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L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Tag Tirrenia

Ago
26
2010
È veramente un cattivo esempio, dopo 64 anni di malgoverno, sentire che ancora oggi la Regione intende violare la Legge pur di assumere dei dipendenti senza che la loro professionalità sia stata validata da concorsi pubblici, ai sensi dell’art. 97 della Costituzione.
Se così facesse la Regione commetterebbe anche una violazione del principio etico di equità sociale, in cima a ogni azione pubblica, e del principio economico di concorrenza. I due principi prevedono che tutti i siciliani debbano avere pari opportunità. Non vi possono essere siciliani più siciliani degli altri. In altre parole, non vi possono essere i raccomandati da un becero ceto politico, entrati nella Pubblica amministrazione, e gli altri rimasti fuori non perché sono incapaci, ma perché è stata loro negata la possibilità di competere ad armi pari in pubblici concorsi.
Il presidente dei siciliani, Raffaele Lombardo, è presidente di tutti i siciliani, anche se è stato eletto dal 65 per cento dei votanti. Non può e non deve continuare a mantenere il privilegio di chi è stato raccomandato e tenere fuori dalla Pa regionale e locale tanti altri bravi siciliani che, vincendo i concorsi, potrebbero andare a occupare posizioni oggi indebitamente occupate da altri.

Abbiamo espresso più volte solidarietà umana a tanti siciliani che, da anni o da decenni, si trovano nelle Pubbliche amministrazioni senza un contratto a tempo indeterminato. Ma nessuno li ha obbligati a entrarvi, né nessuno obbliga un siciliano a fare il precario.
Si dirà: non c’è lavoro e dunque si è costretti a fare ressa davanti alle segreterie dei cattivi uomini politici che promettono uno straccio di indennità pubblica. Si tratta di una pura falsità, che nessuno fino a oggi ci ha smentito in anni e anni in cui lo scriviamo. La verità è che in Sicilia vi sono decine di migliaia di opportunità di lavoro, ma solo per i competenti e coloro che possiedono professionalità.
Poi, la Regione dovrebbe spiegare ai siciliani in base a quale Piano industriale ha determinato in 15.600 i propri dipendenti contro i poco più di 3.200 della Regione Lombardia. Trascuriamo, ovviamente, la bufala che la Sicilia fa molte più cose della Lombardia.
 
La Legge 42/09 sul federalismo e i quattro decreti legislativi di attuazione (Demanio, Costi standard, Fabbisogni standard, Autonomie locali) stanno stringendo il collare sulle amministrazioni viziose e, nel calcolo dei fabbisogni, peserà anche il personale. Dal 2012 scattano gli standard per gli Enti locali, ma già dal 2011 il forte taglio alle Regioni della legge 122/10 (Manovra) costringerà quelle viziose a ridurre la deleteria spesa corrente.
Vi è poi lo scandalo delle partecipate, che l’assessore regionale all’Economia, Michele Cimino, sta tentando faticosamente e con ogni mezzo di ridurre o abolire. Col decreto firmato, ma non ancora pubblicato sulla Gurs, la riduzione è da 30 a 14. Cimino ha annunciato la cessione della quota Irfis e questo è un errore, perché essa dovrebbe essere scambiata in parte con la quota di Unicredit per formare il Mediocredito regionale.

Abbiamo appreso con soddisfazione che Fintecna ha annullato la gara per la cessione di Tirrenia e Siremar alla Mediterranea holding, un’operazione al di fuori dei compiti istituzionali della Regione che si deve preoccupare di mobilitare le risorse per fare sviluppo, affidato a imprese regionali, italiane o internazionali.
La notizia che l’Ars stia discutendo un ddl per assumere i parenti delle vittime del nubifragio del messinese è stupefacente, prima perché si presume che tali parenti siano disoccupati, e secondo perché è un vizio cronico quello di pensare che la Pubblica amministrazione debba essere considerata un ammortizzatore sociale. Sappiamo che è scomodo farsi il nodo della cravatta con la proboscide di un elefante, ma tentare di far entrare dalla finestra quello che non entra dalla porta è altrettanto scomodo. Piuttosto che far diventare precari altri siciliani, se inabili al lavoro, si dia loro un’indennità qualsivoglia e li si lasci a casa. Oppure la Regione faccia opportuni investimenti per sistemare il territorio, obbligando le imprese ad assumere tali parenti delle vittime. Insomma, si deve cambiare mentalità: dall’assistenzialismo alla produttività e alla ricchezza per i capaci.
Ago
20
2010
In vernacolo si dice quando una persona scampa un pericolo: è uscita da sotto un tram. Parafrasando, possiamo dire che Raffaele Lombardo, presidente della Regione siciliana, è uscito da  sotto una nave.
I quotidiani regionali hanno riportato la sua ira perché Fintecna ha rinunziato all’offerta di Mediterranea Holding, di cui la Regione è azionista di riferimento col 37%, per l’acquisizione della Tirrenia.
Conoscendo il personaggio, siamo convinti che non si fa mai prendere dall’ira, ma che ragiona sempre a mente fredda. Avrà capito che la rinunzia (per inadempienza della Mediterranea Holding che non si è presentata alla firma del contratto di acquisizione) l’ha fatto scampare dal grave pericolo di imbarcarsi in un’avventura che poteva portare alla Sicilia solo danni. Non si capisce, infatti, come una Regione che ha un debito di 4,5 miliardi di euro, inchiodata da ammortizzatori sociali, con il Pil rispetto a quello nazionale in calo dal 1980 di oltre mezzo punto, poteva mettersi sulla schiena un baraccone pubblico.

