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L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Tag Trasparenza

Mag
07
2011
Il presidente della Regione, Raffaele Lombardo, e l’assessore al ramo, Caterina Chinnici, stanno spendendo risorse pubbliche per comunicare ai siciliani, mediante pagine su alcuni quotidiani, scelti violando l’articolo 97 della Costituzione sul buon andamento e l’imparzialità e l’articolo 23 bis della legge 133/08 sull’economicità e sulla parità di trattamento della Pubblica amministrazione. La legge regionale sulla trasparenza, così com’è, è un bluff vero e proprio e, come è nostro costume, lo scriviamo senza giri di parole, spiegandovi il perchè.
In primo luogo si tratta di una norma cornice che non ha alcun effetto per i siciliani. Per assumere qualche operatività dovranno essere pubblicati decreti e regolamenti attuativi, cosa che, coi tempi che corrono, prenderanno mesi se non anni.
In secondo luogo, la legge non prevede tempi certi per la sua attuazione, come invece ha fatto puntualmente il decreto legislativo n. 235/2010, detto Cad 2.
In terzo luogo non è stato inserito il meccanismo premi/sanzioni relativo a dirigenti e dipendenti e cioè il valore del merito o del demerito.

Le tre omissioni prima descritte faranno fallire miseramente questa legge, che è stata approvata così - priva di contenuti effettivi - proprio per renderla inattuabile. Se avesse inciso sul sistema della Pubblica amministrazione, la corporazione dei dirigenti e dei dipendenti regionali avrebbe fatto in modo che essa non venisse approvata.
Vanno aggiunte altre osservazioni che ci sono state fatte da Francesco Beltrame, presidente dell’Ente nazionale per la digitalizzazione della pubblica amministrazione (DigitPA), che si possono leggere nel forum pubblicato nelle pagine interne.
Vi è un quadro normativo che stringe la Pa in una morsa e comincia a costringerla a fare il proprio dovere. Precisamente: 1. La legge n. 196/99 sulla Contabilità di Stato, che passa dai capitoli al full cost; 2. La legge n. 203/08 che istituisce le performance e i dividendi di efficienza; 3. Il Dlgs n. 150/10, detto riforma Brunetta, che trasforma i dividendi di efficienza in tre fasce; 4. Il già citato Dlgs 235/10 che contiene il nuovo Cad. Dall’insieme delle norme citate doveva essere preso spunto per redigere il testo di questa cosiddetta legge sulla trasparenza. Non ve ne è traccia.
 
L’assessore Chinnici dovrebbe dire all’opinione pubblica perchè non ha controllato se i 390 Comuni, affidati alle sue cure, abbiano o meno attivato la Pec nel protocollo e in tutti gli uffici interni, obbligatoriamente in funzione dal 25 aprile scorso.
Dovrebbe anche informare se ha messo in atto percorsi formativi per dirigenti e dipendenti atti a realizzare tempestivamente le norme nazionali più che l’inutile canovaccio di questa norma, da cui non traspare nulla.
Dovrebbe anche informare se e quali provvedimenti abbia preso nei confronti dei Comuni inadempienti, che continuano illegittimamente a usare procedure fuori legge facendo uso di carta anziché di files. Dovrebbe ancora informare l’opinione pubblica se ha inviato gli ispettori o i commissari ad acta negli uffici della Regione e dei Comuni per accertare le violazioni delle leggi di cui sopra.
Dispiace fare queste fotografie che sottoponiamo all’opinione pubblica, ancora di più perchè l’assessore è un esimio magistrato degno di fede e di prestigio. Ma qui non discutiamo nè la persona, nè il professionista, bensì il responsabile istituzionale che non fa il proprio dovere.

