvare il rigassificatore Enel di Porto Empedocle, perché colà non vi sono problemi di sicurezza. Questo dimostra, se ce ne fosse ancora bisogno, che l’impianto di per sé ha una sua validità, ma non si può fare dentro il Triangolo della morte.
Nulla contro i Garrone, ma solo una tutela di quei sessantamila siciliani cui si debbono aggiungere tutti gli altri della provincia aretusea, che lì vivono. Ma i liguri, si sa, sono capatosta e buoni amministratori, anche se egoisti, ed hanno adottato una tattica bifronte: da un canto, facendo gridare altri (industriali, sindacalisti, giornalisti, politici) su questa grande opportunità di lavoro (quasi inesistente), mentre il proprio ufficio stampa dichiarava che il gruppo era pronto ad andarsene. Una finzione stomachevole.
 
La Regione ha condotto in modo esemplare l’iter burocratico. Ha raccolto i pareri sulla sicurezza di tutti gli attori ed infine una Conferenza di servizi del 12 aprile 2010 ha emesso una decisione limpida: prima di occuparsi delle autorizzazioni per le installazioni del rigassificatore, occorre mettere inn sicurezza il territorio. Ed ha puntualmente elencato dieci prescrizioni tassative che vanno fatte in ogni caso. Solo dopo potrà prendere in esame la richiesta di Ionio Gas.
Abbiamo ulteriori notizie sulle notevoli pressioni che vengono fatte al presidente della Regione e ai suoi assessori, ancora una volta per ottenere ciò che non si può ottenere, in violazione di norme di legge e saltando a piè pari le prescrizioni della Conferenza di servizi. Questo non è possibile e occorre che la società proponente si metta il cuore in pace una volta per tutte. Guai a pensare che l’intervento politico, foss’anche quello di un ministro, possa danneggiare i siciliani e favorire gli interessi di un gruppo privato.

La questione che ci preoccupa è che ancora la Regione non ha attivato i procedimenti coattivi per fare realizzare le prescrizioni di messa in sicurezza del territorio, riportate nell’inchiesta che trovate nelle pagine interne. L’assessore al ramo e il dirigente generale dell’assessorato rischiano di commettere omissioni di atti d’ufficio, perché non fanno adempiere le imprese del territorio a fare quanto sono obbligate. Ricordiamo che la sentenza della Corte di giustizia europea n. 378/2010 è stata lapidaria al riguardo: “Chi  ha inquinato deve dinsinquinare a proprie spese”. Tocca alla Regione e al ministero dell’Ambiente fare eseguire questa sentenza. Purtroppo, non abbiamo notizie sull’attivazione dei procedimenti relativi.
È importante che anche la testata giornalistica regionale della Rai si occupi della ritardata bonifica nel Triangolo della morte proprio oggi. Occorrerebbe che anche gli altri quotidiani se ne occupassero, in modo da sensibilizzare l’opinione pubblica che spesso appare cloroformizzata. E, invece, deve reagire.
Dic
01
2010
Sembra incredibile assistere ancora ad un comportamento tracotante del gruppo imprenditoriale Erg, associato all’anglo-olandese Shell, che vuole a tutti i costi, contro ogni interesse della Sicilia, aggravare la situazione ambientale nel Triangolo della morte (Augusta-Priolo-Melilli).
Questi colonizzatori liguri-anglo-olandesi vogliono prevaricare la volontà  del Governo regionale, per imporre un impianto di cui nessuno sente il bisogno, facendosi sponsorizzare da qualche sindacalista allocco, oltre che da qualche figura che ha un interesse privato in questa operazione, contro ogni logica, contro ogni norma di sicurezza e contro ogni convenienza economica della Sicilia.
Bisogna smetterla una volta per tutte di ritenere che noi siamo stupidi o che abbiamo l’anello al naso. Infatti, abbiamo ben chiaro il vero interesse della Sicilia e plaudiamo al ferreo sbarramento che oppongono il presidente Raffaele Lombardo, il suo assessore alle Infrastrutture, Pier Carmelo Russo e il neo assessore all’Energia, Giosuè Marino, all’installazione del rigassificatore.

Sgombriamo il campo da ogni equivoco: non abbiamo alcun pregiudizio verso i nuovi investimenti e riteniamo che la Regione debba stendere i tappeti rossi ai gruppi italiani ed esteri che volessero portare le loro imprese in Sicilia. Ma ci opponiamo alla prepotenza di imprenditori che vogliono fare il male della Sicilia, tenuto conto della situazione di grave malessere delle popolazioni che insistono nei tre comuni del Triangolo della morte.
Anzi, sarebbe opportuno che gli attuali impianti venissero messi in sicurezza e fossero modernizzati per inquinare molto di meno di come stanno facendo. Non è un caso che Siracusa abbia superato, nel 2009, per ben 302 giorni, il limite delle polveri sottili, che per legge è fissato in 35 giorni. Non è un caso che le morti per tumore in quel territorio sono quattro volte superiori alla media nazionale. Non è un caso che gli aborti terapeutici e i nati malformati superano anch’essi di quattro volte la media nazionale. Non è un caso che esiste un elenco di prescrizioni che devono essere eseguite per bonificare tutto il territorio. Non è un caso che la Corte di giustizia europea, con sua sentenza n.378/2010, ha sancito l’obbligo che chi ha inquinato deve sborsare le necessarie risorse finanziarie per disinquinare.
 
