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Bios kai ethos di Margherita Montalto
il blog sulla bioetica


Tag Bioetica

Dic
28
2011
Quando nella vita non si realizzano gli obiettivi, è vita sprecata. Studiare per capire, ricercare la verità, attraverso confronti con varie scienze, deve costituire il fine della persona. Ecco perché la Bioetica è complessa per alcuni, o addirittura non compresa. Essa si occupa di tutto ciò che riguarda l’uomo nella sua interezza e complessità. Ma l’arroganza, l’ignoranza la riduce solo ad argomenti ristretti limitandone il campo d’azione.
 
In ogni caso non deve demoralizzare chi cerca, chi vuole sapere. Lo studioso opera in questo senso. La cultura è fondamentale per la costruzione della mente, della crescita, della formazione della coscienza. Avere i paraocchi e relegarsi solo ad un campo ristretto è delitto.
 
Infatti gli obiettivi della Bioetica sono polimorfici, se così possiamo dire. 
Il fatto è che la si vede solo attraverso un aspetto: quello medico.
 
La qualità della vita è valutata solo attraverso la medicina, quando invece comprende tutto.
Ma si sa, il primato lo vogliono tutti, gli arroganti.
 
Andiamo avanti. Parlavamo di obiettivi. 
 
Anch’essi rappresentano la qualità della vita. Obiettivi sul lavoro, sugli affetti, nei rapporti interpersonali, nella fede, nell’economia.
 
Chi non comprende ciò si limita, ostruisce i passaggi di numerose componenti fondamentali della vita e muore dentro.
Che senso ha la vita se non si scovano gli interessi? Si perché bisogna sapersi cercare dentro. Cosa voglio fare da grande? Sempre da grande. Anche quando si raggiunge una veneranda età. Perché l’uomo cresce sempre, è sempre in evoluzione finchè morte non lo separi dalla vita. Chi non comprende  perché non ha coscienza di un limite non può fare altro che rimanere nella sua staticità. E si offusca, e si perde in se stesso perché non si apre. Il problema è che del suo limite ne devono subire le conseguenze gli altri. 
 
Vite sprecate. Vite senza luce. Presunzione di stare bene nel brodo ristretto dell’inconsapevolezza. Allora mi chiedo. Quanto valgono quelli che Vivono comprendendone il valore? Quelli che lottano malgrado tutto? Gli uni hanno successo, questi ultimi magari sono relegati all’incomprensione.
Dic
20
2011
 Potrebbe obiettare qualcuno. Ne ha diritto. Cosa c’entri la Bioetica con il lavoro.
C’entra eccome. Si parla di qualità di vita che passa attraverso il lavoro. E se non si parlasse di ciò, finiremmo con lo sconfinare nella superficialità e contravvenire quanto detto e sostenuto dal fondatore della Bioetica V. R. Potter. 
 
In Global Bioethis Potter voleva una Bioetica che si interessasse dell’uomo indipendentemente dal “on medical focus”.
Cosa che invece i medici dimenticano e che praticano, “only exclusive medicine”. I medici sono i nostri meccanici della salute. Con giuste lauree acquisite, e con raccomandazioni di padre in figlio. Indipendentemente dal voto “110/110 cum summa laude”. Poi è da vedere. Se ci fate caso e se avete delle conoscenze minime “figli di padri”.
 
Ma lasciamo andare…oggi tutto è in discussione, il problema è un altro, e pure grave.
Per esempio: se devo raccomandare qualcuno, non c’è nulla di male, per carità, ma in ogni caso per chi raccomanda sarebbe il caso che orientasse la raccomandazione sulle caratteristiche, le attitudini, le aspirazioni, le capacità, il titolo di studio, insomma le competenze del raccomandato, e il raccomandato, dal canto suo, sarebbe il caso che si proponesse per quello che sa fare. Insomma per farla breve, le sue capacità da mettere sul campo. 
 
Questo cosa comporta? 
Caspita. Tutto. 
 
Si chiama equa distribuzione delle risorse umane. Se investo le mie energie stipendiando chi non è capace di scrivere o lo è per guidare un’ auto, mi spiegate perché quello che guida deve fare lo scrittore e quello che scrive deve fare l’autista? 
 E poi ci lamentiamo che  non  c’è lavoro. Il lavoro è fisiologico, ci DEVE essere e deve esistere il lavoro tutti ne abbiamo diritto per u dovere sociale-considerato che si devono pagare le tasse- , altrimenti come si farebbe a vivere almeno il minimo? La delinquenza strariperebbe, ma già è difficile vivere così. Bene. 
 
Cosa vuol dire? Per avere successo economico occorrerebbe semmai e dico semmai capire le attitudini e distribuire le russe umane equamente. Finiamo così che il meccanico svolge l’attività del falegname solo perché è raccomandato e al falegname non resta che fare la fame. Lo vogliamo comprendere questo processo o facciamo i sordi? E non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire.
Nov
08
2011
Se sia stato corretto che un dittatore morisse in quelle condizioni, a rigor di morale, purtroppo non possiamo pronunciarci: nessuna morale o moralismo. Noi, popolo civilizzato, democratico, a cui alla fine non manca nulla, non possiamo comprendere 42 anni di sottomissione, di soprusi, abusi, dolori. In questi giorni le risposte alle interviste sono state: “Non è giusto che sia morto giustiziato così, siamo un popolo civile e avrebbero dovuto attenersi alle procedure del tribunale internazionale”. Corretto. La morte ha degli sviluppi umani che  esaminati alla luce dell’ontologia umana, allora è Morte atroce. Una riflessione, che seppure severa, è rigoroso che si faccia. Il popolo era ridotto all’estremo, tutto andava oltre il limite della sopportazione umana. Pensate a come avevano vissuto fino allora. Mettiamoci nei loro panni prima di pronunciarci con le sentenze.

Se una sottomissione fino all’estremo avesse toccato il nostro Paese, dopo anni e anni, chi ha il coraggio di dire “Pazienza, sopportiamo”? Chi ha il coraggio di affermare che si sarebbero accettati quegli anni tremendi? Lo avremmo forse tollerato? O avremmo sopportato come i pecoroni? Alla fine forse saremmo stati più tremendi. Pensiamo alla fine che ha fatto Mussolini.

L’uomo è dotato di razionalità, la ragione deve controllare l’istinto.
Nella condanna riservata a Gheddafi, la ragione all’uomo era proprio presente. Tutta “l’esecuzione” è stata fatta con consapevolezza, con determinazione, una liberazione. Anche un barista intervistato ha risposto: “non potevamo parlare adesso mi sento libero”. E la donna che ha finalmente scoperto il viso alla telecamere?

