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L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Tag Triangolo Della Morte

Nov
12
2011
Avevamo avuto sentore che in prossimità del Triangolo della morte (Melilli, Priolo, Augusta), ove insiste il petrolchimico, vi fosse un arsenale di armi  e munizioni. Non credevamo alle nostre orecchie. Per questo abbiamo svolto un’inchiesta che pubblichiamo a fianco, con lo scopo di accertare la circostanza.
Le autorità della Marina militare hanno confermato che tale arsenale c’è, che è pieno di bombe, ovviamente disinnescate, e di altri armamenti. Il guaio è che l’arsenale dista appena 1,5 km dai  mega serbatoi di greggio e di raffinato, illegalmente fuori terra anziché essere interrati. Il loro interramento fa parte del piano di bonifica disposto dall’Unione europea con  spese a carico delle aziende. La stessa disposizione prevede il disinquinamento dell’area. Sono passati alcuni anni, ma ancora non c’è traccia dell’inizio dei lavori.
E intanto la situazione dell’area peggiora: CO2 e polveri sottili aumentano e inquinano l’atmosfera anche della vicina Siracusa che, ripetiamo, nel 2010 ha superato il limite di 35 volte l’anno per ben 116 volte.

Polveriera numero uno l’arsenale; polveriera numero due il petrolchimico. Vi è una terza polveriera: riguarda l’attracco di sottomarini Nato a propulsione nucleare nel contiguo porto di  Augusta. Intendiamoci: tutto è messo in sicurezza, ma nulla può contro la quarta polveriera: il rischio sismico, essendoci, com’è noto, a mare quattro faglie nel raggio di 35 chilometri.
Dobbiamo ricordare che gli esperti hanno previsto il Big One entro questo secolo, un terremoto dell’ottavo grado della scala Richter che colpirebbe la costa da Vibo Valentia a Capo Passero. Si tratta della medesima previsione che hanno fatto gli esperti della California con riguardo alla faglia di Sant’Andrea. I due territori, quello americano e quello italiano, sono stati accomunati da due precedenti terremoti, verificatisi quasi contemporaneamente nel 1906 a San Francisco e nel 1908 a Messina.
Si sa che la crosta terrestre si muove in tutta la superficie del pianeta. Si sa che tutti i vulcani sono collegati da un sistema di canalizzazione interno. L’unica difesa che ha l’uomo contro i due eventi è la prevenzione. Ma essa ancora è molto imprecisa e quindi non affidabile.
 
Le quattro polveriere, dunque.  Per mettere a salvaguardia il territorio indicato, i Governi regionali, dal dopoguerra ad oggi non hanno fatto quasi nulla. Una grave responsabilità, contro cui si scaglieranno i siciliani se si dovesse verificare una catastrofe. Non siamo menagrami, ma vorremmo che il buonsenso aiutasse a trovare soluzioni per cercare di limitare i danni quando si dovesse verificare qualcuna di  esse.
Il peggio della questione è che non solo si resta immobili di fronte a questi pericoli, ma c’è chi vorrebbe aumentare il tasso di pericolosità insediando nello stesso territorio un’altra bomba qual è il rigassificatore.
Abbiamo notizie che il competente assessorato regionale, in silenzio e in spregio a quanto scriviamo da tempo (noi non siamo ambientalisti ma guardiamo la realtà per quella che è), stia completando l’iter propedeutico al rilascio della relativa autorizzazione. Se le notizie corrispondessero alla verità sarebbe molto grave, perché significherebbe non avere alcuna considerazione di decine di migliaia di cittadini che rischiano la vita tutti i giorni e assorbono un’aria fetida e dannosa.