Paradossalmente, la mastodontica macchina dello Stato si sta innovando, anche con l’approvazione delle leggi sul federalismo che aiutano collateralmente la modernizzazione dello Stato. Mentre la nostra Regione, che dovrebbe essere la prima per innovazione, continua a fare la Cenerentola ignorando, per incapacità dei suoi rappresentanti politici e burocratici, il mondo dell’Ict (Information and communication technology).
Come può diventare competitiva una Regione lentissima di fronte ad altre che corrono? La lentezza sta nel disbrigo delle procedure burocratiche di ogni iniziativa pubblica e privata, alla quale molti dirigenti regionali, sadici o ignavi, hanno il gusto di dire sempre di no. Di fronte ai “signor no” gli assessori restano anch’essi pavidi e ignavi, mentre potrebbero scegliere, tra i duemila dirigenti, quelli bravi, volenterosi e capaci che, invece, vengono emarginati.
Ott
14
2010
Qualche sera fa sono stato speaker in un incontro, ospite il sindaco di Catania, Raffaele Stancanelli, e il deputato Giovanni Barbagallo (Pd).
Non entro nel merito della materia trattata, oggetto di altro servizio già pubblicato mercoledi 29 settembre. Ma è emerso un dato, comune a quasi tutti i sindaci siciliani, ed è la lamentela della scarsa educazione dei cittadini. È impossibile, sostengono i sindaci, controllare tutto il territorio, minuto per minuto e centimetro per centimetro. Vero, ma da questo estremo non si può giustificare l’altro e cioè che non si esercita nessun controllo sistematico nè dei cittadini, nè dei servizi prodotti dall’amministrazione, nè del territorio.
C’è una via di mezzo, che è quella del buon senso, secondo la quale ogni sindaco deve mettere in campo tutte le risorse che ha per far funzionare la sua macchina amministrativa e per fare in modo che i bravi cittadini, in maggioranza, vengano tutelati dai cattivi cittadini maleducati e fetenti. Vi è poi un altro aspetto che non va sottovalutato dalle amministrazioni comunali: riguarda la corruzione. Una battuta riferisce “quel dirigente aveva le mani pulite: portava i guanti quando prendeva le buste”.

Per evitare la corruzione dentro le amministrazioni comunali, è indispensabile che vi sia trasparenza, di modo che tutti i cittadini possano controllare. La trasparenza come si estrinseca? Attraverso il portale  web nel quale vengano scritti giorno per giorno tutti gli atti deliberativi e amministrativi di Giunta e Consiglio nonchè tutte le direttive dei dirigenti.
La trasparenza si attua anche inserendo tutti i servizi nello stesso portale e consentendo ai cittadini di farne richiesta dal proprio desk. Si eviterebbe così quella becera imposizione di dipendenti che chiedono la presenza fisica dei cittadini presso i loro sportelli, esercitando una sorta di sudditanza fisica e psicologica, secondo la quale questi ultimi sono sempre tenuti a rendere conto o a dimostrare.
La legge 69/2009 ha previsto (art. 33 e seguenti) la delega al Governo per modificare il Codice dell’amministrazione digitale, già approvato in prima battuta dal Cdm del 19 febbraio. In esso si sancisce il dovere per la Pubblica amministrazione di non richiedere al cittadino documenti che la Pa ha già al suo interno con delle sanzioni per le Pa inadempienti. Ma dirigenti e dipendenti pubblici fanno orecchie da mercante.
 
I burocrati continuano a vessare i cittadini, chiedendo loro di recarsi in questo o quello ufficio, a presentare questo o quel documento.
Comprendiamo che ribaltare la vecchia mentalità, che dura da oltre sessant’anni, sia molto difficile. Ma è un’esigenza indifferibile. Per accelerare questo processo di cambiamento è indispensabile mettere in atto tutti i controlli effettivi e non formali previsti da chi ha competenze professionali in materia di organizzazione aziendale.
Non è accettabile che il corpo dei Vigili urbani di Catania, o di Palermo, tenga due terzi dei propri dipendenti dietro le scrivanie a non fare l’attività per cui sono stati assunti. I Vigili urbani devono controllare il territorio in modo sistematico, anche aiutati da una rete di telecamere installate in posti sensibili, in modo da avere sottocchio tutti i quartieri della città.
Quando si verifica un’anomalia, un pericolo, un reato, il corpo della Polizia municipale dovrebbe avere dieci squadre di pronto intervento che si catapultano sul luogo dove si è manifestato il pericolo. Ovviamente parliamo di vigili addestrati in ogni senso per rendere efficace la propria azione.