È semplicemente ridicolo che le imprese che hanno inquinato e che continuano ad inquinare non comincino le operazioni di bonifica. Un comportamento irresponsabile, peraltro non sanzionato dall’assessorato regionale al ramo, senza alcuna spiegazione. Con questa omissione dei doveri d’ufficio, l’assessore si rende colpevole oggettivamente di non avere esercitato la vigilanza e di non avere obbligato le imprese inadempienti ad ottemperare alla citata sentenza della Corte di Giustizia di Lussemburgo.
È troppo comodo continuare a raffinare il greggio, devastando l’ambiente circostante, ma portando profitti a casa. è troppo comodo macinare utili, anziché fare gli obbligatori investimenti di disinquinamento. Basta con i comodisti, con gli approfittatori, con i colonizzatori. Dire  basta grande quanto una casa. Devono capirlo una volta per tutte, lor signori,  che qui nessuno è fesso e non siamo più disponibili a subire le loro soperchierie. Se ne vadano nelle loro regioni a fare il danno che hanno fatto ad Augusta, Priolo e Melilli.

Non ci vengano più a gabellare la questione dell’occupazione da scambiare con gli investimenti. Questi ultimi debbono essere fatti con urgenza per le opere di messa in sicurezza ambientale del territorio, non per altre dannose iniziative. Non è certamente un compenso ragionevole, qualche centinaio di posti di lavoro, a fronte dell’enorme danno sulla salute di decine di migliaia di cittadini, danno che si accentua nei confronti di anziani, malati e bambini, cioè dei soggetti più deboli. La Sicilia ha diritto ad investimenti produttivi nel settore del petrolio azzurro, cioè dell’industria turistica, che non inquina, genera valore e produce occupazione in quantità nettamente superiore a quella delle raffinerie.
Per i prossimi cinquant’anni le coste dove approdano le petroliere non avranno alcuna forma di vita per il totale inquinamento delle acque. Inquinamento che si estende alle coste viciniori. Accoglieremo con soddisfazione il giorno in cui Erg e Shell metteranno in atto la loro finta minaccia: andarsene dalle loro parti e lasciare in pace quel martoriato territorio.
Ott
15
2010
È strano che i Garrone vendano il 49% della raffineria di Priolo ai russi della Lukoil, il che dimostra un disimpegno dal territorio, e contemporaneamente facciano lobbyng perché la Regione approvi il secondo rigassificatore ad un’altra società del gruppo, di cui la metà è partecipata dalla Shell.
La questione è semplice: da un canto si vuole rappresentare all’opinione pubblica che il relativo investimento chissà quanta manodopera dovrebbe assorbire, mentre alla fine si tratta forse di un centinaio di persone; secondo, che l’inserimento di questo impianto non aggravi la situazione ambientale del territorio, mentre si tratta di un’autentica bomba ad altissima pericolosità.
Vi è poi una fondamentale situazione che viene nascosta: a marzo, la Corte di giustizia europea ha confermato, con la sentenza 378/2010, il principio “chi inquina paga”, con il quale si obbligano le imprese che hanno inquinato a pagare le operazioni di bonifica. è risibile che le imprese oggi presenti tentino di far rimbalzare questa responsabilità alle precedenti, facendo finta di non sapere che quando sono subentrate hanno anche assorbito crediti e debiti.

Piuttosto, non si capisce perché il ministero dell’Ambiente, guidato dall’ottima siracusana Stefania Prestigiacomo, che conosce quindi la situazione, non faccia eseguire tempestivamente e perentoriamente la disposizione europea. Sarebbe opportuno che il ministro spiegasse i motivi di questo incomprensibile ritardo.
Vi è un’ulteriore questione, precedente all’esame della richiesta di autorizzazioni all’inutile rigassificatore, e cioè che tutto il territorio circostante all’impianto ipotizzato debba essere messo in sicurezza. Per farlo, occorreranno circa dieci anni di lavori continui e 1,2 miliardi di euro.
A ciò si aggiunga che va bonificata la rada di Augusta, per la quale sono già stati stanziati da tempo più di 850 milioni di euro. Anche in questo caso non si capisce perché il ministero dell’Ambiente e, ove competente la Regione, non proceda tempestivamente e perentoriamente a far aprire i cantieri.
 
Poi c’è la questione delle linee ferrate che attraversano la zona industriale. Esse non sono state messe in sicurezza secondo la recente normativa, e possono essere considerate un pericolo in caso d’urto con i serbatoi che dovrebbero essere interrati. Rfi dapprima voleva lavarsene le mani, ma poi non ha negato come siano indispensabili i lavori prima richiamati.
Abbiamo letto anche una dichiarazione del comandante regionale dei Vigili del fuoco, nella quale non è scritto a chiare lettere che non vi siano grandi rischi. è ora che tutti i responsabili dei diversi settori della sicurezza regionale si pronuncino a chiare lettere su questa vicenda, affinché ognuno assuma le proprie responsabilità.
In definitiva, il quesito è: si può installare un rigassificatore nelle attuali condizioni, in un territorio in stato di pericolo, senza prima compiere i lavori, elencati nelle prescrizioni scaturite dall’ultima conferenza di servizi, nonché quelle dettate dall’Ue? Attendiamo risposte limpide e solari, non quelle solite ibride e nascoste, che dicono e non dicono.