E se la Stampa avesse il diritto di mostrare quelle immagini, non si deve nemmeno discutere. Il mondo deve sapere. E’ facile giudicare sulla pelle degli altri,  “occhio non vede, cuore non duole”.
E i bambini che assistono a queste immagini cruente, poverini. Che dire dei video games in cui il sangue virtuale scorre a fiumi?
Nov
01
2011
Il piano di interventi che dovrebbero migliorare le condizioni dei detenuti dovrebbero consistere nel rivedere il regolamento interno del carcere e soprattutto cercare di adottare un trattamento del detenuto personalizzato. Valutare lo stato psicologico della persona, ovvero individuare le situazioni più a rischio. Casi di suicidio in carcere ne danno la testimonianza. Non si può nascondere che comunque chi subisce un arresto, seppur manchevole del rispetto delle leggi o per qualsiasi altro motivo, si sente privato della condizione di libertà, privazione che comporta sicuramente uno stato di depressione.

Il Comitato nazionale per la Bioetica, come accennai nella scorsa puntata ha affrontato questi punti nel Documento così si esprime: “Per ciò stesso il carcere è un ambiente che può favorire o far precipitare una eventuale decisione di togliersi la vita. Come denuncia il Comitato etico francese, “le prigioni sono anche la causa di malattia e di morte: sono la scena della regressione, della disperazione, della violenza auto-inflitta e del suicidio”. Due sono dunque i nodi critici: il carente (a volte perfino assente) rispetto di diritti civili e di diritti umani, in particolare del diritto alla salute; lo squilibrio nell’esercizio di tale diritto fra i detenuti e i cittadini liberi: il dato circa l’elevato numero di suicidi in carcere (circa venti volte superiore al tasso della popolazione generale) può pertanto essere letto anche come indice di discriminazione. Nella situazione del carcere, la responsabilità sociale è particolarmente chiamata in causa per le caratteristiche di vulnerabilità bio psico - sociale dei detenuti. I carcerati non rappresentano lo specchio della società di fuori. Sono più giovani, più poveri, meno integrati in termini sociali, economici, culturali. Sono più affetti da malattie fisiche e psichiche”.

In un certo senso il carcere che dovrebbe creare quelle condizioni correttive si trasforma in un luogo di autopunizione ma non nei termini corretti.
Ott
11
2011
In questo periodo è stato portato in luce il problema del suicidio in carcere e di conseguenza la qualità di vita del carcerato. La Bioetica affronta questa realtà a partire dal suo intento  sistematico come enunciato di “scienze della vita e dalla cura della salute”. Diverse testimonianze rilasciate alla stampa da alcuni detenuti hanno fatto emergere quanto complessa sia la loro vita dietro le sbarre. “il fatto che abbiamo commesso errori, non significa che dobbiamo vivere in cella come degli animali”. Uno dei motivi scatenanti è il sovraffollamento. Senza volere entrare nel merito degli errori e senza proporre alcun giudizio vorrei segnalare quanto ha affermato il Comitato nazionale per la Bioetica a riguardo in un documento del 2010.

Il CNB avvisa che è compito della bioetica “segnalare i settori in cui emerge una condizione di disagio e di crisi delle prospettive relazionali e di cura, evidenziando le condizioni sociali e politiche che li alimentano e proponendo, al contempo, specifici correttivi e soluzioni. rilevanza sociale ed etica da meritare una riflessione, particolarmente in questo momento storico…”

I dati sulla condizione di disagio sono riportati dal Comitato che rileva che “il 2009 ha segnato un record negativo, con 72 suicidi; alla metà del 2010, 32 persone si sono tolte la vita e 44 hanno tentato il suicidio. Il richiamo alla responsabilità sociale è rafforzato dalla considerazione della particolare vulnerabilità bio-psico-sociale della popolazione carceraria rispetto a quella generale. Ne deriva il preciso dovere morale di assicurare un ambiente carcerario che rispetti la dignità delle persone in un percorso di reintegrazione sociale, alla luce di una riconsiderazione critica delle politiche penali. Il CNB ritiene che il carcere revochi il diritto alla libertà, ma non può annullare i diritti fondamentali ed inalienabili: salute, risocializzazione. La pena non deve mortificare la dignità umana.
Ott
05
2011
Uno dei principali comandamenti che l’uomo dovrebbe rispettare per il suo equilibrio e quello altrui è: Non giudicare.
Tutti siamo moralisti, psicologici, sociologici. Ciascuno la dice lunga su come esprimere “un’opinione” su qualcosa o qualcuno. Così si dice “esprimo un mio parere”.
 
Non è giudicare gli altri che si diventa grandi pensatori o grandi uomini di morale. Non mi riferisco a chi commette omicidi, a chi non vive nella legalità. Affronto un argomento molto più profondo che riguarda il vissuto di un essere umano. Ognuno di noi ha una storia, un dolore con cui avere ha avuto a che fare, contro cui ha dovuto o deve lottare per sopravvivere o per cercare di illudersi di vivere.
 
Ognuno di noi avrà detto mille volte o forse almeno una volta: “A me non capiterebbe mai una simile situazione”. Poi, la vita, ad un tratto, quella situazione negata e disprezzata, si presenta e come in una pista si salta dentro e si balla. Ma arriva qualcuno che da quel momento in poi, scuoterà la testa disapprovando, ma proprio lui/lei, dovrà ricredersi perché guarda caso, ci cade dentro con tute le scarpe.

Si giudicano atteggiamenti, modi di essere, di esprimersi, anche il modo di guardare. Etichette a tutto spiano. I grandi uomini commenteranno: “Vedi quello o quella, come cammina, come si veste, vedi come guarda? È persona poco seria”. Magari quella persona ha problemi alla schiena e il suo incedere diventa “ambiguo”, o forse la vista non lo aiuta e deve sforzare gli occhi, o ha assunto u atteggiamento scaturito da un meccanismo di difesa unico modo che ha trovato per difendersi, o magari non sarebbe il caso che chi giudica prima prenda avvio da se stesso?