Il Federalismo accorcia la distanza tra i cittadini ed il sindaco, perchè dà la facoltà all’amministrazione di modulare le addizionali alle imposte nazionali in relazione alle proprie esigenze di bilancio. Cosicchè, se il sindaco le aumenterà, dovrà spiegare che i relativi introiti sono ben spesi. Il Federalismo prevede anche che una quota dell’Iva, cioè l’imposta sui consumi, vada ai Comuni, non solo, ma stabilisce premi per quelle amministrazioni locali che snidino gli evasori, prevedendo a loro favore una percentuale, sull’ammontare incassato, del 30 per cento.
Il complesso di operazioni prima descritte hanno lo scopo di responsabilizzare i sindaci, i quali ancor più saranno coloro ai quali i cittadini si rivolgeranno nel bene e nel male. Solo che ora, con la diminuzione delle risorse finanziarie, i primi cittadini non potranno più scambiare il voto col favore, ma saranno costretti a chiedere il consenso sulla base della buona amministrazione e di ottimi servizi prestati.
Giu
01
2010
Il Presidente della Repubblica ha firmato il decreto legge sulla manovra finanziaria 2011-2012, che entro 60 giorni dovrà essere convertito in legge dalle Camere. Abbiamo manifestato le nostre osservazioni sulla pochezza di detta manovra perché è più un’operazione di maquillage che non di tagli definitivi dell’enorme e inutile spesa pubblica.
Il Governo ha scelto di fare la muina perché, se volesse veramente scoprire gli evasori fiscali e contributivi che si annidano soprattutto nel Mezzogiorno, perderebbe una parte del consenso elettorale essenziale alla sua sopravvivenza. La lotta all’evasione, che fanno meritevolmente Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza, deve basarsi in via principale sulle strade del denaro, così come aveva intuitivamente cominciato a fare il prefetto Dalla Chiesa, quando iniziò le indagini vere sulla mafia a Palermo. Tremonti ha abbassato il livello della tracciabilità obbligatoria del denaro a 5.000 euro (dai 12.500), ma avrebbe dovuto ulteriormente portarlo a 1.000 euro perché non si vede quale persona onesta usi denaro liquido per operazioni superiori a tale soglia. Per tutte le altre, coloro che non hanno nulla da nascondere, lo fanno mediante bonifico telematico o carta di credito.

L’ex ministro Visco aveva emanato una disposizione, con la quale le dichiarazioni dei redditi dei cittadini italiani potessero essere regolarmente pubblicati sui giornali di modo, che si cominciasse ad esercitare quel controllo sociale democraticamente indispensabile affinché risulti evidente a tutta la collettività il rapporto tra tenore di vita e redditi dichiarati. A fronte di questa disposizione esiste la Legge 133/08 (art. 42, comma 1 bis) secondo la quale “la consultazione degli elenchi presso l’ufficio delle imposte e presso i Comuni... può avvenire anche mediante utilizzo delle reti di comunicazione elettronica”.
Ma nonostante tali norme il ministro dell’Economia ha di fatto bloccato illegittimamente tale forma di trasparenza con la conseguenza che noi abbiamo chiesto ripetutamente alla direzione regionale dell’Agenzia delle Entrate gli elenchi delle dichiarazioni dei redditi delle persone fisiche, con importi superiori a 100 mila euro per ogni provincia, ma ci sono stati negati ripetutamente.
 
Il dovere prima del diritto. Io ho il dovere di pagare le tasse. Dopo posso chiedere se anche tu le paghi. E siccome io le pago, ti chiedo, cortese cittadino, se anche tu compi parimenti il tuo dovere. Se non lo facessi, saresti un parassita della collettività, nel senso che usufruisci dei servizi pubblici (magari scadenti) ma non contribuisci al loro costo. E questo è molto male perché la moltitudine di evasori crea quell’enorme ammanco di entrate, ormai stimate universalmente in 120 miliardi di euro, che potrebbero raddrizzare la sfasciata barca della finanza pubblica.
L’evasione ha una sua precisa copertura politica perché c’è chi guadagna dal suffragio dei cattivi cittadini. Non ci riferiamo ovviamente alla criminalità organizzata perché è ovvio che da quella parte non ci possiamo aspettare introiti, ci riferiamo a quell’enorme massa di imprese, professionisti, artigiani e altri che dichiarano redditi spesso inferiori a quelli dei propri  dipendenti.

