Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia � su Twitterrss qds

Quotidiano di Sicilia

 
Bios kai ethos di Margherita Montalto
il blog sulla bioetica


Tag Eutanasia

Gen
30
2012
Forse si fa “finta“ che il problema “eutanasia” sia stato chiarito, ma di fatto non lo è. Di eutanasia si deve continuare a parlare e non può andare nel dimenticatoio perché non si vuole o non si sa come risolverlo. Tra una riflessione laiche e una cattolica, laddove il momento di crisi sta assorbendo il Paese sotto il profilo economico e non si trova il tempo probabilmente per affrontare l’argomento sempre spinoso e carico di responsabilità, sembra che tutto taccia. Il Rapporto Eurispes evidenzia che sei italiani su dieci si dicono favorevoli all'eutanasia, anche se la quota di chi è favorevole sembra essere diminuita dell'1,2% rispetto al 2010 e dell'1,8% rispetto al 2007. I contrari del 2010 aumentano nel 2011 passando dal 21,7% al 24,2%, ma anche chi non è convinto diminuisce dal 10,9% al 9,6%.
[continua]
Mar
15
2011
Finalmente c’è la possibilità per riconoscere l’autodeterminazione del paziente attraverso il testamento biologico. Anche se si slitta ad Aprile per il voto come è stato comunicato, non importa. L’importante è capire che, se non si vuole accettare una legge sull’eutanasia come in altri Paesi, almeno si deve accettare che una persona possa riconoscersi nella capacità di scegliere per la propria vita e i trattamenti a cui vuole o non vuole sottoporsi. 

In fondo, se si riflette, anche con il consenso informato il paziente può decidere cosa fare. In cosa consiste allora la differenza?
Dibattuto è sempre il problema su “chi deve decidere”. Il medico? La famiglia? E il paziente deve stare a “guardare” cosa “gli altri decidono per lui”? Ingiusto. Significa privare la persona dell’autonomia che in tempi più lieti lo ha reso indipendente. Perché deve decidere un altro al posto mio e non io? Assurdo. Che senso ha? Pensate: un altra persona debole e umana, deve prendere il mio posto, mettere in discussione la mia vita, la mia storia di essere persona, sconvolgere un’esistenza fatta di eventi, dolori, etc. etc., per decidere come e se devo vivere.

Perché non deve essere possibile con il testamento biologico? Il problema è soprattutto riconoscere un ruolo al medico.
Si tirerà  in ballo l’obiezione di coscienza anche per questo? Sarà vera? Un po’ di scetticismo lo attira...e non sarà perché non si vogliono avere rimorsi? Legittimo. Ma in ogni caso la persona deve essere in grado di esprimere la sua volontà liberamente.
Lug
06
2010
La Convenzione di Oviedo, consiglio d'Europa 1997, per la protezione dei diritti dell'uomo e la dignità dell’essere umano riguardo alle applicazioni della biologia e della medicina (Convenzione sui diritti dell’uomo e la biomedicina).
 
Uno dei documenti più importanti i cui  capitoli che contengono 38 articoli dedicati alla persona, costituiscono i punti di riferimento a cui giuristi, medici, e anche la chiesa cattolica dovrebbe rifarsi. L'evoluzione scientifica messa a disposizione dell'uomo, della sua qualità della vita è stata spesse volte giudicata da preponderanze politiche e cattoliche con il solo scopo di portare acqua al proprio mulino, non tenendo in considerazione la volontà della persona.
 
Scopi politici che hanno gestito la volontà su questioni di vita o di morte. Se  analizziamo attentamente la frase ricorrente "chi deve decidere?" Su come guidare un malato al suo destino, si comprende che è proprio un volere manipolare la decisione.
 
Decide il medico perché ne sa di più; decide il magistrato perché è la legge; decide il parente perché è il più vicino...ma il paziente chi è? Persona? Oggetto di decisione? La dignità del malato è tenuta in considerazione fino a che punto? Si decide per il bene del paziente? Ma veramente? E in che modo? Se tutto tende a sminuirne il senso?
 
Sul caso Englaro i grandi moralisti, i grandi sapienti hanno detto la loro. Bravi. Bene. Adesso sappiamo come la pensano. Forse loro desidererebbero stare nelle condizioni di un coma lungo una vita, magari sperano di svegliarsi e di sentirsi "vivi"? Quale vita? Quale dignità se offesa? La vita ha senso pieno totale.
 