Abbiamo più volte sottolineato come il presidente della Regione, Lombardo, abbia ribadito il suo “no” a questo inutile impianto che produce profitti solo a chi lo installa. Fra l’altro, ricordiamo che la Sicilia raffina greggio per oltre il 40% del prodotto nazionale e ne esporta oltre lo Stretto circa la metà, col conseguente danno dell’inquinamento e la beffa delle accise che vanno allo Stato.
Lombardo ha più volte ribadito che di rigassificatori non si doveva parlare fino a quando non si fosse fatta la bonifica del territorio, per la quale è prevista una spesa di quasi un miliardo di euro. Se queste opere non sono cominciate, l’iter autorizzativo del rigassificatore va bloccato, senza sé e senza ma. Nessuno può usare la lingua biforcuta: “sì” o “no” hanno un significato preciso, ne va dell’onore di chi li pronunzia.
Onore, ecco una parola caduta in disuso se non accaparrata dalla criminalità organizzata. Ma l’onore delle persone per bene esiste e dev’essere tenuto presente in qualunque circostanza. Anche in questa.
Dic
01
2010
Sembra incredibile assistere ancora ad un comportamento tracotante del gruppo imprenditoriale Erg, associato all’anglo-olandese Shell, che vuole a tutti i costi, contro ogni interesse della Sicilia, aggravare la situazione ambientale nel Triangolo della morte (Augusta-Priolo-Melilli).
Questi colonizzatori liguri-anglo-olandesi vogliono prevaricare la volontà  del Governo regionale, per imporre un impianto di cui nessuno sente il bisogno, facendosi sponsorizzare da qualche sindacalista allocco, oltre che da qualche figura che ha un interesse privato in questa operazione, contro ogni logica, contro ogni norma di sicurezza e contro ogni convenienza economica della Sicilia.
Bisogna smetterla una volta per tutte di ritenere che noi siamo stupidi o che abbiamo l’anello al naso. Infatti, abbiamo ben chiaro il vero interesse della Sicilia e plaudiamo al ferreo sbarramento che oppongono il presidente Raffaele Lombardo, il suo assessore alle Infrastrutture, Pier Carmelo Russo e il neo assessore all’Energia, Giosuè Marino, all’installazione del rigassificatore.

Sgombriamo il campo da ogni equivoco: non abbiamo alcun pregiudizio verso i nuovi investimenti e riteniamo che la Regione debba stendere i tappeti rossi ai gruppi italiani ed esteri che volessero portare le loro imprese in Sicilia. Ma ci opponiamo alla prepotenza di imprenditori che vogliono fare il male della Sicilia, tenuto conto della situazione di grave malessere delle popolazioni che insistono nei tre comuni del Triangolo della morte.
Anzi, sarebbe opportuno che gli attuali impianti venissero messi in sicurezza e fossero modernizzati per inquinare molto di meno di come stanno facendo. Non è un caso che Siracusa abbia superato, nel 2009, per ben 302 giorni, il limite delle polveri sottili, che per legge è fissato in 35 giorni. Non è un caso che le morti per tumore in quel territorio sono quattro volte superiori alla media nazionale. Non è un caso che gli aborti terapeutici e i nati malformati superano anch’essi di quattro volte la media nazionale. Non è un caso che esiste un elenco di prescrizioni che devono essere eseguite per bonificare tutto il territorio. Non è un caso che la Corte di giustizia europea, con sua sentenza n.378/2010, ha sancito l’obbligo che chi ha inquinato deve sborsare le necessarie risorse finanziarie per disinquinare.
 
È semplicemente ridicolo che le imprese che hanno inquinato e che continuano ad inquinare non comincino le operazioni di bonifica. Un comportamento irresponsabile, peraltro non sanzionato dall’assessorato regionale al ramo, senza alcuna spiegazione. Con questa omissione dei doveri d’ufficio, l’assessore si rende colpevole oggettivamente di non avere esercitato la vigilanza e di non avere obbligato le imprese inadempienti ad ottemperare alla citata sentenza della Corte di Giustizia di Lussemburgo.
È troppo comodo continuare a raffinare il greggio, devastando l’ambiente circostante, ma portando profitti a casa. è troppo comodo macinare utili, anziché fare gli obbligatori investimenti di disinquinamento. Basta con i comodisti, con gli approfittatori, con i colonizzatori. Dire  basta grande quanto una casa. Devono capirlo una volta per tutte, lor signori,  che qui nessuno è fesso e non siamo più disponibili a subire le loro soperchierie. Se ne vadano nelle loro regioni a fare il danno che hanno fatto ad Augusta, Priolo e Melilli.