Vi è poi un’altra categoria di cittadini che non paga le tasse, vale a dire coloro che ricevono indennità di ogni genere e tipo e che si guardano bene dal cumulare in un’unica dichiarazione. Ciascuna indennità spesso si trova nella cosiddetta no tax area ma se tali introiti si cumulassero dovrebbero scontare imposte.
L’elenco degli evasori non finisce qua. Vi è una categoria che evade per legge. Si tratta dei parlamentari nazionali e regionali per i quali è consentita una notevole evasione fiscale consistente nel non portare a reddito una parte dei loro proventi sotto forme diverse (rimborsi, indennità, vitalizi e altri).
Come può la classe politica fare la lotta all’evasione fiscale se per prima evade, seppure col timbro di una apposita legge da loro stessi votata? Si tratta di una vergogna nazionale che i giornali non mettono in evidenza. Chiunque percepisca redditi a qualunque titolo non può avere il privilegio di averne tassata solo una parte. I redditi sono redditi, qualunque ne sia la fonte e vanno assoggettati comunque a imposta secondo l’articolo 53 della Costituzione. Oppure, sono tutti uguali, ma c’è qualcuno più uguale degli altri.
Mar
09
2010
La corruzione nella res pubblica è un’ulteriore tassa sui cittadini perchè consente l’indebito arricchimento di quanti violano le regole con l’aggravante di evadere le imposte.
Quanto precede genera una grande iniquità e rende privilegiate categorie di cittadini, che violano ripetutamente la legge, senza essere messi tempestivamente in galera. Anche quando sono raggiunti da provvedimenti cautelari, i loro avvocati seguono la tattica di prolungare al massimo i tempi, in modo che l’opinione pubblica dimentichi e sia più facile ottenere sentenze clementi.
Sappiamo che i giudici si regolano in base ai documenti processuali e non agli articoli dei giornali nè ai dibattiti televisivi. Tuttavia questi ultimi possono influenzare coloro che sono chiamati a emettere sentenze, perché la pressione dell’opinione pubblica pesa.
La corruzione non è solo quella costituita da mazzette, ma dall’insieme di favori necessari per ottenere questo o quel provvedimento amministrativo, questa o quella nomina, questo o quella onorificenza o titolo onorifico.
Perfino per diventare cavaliere della Repubblica si cerca la raccomandazione. L’ex ministro della Giustizia, Clemente Mastella, trovato con le mani nella marmellata per avere raccomandato oltre seicento clientes, sbottò indignato: “Ma che volete, erano dei poveracci che avevano bisogno”. Un modo esplicito che dimostra lo scambio fra voto e favore.

La corruzione si combatte in modo preventivo e repressivo. Bisogna essere grati a Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza per l’enorme mole di lavoro che svolgono, mirato alla scoperta di ladri e dipendenti indegni. Tuttavia non si può pensare di avere un investigatore per ciascuno dei 3,6 milioni di dipendenti pubblici, nè tanti agenti per quanti imprenditori vincono gare d’appalto per la fornitura di beni e servizi. Occorre un’azione preventiva, quella che si chiama diffusione della cultura dell’onestà. Perchè tale diffusione vi sia, è necessario che convenga. La convenienza, di conseguenza, deve essere palese.
 
Che ci vuole, dunque? La trasparenza, ecco quello che ci vuole. Cioè la possibilità da parte dei cittadini di controllare direttamente quanto avviene dentro i Palazzi. Siccome, però, i Palazzi sono fatti di pietre e cemento, la loro attività va riportata per intero sui siti Internet. Così facendo, in qualunque momento, ogni cittadino è in condizione di sapere cosa stiano facendo i suoi dipendenti (perchè pagati dalle imposte) e se stiano producendo in modo proporzionale a quanto percepiscono.
Trasparenza è anche la possibilità per ogni cittadino di chiedere ed ottenere un qualunque provvedimmento amministrativo per via telematica, senza bisogno di prendere autobus e metropolitane o perdere ore e ore negli uffici pubblici.
Trasparenza è un valore di interesse generale così importante, che viene ostruito e avversato da chi non vuole essere controllato. Il quale ha sempre qualcosa da nascondere. Se qualcuno vuole controllare il mio conto bancario, si accomodi pure. Non sono interessato alla privacy.

