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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Tag Singapore

Lug
27
2010
Singapore è uno Stato insulare costituito da 63 isole con una superficie di poco più di 600 km quadrati e una popolazione di circa 5 milioni di abitanti, posto sulla punta meridionale della penisola malese.
La Repubblica di Singapore è diventata indipendente il 9 agosto del 1965 dopo essere stata federata con la Malesia per i due anni precedenti. Autore della rinascita politica ed economica della nuova Singapore è stato Lee Kuan Yew, laureato a Cambridge, che vinse le elezioni del 1959 guidando il Partito d’azione popolare. Diventato primo ministro, ha trasformato uno Stato quasi tribale in uno Stato modernissimo, in soli 45 anni.
Nel 2009 il Pil di quel Paese è stato di 257 miliardi di dollari di Singapore, pari a circa 142 miliardi di euro e nel 2010 è prevista una crescita del 14 per cento.
Il cuore della potente macchina che fa crescere vorticosamente l’economia è la Pubblica amministrazione, nella quale il fondatore ha inserito un metodo di selezione dei talenti a cominciare dai ragazzi di 10 anni.

I giovani talenti vengono selezionati e inseriti in un percorso formativo che si completa con laurea e master in giro in diverse parti del mondo, per cui quando essi ritornano apportano all’organizzazione dello Stato e dell’economia grande innovazione ed efficienza, che consente di migliorare rapidamente le performance.
Lee Kuan Yew è stato al potere per 31 anni. Pur essendo considerato il padre della patria dette spontanee dimissioni e, in base a una riforma costituzionale, il successore Goh Chok Tong, fu eletto nel 1993 con il sistema presidenziale. Oggi è presidente Sellapan Ramanatan, eletto nell’agosto del 1999 e successivamente confermato.
A Singapore l’economia è molto sviluppata nei settori dell’elettronica e della finanza, mentre l’agricoltura ha un’importanza minima. La politica del premier ha fortemente incentivato gli investimenti stranieri, che hanno insediato industrie chimiche, di raffinazione e farmaceutiche. Il Paese, sito nell’Oceano Indiano, è al centro di traffici commerciali intensi per favorire i quali esso è una sorta di grande zona franca: possono entrare semilavorati e uscire prodotti finiti senza imposte.
 
L’inno nazionale di Singapore è Majulah Singapura (Avanti Sigapore). Vorremmo urlare, parimenti: Avanti, Sicilia.
Ci chiediamo, i lettori non ce ne vogliano per la noiosa ripetizione, che cosa abbiamo, noi siciliani, meno di un popolo multietnico come quello di Singapore - composto in maggioranza da cinesi, ma anche da malesi e indiani - per cui non abbiamo avuto nello stesso periodo (45 anni) un pari sviluppo pur essendo partiti da una soglia ben più alta di quella dell’ex colonia inglese.
Fra Singapore e la Sicilia vi sono almeno due dati in comune: ambedue sono isole, ambedue hanno 5 milioni di abitanti. Mentre l’isola orientale viveva in uno stato primordiale fino a 45 anni fa, la Sicilia ha un passato luminoso il cui periodo eccelso fu quello federiciano. Quell’isola non ha beni culturali come la nostra, ma ha un popolo che lavora intensamente con efficienza e professionalità. Potremmo citare molti dati che differenziano le due isole (anche la Sicilia è circondata da 15 di esse).

Il Pil della Sicilia è di poco più della metà, attestandosi sugli 85 miliardi di euro contro i 142 di Singapore. La nostra disoccupazione è oltre il 15 per cento, là inferiore al 3 per cento. La capacità di attrarre investimenti da noi è molto vicina allo zero perché non abbiamo condizioni competitive, dal momento che la macchina pubblica ostruisce anziché agevolare. Qui da noi il ceto politico, anziché occuparsi di realizzare un alto progetto di sviluppo, amplifica con un insano clientelismo gli organici della Pubblica amministrazione.
Se possiamo permetterci un sommesso suggerimento, vorremmo consigliare al presidente dei siciliani, Raffaele Lombardo, di mandare a scuola a Singapore i più alti vertici delle Regione, parecchi suoi assessori e suggerire al presidente dell’Ars, Francesco Cascio, di organizzare una delegazione di parlamentari che risiedano a Singapore per almeno un mese, per capire come si fà.
Non c’è da inventare nulla, basta copiare processi di sviluppo virtuosi che altri hanno realizzato, come regioni europee (Baviera, Catalogna e Lorena) che hanno ribaltato il loro stato sociale ed economico.