Non ci vengano più a gabellare la questione dell’occupazione da scambiare con gli investimenti. Questi ultimi debbono essere fatti con urgenza per le opere di messa in sicurezza ambientale del territorio, non per altre dannose iniziative. Non è certamente un compenso ragionevole, qualche centinaio di posti di lavoro, a fronte dell’enorme danno sulla salute di decine di migliaia di cittadini, danno che si accentua nei confronti di anziani, malati e bambini, cioè dei soggetti più deboli. La Sicilia ha diritto ad investimenti produttivi nel settore del petrolio azzurro, cioè dell’industria turistica, che non inquina, genera valore e produce occupazione in quantità nettamente superiore a quella delle raffinerie.
Per i prossimi cinquant’anni le coste dove approdano le petroliere non avranno alcuna forma di vita per il totale inquinamento delle acque. Inquinamento che si estende alle coste viciniori. Accoglieremo con soddisfazione il giorno in cui Erg e Shell metteranno in atto la loro finta minaccia: andarsene dalle loro parti e lasciare in pace quel martoriato territorio.
Ott
15
2010
È strano che i Garrone vendano il 49% della raffineria di Priolo ai russi della Lukoil, il che dimostra un disimpegno dal territorio, e contemporaneamente facciano lobbyng perché la Regione approvi il secondo rigassificatore ad un’altra società del gruppo, di cui la metà è partecipata dalla Shell.
La questione è semplice: da un canto si vuole rappresentare all’opinione pubblica che il relativo investimento chissà quanta manodopera dovrebbe assorbire, mentre alla fine si tratta forse di un centinaio di persone; secondo, che l’inserimento di questo impianto non aggravi la situazione ambientale del territorio, mentre si tratta di un’autentica bomba ad altissima pericolosità.
Vi è poi una fondamentale situazione che viene nascosta: a marzo, la Corte di giustizia europea ha confermato, con la sentenza 378/2010, il principio “chi inquina paga”, con il quale si obbligano le imprese che hanno inquinato a pagare le operazioni di bonifica. è risibile che le imprese oggi presenti tentino di far rimbalzare questa responsabilità alle precedenti, facendo finta di non sapere che quando sono subentrate hanno anche assorbito crediti e debiti.

Piuttosto, non si capisce perché il ministero dell’Ambiente, guidato dall’ottima siracusana Stefania Prestigiacomo, che conosce quindi la situazione, non faccia eseguire tempestivamente e perentoriamente la disposizione europea. Sarebbe opportuno che il ministro spiegasse i motivi di questo incomprensibile ritardo.
Vi è un’ulteriore questione, precedente all’esame della richiesta di autorizzazioni all’inutile rigassificatore, e cioè che tutto il territorio circostante all’impianto ipotizzato debba essere messo in sicurezza. Per farlo, occorreranno circa dieci anni di lavori continui e 1,2 miliardi di euro.
A ciò si aggiunga che va bonificata la rada di Augusta, per la quale sono già stati stanziati da tempo più di 850 milioni di euro. Anche in questo caso non si capisce perché il ministero dell’Ambiente e, ove competente la Regione, non proceda tempestivamente e perentoriamente a far aprire i cantieri.
 
Poi c’è la questione delle linee ferrate che attraversano la zona industriale. Esse non sono state messe in sicurezza secondo la recente normativa, e possono essere considerate un pericolo in caso d’urto con i serbatoi che dovrebbero essere interrati. Rfi dapprima voleva lavarsene le mani, ma poi non ha negato come siano indispensabili i lavori prima richiamati.
Abbiamo letto anche una dichiarazione del comandante regionale dei Vigili del fuoco, nella quale non è scritto a chiare lettere che non vi siano grandi rischi. è ora che tutti i responsabili dei diversi settori della sicurezza regionale si pronuncino a chiare lettere su questa vicenda, affinché ognuno assuma le proprie responsabilità.
In definitiva, il quesito è: si può installare un rigassificatore nelle attuali condizioni, in un territorio in stato di pericolo, senza prima compiere i lavori, elencati nelle prescrizioni scaturite dall’ultima conferenza di servizi, nonché quelle dettate dall’Ue? Attendiamo risposte limpide e solari, non quelle solite ibride e nascoste, che dicono e non dicono.