Si legga il Vangelo...Gesù è sempre stato per la vita e non per la morte, ha guarito storpi, ha ridato la vista ai ciechi, ha resuscitato. Vedere il bicchiere sempre mezzo pieno...senza indugiare nelle falsità.
Apr
28
2010
Chi si occupa di argomenti bioetici deve conoscere il biodiritto. Dettagliato, sistematico, "Condotta professionale e responsabilità penale", di Gaetano Siscaro, Magistrato di Cassazione, Sostituto Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte di Appello di Catania, concede al lettore la possibilità di comprendere, grazie ad un linguaggio estremamente chiaro, tutte le dinamiche che si scatenano nel rapporto medico-paziente, tra medico e struttura sanitaria, tra l'eventuale responsabilità penale del medico ed il richiamo all'ethos umanitario che caratterizza la sua professione.
 
Non manca l'analisi sulla centralità del malato, il rapporto con gli interventi sanitari, i reati riconducibili alla colpa professionale del medico, il consenso informato, accanimento terapeutico, eutanasia
 
Un libro suddiviso in 5 parti in cui sono descritte ampiamente tutte le problematiche bioetiche, di grande attualità, esaminate alla luce del biodiritto.
 
Gli argomenti trattati non sono solo di esclusiva pertinenza della medicina legale, ma sono una guida speciale per chi, come medici, giuristi, studenti universitari mirano a ricercare strumenti di studio indispensabili a dissolvere dubbi e conflitti scaturiti da una formazione costruita su moduli veloci che non può trovare riscontro rispetto a problematiche che impongono una rigorosa riflessione. 
Apr
20
2010
Quando è lecito sospendere le cure? Si può interrompere l’alimentazione o l'idratazione? Cosa scrivere in un testamento biologico? E’ opportuno farlo? Sono le domande che Giovanni Russo nel suo breve opuscolo intitolato "Il testamento Biologico"solleva.
 
Le risposte ai quesiti bioetici, che coinvolgono e sensibilizzano la collettività, interessano l’ambito bio-guridico, bio-medico, aprendosi anche alle esigenze di una condizione personale, ricerca di senso della vita, alla quale bisogna dare un giusto peso.
 
Il dibattito tra sacralità della vita e qualità della vita è avvertito, in questo opuscolo-guida, con obiettività. Tanto che Russo scrive: "Pertanto, qualità e sacralità della vita non vanno visti in antitesi e in opposizione".
 
La bioetica è nata come riflessione sui valori etici che devono animare la promozione della qualità della vita…qualità della vita è la sua dignità.
 
Giovanni Russo rende evidente come la Chiesa sia aperta alle esigenze della persona e all’evoluzione tecnico- scientifica resa al servizio dell'umanità nel rispetto della dignità della persona.
Mar
31
2010
La questione si spinge su come riconoscere e essere intesi alimentazione e idratazione su pazienti in stato vegetativo persistente (SVP). Come si inseriscono all'interno del DAT? Il CNB in un documento del ‘05 esprime: “…le persone in SVP richiedono un’assistenza ad alto e a volte altissimo contenuto umano, ma a modesto contenuto tecnologico…va quindi ricordato che ciò che va  loro garantito è il sostentamento ordinario di base: la nutrizione e l’idratazione…”.
 
La sospensione di idratazione e alimentazione si sporgono verso l'atto eutanasico? Il criterio etico fondamentale al quale riferirsi per valutare la legittimità dei contenuti delle Dichiarazioni anticipate è stato individuato dal CNB in un documento dedicato formalmente alle Dichiarazioni anticipate di trattamento e approvato nel ‘03. In esso, al § 6, il CNB ha ritenuto unanimemente che nelle Dichiarazioni “ogni persona ha il diritto di esprimere i propri desideri anche in modo anticipato in relazione a tutti i trattamenti terapeutici e a tutti gli interventi medici circa i quali può lecitamente esprimere la propria volontà attuale”. 
 
La critica ai due documenti del CNB si fonda sulla contraddizione: mantenere idratazione e alimentazione; libertà del paziente di rifiutarle.
Mar
16
2010
Il dibattito scottante sull’eutanasia che ha trovato riscontro nei Paesi sviluppati, fra i quali l’Olanda, e appoggio da associazioni pro-eutanasia, deve essere riconsiderato alla luce di una maggiore cura del malato, dichiarando curabile il dolore, senza scadere nella speculazione.
 
La Chiesa segue con apprensione tale problema e riconosce in esso un indebolimento della spiritualità e del senso di solidarietà umana che ha favorito l’atteggiamento utilitaristico.
 