Agire alla luce del sole, ecco cosa è utile al miglioramento della moralità generale, senza della quale l’arbitrio prevale, la legge del più forte si diffonde e la ragione del più debole viene oppressa.
È inutile spendere questi concetti in conferenze e in luoghi pubblici. È inutile che tante persone dei clubs service spieghino come e perchè bisogna comportarsi bene. Ovvietà. È, invece, indispensabile che ognuno dimostri con il proprio comportamento e le proprie azioni che crede nei valori morali ed eterni e che regoli la propria vita e i propri comportamenti in rapporto a essi.
La responsabilità di ognuno di noi, verso i terzi e verso se stessi, impone di chiedere a viva voce la trasparenza degli altri, ma di essere trasparenti per primi. Predicar bene e razzolar male è un modo per non comportarsi secondo i canoni morali, che dobbiamo tenere sempre presenti sia in questa vita, che quando lo spirito abbandonerà il nostro corpo.
Mar
02
2010
È stato portato all’Assemblea regionale, commissione Affari istituzionali, il disegno di legge cosiddetto sulla trasparenza, la semplificazione, l’efficienza e l’informatizzazione della P.a. Lo stesso ddl reca disposizioni per il contrasto alla corruzione e criminalità organizzata di stampo mafioso nonché il riordino e la semplificazione della legislazione regionale. Il relatore di questo ddl  dovrebbe essere lo stesso presidente, Riccardo Minardo. Si tratta di un compito legislativio estremamente oneroso che, se sarà approvato dall’Assemblea, comporterà una piccola rivoluzione nelle procedure e nel modo di operare di dirigenti e dipendenti regionali.
A proposito dei primi, prendiamo atto della precisazione dell’assessore al ramo, Chinnici, con la quale viene stabilito che saranno nominati i vicedirigenti man mano che si esauriranno i dirigenti della terza fascia, in modo da non creare ingorghi nè oneri addizionali per il personale già esuberante rispetto alle necessità.

Il disegno di legge è carente di un aspetto che forse non è stato pensato e cioè: si manifesta vera trasparenza solo se i siciliani possono accedere telematicamente a procedure e documenti, salvo quelli personali per motivi di privacy, e ricevono una comunicazione costante dalle Pa regionale e locali sull’attuazione dei programmi, sul loro funzionamento e sull’andamento di tutta la macchina. In altri termini, solo la trasparenza consente un rapporto cristallino fra datore di lavoro sostanziale (i cittadini), e i suoi dipendenti e dirigenti pubblici. Da questo rapporto nessuno può prescindere, né è consentito di ribaltarlo facendo diventare i cittadini subordinati a dirigenti e dipendenti pubblici.
La trasparenza si ottiene mediante i siti Internet che devono essere aggiornati ogni sera in modo da consentire controllo e dialogo in tempo reale. Ogni amministrazione nomina un responsabile del sito, che va premiato se cura l’aggiornamento in tempo reale e licenziato se ritarda anche di un solo giorno. Tuttavia i siti Internet non sono sufficienti perché poco visitati dai cittadini in quanto non presentano attrattiva, tanto che non sono presenti in Audiweb. È per questo che risulta indispensabile attivare una comunicazione continua dalle amministrazioni pubbliche ai siciliani, per informarli su quanto fanno.
 
La comunicazione si effettua attraverso i quotidiani perché deve essere tempestiva e continuativa. Ecco la ragione per la quale le amministrazioni regionale e locali, che intendano rispettare veramente il principio di trasparenza, hanno il dovere ed il diritto di chiedere piena collaborazione agli editori dei quotidiani siciliani. Una collaborazione consistente appunto nell’attuazione della trasparenza anche mediante la riduzione del prezzo fino a quello di costo, tal che la comunicazione assuma caratteristiche sociali.
Questo giornale, per primo, offre la propria disponibilità in tal senso e siamo convinti che gli altri tre quotidiani regionali saranno parimenti disponibili. Ecco perché il disegno di legge in parola va integrato con apposito emendamento nel senso sopra elencato.
La seconda parte del ddl riguarda il contrasto alla corruzione nella Cosa pubblica che è più pericolosa della criminalità organizzata.

Nel testo si vede la professionalità e l’esperienza dell’assessore, che potrebbe accentuare il sistema dei controlli e soprattutto quello delle responsabilità, attivando meccanismi di decadenza del rapporto di lavoro o di recesso o rescissione dei contratti dei dirigenti interni ed esterni.
Infine la parte riguardante la semplificazione di cui si parla da decenni. Il terzo titolo del ddl è di indirizzo insieme ad una manifestazione di intenti. Si tratta di procedura mentre è indispensabile riordinare, materia per materia, l’enome coacervo di leggi regionali (piu di 3.000) nonché i provvedimenti subordinati che sembra ammontino ad altri 3.000.
La corruzione si manifesta anche per effetto di quest’enorme quantità di disposizioni, spesso in contrasto fra esse, che obbliga in qualche caso a chiedere interventi e favori. Quando tutto fila liscio ed è trasparente, la corruzione cessa perché nessuno ha bisogno di qualcuno. Va eliminato il favore dal funzionamento della Pa.