La stranezza della vicenda è che tra le venti regioni italiane, la nostra dovrebbe avere due rigassificatori, atteso che quello dell’Enel di Porto Empedocle è stato già approvato. Mentre vi sono tante altre regioni costiere che non hanno rigassificatore. Chiediamo ai Garrone perché non provano a farselo autorizzare nella “loro” Liguria. Forse perché quella Regione ha già detto di no. Oppure a farselo approvare dalla Regione Calabria, o dalla Regione Campania, che non ne possiedono.
Vi è da aggiungere che la Sicilia esporta energia sia sotto forma di raffinato nella misura del 44% di tutta la nazione, sia sotto forma di elettricità. Inoltre, attraverso il territorio siciliano passano due gasdotti, uno algerino e l’altro libico. Se proprio non c’è un settore da sviluppare qui è quello legato all’energia da fonti tradizionali, oltre a quello eolico inquinato dalla criminalità organizzata, mentre dobbiamo sostituire il fossile con il vegetale e potenziare il solare.
Stiamo con i piedi per terra, per favore, e cacciamo via le lobbies.
Apr
10
2010
La questione del rigassificatore della Ionio Gas (joint venture di Erg e Shell) di Priolo-Melilli è diventata stucchevole. In estrema sintesi si può affermare che per fare l’interesse dei petrolieri contro quelli dei siciliani di quel territorio, si vuole barattare la miseria di 140 posti di lavoro teorici ed a regime con la salute di sessanta mila cittadini dei tre comuni del Triangolo della morte (Priolo-Melilli-Augusta), nonché con i circa 120 mila cittadini di Siracusa, letteralmente gassati dalle PM10, che hanno superato il limite canonico di 35 volte per portarlo al limite stratosferico di 623 volte solo negli ultimi due anni.
La muina dei Garrone, che continuano a dire di volersi disimpegnare e ritirare dal progetto, è stata scoperta, perché invece la loro azione di lobbing è forte e massiccia, e altrettanto le pressioni sul Governo regionale.
Ma i dati sono chiari. Nel territorio circolano ogni giorno decine di convogli ferroviari dentro un dedalo di impianti di raffinazione e di enormi serbatoi pieni di greggio o raffinato, nonché della centrale termoelettrica.

Alla nostra memoria è ancora vivo il ricordo del disastro di Viareggio in cui per l’urto esplose una cisterna ferroviaria contenente gas, a seguito del quale sono morte 31 persone. è anche presente l’incidente avvenuto in questi giorni presso la centrale termoelettrica di Civitavecchia, con la morte del terzo operaio in tre anni. Possiamo immaginare cosa succederebbe in un territorio ove si trovano  insieme quattro raffinerie, due centrali termoelettriche e una a gas e dentro cui vorrebbero installare un’ulteriore centrale per rendere gassoso il prodotto congelato, portato dalle navi gasiere. Un’autentica follia.
Abbiamo letto una blanda lettera dell’ufficio stampa regionale di Rete ferroviaria italiana  con la quale non viene negata la pericolosità dei percorsi ferroviari. Un silenzio che non chiarisce.
Altro dato riguarda un’autorizzazione della direzione regionale dei Vigili del fuoco del 14 marzo scorso, la quale con gergo burocratico dice e non dice. Non dice, per esempio, gli elementi di pericolosità e i rischi ambientali in caso di deflagrazione di un impianto o serbatoio.
 
Altro dato da rilevare è il tasso di incidenti che si verificano in quell’area. Secondo la Protezione civile regionale è di uno ogni cinque giorni a causa dell’arretratezza tecnica e funzionale degli impianti medesimi. Ulteriore elemento è la relazione con parere negativo redatta dall’assessorato regionale al Territorio e ambiente.
Il sindacato, con atto di resipiscenza e responsabilità, ha dichiarato che non si possono barattare alcune decine di posti di lavoro con la sicurezza di decine di migliaia di cittadini. Sulla stessa linea è il presidente della Provincia, Nicola Bono, e i tre sindaci dei comuni del Triangolo della morte. Di fronte a questo quadro, totalmente negativo, non si capisce l’insistenza dei nuovi conquistatori e neanche l’incapacità da parte delle Istituzioni regionali di dire un definitivo “No” a un impianto fuori da ogni logica e convenienza per i siciliani.