La stranezza della vicenda è che tra le venti regioni italiane, la nostra dovrebbe avere due rigassificatori, atteso che quello dell’Enel di Porto Empedocle è stato già approvato. Mentre vi sono tante altre regioni costiere che non hanno rigassificatore. Chiediamo ai Garrone perché non provano a farselo autorizzare nella “loro” Liguria. Forse perché quella Regione ha già detto di no. Oppure a farselo approvare dalla Regione Calabria, o dalla Regione Campania, che non ne possiedono.
Vi è da aggiungere che la Sicilia esporta energia sia sotto forma di raffinato nella misura del 44% di tutta la nazione, sia sotto forma di elettricità. Inoltre, attraverso il territorio siciliano passano due gasdotti, uno algerino e l’altro libico. Se proprio non c’è un settore da sviluppare qui è quello legato all’energia da fonti tradizionali, oltre a quello eolico inquinato dalla criminalità organizzata, mentre dobbiamo sostituire il fossile con il vegetale e potenziare il solare.
Stiamo con i piedi per terra, per favore, e cacciamo via le lobbies.
Lug
01
2010
Alcuni parlamentari del siracusano si sono lamentati con noi per le inchiestepubblicate sulTriangolo della morte, con le quali abbiamo evidenziato lo stato di pericolo ambientale e territoriale, che non viene affrontato con adeguate soluzioni e corrispondenti investimenti. Il nostro lavoro si fonda su dati di fatto e non su inutili ideologie che portano lontano dalla realtà. I fatti possono sintetizzarsi come segue: 1. La concentrazione di impianti di raffinazione in un territorio relativamente piccolo ha creato l’aumento di tumori in unamisura quattro volte superiore alla media nazionale; ed anche l’aumento di aborti terapeutici e di nascite di bambini malformati. 2. Vi sono impianti obsoleti che andrebbero totalmente ristrutturati in modo da evitare pericoli e infortuni. 3.Tra il 2007 e il 2009 nel Triangolo della morte si sono verificati 193 incidenti, in media uno ogni tre giorni. 4. Vi sono tantissimi serbatoi fuori terra che vanno interrati. 5. Il mare antistante i pontili è talmente inquinato che i fondali sono asfissiatida residuialtimoltimetri. 
 
Ultimo,ma nonmeno importante, è il punto che segue. 6. Vi sono linee ferroviarie che attraversano tutto il territorio fra impianti, serbatoi, e depositi.Al riguardo, il direttore regionale delle Ferrovie ci ha comunicato inmodo generico che la situazione non presenta particolari rischi, ma non ci ha detto che gli impianti sono in sicurezza e che questo continuo via vai di treni merci non abbia potenzialipericoli. Martedì 29 giugno è stato l’anniversario del treno bomba che a Viareggio ha causato 32morti. L’inchiesta in corso ha già individuato degli indiziati che sono stati incriminati. Il processo ci dirà se essi sono innocenti o colpevoli oggettivamente. essuno avrebbe pensato che la rottura del carrello di una cisterna avrebbe potuto provocare il deragliamento e l’urtomicidiale con un serbatoio, da cui l’incendioe imorti. Vorremmo che il direttore regionale delle Ferrovie, il direttore dell’Inail di Siracusa e il direttore dell’Asp di Siracusa ci comunicassero che nel Triangolo della morte un eventodiquesto generenonpossa verificarsi.
 
Aspettiamo queste tassative assicurazioni, che pubblicheremo subito, dopo di che si potrà cominciare a discutere sull’opportunità di insediare in mezzo a tanti altri impianti anche un rigassificatore.
Vorremmo che fosse chiaro che la questione della sicurezza e della qualità ambientale sono precondizioni, per discutere sull’opportunità di fare tale nuovo impianto.
Non bisogna dimenticare, peraltro, le disastrose condizioni del porto di Augusta, di cui la riqualificazione e la bonifica, previste da molti anni anche con le risorse finanziarie disponibili, continuano a restare al palo.
In tema di sicurezza, il dirigente regionale dei Vigili del fuoco ha dato un parere generico senza però approfondire la questione, nonostante i serbatoi fuori terra e l’attraversamento dei convogli ferroviari.
Tutti i protagonisti di questa vicenda si muovono in modo cauto mentre invece dovrebbero dire con chiarezza e trasparenza, basate sui dati di fatto e non su generiche assicurazioni, che in quel territorio non vi sono problemi ambientali e problemi di sicurezza, con la conseguenza che un nuovo impianto, quale il rigassificatore, possa essere previsto.

La Regione ha una responsabilità al riguardo: avere trascinato la sua risposta al gruppo imprenditoriale che vuole fare investimento da cinque anni. Poteva e doveva arrivare ad una conclusione oggettiva e comunicare i dati di fatto con una autorizzazione o con la negazione della stessa autorizzazione. Trascinare per tanti anni una risposta non è serio, non fa bene all’immagine della Sicilia anche perché gli  investitori si passano la parola e sottolineano che con la nostra Isola è meglio non averci a che fare.
Sì sì, no no, come recita la Bibbia, ma dirlo in modo tempestivo e non dilatorio. Insomma un comportamento di tipo europeo e non di chi sta con il poncho sotto il sole e non si preoccupa di scacciare la mosca posata sul naso. Noi abbiamo posto gli interrogativi, come è dovere di chi fa inchieste. Ai responsabili delle istituzioni, a tutti i livelli, il dovere di dare risposte inequivocabili.
Mag
21
2010
L’opinione pubblica siciliana si sta interrogando sul retroscena che ha scatenato il quotidiano Repubblica contro Lombardo, senza che vi fosse alcuna accusa penale o addirittura alcun avviso di garanzia di indagini in corso.
Dagli indizi cosparsi sullo scenario politico, possiamo dedurre che la guerra è partita da chi vuole tenere la Sicilia sotto il tacco e, precisamente, da quei poteri forti che non sopportano la ribellione di chi si sente asfissiato da prepotenze e vessazioni. La questione non è nuova. In passato chi ha tentato di fare emergere una forma di vera Autonomia è stato ucciso politicamente.
La Sicilia è stata sempre considerata una colonia, sin dai tempi dell’Impero romano, figuriamoci dopo la conquista da parte della famiglia sabauda. Garibaldi è stato uno strumento della potente massoneria inglese, ma egli stesso, quando si accorse che gli impegni nei confronti della Sicilia venivano sistematicamente disattesi, tuonò fortemente nel Parlamento piemontese, seppure senza esito alcuno.