Gesù disse: “Chi non ha peccato scagli la prima pietra”. Ricordiamolo ogni tanto; siamo tutti sotto lo stesso tetto stellato,  respiriamo tutti la stessa aria, non facciamoci trascinare da moralismi che danneggiano  la nostra intelligenza e la sensibilità di cui  ci vantiamo di essere dotati.
Set
26
2011
n questi giorni siamo stati invitati ad una riflessione, non per giudicare, ma solo per capire meglio.
Vorrei analizzare la questione da punto di vista bioetico e non di una bioetica laica o cattolica, ma semmai di una bioetica obiettiva che rispetta obiettivamente il principio della qualità della vita. Il caso della coppia un po’ attempata che ha dato vita ai due bimbi nati pochi giorni fa e che si è rivolta a strutture estere per effettuare l’ovodonazione tra l’altro vietata in Italia, e forse non a caso. 
Da un Ansa si legge che la perplessità dei medici, a causa dell’età avanzata della coppia, “si è rivelata un'avventura positiva per tutti e ieri sono nati due bambini amati e desiderati. La loro non e' stata un'avventura basata sull'irresponsabilità. Si tratta di una coppia che ha lottato per questi risultati e molto religiosa e il loro rimane un caso molto raro''. E sembra il caso che rimanga raro. Il figlio non deve essere un oggetto del desiderio da parte del genitore. Non si sta mettendo in discussione l’amore che questi genitori nutrono per i loro tanto desiderati bimbi, ma forse il loro egoismo fa accorciare loro la vista rispetto al futuro e alla crescita psicologica di questi bimbi man mano che il tempo passa. E proprio il tempo sarà la loro difficoltà. Si ritroveranno a 20 anni con un padre di 92 anni e una madre di 78 anni, due nonni al posto di genitori. 
E le difficoltà a dovere trovare le risposte a domande perché “mamma tu sei più vecchia delle mamme degli altri miei compagni? Le mamme corrono con loro, vanno in altalena, tu perché non vieni con me? E tu papà perché non vieni a correre con me. Il papà del mio compagno di banco lo fa”. Cosa si risponderà, ma il punto non è solo questo.
Cosa risponderanno i genitori?
E’ la “moda di avere figli” in tarda età. 
Il figlio è alterità, proiezione, cura,  energia, altro da me madre o padre. Se nella femmina l’istinto di procreazione è fisiologico, ciò non significa che “a tutti i costi ” devo essere madre.
Set
19
2011
Tra i vari motti che circolano uno è il più pratico ed essenziale: ASTENERSI PERDITEMPO.

E se il tempo è denaro allora molti sono i soldi persi.... Se predichiamo azione dobbiamo dimostrare di saperla mettere in atto e mettere gli altri nelle condizioni di poterlo fare.
Non credo ai precari. Il male maggiore ed assoluto, in un momento significativo di crisi, come quello che la nostra società sta attraversando, vivendo ed affrontando è dovuto alla cattiva distribuzione delle risorse umane. Ma questo dipende dai dirigenti. Solo che alcuno vuole ammetterlo e soprattutto alcuno vuole farsene carico. Perché? Svariate le risposte. La politica, gli interessi, il gioco delle parti.

Dunque le risorse umane ben distribuite servono a creare degli equilibri economici, di impiego e distribuzione dell’economia in termini di entrate.

Non è vero che ci sono incapaci sul lavoro. I veri incapaci sono i dirigenti che non sanno percepire e valutare il valore delle capacità dell’impiegato e investirlo secondo quanto occorre.
 
Per esempio se in una azienda o magari nelle Forze di polizia, magari l’esempio può essere compreso facilmente, si desse incarico ad uno del personale a svolgere attività operativa su strada mentre è più idoneo a stare al computer, si brucerebbe un’unità e si perderebbe tempo in quanto la sua inadeguatezza farebbe rallentare il perseguimento degli obiettivi. Ma se si insiste su questo ovvero fare usare il pc ad uno che sa fare altro il limite non è di quello ma  di chi lo ha proposto per quel ruolo. Qualcuno potrebbe obiettare: ma sul lavoro occorre sapere fare tutto. può darsi, ma la tuttologia è dispersiva. Allora che senso hanno le specializzazioni?

Inoltre, nemmeno il dirigente può lamentarsi se si perde tempo. Cambia il ruolo e gli obiettivi saranno raggiunti con minore dispendio di tempo, energie e denaro, almeno si da lo stipendio in modo appropriato alle competenze.

Non vorrei puntare il dito sui dirigenti, ma semmai una spinta a smetterla di dare la colpa agli altri perché sono “incapaci”.
Tutti sanno fare tutto. Poi occorre valutare, sempre se vuole tendere al risparmio, a capire bene le attitudini.
 
Una equa distribuzione delle risorse consente di arrivare a livelli di efficienza ed efficacia in mino tempo possibile.
Senza dimenticare dunque Astenersi perditempo.
Set
13
2011
Nella vita occorre coraggio. Qualcuno ha detto che ci vuole più coraggio a vivere che a morire. Verissimo. La gente si ferma alle abitudini. Mangia per abitudine, sta con qualcuno per abitudine, legge per abitudine, si muove per abitudine. Di tutto ciò cosa assapora? Niente.

“Lo amo” per abitudine. Oramai, dopo tanti anni. Poi si sente la necessità di cose nuove, fresche, diverse che svecchiano quell’adagio dell’abitudine e…ci si stupisce che accada qualcosa di nuovo, di frizzante. E si pensa. A  quel punto è chiaro. L’abitudine è stagnazione dell’anima, della mente, del pensiero, della personalità.

Il fatto è che occorre veramente quel famoso coraggio che oso definire “grandi manovre della vita”. Chi riesce nelle sterzate, chi cambia radicalmente sistema vecchio per ritrovarsi in qualcosa di nuovo è dotato di grande forza. Qualcuno disse “chi cambia la via vecchia con la nuova…”. Forse. Ma chi ha il coraggio di cambiare, di rivedere, di oltrepassare, di andare oltre il muro deve scommettere con se stesso. Può darsi che non troverà niente, può darsi che invece si aprano orizzonti e scenari magnifici. Ma intraprendere queste grandi manovre è da Uomini leali, vivi. I vigliacchi si accordano con le abitudini. E rimangono piccoli. Può darsi che qualcuno rimprovererà a queste mie affermazioni qualcosa. Bellissimo. Grazie. Voglio proprio questo. Che qualcuno risponda. Che si muova. Uno stimolo è sinonimo di movimento.

Le gradi meravigliose manovre sono spesso “salvavita”. Ahimè. Che tristezza chi cerca altro oltre l’abitudine ma rimane conficcato in essa. Povera abitudine che pena mi fai. Distruggi la crescita, l’evoluzione, danneggi l’esplorazione, disarmi l’inventiva. Povero chi ti sposa. L’abitudine è sentirsi protetti, al calduccio dello stagno, coperti solo da roba vecchia, polverosa. E dentro, quel fuoco della vita che arde si ribella, ma lo sposo dell’abitudine, pur avvertendola, non fa nulla.

Perché se avverte il bisogno di altro? Perché il suo grande Amore  si chiama Vigliaccheria.
Set
06
2011
L’ uomo pensa a come fare passare il tempo e vuole trovate il tempo per farlo passare e o  si accorge che così facendo si affanna e non risolve alcunché. Corre, si dibatte e sembra “sudato” di avere fatto tutto. Chi ha soldi, potere, si avvilisce non riuscendo a trovare l’isola che non c’è. C’è gente che a 40 anni ha avuto tutto dalla vita, e non si accontenta: le donne diventano isteriche, gli uomini si disperdono.
 