Peraltro, la Commissione parlamentare Attività produttive dell’Ars, presieduta dall’on. Salvino Caputo e la sottocommissione Rischi ambientali, presieduta dall’on. Pippo Gianni, hanno approvato la risoluzione per chiedere al presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Francesco Cascio, la nomina di una Commissione parlamentare di indagine sui rischi ambientali derivanti dalla presenza di impianti industriali e del rigassificatore di Priolo-Melilli-Augusta. Gli atti saranno inviati alle Procure di Palermo e Siracusa, e alla Commissione regionale antimafia dell’Ars. Vanno, poi, valutati gli effetti catastrofici di possibili terremoti-maremoti che cancellerebbero case e abitanti. Altro che L’Aquila.
Ci auguriamo che la conferenza di servizi di lunedì 12 metta un punto definitivo alla questione senza ulteriori rinvii e sappia resistere agli interessi di un’impresa che farebbe bene a impiantare il rigassificatore nella propria Liguria, ove la Regione ha detto un “No” definitivo. Non si capirebbe un “Sì” siciliano di fronte a un “No” ligure.
Feb
25
2010
Sabato scorso abbiamo portato ancora una volta all’opinione pubblica l’anomalia ambientale di Siracusa, magnifica città, nella quale nel 2009 le PM10 (polveri sottili) hanno superato il limite ben 302 giorni, quando è fissato per legge massimo in 35 giorni. L’aspetto incomprensibile del rilevamento è che esso è esploso nel capoluogo aretuseo, ma nel Triangolo della morte sembra quasi normale.
Qualcuno dovrebbe spiegare come una città sul mare, priva di importanti industrie, con una densità di auto e di caldaie da riscaldamento non diversa da quella di altri capoluoghi siciliani, possa avere tali tassi di smog. Sarebbe spiegazione logica desumere che essi derivino dai fumi del petrolchimico di Priolo-Melilli-Augusta. Ma se là non ci sono PM10, come possono trasferirsi a Siracusa?
Vi è un’altra anomalia: riguarda le centraline di rilevamento poste all’interno del petrolchimico, il cui controllo viene effettuato dal Consorzio delle stesse imprese. Come dire: i controllati fanno anche i controllori.

Quella che precede è materia oscura sulla quale gli assessorati regionali all’Ambiente, alle Attività produttive e all’Energia farebbero bene ad accendere i fari del controllo, ma sarebbe anche bene che la Procura della Repubblica di Siracusa, guidata dall’ottimo Ugo Rossi, aprisse un’indagine per dare una risposta agli interrogativi che i cittadini si pongono e a cui, più volte, noi abbiamo dato voce. Continueremo a farlo, fino a quando non verranno chiare e inoppugnabili risposte su una situazione apparentemente non spiegabile, ma le cui spiegazioni ci sono. Eccome!
Il ministro allo Sviluppo economico, con suo decreto del 25 gennaio scorso, ha stabilito che i carburanti per autotrazione devono partire da una materia vegetale non inferiore al 3,5%. Per poi aumentare al 4% nel 2011 e al 4,5% nel 2012. Ma, attenzione. Tale decreto induce a pensare che se un impianto di raffinazione portasse al 10 o al 15% la materia vegetale sul prodotto finito, nessuno se ne lamenterebbe. E così è. Anzi, potrebbe essere un plauso, perché più aumenta la parte vegetale su quella fossile e più diminuisce l’inquinamento.
 
Più volte abbiamo suggerito agli assessori regionali competenti di trattare con le industrie del Triangolo della morte per convertire gli impianti, anche parzialmente, in modo da assorbire la produzione di vegetali atti alla trasformazione in carburanti. Abbiamo sentito l’osservazione che per tale prodotto vegetale, in Sicilia, non ci sono quantità sufficienti. Ed ecco l’altro suggerimento, volto all’assessore alle Risorse agricole, guarda caso il siracusano Titti Bufardeci, che potrebbe preparare un piano regionale per tale produzione, affinché possa fornire agli agricoltori un contratto di assorbimento degli stessi prodotti da parte delle industrie di trasformazione.
Peraltro, è noto come in Sicilia vi siano quattromila chilometri quadrati  di terreni incolti, anche se in parte posizionati in zone orograficamente difficili. Vi  è altrettanta superficie con produzioni non redditizie o, in alcuni casi, soggette all’espianto finanziato dall’Unione europea, come nel caso delle viti.

Con la disoccupazione nel settore agricolo, con la lamentazione giornaliera degli agricoltori, con 28 mila forestali inutili che vengono stipendiati sotto forma di ammortizzatore sociale, un piano regionale per prodotti vegetali destinati ai carburanti, sarebbe un toccasana su cui investire un miliardo di euro. Tenuto conto che tale ammontare mette in moto da dieci a ventimila posti di lavoro, ecco come una tale iniziativa darebbe un bel taglio ai lavori parassitari e alla disoccupazione.
Inoltre, l’immissione di prodotti vegetali nel carburante abbasserebbe in modo proporzionale l’inquinamento, con un iniziale sollievo per le popolazioni e in linea con le direttive europee. Così si evita l’eventuale apertura di una procedura d’infrazione.
Non è più tempo di cincischiare, ma di porre mano a progetti strategici di alto profilo, che abbiano ricadute per l’economia e per il lavoro produttivo di richezza. Occuparsi delle minuzie di tutti i giorni è un modo scriteriato per fare perdere consenso al Governo Lombardo.
Gen
30
2010
Da notizie assunte negli ambienti risulta che la Jonio Gas, società del gruppo Erg-Shell, abbia rinunciato alla costruzione del rigassificatore dentro il Triangolo della morte per il “no” deciso del Governo Lombardo. La ovvia rinunzia poteva essere supportata da motivazioni ambientali, fornendo risposte circa l’estrema pericolosità dei trasporti ferroviari di materiale pesante all’interno dell’area, ove insistono complessivamente 232 serbatoi di greggio e raffinato, per una capacità di circa tre milioni di tonnellate di metri cubi. Ad ogni modo, la partita sembra chiusa e ci auguriamo che non ci si ritorni ancora una volta.
Sembra chiusa anche la partita del possibile insediamento di una centrale nucleare in Sicilia, superproduttrice  di energia, in conseguenza dell’odg votato all’unanimità dall’Ars e appoggiato senza remore dal Governo regionale. Attendiamo che lo stesso formalizzi il no con ricorso alla Corte costituzionale, come hanno fatto già 13 Regioni.

