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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Tag Steve Jobs

Ott
14
2011
Rembrandt Harmenszoon van Rijn (1606-1669) vedeva le cose che altri non vedevano e le riproduceva sulle sue tele. Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791) sentiva una musica che altri non sentivano e la riportava sul pentagramma. Steve Jobs, il cui vero nome era Steven Paul, figlio di un siriano e di un’americana, percepiva una realtà che altri non sognavano nemmeno. Tutti e tre sono stati dei geni ordinari, perché per loro l’invenzione, ciascuno nel proprio settore, era un fatto ordinario.
Né loro né altri hanno mai inventato nulla, né altri ancora inventeranno qualche cosa, perché in questo piccolo mondo, nella nostra realtà, tutto esiste. Siamo noi, uomini, che non vediamo e non comprendiamo quello che c’è. A questo servono i geni normali, i sensitivi, gli intuitivi: a capire l’esistente quando gli altri non lo capiscono nemmeno e a trasformarlo in attività o cose che servono all’umanità e ad ogni singola persona.

In soli 56 anni, di cui gli ultimi sette trascorsi lottando con un male difficile da combattere, Jobs ha realizzato prodotti a raffica, assolutamente innovativi, che fanno progredire la civiltà  e le persone forse di un secolo.
Non era ingegnere, non era informatico, non era matematico, era un uomo normale che vedeva laddove gli altri non vedevano, con una sorta di cannocchiale “magico” capace di oltrepassare la corte di realtà di tutti i giorni.
È stato un grande uomo fino all’ultimo: ha sistemato la sua successione nell’azienda da lui inventata, ha dettato la sua biografia, ha accantonato una serie di nuove invenzioni già pronte per essere trasformate in fatturato nei prossimi quattro anni. Ha accumulato un patrimonio di oltre sette miliardi di dollari, destinandone una parte non trascurabile all’attività filantropica, come peraltro ha fatto Bill Gates con la sua Fondazione Bill & Melinda Gates, alla quale ha destinato miliardi di dollari.
C’è questo di bello nel sistema americano: che incoraggia i propri cittadini alla donazione, dando loro in premio uno sgravio fiscale non rilevante ma che ha il significato di un riconoscimento. Qualcosa di simile la fa lo Stato italiano, ma è troppo poco per emulare quei big statunitensi.
 
L’ultimo prodotto immesso sul mercato si chiama Iphone 4S, che ha raccolto immediatamente ordini per 76,2 miliardi di dollari in tutto il mondo: una cifra impressionante che premia chi ha capito un bisogno di mercato che altri non avevano capito.
Anche in questo comportamento c’è l’intuito di una persona. Scoprire il bisogno di mercato che non si è ancora manifestato e dargli una risposta con un servizio o un prodotto che diventa immediatamente leader e che difficilmente, anche nel tempo, la concorrenza potrà scalzare.
Ce n’è un’altra, novità, in preparazione, dopo quella di dare addio alla tastiera e di comandare il terminale attraverso il touchscreen e, cioè, dare i comandi a viva voce, con un software che funzioni diversamente da altri, che in atto esistono ma hanno modesti risultati.

Iphone e Ipad si vendono a un prezzo molto superiore al valore fisico dei propri componenti e del relativo montaggio e collaudo. La differenza fra la parte fisica e il medesimo prezzo ripaga l’invenzione, cioè riconosce il valore aggiunto di quel bene immateriale che è l’innovazione. Ecco perché nei mercati tradizionali e depressi il grande sforzo dell’imprenditoria, supportata da istituzioni moderne, efficienti e organizzate, dovrebbe indirizzarsi verso le novità. Sono proprio i beni immateriali che danno valore aggiunto. I prodotti tradizionali danno pochi margini e saturazione del mercato.
Jobs ha lasciato la vita con un rammarico. Avere frequentato poco i propri figli e non avere esercitato adeguatamente la funzione di padre. è sicuramente una pecca che però si può parzialmente perdonare ad un uomo che ha dato esempi di capacità, seppure fosse irascibile e intrattabile e si comportasse, nella sua azienda, quasi come un tiranno. Ma un nobile tiranno, intelligente e comprensivo con chi aveva capacità da mettere al servizio dell’azienda.
Non scriviamo di Jobs perché era straordinario, ma perché è stato un esempio  per l’umanità. Da imitare.