C’è chi invece al loro posto lotta e fatica tutta una vita per raggiungere traguardi, ottenere risultati e con silenziosa dignità arriva magari a 70 anni e non ha avuto tutto e muore  ammalato e nell’impossibilità di curarsi. A ciascuno il suo però. Non possiamo certo dire però che il dolore, la sofferenza guardi in faccia gli uni o gli altri e ne faccia differenza. Il grande Totò nella “A livella” ne ha dato profondo esempio di riflessione. Il dolore appartiene all’uomo purtroppo.
 
Ci sono dolori fisici e dolori morali, interiori, intimi. Quale sia più sopportabile o giudicare sulla sua intensità non possiamo dirlo. Il dolore è personale e alcuno, se non la persona colpita, può fronteggiarlo. Il dolore chiede un dialogo. Chi sta vicino può solo comprendere ma mai compenetrare l’intensità vissuta dall’interessato e l’errore più grande che si possa fare è cercare di stare accanto a queste persone con frasi inopportune della serie: “Non fare così, ora passa, vedrai è solo l’impressione, stai esagerando”. Una cosa è certa. Il dolore morale non può essere attutito da alcun farmaco e se attacca il cervello diventa follia, il dolore fisico grazie alle terapie trova un po’ di conforto.

La vicinanza di affetti è importante ma spesso l’isolamento di chi soffre diventa atto di riflessione che non vuole coinvolgere alcuno. Ecco perché il dolore è individuale e ciascuno lo elabora a modo proprio e non e dato ad alcuno interferire.
Il silenzio, la comprensione, l’attenzione arrecano più sollievo che mille domande o pretesa di risposta da parte di chi non sa perché “proprio a me?”.
Ago
23
2011
Tanto stupore di volta in volta per un avvenimento. Stupore e commento “Non si era mai verificato”.
Falso, e la storia lo insegna. Si dice che gli antichi sono più moderni delle nuove generazioni ed è vero. Infatti la loro modernità consiste nell’avere avviato e dato indicazioni su tecnologie, esperimenti ai successori. Hanno lasciato un’eredità di grande impulso alla ricerca.
Ippocrate, Galeno, Empedocle, a leggere le loro opere sembrano scritte appena qualche breve
tempo fa. Eppure l’uomo moderno si stupisce del mai avvenuto. Tutto è già accaduto solo che i tempi, gli spazi sono diversi, sono più ampi o ristretti e danno la sensazione del nuovo. Un contenitore trasformato ma la ciclicità che esso contiene, seppure appare differente, ha un’essenza di già vissuto.
Vita e morte. Si vive una volta sola, ma si muore mille volte.
La morte non è, per esempio il morire definitivo, l’abbandono della vita. La morte è ogni momento della giornata. Morte nel senso di trasformazione. In noi muore, in ogni istante, qualcosa. Una sensazione, un sorriso, una speranza. Si muore dentro per il dolore, una perdita, un abbandono. Sottile riflessione, e l’uomo non si accorge che è già accaduto.
Già vissuto. L’eterno ritorno. E’ nell’eterno ritorno che l’uomo si smarrisce e allora tutto svanisce e si dimentica e si pensa che mai è accaduto. Tutto è stato scritto nell’anima e l’uomo deve attraversare tanti fiumi prima di arrivare alla meta a lui destinata. Nel frattempo il percorso che lo condurrà a destinazione, dipende dalle sue capacità, volontà e lasciatemelo dire, dalla forza del suo desiderio di arrivare alla meta. Vivere per vivere e non sopravvivere quello è dei guerrieri, l’altro dei deboli. Oscar Wilde diceva che "Vivere é la cosa più rara nel mondo. Molta gente esiste: ecco tutto".
Ma l’uomo si stupisce di trovarsi dinanzi a situazioni che  la vita gli ha già proposto in passato e poiché non sempre  vede con l’occhio dell’intelletto ma con quello della superficialità, gli sfuggono.
Ago
19
2011
Un bicchiere pieno non accoglierà altra acqua, uno spazio vuoto potrà essere riempito. Nel 3* secolo a.c., periodo degli Atomisti, si accoglieva la tesi secondo cui “gli atomi si muovono incessantemente in ogni direzione, non hanno una direzione privilegiata o unica, possono incontrarsi ed aggregarsi se compatibili e respingersi se non complementari. L’aggregazione è data dal principio per cui il simile si aggrega al simile. Il principio di aggregazione degli atomi è dovuto ad una condizione fondamentale: il vuoto, nel quale possono crearsi infiniti mondi”.

Da questa spiegazione giunge un’altra considerazione: nel vuoto possono crearsi anche altre realtà di carattere fisiologico, biologico etc.

Poiché la Fisica è lo studio delle cose naturali, dei movimenti, dei cicli, basata su misure, principi e leggi, dovrebbe essere applicata anche per gli accadimenti nella vita dell’uomo. Essa potrebbe aiutarci anche a capire molte cose che spesso non ci appaiono chiare.

I fatti della quotidianità se riflettiamo anche sui piccoli gesti danno conferma di quanto la Fisica ha descritto.
Un cuore soddisfatto, una complementarità, un’armonia è pienezza e se ci avvaliamo dei principi fisici, il pieno non può essere riempito, qualora fosse il più tracima e non viene accolto dal recipiente. Vero o falso?

Il problema è che siamo bulimici e anoressici di tutto quello che le manipolazioni di “saggi” per caso- e ciò che hanno infuso nelle menti dei bambini hanno trovato negativo riscontro nella vita- ci hanno “insediato” nelle menti. Le mentalità si formano, si costruiscono e si alterano a immagine e somiglianza di chi vuole strumentalizzare. Una mente libera sa capire. Bertrand Russell sosteneva che la migliore libertà appartiene a chi si libera dalle tradizioni e dalle passioni superflue. E  non era solo opinione di Russell. Il fatto è che non vogliamo pensarci. Troppa fretta, troppa velocità. Attorno a noi scorrono flussi di luce e di ombre nelle quali potremmo trovare tutto. Ma l’uomo è troppo vuoto e a volte troppo pieno.
Ago
16
2011
Chi giudica un’ altro simile senza conoscerne la vita nei drammi o successi commette reato
morale: furto e lui diventa un ladro.
Appropriarsi delle difficoltà degli altri, dei loro disagi, praticare e fare moralismi su
comportamenti spesso non desiderati, scelte non libere ma che come massi obbligano e
mettono con le spalle al muro, è sinonimo di essere ladro.
Trattasi di furto della sensibilità in nome di una falsa morale, di tradizioni appiccicate e a
colpo ferire devastanti. Furto in nome dell’autolusinga di quelli che “Mai a me”. Piaggeria,
fittizia realtà dei nostri comportamenti. “Io saggio, morale tu delinquente, poco serio, o magari
meretrice”.