Le considerazioni etiche sull’eutanasia, elaborate in sette punti dalla Pontificia Accademia Per La Vita circa il rispetto della dignità del morente, costituiscono una guida sia per l’uomo debole e sofferente che per “i sani” i quali, piuttosto che trovare giustificazione nella insopportabilità del dolore devono "…rendersi capaci di accompagnare il malato nel suo difficile travaglio di sofferenza, di dare un senso al dolore umano".
Feb
15
2010
 Veniamo al nuovo testo di Povia. Corre voce che si parli di eutanasia, di fatti accaduti di recente, e si commenta circa la  motivazione di adottare questi argomenti come testo della canzone da presentare a Sanremo. Le canzoni rimangono in mente. Chissà se il testo di Povia, ed è solo un’ipotesi visto che non ne conosciamo il contenuto ufficiale, potrà aiutarci a ricordare alcuni passaggi, magari aprirci a nuovi orizzonti. Perché necessariamente si devono presentare canzoni con contenuti scadenti? Vi ricordate la canzone di Giorgio Faletti "Signor tenente"?.
Non erano forse vere le parole della canzone?
 
Non perdiamoci in sciocchezze, in moralismi sulle canzoni quando dietro il sipario della vita c’è tanto dolore. Inoltre mi preme sottolineare che anche nelle critiche negative si può trovare il positivo. Nel buio c’è sempre una luce alla fine, anche se il percorso è lungo e tortuoso...si arriva alla fine sempre. Ogni argomento, ogni evento può esserci utile, fornisce spunti nuovi per migliorarci e farci riflettere. Quindi non puntiamo subito il dito. Occorre rispetto anche per quelle opinioni che non si condividono, in ogni caso sempre con garbo e modalità.
 
L’eutanasia è una scelta molto delicata e come tale va trattata, ma senza urlare contro chi la pensa in modo differente dal nostro.
Gen
18
2010
La questione sull'eutanasia aperta dal "Caso Englaro" e sul quale si è giocato a fare i moralisti per molto tempo, ma sono sicura che nel silenzio del cuore ognuno sa la verità, ha creato una separazione tra laici e cattolici.
 
Non si può distinguere tra una salute cattolica e una salute laica, la salute è unica. Gli eventi che interessano gli ambiti della biomedicina, della biopolitica, e della biosociale devono essere esaminati alla luce delle esigenze della persona di volta in volta.
 
Come un farmaco si prescrive per un tipo di malattia ma il medico deve tenere conto degli effetti collaterali del paziente, così fuor di metafora vale per le decisioni estreme: eutanasia, aborto etc.

La vita si deve rispettare tanto per la sua sacralità che per la sua qualità in nome della dignità dell'uomo. Ma a mio avviso molti sconoscono la Bioetica o non la conoscono bene e non c'è informazione a riguardo: in effetti molti chiedono cosa essa sia. Per comprendere forse sarebbe meglio sapere. Manca una pedagogia di questo tipo è ed importante che si definisca una pedabioetica.
 
La pedagogia attraverso l'educazione crea un modulo tale che le informazioni ricevute dall'utente siano assimilate e sviluppate in formazione. Abbinata alla Bioetica diventa educazione all'etica della vita e quindi pedabioetica.
Gen
11
2010
Questione sempre dibattuta quella dell'eutanasia....Questione di diritto. Diritto di scegliere o diritto in quanto legge? Law and right.
 
Il punto è come sentirsi dinanzi a qualcuno che non vuole più soffrire, quando la sua coscienza del dolore è presente? Possiamo contemplare l'idea di effettuare un suicido assistito? Chi può avere la forza? Magari possiamo soffermarci a pensare se sia il caso che, se un essere umano si sente torturato dal dolore, voglia essere ascoltato. 
 
Certo non è facile armare la mano e dire "Ti faccio fuori". Ma se capitasse a me? Cosa vorrei? Sfidare il mio tempo rimasto sopportando la sofferenza tremenda di dolori lancinanti, oppure grazie a quella fede tanto invocata nei momenti più duri si potrebbe pensare di superare tutto in attesa che la morte mi abbracci? 
 
Occorre silenzio e riflessione. La politica non può entrare nel merito di questi problemi per evitare di alterarne il significato profondo, semmai può aiutare, attraverso il parere di competenti come è il caso del Comitato Nazionale della Bioetica, la Consulta, a comprendere meglio alcuni passaggi necessari.