I proconsoli di chi vuole tenere sotto il giogo la nostra Isola, non sopportano che la Sicilia stia con la schiena dritta. Mentre dovrebbero vergognarsi di stare genuflessi di fronte ai loro padroni, di destra e di sinistra, per trarne esclusivamente vantaggi personali.
In questo maledetto momento di crisi economica, vogliamo rendere pubblico apprezzamento nei confronti di tre uomini politici che stanno mostrando di avere attributi adeguati per opporsi alla schiavizzazione del popolo siciliano. Essi sono, in ordine alfabetico: Antonello Cracolici, Raffaele Lombardo e Gianfranco Micciché, coraggiosi, intuitivi e sensibili alle esigenze di chi ha patito 150 anni di sottomissione e di sottosviluppo.
Ricordiamo per l’ennesima volta che la Sicilia, prima dell’Unità, produceva un Pil pari a quello del Piemonte e della Lombardia. Oggi è quattro volte inferiore. Il resto è fatto solo di chiacchiere da caminetto. Quelle chiacchiere che consentono di dar fiato alla bocca di minuscoli personaggi che non hanno niente da offrire a chi combatte nel nostro territorio.
 
Dei tre personaggi indicati, solo uno poteva essere coinvolto in indagini giudiziarie: Raffaele Lombardo. è il solito tentativo che prescinde dall’indagine stessa, nella quale i magistrati debbono andare fino in fondo, ma dirci presto a quali conclusioni sono arrivati.
Il blocco che Lombardo ha messo nei settori di rifiuti ed energia, per alcuni gruppi imprenditoriali del Nord è intollerabile. Noi scriviamo da anni come si trattasse di uno scandalo annunciato la proliferazione delle concessioni in materia di energia eolica, come è emerso in Sardegna, e della vergognosa iniziativa riguardante il rigassificatore di Priolo, un’autentica bomba che conquistatori vogliono inserire in un ambiente devastato, ad altissima pericolosità, con tasso di mortalità per carcinoma quattro volte superiore a quello nazionale e con un identico record in materia di nati malformati e di aborti terapeutici.
Il blocco di Lombardo sui termovalorizzatori è stata un’altra mossa che gli ha attirato le ire di altri imprenditori del Nord, che ritenevano la Sicilia un luogo ove potessero spadroneggiare come avevano fatto nel passato, complici tanti presidenti della Regione.

Siamo a un punto di svolta. La guerra ha raggiunto alti livelli ed è molto difficile che si risolva con un armistizio, perché stanno di fronte due intendimenti contrapposti. C’è chi vuole che la Sicilia rimanga soggiogata ai poteri forti, c’è chi, invece, intende il rispetto integrale del nostro Statuto, Carta costituzionale fondamentale alla base del Patto sottoscritto con il popolo italiano.
Comprendiamo la tecnica secondo cui bisogna colpirne uno perché altri cento capiscano, ma è ora di dire basta a questi comportamenti mafiosi che quaquaraquà usano vilmente senza por freno alla loro ingordigia.
Tutto quello che scriviamo, tuttavia, non giustifica per niente il fatto che non abbiamo le carte in regola sul piano della buona amministrazione e del Piano strategico per lo sviluppo autonomo. Anche su questo versante, occorre una sterzata decisiva.
Apr
17
2010
Gli uffici stampa della joint venture Erg-Shell, una strana miscela tra liguri e americani, hanno lanciato su alcuni quotidiani regionali e nazionali una notizia semplicemente falsa: la conferenza dei servizi del 12 aprile avrebbe dato il via libera alla costruzione del famigerato rigassificatore, quell’autentica bomba potenziale da inserire nel martoriato Triangolo della morte, in cui insistono tre comuni (Augusta, Melilli e Priolo) con sessantamila abitanti.
La verità è, invece, che la conferenza di servizi ha stabilito un elenco di precondizioni da realizzare prima ancora di passare a un’ipotesi di autorizzazione. Tra esse ha rilevanza l’obbligo di interramento dei serbatoi di greggio appollaiati sul terreno, che debbono sparire dalla vista dei cittadini e messi a 53 metri di profondità. Altra gravosissima precondizione è la bonifica della rada di Augusta, operazione della quale il procuratore della Repubblica di Siracusa, Ugo Rossi, a un nostro forum ha detto: “Non toccate il microambiente creatosi sopra i residui mortali del fondo”.

Terza precondizione: divellere i vecchi impianti del petrolchimico e sostituirli con altri costruiti in base a criteri antisismici. Nulla ha fissato la conferenza di servizi al riguardo della messa in sicurezza dei percorsi ferroviari, in quanto l’eliminazione dei serbatoi e degli impianti fatiscenti consentirebbe un’ovvia e conseguente modernizzazione.
Infine, dopo la realizzazione di quanto elencato occorrerebbe l’emissione di una nuova Via (Valutazione di impatto ambientale) che certifichi la sicurezza del territorio.
I poteri forti hanno strillato una vittoria che sembra quella di Pirro. La dimostrazione è che Garrone ha fatto subito sapere il suo acuto pensiero: “Se non mi danno presto le autorizzazioni ce ne andiamo”. L’inutile minaccia di chi vuol mettere le mani avanti, sapendo bene che per realizzare le indicate precondizioni ci vorranno centinaia di milioni di euro e forse dieci anni non basteranno.
Desista, la strana coppia Erg-Shell, che ci ricorda quella più famosa Lemmon-Matthau.
 
Se Atene piange, Sparta non ride. Nella Valle del Mela vi sono due raffinerie (quella di Milazzo e l’altra piccola della Linde) e due centrali termoelettriche alimentate una a olio combustibile, l’altra a gas naturale. In quel territorio vi è un disastro ambientale dal punto di vista paesaggistico. Chi torna dalle perle eoliche s’impatta con le orrende ciminiere bianche e rosse usate come scarichi della raffinazione di greggio.
I pontili dove attraccano le petroliere sono quanto di meglio si possa desiderare per sviluppare il turismo. I fondali raccolgono detriti e scarichi in quantità abnorme, l’aria è appestata salvo quando arrivano i venti che la portano al largo.
La situazione non è grave come quella del Triangolo della  morte, ma solo per questioni dimensionali. Il monitoraggio degli scarichi è carente, tanto che il dipartimento regionale competente non è in condizione di dirci quante volte l’inquinamento ha superato i limiti di legge. Non sapendolo, non scattano le sanzioni. Che potrebbero però arrivare dall’Europa per il mancato rilevamento dei dati.