Chi ha il potere di giudicare? La Chiesa insegna che il giudice supremo è Dio. Bene allora
facciamo fare a Lui. Facciamo che le nostre azioni possano essere giudicate da chi è Puro.
Qualcuno dice e scrive: “In una società civile ci sono delle regole che si devono rispettare,
degli obblighi che ogni individuo deve assolvere nel rispetto dell’equilibrio umano, per il
quieto convivere, chi non si attiene a tale forma è tagliato fuori”.

Sarà giusto e lo è, ma in genere il “ladro” si serve di debolezze altrui per usarle contro la
vittima, appropriandosene per farsi forza delle debolezze altrui e potersi adulare e crogiolare
nella sua “morale”.

Si giudica e anziché chiedersi “perché?” si sparano cattiverie. Non si considera la causa
scatenante, e d’altra parte alcuno è tenuto a raccontare la propria vita pur di giustificarsi,
non sarebbe vita privata e semmai è mancanza di rispetto e assenza assoluta di sensibilità
pretenderlo. La trasparenza nel rapporto consiste in questo: rispettare, comprendendo il
dolore, il disagio senza mettere in difficoltà l’interlocutore.
In quanti lo fanno?

Pochi o nessuno perché il passatempo preferito di uomini e donne è giudicare e “Chi non ha
peccato, scagli la prima pietra”. Nessuno vuole rammentarlo. Allora da cosa siamo guidati a
fare i ladri? Dall’antipatia, dall’odio, dalla rabbia.
Lug
25
2011
Nessuno può arrogarsi il potere di giudicare i comportamenti di un altro. Ciò non vuole essere giustificativo, ma dobbiamo capire che nessuno può conoscere la storia della vita di un altro uomo che lo ha contrassegnato o addirittura segnato.
Se affermiamo che i valori sono fonte dei principi non possiamo affidarci all’indiscussa formula tramandata dalle tradizioni.
Non possiamo accettare che le paure di un uomo trovino rifugio nelle tradizioni.

Non possiamo dare respiro all’ ammissione che le tradizioni non  sono errate.
Chi ha paura di affrontare le novità che si presentano alla sua vita, dando una virata che migliora il suo benessere, si fa proteggere dalla frase “le convenzioni, le tradizioni”. Sono solo falsità che ognuno di noi concede gratuitamente a se stesso facendo credere agli altri il contrario.

Il fatto certo è che un grande uomo si vede dalle scelte che fa. Certo non vorrei cadere nella stessa rete tesa da me quando affermo ciò che ho appena scritto: ovvero sto giudicando.
No, non è così.

 Sono spinte e verità che nascondiamo a noi stessi, abbiamo timore di guardarci allo specchio e trovare l’immagine vera di noi che magari ci mette in evidenza aspetti e atteggiamenti che non avevamo considerato. Siamo troppo abituati agli specchi di legno e ci stiamo comodi in quella falsa immagine che abbiamo e se la vita ci propone o ci mette dinanzi a nuove situazioni dobbiamo coglierle.
Una cosa è vera. Si realizzano solo le cose che si desiderano veramente e ciò in cui si crede.
Non sempre passano certi treni e rendersi conto che trovarsi in quella stazione e vedersi fermare un treno con vagone speciale che attende solo di essere preso al volo, non  farlo, per paura o in nome della tradizione, significa avere perso un ‘occasione che potrebbe essere determinante per la propria vita.

E se non si riflettere su questo abbiamo nella coscienza dei fallimenti a nostro carico.
Work in progress.
Lug
12
2011
La sfida del dolore alla vita, alla quotidianità è forte e prepotente.
Molti assimilano il dolore solo alle malattie, ma ci sono dolori dell’anima, dolori del pensiero che non possono passare inosservati. E sono quei dolori che rompono in due il cuore, che non fanno ragionare e a dir poco sembra di stare male e si sta male. Somatizzazione la chiamano. Sarà… intanto si sta male. E per quanto il cervello cerca di razionalizzare, per quanto ci si sforza di superare la “crisi” purtroppo quella famoso razionalizzare non  funziona.
Blaise Pascal diceva: “Il cuore ha delle ragioni che la ragione stessa non può comprendere”. Appunto. I grandi forti, quelli che sanno sfidarsi non si rendono conto che alla lunga le sfide che l’uomo fa a se stesso si pagano in salute. Dolori, nausea, malesseri vari, sono sintomi di una reazione che attiva l’organismo per difendersi o per fare fuoriuscire quella tensione. In qualche modo deve essere liberato il malessere e infatti gli organi subiscono il colpo. Qualcuno potrebbe dire che è solo un fatto psicologico, ma per quanto vero in parte alla fine il corpo paga. E con esso tutto il resto. E si muore dentro se qualcosa si rompe o interrompe…
Il dolore è un maestro di vita, ma per chi vuole intendere. Dovrebbe rendere più docili, umili, umani, invece in alcuni casi la superbia, l’altezzosità non muta, anzi si rafforza, si corrobora.
Ma si paga un prezzo altissimo. Con se stessi.
Gli immortali, gli highlander credono di essere immuni solo perché, per qualche strano motivo, la vita li ha favoriti, ma se non accolgono questo privilegio con umiltà, la vita li punisce. E non lo sanno questo, non lo avvertono l’agguato e camminano con superbia fra il prossimo che li deride per la loro arroganza. Disse un asino “dal mondo voglio anche io stima e rispetto …e così detto in un grand manto si serrò…Indi ai pascoli comparve con gran passo maestoso, ma il mantello si impigliò e la pelle dell’asino mostrò”! Morale…per chi ha orecchi!
Lug
05
2011
Il tempo lo stabiliamo noi. Il tempo non ha tempo. Chi ha tempo non aspetti tempo! E al tempo non importa come sei, dove sei, con chi stai, chi sei, cosa vuoi. E’ una stato mentale. Il tempo lo realizziamo noi. Orari, mesi, settimane. E a proposito di settimane...c’è chi le può “scrivere” di volta in volta rendendole nuove, speciali, diverse, mai monotone, c’è chi invece vive vincolato ad esse e non dice niente di nuovo. Sempre uguali, cadenzate, di quel ritmo stancante alla fine...e che vita è? Si ha paura di affrontare il nuovo, il diverso da ieri per convenzioni, perché pacchetti già confezionati.

eì proprio vero il detto antico “chi ha tempo  non aspetti tempo” e “non fare domani quello che potresti fare oggi". Non è però, attenzione, il misero carpe diem del più misero “cogli l’attimo” usato da chi  crea solo alibi...ma qualcosa di più profondo, più strutturale della vita.