Ora poniamo all’attenzione del Governo regionale un’altra e non meno importante questione dell’inquinamanto ambientale in Sicilia. Ci sono, infatti, circa la metà delle centrali termoelettriche alimentate ancora oggi con olio combustibile, derivato dal petrolio. Sembra incredibile che nella nostra Isola, attraversata in lungo e in largo dai tubi di gas provenienti dal Nord Africa, si utilizzi ancora il petrolio per produrre energia elettrica.
Le termocentrali fanno orecchie da mercante rispetto alla necessità di trasformare l’alimentazione delle turbine da petrolio a gas. Certo, occorrono investimenti, ma la salute dei siciliani prevale sull’interesse di imprese che inquinano.
Nell’inchiesta all’interno potrete leggere di quali strumenti legali dispone la Regione per indurre le imprese che gestiscono le termocentrali ad effettuare la trasformazione in parola.
Nella comunità siciliana deve cessare la prevalenza degli interessi privati su quelli generali. Il Governo Lombardo ha il dovere di procedere a ribaltare l’insana questione.
L’epoca delle raccomandazioni, dei famigli e degli amici è definitivamente tramontata, perché d’ora in avanti le Istituzioni regionali devono utilizzare tutte le risorse disponibili (europee, statali e regionali) per investimenti in attività produttive o in infrastrutture.
 
Si ricorda ancora una volta  che per ogni miliardo investito utilmente, si mettono in moto migliaia di posti di lavoro che producono ricchezza e non passività, come quelle della Pubblica amministrazione ove molti  dipendenti sono del tutto superflui. è questa l’autostrada che deve percorrere il Governo, se vuole ribaltare il discusso clientelismo che genera spreco, parassitismo e mantiene l’attuale sottosviluppo.
L’iniziativa del Governo volta all’utilizzazione del gas anziché dell’olio combustibile nelle termocentrali della Sicilia, non solo avrebbe il risultato di abbattere di dieci volte l’inquinamento nelle rispettive aree, ma darebbe un segnale che chi lavora qui deve rispettare le stesse regole di chi lavora in Lombardia o in qualunque altra regione d’Europa.
Così come abbattere lo sfruttamento colonizzatore dell’Isola e promuovere investimenti dall’estero verso l’industria blu (turistica) e verso l’industria verde (ambientale). Sappiamo bene che questa linea di politica economica cozza contro interessi di corporazioni consolidate, ma non c’è alternativa.