Il gestore della raffineria di Milazzo ha in programma di effettuare investimenti per 250 milioni al fine di rendere compatibile il processo produttivo con l’ambiente. Tuttavia, vi è un notevole ritardo per procedere alla bisogna, dovuto alla lunghezza della procedura ministeriale che dovrebbe arrivare in tempi brevi e invece dura da anni.
A Gela, invece, il ministero ha dato le autorizzazioni necessarie affinché l’Eni proceda ad effettuare la bonifica dell’area e nuovi investimenti per circa 500 milioni. La modernizzazione degli impianti porterà ricchezza sul territorio, abbattimento dell’inquinamento e maggiore vivibilità ambientale.
In questo quadro, la Regione ha un ruolo determinante, perché può esercitare una vigilanza indispensabile e la minaccia di ritiro delle concessioni, qualora i gruppi imprenditoriali non rispondano alle esigenze con tempestività.
Apr
10
2010
La questione del rigassificatore della Ionio Gas (joint venture di Erg e Shell) di Priolo-Melilli è diventata stucchevole. In estrema sintesi si può affermare che per fare l’interesse dei petrolieri contro quelli dei siciliani di quel territorio, si vuole barattare la miseria di 140 posti di lavoro teorici ed a regime con la salute di sessanta mila cittadini dei tre comuni del Triangolo della morte (Priolo-Melilli-Augusta), nonché con i circa 120 mila cittadini di Siracusa, letteralmente gassati dalle PM10, che hanno superato il limite canonico di 35 volte per portarlo al limite stratosferico di 623 volte solo negli ultimi due anni.
La muina dei Garrone, che continuano a dire di volersi disimpegnare e ritirare dal progetto, è stata scoperta, perché invece la loro azione di lobbing è forte e massiccia, e altrettanto le pressioni sul Governo regionale.
Ma i dati sono chiari. Nel territorio circolano ogni giorno decine di convogli ferroviari dentro un dedalo di impianti di raffinazione e di enormi serbatoi pieni di greggio o raffinato, nonché della centrale termoelettrica.

Alla nostra memoria è ancora vivo il ricordo del disastro di Viareggio in cui per l’urto esplose una cisterna ferroviaria contenente gas, a seguito del quale sono morte 31 persone. è anche presente l’incidente avvenuto in questi giorni presso la centrale termoelettrica di Civitavecchia, con la morte del terzo operaio in tre anni. Possiamo immaginare cosa succederebbe in un territorio ove si trovano  insieme quattro raffinerie, due centrali termoelettriche e una a gas e dentro cui vorrebbero installare un’ulteriore centrale per rendere gassoso il prodotto congelato, portato dalle navi gasiere. Un’autentica follia.
Abbiamo letto una blanda lettera dell’ufficio stampa regionale di Rete ferroviaria italiana  con la quale non viene negata la pericolosità dei percorsi ferroviari. Un silenzio che non chiarisce.
Altro dato riguarda un’autorizzazione della direzione regionale dei Vigili del fuoco del 14 marzo scorso, la quale con gergo burocratico dice e non dice. Non dice, per esempio, gli elementi di pericolosità e i rischi ambientali in caso di deflagrazione di un impianto o serbatoio.
 
Altro dato da rilevare è il tasso di incidenti che si verificano in quell’area. Secondo la Protezione civile regionale è di uno ogni cinque giorni a causa dell’arretratezza tecnica e funzionale degli impianti medesimi. Ulteriore elemento è la relazione con parere negativo redatta dall’assessorato regionale al Territorio e ambiente.
Il sindacato, con atto di resipiscenza e responsabilità, ha dichiarato che non si possono barattare alcune decine di posti di lavoro con la sicurezza di decine di migliaia di cittadini. Sulla stessa linea è il presidente della Provincia, Nicola Bono, e i tre sindaci dei comuni del Triangolo della morte. Di fronte a questo quadro, totalmente negativo, non si capisce l’insistenza dei nuovi conquistatori e neanche l’incapacità da parte delle Istituzioni regionali di dire un definitivo “No” a un impianto fuori da ogni logica e convenienza per i siciliani.

Peraltro, la Commissione parlamentare Attività produttive dell’Ars, presieduta dall’on. Salvino Caputo e la sottocommissione Rischi ambientali, presieduta dall’on. Pippo Gianni, hanno approvato la risoluzione per chiedere al presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Francesco Cascio, la nomina di una Commissione parlamentare di indagine sui rischi ambientali derivanti dalla presenza di impianti industriali e del rigassificatore di Priolo-Melilli-Augusta. Gli atti saranno inviati alle Procure di Palermo e Siracusa, e alla Commissione regionale antimafia dell’Ars. Vanno, poi, valutati gli effetti catastrofici di possibili terremoti-maremoti che cancellerebbero case e abitanti. Altro che L’Aquila.
Ci auguriamo che la conferenza di servizi di lunedì 12 metta un punto definitivo alla questione senza ulteriori rinvii e sappia resistere agli interessi di un’impresa che farebbe bene a impiantare il rigassificatore nella propria Liguria, ove la Regione ha detto un “No” definitivo. Non si capirebbe un “Sì” siciliano di fronte a un “No” ligure.
Gen
30
2010
Da notizie assunte negli ambienti risulta che la Jonio Gas, società del gruppo Erg-Shell, abbia rinunciato alla costruzione del rigassificatore dentro il Triangolo della morte per il “no” deciso del Governo Lombardo. La ovvia rinunzia poteva essere supportata da motivazioni ambientali, fornendo risposte circa l’estrema pericolosità dei trasporti ferroviari di materiale pesante all’interno dell’area, ove insistono complessivamente 232 serbatoi di greggio e raffinato, per una capacità di circa tre milioni di tonnellate di metri cubi. Ad ogni modo, la partita sembra chiusa e ci auguriamo che non ci si ritorni ancora una volta.
Sembra chiusa anche la partita del possibile insediamento di una centrale nucleare in Sicilia, superproduttrice  di energia, in conseguenza dell’odg votato all’unanimità dall’Ars e appoggiato senza remore dal Governo regionale. Attendiamo che lo stesso formalizzi il no con ricorso alla Corte costituzionale, come hanno fatto già 13 Regioni.