Armonia, entusiasmo si realizzano se si vuole e se si vuole non c’è niente e nessuno che può fermarci.
La vita è una sola, non ce ne è concessa una di riserva. Che paranoie si fa la gente. Si affolla la mente di problemi, di ansie e perde di vista un obiettivo fondamentale: il benessere. Lontano da me chi si interpone fra me e il mio benessere. Gente pesante, angosciante...che pesantezza, che tristezza!

Solo dinanzi alla malattia ci si rende conto di quanto tempo si sia perso in chiacchere, in convenzioni, in status...la salute a quel punto è già andata via. Ahimè!
Giu
28
2011
E poi dicono che il paziente è al primo posto. ma come fa una persona che sta male, che comunque si confronta anche con aspetti diversi, nuovi di se stessa cercando di comprendere e sforzarsi di capire cosa sta accadendo a non reagire psicologicamente in modo negativo dinanzi ad uno stato di malessere? Solo i cinici e nemmeno gli animali che contrariamente a quanto si dice soffrono e lo esprimono.

Vedete i numeri sono in matematica, in corsia non possono esistere. E mi rivolgo a chi pensa che con i soldi e il potere politico possa comprare la salute...forse potrà corrompere  qualche essere umano e non  considero persona a questo punto, né l’uno né l’altro. Il potere della casse medica dirigente soprattutto si base spesso su acquisizioni politiche che ahimè confliggono con l’umanità.
Ora voglio concludere dicendo che nessuno è immune eppure tanta arroganza. Che uomini “duri”....il paziente è fifone....
Giu
21
2011
Non è un attacco ma la frase che un medico esprime commentando la reazione di un paziente.
Vi racconterò una storia vera, per cui si capirà quanto sia “bello” predicare bene non per il
benessere del paziente ma per creare immagine.

Prima di iniziare la storia voglio premettere che in genere questi sono i medici che si allargano
le fauci alle conferenze, che danno fiato ai polmoni per sparare tutte le parole più sacre in
nome del Codice deontologico, (e povero Ippocrate), in nome del paziente “prima di tutto”, in
nome del principio di equità-giustizia, in nome del loro onore. In più sono quei medici che alle
spalle dicono dei loro colleghi “è un cretino, non capisce nulla” eppure nelle beate conferenze
i baci e gli abbracci e soprattutto le manifestazione di stima e apprezzamento dell’operato non
si contano.

Un uomo di 43 anni viene ricoverato d’urgenza per calcoli renali, ma rimane in uno stato di
disagio per 24 ore, rimettendo nelle cuffie per i capelli adoperate nelle sale operatorie perché
non gli era possibile potere accedere ai bagni, ovvi motivi.

Bene la situazione si sblocca e viene affidato al reparto di competenza per la cura del suo
caso. Al di là delle condizioni, sicuramente si deve considerare che vi sto raccontando di un
uomo che non ha mai avuto problemi di salute, non ha mai fatto uso di farmaci particolari a
parte forse qualche aspirina, che svolge un’attività in cui il fisico deve essere perfettamente in
ordine ma soprattutto l’equilibrio psicologico. Un uomo il quale si ritrova in un ambiente poco
favorevole tanto da “Ricordati uomo che devi morire”, dove non c’è nulla che alleggerisca,
dove il personale è praticamente numericamente inferiore (con tutte le difficoltà logistiche),
dove la realtà è solo essere considerati ancora nel 2011 solo un numero di una cartella,
eppure “il paziente è fifone” non voglio aggiungere altro.

Vorrei sapere a questo punto le conferenze per chi o cosa sono organizzati. Per i crediti ECM?
Per diffondere la notizia alle telecamere a beneficio del popolo o per farsi inquadrare?
Insomma, finiamola con le ipocrisie…e parlano di difesa della qualità della vita.
Mag
18
2011
Ma davvero la pesantezza è terribile e la leggerezza meravigliosa? Il fardello più pesante ci opprime, ci piega, ci schiaccia al suolo. Ma nella poesia d'amore di tutti i tempi la donna desidera essere gravata dal fardello del corpo dell’uomo. Il fardello più pesante è quindi allo stesso tempo l’immagine del più intenso compimento vitale. Quanto più il fardello è pesante, tanto più la nostra vita è vicina alla terra, tanto più è reale e autentica. Al contrario, l’assenza assoluta di un fardello fa si che l’uomo diventi più leggero dell’aria, prenda il volo verso l'alto, si allontani dalla terra, dall’essere terreno, diventi solo a metà reale e i suoi movimenti siano tanto liberi quanto privi di significato. Che cosa dobbiamo scegliere allora? La pesantezza o la leggerezza? (Milan Kundera –Insostenibile leggerezza dell’essere).

L’essere umano, seppur desideroso di bellezza, bontà, energia, serenità, li rinnega, fa di tutto per scegliere la pesantezza.
La riflessione si sposta su alcuni passaggi: la nostra materia serve allo spirito e viceversa, ma occorre che essa sia contenitore adeguato per evitare di annientare ciò che ci permette di non affossarci nelle inutilità. Platone affermava che il corpo è la gabbia dell’anima.
 
L’amore per l’altro, ad un certo livello, non è solo corpo ma tutto il suo essere. La sessualità consiste proprio in questo. Ho sempre ribadito che si confonde il sesso con la sessualità: essa è l’essenza del sesso, quell’elemento per cui il sesso è. Non può esistere rapporto fisico se non si parte da questo. La sessualità è movimento verso l’essere dell’altro, il riconoscimento della sua persona, del pudore, della cura e la risposta alla corporeità e spiritualità del partner. E’ l’offerta del proprio essere persona aperto, proiettato in avanti, verso l’altro. Magico. A questo punto si può parlare di intimità, complicità che diventa sempre ricerca continua e appagante dell’altro.
Mag
10
2011
Qualcuno qualche giorno fa mi chiese: “Esiste la felicità?” Certo – risposi - le parole sono attribuite a qualcosa, come tavolo al tavolo, pianto per le lacrime, sorriso etc… anche per felicità è lo stesso. Semmai siamo noi a non volerla cogliere, e ci adagiamo
sulla frase essere “sereni”.

Sereni, ha un’altro senso. Felicità è tanto e tante emozioni intime che fanno sentire leggeri, che accendono la speranza da tradurre in vita. Chi non ci crede è perché possiede il “non cuore”. Un cuore che gli serve solo per vivere fisiologicamente, l’altro, quello emozionante, emozionato non è considerato. Amore è il senso della vita che anima tutto.
 
