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Bios kai ethos di Margherita Montalto
il blog sulla bioetica


Tag Filosofia

Apr
05
2011
"Ho scelto bio per indicare il sapere biologico, la scienza dei sistemi viventi; e ho scelto etica per indicare il sapere circa i sistemi dei valori umani”. Così spiega la Bioetica V. R Potter in Bioethics a bridge to the future. Tale spiegazione possiamo riscontrarla anche in Platone nell’Eutidemo:…Abbiamo bisogno di una scienza tale che in essa coincidano il produrre e il sapere usare ciò che produce...

La riflessione filosofica è necessaria alla Bioetica, e, anche se la riflessione filosofica può apparire astratta dal contesto pratico con cui avrebbe a che fare e/o si confronta la Bioetica è indispensabile e necessaria per migliorare l’impostazione pratica e intervenire con coscienza sui problemi. Non può essere contemplata l’accusa di eccesso di teoria. La prassi passa dal pensiero. Il filosofo per T.Engelhardt Jr. gioca l’importante ruolo di geografo dei concetti e dei valori.

Potter denunciava come innaturale e pericolosa la suddivisione tra l'ambito scientifico e quello umanistico del sapere e perorava un “ponte” fra queste due culture. I valori etici non devono essere separati dai fatti biologici. Il termine stesso (Bioetica) che la denota è stato adottato per designare la riflessione sistematica nata a ridosso dei problemi creati dal progresso della biologia e della medicina.

Per Fornero in Bioetica laica e cattolica: Alcuni concepiscono la bioetica come una sorta di ramo o sottosezione dell’etica, vertente sul nascere, curarsi e morire degli esseri umani, ovvero su problemi normativi sollevati da questioni riguardanti l’aborto, eutanasia, accanimento terapeutico, trapianto d’organi, manipolazione genetica. Altri sulla scia di Potter propendono per una bioetica ecologica, ovvero globale estesa oltre l’uomo.

L’ambito della Bioetica si estende perciò oltre quello dell’etica biomedica (Reich); questo, a mio avviso, rafforza l’idea contro chi ha una visione errata di bioetica e approda ad essa in maniera spicciola e approssimativa senza averne una visione di insieme.
Nov
25
2009
Per conoscere la bioetica bisogna partire dalla sua storia. Nel 1970 venne coniato, dall'oncologo americano Van R.Potter (1911 – 2001) professore di Oncologia presso il McArdle Laboratory for Cancer Research all'University del Wisconsin-Madison, il termine "Bioetica" (Bioethics: Bridge to the future). Con questo termine, che rimanda alla duplice componente della vita (bìos) e dell’etica (éthos), egli voleva indicare un nuovo ambito intellettuale per l'approccio alle questioni sollevate dal progresso scientifico e tecnologico, una sorta di "ponte" per la cultura scientifica e quella umanistica.

La Bioetica secondo la definizione ufficiale è: "Lo studio sistematico della condotta umana nell'ambito della scienza della vita e della cura della salute, in quanto questa condotta è esaminata alla luce dei valori morali e dei principi." (W.T.Reich, Encyclopedia of Bioethics)

La Bioetica è una scienza nuova interdisciplinare e dialogica, media con le altre scienze per risolvere le questioni di natura etica per la vita e l'ambiente. Questo termine vuole descrivere una nuova filosofia intesa ad integrare la biologia, l'ecologia, la medicina e i valori umani.
 
La Bioetica cerca di dare una risposta ai nuovi interrogativi morali sorti dall'ampliamento delle conoscenze e dei poteri in ambito scientifico e tecnologico, domande che possono riassumersi su quanto sia eticamente lecito, come sia attuabile e cosa meglio fare per le sorti dell'individuo. Prendere in considerazione di volta in volta il singolo o generalizzare estendendo alla società? Il caso Welby, il caso Englaro, il caso Terry Schiavo e tutti i malati che soffrono di patologie importanti devono essere valutati di volta in volta, o  è meglio una legge che generalizzi lo status quo?

Ai posteri la sentenza.