La Sicilia è una delle cinque regioni italiane a più alto tasso d’inquinamento perché circa la metà dell’energia elettrica è prodotta utilizzando olio combustibile. L’attivazione della centrale Archimede a Priolo, costruita dall’Enel, è una svolta positiva nel settore. L’annunciata costruzione di una fabbrica di pannelli solari a catania da una joint-venture Stm-Sharp - Enel, nonché l’avvenuta inaugurazione della fabbrica di Casteltermini dell’imprenditore Moncada sono altri due fattori positivi che vanno sottolineati.
La Regione dovrebbe promuovere l’utilizzazione dei pannelli solari istituendo un iter autorizzativo totalmente informatizzato, in modo che chiunque voglia procedere a installare un impianto solare possa farlo senza difficoltà, anche utilizzando le facilitazioni e gli sgravi previsti dalla legge.
Anche questa attività, se ben guidata, mette in moto migliaia di posti di lavoro produttivi di ricchezza, scaricando i posti di lavoro passivi che si trovano nella Pubblica amministrazione.
Dic
05
2009
Chiuso il capitolo di Termini Imerese e chiuso il più grave capitolo del rigassificatore che volevano installare nel Triangolo della morte Priolo-Augusta-Melilli, vi è quello più importante, cioè che la politica comprenda come sia indispensabile affrontare un programma serio per fermare la discesa economica e cominciare una risalita seppur lenta. Lo sviluppo prossimo venturo della Sicilia deve abbandonare, nei limiti del possibile l’industria pesante e invece stendere tappeti rossi e creare ogni altra forma di attrazione perché gli investitori internazionali portino qui i loro progetti, il loro danaro e le loro competenze.
I filoni su cui si muove lo sviluppo devono marciare sui binari dell’industria verde (Green Economy) e dell’industria blu (turismo, fruizione di beni archeologici e paesaggistici e di tutti gli altri tesori di cui la Sicilia dispone in grande abbondanza). Non basta. Le linee di sviluppo devono comprendere i servizi avanzati, cioè quelli ad alto valore aggiunto. In questo senso bisogna dare il massimo supporto alla St Microelectronics, a tutte le imprese dell’Etna Valley e a chiunque altro investa nel mercato immateriale di Internet.

Vediamo ora le ipotesi di lavoro dell’industria verde. La Regione prepara un progetto per un Piano energetico consistente nella coltivazione di prodotti per la produzione di biocarburanti, in modo da indurre le industrie di raffinazione del Triangolo della morte a trasformare i propri impianti, in modo tale da sostituire il fossile con il vegetale.
Secondo dati raccolti presso l’assessorato all’Agricoltura, in Sicilia vi sono circa 4 mila chilometri quadrati di terreno incolto o non produttivo di reddito. Trasformarlo per la produzione utile al processo cui prima accennavamo, significherebbe mettere in moto decine di migliaia di posti di lavoro e utilizzare molte risorse del P.o.  2007-2013.
Vi è poi l’agricoltura innovativa, che ha però il difetto di non essersi impossessata del sistema di distribuzione diretto, saltando a piè pari commissionari, concessionari e altri intermediari che lucrano fortemente, mantenendo in uno stato deficitario i produttori medesimi.
 
Nella rossa Emilia il sistema cooperativo ha portato i produttori di beni e servizi in uno stato di agiatezza perché ha eliminato i parassiti della filiera e ha consentito di praticare prezzi relativamente bassi, mantenendo una buona qualità di beni e servizi.  Sappiamo che l’individualismo, frutto di incultura, non favorisce la cooperazione. Tuttavia, i nostri produttori agricoli devono capirlo una volta per tutte che la strada è quella di affacciarsi direttamente alla grande distribuzione e al mercato.
L’industria blu è quella del turismo, che significa portare qui milioni di cittadini del mondo, sol che il sistema informativo e quello economico dei tour operators siano opportunamente sensibilizzati e agevolati, dichiarando che gli uffici della Regione e quelli degli Enti locali sono disponibili sul serio a rilasciare ogni autorizzazione o concessione nel tempo reale di non oltre trenta giorni, costi quel che costi.

Naturalmente i turisti verrebbero da noi se trovassero: a) i beni culturali ben ordinati e pronti per essere fruiti (la chiusura della Villa del Casale è un grave colpo per albergatori, guide turistiche e negozianti, mentre la manutenzione si può fare con i cantieri aperti e in sicurezza); b) la ristrutturazione di gran parte degli 829 borghi, catalogati dall’assessorato dei Beni culturali, per cui occorrerebbero decine di migliaia di persone e finanziamenti rilevanti europei, statali e regionali; c) la fruibilità dei quattro Parchi della Sicilia (Madonie, Nebrodi, Etna e Alcantara) nonché le riserve naturali e le riserve marine; d) la possibilità di accedere a tutti i beni archeologici, culturali, museali che spesso sono in condizioni fatiscenti; e) la valorizzazione dei tre centri della ceramica (Caltagirone, Sciacca e Santo Stefano di Camastra); e) l’operatività delle due principali Terme (Acireale e Sciacca) come hanno ben fatto tutte le Regioni del centro-nord fra cui Toscana, Veneto ed Emilia; f) un controllo ferreo e continuo sulla qualità dei servizi alberghieri e di ristorazione.
Basta la politica delle parole. Occorre la politica del fare. Ora.
Dic
02
2009
L’inchiesta che conduciamo da molti mesi sul Triangolo della morte, per l’abnorme pretesa di una società privata di mettere in mezzo ad un’area fortemente inquinata e ad alta pericolosità un nuovo impianto, ha trovato puntuale conferma nel rapporto dell’assessorato Territorio e Ambiente del 26 novembre, nel quale sono elencati tutti gli elementi che concludono con un parere negativo all’installazione del rigassificatore.
Il tragico rapporto è pubblicato integralmente nelle pagine interne e riproduce, con linguaggio chiaro, lo stato dei fatti, sia per quanto riguarda l’ambiente terrestre che quello costiero-marino.
Il rigassificatore del gruppo Erg-Shell è irrimediabilmente bocciato. è arrivata l’ora che la famiglia Garrone si tolga dalla testa quest’iniziativa per spostarla eventualmente altrove.