Le persone non sanno più comunicare. Amore è anche sapere comunicare, trasmettere benessere. Si scrivono mail, si pronunciano frasi e sembra arido come il deserto. Le parole arrivano fredde qualcuno crede che nel gelo ci sia autorevolezza. E si sbaglia.
 
Nella vita c’è sole, piacere, amore, passione. Siamo noi a decidere di stare bene. Se il volere consiste nel rompere le catene del negativo per prendere possesso della propria nave senza zavorre, che il brutto vada via e chi può farlo, perché il temperamento lo consente ed ha il carattere (perché ci vuole carattere, altro che sdolcinatezze), lo faccia. Non si sopravvive alla
vita, ma si vive la vita. Via le cose brutte e splende il sole. Semplicistico? No è semplice, talmente pratico che si vive da Dei!
 
Per chi non provvede ad eliminare il malessere, bisognerebbe emanare un’ordinanza che vieta a tutti quelli che non si attengono alle disposizioni di “tacere e non lamentarsi, in maniera gratuita”, non ha infatti senso dire “sto male” se poi persevero nello stato di quiete, pena il pagamento di una multa proporzionata al tipo di lamentela. Molte zavorre cadrebbero.
 
Via le persone pesanti, diseducate al benessere perché hanno sempre dovuto subire il rinforzo del negativo e no hanno mai avuto il coraggio di dire No a ciò che non va.
Mag
03
2011
L'amore rappresenta il senso della vita. Oggi ci vergogniamo a pronunciare questa parola che
diventa sdolcinata. Siamo indotti a non crederci, a non sentire che il suo potere è immenso più dei
soldi, più di ogni cosa. –Sapete- mi rivolgo agli scettici- qualsiasi cosa voi possiate volere lo farete
sempre con e per amore, perché ci credete, perché la desiderate a tal puto che siete costretti a
mettere tutta la passione di cui disponete. Questo è amore, anche questo!

Nel film “Vi presento Joe Black” Bill Parrish dice alla figlia Susan: “L’amore è passione,
ossessione qualcuno senza cui non puoi vivere. Io ti dico buttati a capofitto con qualcuno che ti ami
alla stessa maniera…come trovarlo? Beh dimentica il cervello e ascolta il tuo cuore…io non sento
il tuo cuore. Perché la verità, tesoro, è che non ha senso vivere se manca questo. Fare il viaggio e
non innamorarsi profondamente equivale a non vivere... ma devi tentare perché se non hai tentato
non hai mai vissuto”.

Ascoltare il cuore che batte e fa sentire che si è vivi, che si fa parte della vita e non si sopravvive
ad essa. Siamo disabituati al buono, a sentirci al centro della nostra vita. Siamo disabituati ad
avere cura di noi stessi e quindi degli altri. Siamo carici e oppressi dai fardelli, dalle zavorre e ci
rendiamo pesanti, cupi, duri, aggressivi e stiamo male. Per stare bene ci vorrebbe poco. Liberarsi
da ciò che non va, da chi succhia le forze e le energie.

Ci vergogniamo a dire Ti amo, ci imbarazziamo a mostrare agli altri i sentimenti perché dobbiamo
apparire forti, centrati per non farci giudicare deboli.

Nell’amore c’è tutto il senso della vita. Basterebbe fermarsi un po’, l’uomo non è eterno, oggi sta
bene fra un istante è finita. Invece ci arrabattiamo per costruire male la vita. Guardare il mare,
cogliere un fiore.
 
Il bene più grande sentirsi capace di dare, ricco di ricevere. Orgoglio, fermezza
distruttiva, che tristezza rappresenta per l’umanità.
Apr
05
2011
"Ho scelto bio per indicare il sapere biologico, la scienza dei sistemi viventi; e ho scelto etica per indicare il sapere circa i sistemi dei valori umani”. Così spiega la Bioetica V. R Potter in Bioethics a bridge to the future. Tale spiegazione possiamo riscontrarla anche in Platone nell’Eutidemo:…Abbiamo bisogno di una scienza tale che in essa coincidano il produrre e il sapere usare ciò che produce...

La riflessione filosofica è necessaria alla Bioetica, e, anche se la riflessione filosofica può apparire astratta dal contesto pratico con cui avrebbe a che fare e/o si confronta la Bioetica è indispensabile e necessaria per migliorare l’impostazione pratica e intervenire con coscienza sui problemi. Non può essere contemplata l’accusa di eccesso di teoria. La prassi passa dal pensiero. Il filosofo per T.Engelhardt Jr. gioca l’importante ruolo di geografo dei concetti e dei valori.

Potter denunciava come innaturale e pericolosa la suddivisione tra l'ambito scientifico e quello umanistico del sapere e perorava un “ponte” fra queste due culture. I valori etici non devono essere separati dai fatti biologici. Il termine stesso (Bioetica) che la denota è stato adottato per designare la riflessione sistematica nata a ridosso dei problemi creati dal progresso della biologia e della medicina.

Per Fornero in Bioetica laica e cattolica: Alcuni concepiscono la bioetica come una sorta di ramo o sottosezione dell’etica, vertente sul nascere, curarsi e morire degli esseri umani, ovvero su problemi normativi sollevati da questioni riguardanti l’aborto, eutanasia, accanimento terapeutico, trapianto d’organi, manipolazione genetica. Altri sulla scia di Potter propendono per una bioetica ecologica, ovvero globale estesa oltre l’uomo.

L’ambito della Bioetica si estende perciò oltre quello dell’etica biomedica (Reich); questo, a mio avviso, rafforza l’idea contro chi ha una visione errata di bioetica e approda ad essa in maniera spicciola e approssimativa senza averne una visione di insieme.
Mar
22
2011
Si parla tanto di creare tutte le condizioni sociali, familiari, culturali necessarie per aiutare i giovani ad affrontare con responsabilità la vita.
 
Si parla tanto di creare prospettive per il futuro che mettano le nuove generazioni nelle condizioni di gestire al meglio le loro capacità. Per un futuro migliore, si dice. In effetti quale futuro se non si prendono le mosse dal presente? Non c¹è futuro senza presente e se il presente mostra di non essere in grado di affrontare nemmeno le difficoltà attuali, quale futuro?
 
La bioetica autentica utile alla costruzione di una coscienza sana ed equilibrata, può aiutare ad infondere un sapere, una cultura adatta all¹educazione dei giovani: una ³pedabioetica² tante volte da me ribadito e non solo da me.
 
