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L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Tag Sarkozy

Apr
09
2011
L’accordo tecnico fra Maroni e il suo collega Habib Essid di mercoledì 6 aprile non risolve in maniera chiara se il rubinetto sia stato chiuso, vale a dire se le forze dell’ordine tunisine impediranno le partenze e se la vasca si svuoti, cioè se il Paese nordafricano si riprenderà i propri cittadini emigrati illegalmente, non quattro al giorno.
Forse il problema è risolto per quanto riguarda la Tunisia, non lo è per quanto riguarda la Libia, ove in attesa che le due parti (Gheddafi e ribelli) trovino una soluzione, le mafie locali continuano a lucrare, facendo partire carne umana che spesso naufraga, creando centinaia di morti.
A chi fa questo sporco lavoro non importa per niente che i clandestini arrivino a Lampedusa, tanto loro hanno già incassato il pedaggio. E non importa neanche fornire barconi sufficientemente funzionanti per percorrere il mare anche in tempesta per qualche centinaia di miglia marine. Le mafie non hanno codice, quello che conta è portare a casa il massimo profitto.

L’Europa e l’Italia devono porsi la questione umanitaria. Essa non riguarda più l’accoglienza a Lampedusa o in altre parti, bensì evitare che si verifichino ulteriori naufragi con la perdita di tantissime vite umane. In altri termini, l’Ue deve proteggere questi poveracci, anche contro la giusta voglia di evadere dai loro Paesi d’origine, per giunta ponendo ad un rischio mortale la propria vita.
Ma in cosa dovrebbe consistere l’azione umanitaria a protezione della vita dei profughi? Nel predisporre un pattugliamento nelle acque internazionali, al limite con quelle libiche, in modo da soccorrere tempestivamente gli emigranti, accoglierli sulle navi, rifocillarli, fornire loro indumenti, dopo di che farli ritornare sui loro barconi per percorrere le poche miglia che li separano dai loro Paesi e ritornare nei luoghi di partenza.
Con questa operazione verrebbero salvaguardate le loro vite e si costituirebbe un valido deterrente contro nuove partenze, perché sapendo di non potere bucare la rete dei pattugliatori italiani, nessuno avrebbe la convenienza di spendere soldi per una strada senza speranza. Naturalmente, l’Italia dovrebbe tentare di coinvolgere gli altri partner europei per effettuare un cordone sanitario di pattugliamento, utile per salvare la vita a tante persone.
 
La legge del mare prevede l’obbligo di prestare soccorso, ma non quello di portare chi ne abbia bisogno sul proprio territorio nazionale. Tant’è che Malta ha adottato il provvedimento di aiuto, ma non ha consentito a nessuno di sbarcare sull’Isola dei Cavalieri.
Nei prossimi giorni ci sarà l’incontro tra Sarkozy e Berlusconi per discutere del decreto italiano che consente il rilascio di un permesso di soggiorno temporaneo di sei mesi rinnovabile per altrettanti sei mesi, che consente ai beneficiari di potere circolare liberamente nei 25 Stati aderenti all’area di Schengen. Sarkozy intende mettere in atto ogni azione ostruzionistica per impedire a chi possieda tale permesso di andare in Francia. Può trattarsi di una mossa politica, perché il presidente francese ha quella spina nel fianco che è il Front National di Marine Le Pen. In ogni caso, la questione non può essere risolta con la violazione del trattato di Schengen.

Anche gli altri Paesi, pur non avendolo detto a chiare lettere, si preparano a sbarrare l’ingresso di questi clandestini a casa propria. Per utilizzare il permesso, il governo Berlusconi dovrà mettere in atto tutta la sua diplomazia, a cominciare dal ministro Frattini, in modo da tentare l’inizio dello svuotamento della vasca che consenta di eliminare le tendopoli e gli accampamenti provvisori, che dal punto di vista umanitario certamente non sono il meglio cui si possa pensare.
La stranezza di tutta questa vicenda è che il ministro Maroni aveva previsto quest’ondata di clandestini molte settimane fa, ma non ha messo in atto i provvedimenti che abbiamo elencato prima con la necessaria tempestività per evitare ciò che tutti hanno visto.
Questa lentezza nella reazione denota che il Governo non ha un sistema nervoso attivo e pronto a reagire quando vi sono situazioni di emergenza. Si comportò diversamente nel caso del terremoto dell’Aquila per sistemare i terremotati. Se avesse fatto alla stessa maniera, ora, questi 20 mila poveretti non sarebbero mai sbarcati a Lampedusa, trascinando nel caos quella popolazione che sta leccandosi le ferite.