Ora poniamo all’attenzione del Governo regionale un’altra e non meno importante questione dell’inquinamanto ambientale in Sicilia. Ci sono, infatti, circa la metà delle centrali termoelettriche alimentate ancora oggi con olio combustibile, derivato dal petrolio. Sembra incredibile che nella nostra Isola, attraversata in lungo e in largo dai tubi di gas provenienti dal Nord Africa, si utilizzi ancora il petrolio per produrre energia elettrica.
Le termocentrali fanno orecchie da mercante rispetto alla necessità di trasformare l’alimentazione delle turbine da petrolio a gas. Certo, occorrono investimenti, ma la salute dei siciliani prevale sull’interesse di imprese che inquinano.
Nell’inchiesta all’interno potrete leggere di quali strumenti legali dispone la Regione per indurre le imprese che gestiscono le termocentrali ad effettuare la trasformazione in parola.
Nella comunità siciliana deve cessare la prevalenza degli interessi privati su quelli generali. Il Governo Lombardo ha il dovere di procedere a ribaltare l’insana questione.
L’epoca delle raccomandazioni, dei famigli e degli amici è definitivamente tramontata, perché d’ora in avanti le Istituzioni regionali devono utilizzare tutte le risorse disponibili (europee, statali e regionali) per investimenti in attività produttive o in infrastrutture.
 
Si ricorda ancora una volta  che per ogni miliardo investito utilmente, si mettono in moto migliaia di posti di lavoro che producono ricchezza e non passività, come quelle della Pubblica amministrazione ove molti  dipendenti sono del tutto superflui. è questa l’autostrada che deve percorrere il Governo, se vuole ribaltare il discusso clientelismo che genera spreco, parassitismo e mantiene l’attuale sottosviluppo.
L’iniziativa del Governo volta all’utilizzazione del gas anziché dell’olio combustibile nelle termocentrali della Sicilia, non solo avrebbe il risultato di abbattere di dieci volte l’inquinamento nelle rispettive aree, ma darebbe un segnale che chi lavora qui deve rispettare le stesse regole di chi lavora in Lombardia o in qualunque altra regione d’Europa.
Così come abbattere lo sfruttamento colonizzatore dell’Isola e promuovere investimenti dall’estero verso l’industria blu (turistica) e verso l’industria verde (ambientale). Sappiamo bene che questa linea di politica economica cozza contro interessi di corporazioni consolidate, ma non c’è alternativa.

La Sicilia è una delle cinque regioni italiane a più alto tasso d’inquinamento perché circa la metà dell’energia elettrica è prodotta utilizzando olio combustibile. L’attivazione della centrale Archimede a Priolo, costruita dall’Enel, è una svolta positiva nel settore. L’annunciata costruzione di una fabbrica di pannelli solari a catania da una joint-venture Stm-Sharp - Enel, nonché l’avvenuta inaugurazione della fabbrica di Casteltermini dell’imprenditore Moncada sono altri due fattori positivi che vanno sottolineati.
La Regione dovrebbe promuovere l’utilizzazione dei pannelli solari istituendo un iter autorizzativo totalmente informatizzato, in modo che chiunque voglia procedere a installare un impianto solare possa farlo senza difficoltà, anche utilizzando le facilitazioni e gli sgravi previsti dalla legge.
Anche questa attività, se ben guidata, mette in moto migliaia di posti di lavoro produttivi di ricchezza, scaricando i posti di lavoro passivi che si trovano nella Pubblica amministrazione.
Dic
22
2009
Sapevamo che l’impresa liguro-americana non avrebbe accettato di buon grado la rinuncia all’idea balzana di installare un rigassificatore in mezzo a un’area piena di enormi serbatoi di greggio e raffinato e attraversata dalla ferrovia. Ricordiamo l’incidente di Viareggio, in cui morirono 31 persone per lo scoppio di qualche serbatoio di gas, portato su carrelli ferroviari.
Immaginate cosa succederebbe se uno dei treni che passa nelle 24 ore in mezzo al Triangolo della morte, sfondasse uno di quegli immensi serbatoi. Un’ecatombe dalle conseguenze non quantificabili. La Rete ferroviaria italiana, proprietaria dell’infrastruttura, sta studiando tali conseguenze e a breve dovrebbe partorire una sentenza al riguardo.
La questione è grave e viene sottovalutata da chi è preso dalla foga di realizzare un progetto contrario all’interesse del territorio e della sua popolazione.
Comprendiamo che nel siracusano forti interessi spingano a sostenere un progetto insostenibile, ma lor signori devono capire che c’è un limite di pudore alla prepotenza in danno di chi non ha voce, appunto le popolazioni del territorio.