Una bioetica che fa crescere perché se ne conoscono i fondamenti, i canoni, i metodi, non quella manipolata dalla politica, dalle formulazioni accademiche, o religiose e bigotte, dal moralismo dannoso. Nella bioetica i giovani potrebbero trovare tutto, dal diritto alla psicologia, dall¹antropologia alla storia, alla filosofia, alla medicina, etcŠ.I problemi sociali determinati dalla droga, alcolismo, bullismo, i risvolti economici di una società che cerca escamotage per sfuggire alla responsabilità, i disagi di vivere in un ambiente malsano alterato da inquinamento e abusi verso di esso; non dunque teoria, ma confronto con chi potrebbe essere una buona guida per la loro vita. Una bioetica che indichi la via giusta da seguire soprattutto per ricostituire la speranza, il senso e l¹importanza della lotta per i valori e i principi a cui si deve credere per orientarvisi.
 
Una bioetica di questo tipo fa rimanere saldi, determinatia costruire il bene e mette a tacere le voci stridule che gridano contro la bellezza dei valori, che si sentono moderni perché non sanno cosa vogliono, perché sono abituati a vivere nella quotidiana e assurda maniera di ³respirare² anche la loro aria in modo precario. La bioetica dovrebbe essere materia fondamentale negli itinerari di studi.
Feb
08
2011
Cosa si può dire dell’attuale situazione politica in Italia e di come è rappresentata?
 
Solo un commento: stiamo sbagliando ad impostare l’informazione su queste basi. Chiedo il sostegno dei colleghi giornalisti affinchè non cadano nelle grinfie di tali speculazioni.

Il popolo italiano non può accettare una realtà mediatica simile.

Stiamo fomentando una irresponsabilità; ovvero stiamo creando delle condizioni per mettere la testa sotto la sabbia e non prendere coscienza delle problematiche che assillano le persone.

Che vogliamo fare? Vogliamo forse lasciarci andare a simili propositi? Non abbiamo null’altro da fare che occuparci di persone che vogliono che si faccia il  loro gioco?

Ma cosa c’entra la Bioetica?

C’entra perché parliamo di qualità della vita violata.
Ago
02
2010
Manca nelle scuole lo studio della Bioetica come materia. Tale studio si rende opportuno e necessario in quanto i settori e i campi che affronta la Bioetica  non sono gli stessi proposti dai mass media.

Lo studio della Bioetica è complesso tanto che il CNB ha di recente preparato un documento relativo alla formazione bioetica dei giovani con l'intento di proporre un'informazione sistematica volta all'educazione bioetica in ogni suo particolare settore.
Gli ambiti della Bioetica in generale sono: bioetica generale e fondamentale, bioetica clinica, bioetica ambientale, bioetica animale, bioetica medica.

E' corretto dire che la qualifica di "bioeticista"  non può essere attribuita a chiunque se non dopo il rilascio di una abilitazione ottenuta seguendo corsi di formazione riconosciuti dal Ministero. Spinsanti nella premessa al libro di Gracia scrive:"“In mancanza di un supporto istituzionale fornito da un insegnamento universitario, questa disciplina è stata rappresentata da cultori generosi, ma molto spesso improvvisati. Studiosi provenienti dalla medicina, dal diritto, dalla filosofia o dalla teologia si sono autodesignati bioetici”.
 
Continua: "La Bioetica non può a lungo rimanere un optional nella formazione di medici, biologi, operatori e amministratori della Sanità. Ed è più che mai necessario provvedere ad una formazione dei formatori, disegnando un serio profilo contenutistico e metodologico, di quel particolare professionista che sarà autorizzato a chiamarsi bioetico e al quale sarà riconosciuta la competenza per questa particolare utilizzazione della disciplina".

L'intento è quello di fornire ai giovani la visone globale di cosa voglia dire qualità della vita secondo il principio proposto dal suo fondatore V. R. Potter.

Tra le altre cose, avere competenze bioetiche apre a nuovi settori del lavoro che ancora non sono stati esplorati.
Gen
18
2010
La questione sull'eutanasia aperta dal "Caso Englaro" e sul quale si è giocato a fare i moralisti per molto tempo, ma sono sicura che nel silenzio del cuore ognuno sa la verità, ha creato una separazione tra laici e cattolici.
 
Non si può distinguere tra una salute cattolica e una salute laica, la salute è unica. Gli eventi che interessano gli ambiti della biomedicina, della biopolitica, e della biosociale devono essere esaminati alla luce delle esigenze della persona di volta in volta.
 
Come un farmaco si prescrive per un tipo di malattia ma il medico deve tenere conto degli effetti collaterali del paziente, così fuor di metafora vale per le decisioni estreme: eutanasia, aborto etc.

La vita si deve rispettare tanto per la sua sacralità che per la sua qualità in nome della dignità dell'uomo. Ma a mio avviso molti sconoscono la Bioetica o non la conoscono bene e non c'è informazione a riguardo: in effetti molti chiedono cosa essa sia. Per comprendere forse sarebbe meglio sapere. Manca una pedagogia di questo tipo è ed importante che si definisca una pedabioetica.
 
La pedagogia attraverso l'educazione crea un modulo tale che le informazioni ricevute dall'utente siano assimilate e sviluppate in formazione. Abbinata alla Bioetica diventa educazione all'etica della vita e quindi pedabioetica.
Nov
25
2009
Per conoscere la bioetica bisogna partire dalla sua storia. Nel 1970 venne coniato, dall'oncologo americano Van R.Potter (1911 – 2001) professore di Oncologia presso il McArdle Laboratory for Cancer Research all'University del Wisconsin-Madison, il termine "Bioetica" (Bioethics: Bridge to the future). Con questo termine, che rimanda alla duplice componente della vita (bìos) e dell’etica (éthos), egli voleva indicare un nuovo ambito intellettuale per l'approccio alle questioni sollevate dal progresso scientifico e tecnologico, una sorta di "ponte" per la cultura scientifica e quella umanistica.

La Bioetica secondo la definizione ufficiale è: "Lo studio sistematico della condotta umana nell'ambito della scienza della vita e della cura della salute, in quanto questa condotta è esaminata alla luce dei valori morali e dei principi." (W.T.Reich, Encyclopedia of Bioethics)

La Bioetica è una scienza nuova interdisciplinare e dialogica, media con le altre scienze per risolvere le questioni di natura etica per la vita e l'ambiente. Questo termine vuole descrivere una nuova filosofia intesa ad integrare la biologia, l'ecologia, la medicina e i valori umani.
 
La Bioetica cerca di dare una risposta ai nuovi interrogativi morali sorti dall'ampliamento delle conoscenze e dei poteri in ambito scientifico e tecnologico, domande che possono riassumersi su quanto sia eticamente lecito, come sia attuabile e cosa meglio fare per le sorti dell'individuo. Prendere in considerazione di volta in volta il singolo o generalizzare estendendo alla società? Il caso Welby, il caso Englaro, il caso Terry Schiavo e tutti i malati che soffrono di patologie importanti devono essere valutati di volta in volta, o  è meglio una legge che generalizzi lo status quo?

Ai posteri la sentenza.