Nel sito scelto dalla Jonio Gas, ubicato su un tratto di costa di Melilli, vi sono ben otto stabilimenti industriali: dalla centrale termoelettrica dell’Enel alla produzione di polimeri ex Enichem, agli stabilimenti dell’Isab e via enumerando. Viene raffinato annualmente greggio pari al 26% della raffinazione nazionale (27 milioni di tonnellate) e di esso esportato ben il 44% della quota nazionale.
La presenza massiva dei suddetti impianti ha determinato la dichiarazione dell’area ad elevato rischio ambientale. Anche perché nella stessa area insistono impianti e depositi che trattano e detengono sostanze pericolose.
Il DPR 17/1/95 indica che tali insediamenti sono classificabili industrie a rischio ai sensi del DPR 175/88 in quanto fonti di rischio di eventi incidentali…e gravità delle conseguenza della popolazione e le strutture esterne agli stabilimenti, quali rilasci tossici: ammoniaca, acido fluoroidrico, cloro e idrogeno solforato.
Vi è un movimento di decine di migliaia (65 mila) automezzi, 2 mila ferrocisterne e migliaia (4300) navi. Il quadro legislativo riportato è grave. è una fortuna che sia emersa la questione del rigassificatore ed insieme l’allarmante fotografia.
 
Il rigassificatore potrebbe apportare: a) una decisa alterazione delle acque per via degli scarichi giornalieri di oltre 30.000 mc/h di acque marine raffreddate; b) una immissione di agenti antivegetativi e incrostanti in un’area delimitata quale la rada di Augusta; c) la sterilizzazione ed il raffreddamento dell’acqua marina con effetti negativi sulle popolazioni batteriche, con la conseguente alterazione del regolatore di uno dei cicli biogeofisici più delicati.
La parte più cospicua del danno ambientale è il transitare dell’acqua di mare attraverso l’impianto, dove la combinazione di sostanze chimiche crea uno choc termico e uno stress meccanico.
Nell’inventario nazionale degli stabilimenti, suscettibili di causare incidenti rilevanti (Minambiente D.lgs 334/1999) sono inclusi tutti gli stabilimenti del Triangolo della morte. Una condizione di rischio ulteriore riguarda il trasporto di sostanze pericolose per o dagli stabilimenti indicati, nonché la rete ferroviaria Augusta-Targia e i pontili del porto di Augusta, nonché la rete di condotte della baia di Santa Panagia che collegano fra loro alcuni stabilimenti.

I rischi industriali, sismico e maremoto, bellico, attentati, traffico navale e linea ferrata costituiscono una concentrazione terrificante dai quali ci può proteggere solo il buon Dio. Se un treno deraglia e investe un serbatoio, l’esplosione potrebbe creare un effetto domino. La problematica è stata affrontata nel Piano di risanamento ambientale del 1995, che invitava le Istituzioni a prendere iniziative per attuarle. Ma niente è stato fatto a riguardo.
La tracotanza di chi, anziché prendere atto di questo scenario, vuole aggravarlo con ulteriore impianto, è incomprensibile. L’installazione del rigassificatore non ha tenuto conto delle norme IMO (International Maritime Organization) che con sua circolare dell’11/12/2006 regolamenta il traffico della gasiere. Se applicato, il porto di Augusta si bloccherebbe per l’incompatibilità delle stesse con i traffici commerciali.
Chiuso il capitolo rigassificatore, è venuto il momento in cui la Regione chieda perentoriamente alle imprese petrolifere di attuare tutte le innovazioni necessarie per ridurre drasticamente pericolo e inquinamento, pena la revoca delle autorizzazioni. Libero mercato sì, ma nel rispetto dei siciliani.