Nel capoluogo di Siracusa, secondo l’Istat, nel 2008, la soglia di inquinamento da PM 10 (polveri sottili) è stata superata per ben 321 volte contro un limite massimo di 35. Ricordiamo che lo stesso Istat ha comunicato che tale soglia è stata superata a Catania di 45 volte, a Palermo di 69 volte. L’abnorme situazione atmosferica di Siracusa non può che essere conseguenza del fortissimo inquinamento del Triangolo della morte che dista appena una decina di chilometri. I dati sono dati e sfidiamo chiunque a smentirli.
Comprendiamo anche la posizione dell’ex sindaco di Siracusa e attuale assessore regionale alla Cooperazione, Titti Bufardeci, che tira fuori uno studio sulla sicurezza dell’impianto di cui però non vi è alcuna copia. O tale studio non esiste, o non è favorevole all’impianto. Diversamente, non si comprende la ragione del mistero che serve ad alimentare fortissimi dubbi sull’iniziativa del rigassificatore.
A oscurare il quadro vi sono due elementi che riportiamo. Il primo riguarda tale fantomatico studio: chi lo ha eseguito, con quale autorevolezza, chi lo ha firmato e ne ha assunto la responsabilità. Il secondo riguarda la posizione del presidente Lombardo, il quale ha dichiarato di non saperne nulla.
 
Ma vi è un ulteriore elemento di grave preoccupazione. L’assessore regionale all’Ambiente, Milone, si trincera dietro un sospetto silenzio, ma l’assessore all’Industria Venturi smentisce il collega di Giunta. Non vorremmo che chi ha interessi specifici abbia messo in campo tutto questo ambaradan non tanto per intossicare l’informazione nei confronti dell’opinione pubblica, quanto per dare segnali ad altre corporazioni, in modo da ricevere l’aiuto per realizzare un progetto sconcio.
I responsabili del gruppo Garrone fanno trapelare sulla stampa la loro perdita di interesse a realizzare l’impianto dati questi ritardi. Naturalmente si tratta di una finta perché se fosse vero, visti gli elementi negativi e contrari da noi più volte pubblicati, farebbero bene a comunicare ufficialmente alla stampa e alle popolazioni che rinunciano in via definitiva a questo dannoso progetto per il territorio.

L’interesse economico dello stesso territorio non può tenere conto solo dell’occupazione nell’industria pesante, ma dovrebbe puntare all’occupazione nella Green economy e nell’Industria blu (il turismo). Peraltro, proprio in quel territorio, vi sono commendevoli iniziative, sia per quanto riguarda l’impianto solare a specchi (Archimede) per la produzione di energia, che un impianto per la produzione di biocarburanti di cui è stata data finalmente l’autorizzazione in questi giorni. Ecco verso quali direzioni dovrebbero spingere le istituzioni e i sindacati siracusani e non verso un appesantimento dell’inquinamento.
Perché il gruppo Garrone non progetta di trasformare una parte degli attuali impianti di raffinazione da fossile a vegetale? E perché non pensa di insediare un nuovo impianto di biocarburante? Non c’è niente di personale in queste argomentazioni, tanto che plaudiamo senza mezzi termini all’inaugurazione dell’ultimo impianto della Isab produttore di energia elettrica mediante gas e non da olio combustibile.
Dic
02
2009
L’inchiesta che conduciamo da molti mesi sul Triangolo della morte, per l’abnorme pretesa di una società privata di mettere in mezzo ad un’area fortemente inquinata e ad alta pericolosità un nuovo impianto, ha trovato puntuale conferma nel rapporto dell’assessorato Territorio e Ambiente del 26 novembre, nel quale sono elencati tutti gli elementi che concludono con un parere negativo all’installazione del rigassificatore.
Il tragico rapporto è pubblicato integralmente nelle pagine interne e riproduce, con linguaggio chiaro, lo stato dei fatti, sia per quanto riguarda l’ambiente terrestre che quello costiero-marino.
Il rigassificatore del gruppo Erg-Shell è irrimediabilmente bocciato. è arrivata l’ora che la famiglia Garrone si tolga dalla testa quest’iniziativa per spostarla eventualmente altrove.

Nel sito scelto dalla Jonio Gas, ubicato su un tratto di costa di Melilli, vi sono ben otto stabilimenti industriali: dalla centrale termoelettrica dell’Enel alla produzione di polimeri ex Enichem, agli stabilimenti dell’Isab e via enumerando. Viene raffinato annualmente greggio pari al 26% della raffinazione nazionale (27 milioni di tonnellate) e di esso esportato ben il 44% della quota nazionale.
La presenza massiva dei suddetti impianti ha determinato la dichiarazione dell’area ad elevato rischio ambientale. Anche perché nella stessa area insistono impianti e depositi che trattano e detengono sostanze pericolose.
Il DPR 17/1/95 indica che tali insediamenti sono classificabili industrie a rischio ai sensi del DPR 175/88 in quanto fonti di rischio di eventi incidentali…e gravità delle conseguenza della popolazione e le strutture esterne agli stabilimenti, quali rilasci tossici: ammoniaca, acido fluoroidrico, cloro e idrogeno solforato.
Vi è un movimento di decine di migliaia (65 mila) automezzi, 2 mila ferrocisterne e migliaia (4300) navi. Il quadro legislativo riportato è grave. è una fortuna che sia emersa la questione del rigassificatore ed insieme l’allarmante fotografia.
 
Il rigassificatore potrebbe apportare: a) una decisa alterazione delle acque per via degli scarichi giornalieri di oltre 30.000 mc/h di acque marine raffreddate; b) una immissione di agenti antivegetativi e incrostanti in un’area delimitata quale la rada di Augusta; c) la sterilizzazione ed il raffreddamento dell’acqua marina con effetti negativi sulle popolazioni batteriche, con la conseguente alterazione del regolatore di uno dei cicli biogeofisici più delicati.
La parte più cospicua del danno ambientale è il transitare dell’acqua di mare attraverso l’impianto, dove la combinazione di sostanze chimiche crea uno choc termico e uno stress meccanico.
Nell’inventario nazionale degli stabilimenti, suscettibili di causare incidenti rilevanti (Minambiente D.lgs 334/1999) sono inclusi tutti gli stabilimenti del Triangolo della morte. Una condizione di rischio ulteriore riguarda il trasporto di sostanze pericolose per o dagli stabilimenti indicati, nonché la rete ferroviaria Augusta-Targia e i pontili del porto di Augusta, nonché la rete di condotte della baia di Santa Panagia che collegano fra loro alcuni stabilimenti.