Definirlo baraccone è poco. Si tratta, infatti, di un’altra figlia di governi clientelari che hanno ripetuto con Tirrenia quanto avevano fatto con Alitalia. Un baraccone elefantiaco, che pagava super stipendi, con un eccesso di personale (2.200 dipendenti, il cui costo è superiore del 24,6% a quello dei concorrenti privati), assunto in modo clientelare, con un fatturato di appena 250 milioni di euro, che ha prodotto debiti per 700 milioni. Questo, nonostante abbia ricevuto contributi pubblici per 1,2 miliardi.
Con questa gravissima situazione, quale poteva essere l’interesse della Regione ad imbarcarsi sulla Tirrenia? Lombardo non ha spiegato una sola ragione di convenienza ed economicità per un’operazione di tal genere, citando invece ragioni storiche (Florio), la sede sociale a Palermo (ma se non produce utili, non produce imposte) e, ultimo argomento, i cantieri di Palermo avrebbero ricevuto commesse per manutenzione. Quest’ultima è risibile perché, delle due l’una: o i cantieri di Palermo sono competitivi a livello internazionale (in questo caso avrebbero comunque ricevuto le commesse); oppure non sono competitivi e in questo caso non meriterebbero comunque le commesse.
 
Per fortuna della Regione, e di Lombardo,  l’affare è andato a monte e vane sono tutte le minacce di eventuali ricorsi che si assopiscono nel caldo agostano. Così si liberano energie affinché il Presidente possa dedicarsi allo sviluppo dell’economia siciliana e alla creazione di 100 mila nuove opportunità di lavoro, col che dare sfogo a precari e disoccupati siciliani: quest’ultimi non hanno avuto il privilegio  di essere stati chiamati direttamente mediante la raccomandazione.
Dispiace il continuo teatrino palermitano nel quale Lombardo progetta la formazione del suo quarto esecutivo, mentre il suo maggiore alleato, Gianfranco Micciché, dice che le cose come stanno vanno bene e non meritano di essere modificate.
Un teatrino gravissimo, mentre la legge 122/10, entrata in vigore il 31 luglio scorso, impone una manovra durissima alla Regione ed ai Comuni siciliani.

Sosteniamo in pieno Lombardo nel suo programma di abrogare la legge 9/86 relativa alle attuali Province istituite in modo incostituzionale, in quanto violano l’art. 15 dello Statuto siciliano (legge di rango costituzionale). E lo sosteniamo, perché tale legge venga sostituita con un’altra che deleghi ai Comuni la costituzione dei Consorzi per la gestione dei servizi territoriali.
Lo sosterremo ancor di più se vorrà aprire il contenzioso dinnanzi alla Corte costituzionale e alla Corte di giustizia Ue, per la riattivazione dell’Alta Corte (art. 24 dello Statuto), senza la quale sono state compiute vessazioni di ogni genere nei confronti della nostra Isola.
I precari sono in festa, perché il Consiglio di Stato, con decisione n. 4495/2010, ha stabilito che i soggetti che abbiano svolto rapporti a tempo determinato con la propria amministrazione, possono essere assunti a tempo indeterminato, in deroga all’obbligo costituzionale del concorso pubblico previsto dall’art. 97. Il presidente dei siciliani non segua la strada facile di stabilizzare i precari, perché così vìola il principio di eguaglianza tra tutti i cittadini, previsto dall’art. 3 della Costituzione: i precari verrebbero assunti, mentre i disoccupati resterebbero fuori dalla porta. Un’iniquità stridente ed indigesta, da evitare ad ogni costo.