I rischi industriali, sismico e maremoto, bellico, attentati, traffico navale e linea ferrata costituiscono una concentrazione terrificante dai quali ci può proteggere solo il buon Dio. Se un treno deraglia e investe un serbatoio, l’esplosione potrebbe creare un effetto domino. La problematica è stata affrontata nel Piano di risanamento ambientale del 1995, che invitava le Istituzioni a prendere iniziative per attuarle. Ma niente è stato fatto a riguardo.
La tracotanza di chi, anziché prendere atto di questo scenario, vuole aggravarlo con ulteriore impianto, è incomprensibile. L’installazione del rigassificatore non ha tenuto conto delle norme IMO (International Maritime Organization) che con sua circolare dell’11/12/2006 regolamenta il traffico della gasiere. Se applicato, il porto di Augusta si bloccherebbe per l’incompatibilità delle stesse con i traffici commerciali.
Chiuso il capitolo rigassificatore, è venuto il momento in cui la Regione chieda perentoriamente alle imprese petrolifere di attuare tutte le innovazioni necessarie per ridurre drasticamente pericolo e inquinamento, pena la revoca delle autorizzazioni. Libero mercato sì, ma nel rispetto dei siciliani.
Ott
06
2009
Com’è possibile che l’assessorato regionale al ramo, delegato a controllare il tasso di inquinamento industriale in Sicilia, non possieda i dati al 2009? Interpellato nel corso della nostra inchiesta pubblicata a pag. 10, il dirigente di servizio, Salvatore Anzà, ci ha comunicato che gli ultimi dati disponibili riguardano il 2005. Non si capisce perché il Governo Cuffaro abbia liquidato i premi ai dirigenti generali di questo ramo amministrativo che non hanno fatto il loro dovere, cioè quello di controllare con tempestività il grado di inquinamento, soprattutto nei punti caldi dell’Isola.
Più volte abbiamo pubblicato inchieste elencando dati che dimostrano come lo stato sia allarmante. Dati inconfutabili perché provengono dalle fonti ufficiali e mai smentiti dal alcuno.
Non c’è bisogno di essere ambientalisti o verdi per fotografare questa situazione. Basta occuparsi dei fatti per fare emergere la situazione così com’è, non abbisognevole di commenti.

In questi giorni la Erg ha avviato una campagna mediatica per cercare di far ingoiare al Governo Lombardo il rigassificatore di Priolo, un’autentica bomba atomica inserita in un ambiente altamente inquinato, che fa morire di cancro i suoi abitanti e fa nascere malformati molti bambini. Un’autentica bomba atomica, perché quando si verificherà il terribile terremoto, previsto in questo secolo, farà deflagrare un enorme territorio.
E poi, non c’è proprio alcun bisogno di produrre ulteriore energia in Sicilia, che già è in super produzione. Quindi è bene che, nonostante le pressioni della famiglia Garrone, il Governo regionale si esprima in modo chiaro e forte e archivi definitivamente l’ipotesi del rigassificatore a Priolo.
Il caso del rigassificatore di Porto Empedocle è diverso, perché là non vi sono raffinerie. Pertanto, appellarsi alla par condicio è una finzione poggiata su un’azione subdola che vuole fare prevalere l’interesse di un’impresa che non paga le tasse in Sicilia contro l’interesse dei siciliani di quella parte dell’Isola.
 
Sono vigenti una serie di direttive europee in materia di inquinamento ambientale, recepite dalla legislazione nazionale e da quella regionale. Esse vanno rigorosamente applicate e fatte rispettare, oggi e non tra due o tre anni. L’assessore regionale al ramo e i dirigenti generali hanno l’obbligo non solo di effettuare i controlli mese per mese, ma di comunicarli all’opinione pubblica.
L’opacità e il brutto vizio di non avere dati reali rilevati momento per momento e, peggio, di non comunicarli ai cittadini, deve finire con immediatezza. Un Governo regionale che vuole acquisire meriti e consensi generali deve imporre alla sua burocrazia di osservare tempestivamente le leggi e di darne comunicazione costante alla stampa, soprattutto a quella che si occupa delle questioni di  merito.
Effettuare i controlli significa porre l’aut aut a quei soggetti che sono al di fuori dei parametri, senza guardare in faccia nessuno.

Solo questo comportamento può eliminare il sospetto di corruzione che aleggia nell’opinione pubblica quando si  chiede perché gli assessorati ei loro dirigenti si nascondano dietro il muro di gomma dell’omertà nel non comunicare i dati.
La questione che analizziamo oggi è di ordine generale. è cioè una questione di metodo. Vale a dire mettere in condizione i cittadini siciliani di sapere per evitare doppiopesismo e far rientrare nei ranghi tutti i privilegiati che in questi decenni hanno attinto a piene mani nella greppia pubblica.
L’inquinamento non è solo ambientale, ma è burocratico, sociale, politico, imprenditoriale, sindacale e così via. In altri termini, chiunque non ha al centro della propria azione i cittadini e l’interesse generale inquina, volontariamente o involontariamente, il sistema collettivo. Col risultato che anziché diffondere equità si diffonde iniquità e quindi si alimentano invidie e gelosie. Mentre è indispensabile che, per intraprendere la strada che porti la Sicilia alla media nazionale del Pil, c’è bisogno di uno sforzo corale, basato sulla parità dei competitori e sulla selezione dei più meritevoli.