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Quotidiano di Sicilia

 
Bios kai ethos di Margherita Montalto
il blog sulla bioetica


Tag Gravidanza

Set
13
2010
La storia della Gianna Nannini sembra l'ulteriore esagerazione di una donna "anziana" frustata. Si anziana. Perchè a 54 anni non si può pensare di avere un figlio; perché in questa fase della vita della donna il corpo, gli ormoni sono impegnati ad affrontare altri stadi, appunto di una età che avanza.

E sembra di quelle storie di donne con figli a tutti i costi per volere provare a se stesse che si può e si deve essere madri...e costi quel che costi, ma senza rivolgere il pensiero al futuro del nascituro.

Sembra una di quelle storie appartenenti all’epoca dell'iperfemminismo dove le donne per riscattarsi fecero di tutto. Sembra ancora di quelle storie strane dove la madre, anziché una donna sembra volere appartenere alla classe egli ermafroditi, tanto ormai senza uomini possiamo stare, no?

La razza umana, che fino ad un certo punto si è generata con i cromosomi XX-XY grazie all’accoppiamento UOMO – DONNA, da questi esempi sembra non abbia più bisogno dei sessi opposti per proliferare. Tanto c'è la provetta!!!

Certo, il figlio oggetto di amore e non più soggetto di amore, da adulto a 20 anni si ritroverà con una madre-nonna, senza l'idea di cosa possa essere un padre. Vorremmo sapere dalla Signora come spiegherà l'evento al figlio.

La Chiesa invece di puntare il dito sui divorziati, sul more uxorio, scomunicando a destra e manca, cosa ha da dire? Lo possiamo solo immaginare! Qualche femminista testosteronica ci lincerà? Che ben venga l'attendo con pazienza e sono pronta ad ascoltarla e a rispondere.

Ma indipendentemente dall'ubriacatura di una donna, il cui desiderio di avere un figlio "do it my self", potrebbe essere di dubbia discussione, penso al medico che sicuramente "avrà saputo consigliare" la donna in questione e anche altre come lei.
 
Deontologia? Vedremo. Qui non si punta il dito con atteggiamento moralista, ma semmai come si può pensare, come sosteneva Hans Jonas, di creare le migliori condizioni di vita per le nuove generazioni se quella vecchia è fuori di testa ed impazzita?

Non ne stiamo facendo un problema di sessualità, etero o omosessuale, per carità, ma a questo "futuro e sicuramente ricco bambino", come possiamo aiutare la povertà che erediterà dalla madre?
Ago
30
2010
Quando si parla di eccessivo ricorso al taglio cesareo, si osserva una strana peculiarità: nella maggior parte dei casi, infatti, coloro che ne parlano sono epidemiologi, sociologi, giornalisti, politici e così via, cioè persone che non sono mai entrate in una sala parto e che, quindi, non hanno alcuna idea di cosa significhi seguire una donna in travaglio. O sono donne che non hanno mai avuto figli e non si rendono conto di cosa voglia dire una gravidanza.

È comunque vero che in Italia la percentuale dei tagli cesarei è al di sopra dei valori ritenuti accettabili e che sarebbe, quindi, opportuno cercare di diminuirla. "Ma per far ciò è indispensabile analizzare le cause di questo incremento e cercare i possibili interventi correttivi. Non si può semplicemente accusare i medici di fare troppi tagli cesarei per far guadagnare di più all’ospedale o alla casa di cura oppure per riscuotere essi stessi onorari più elevati. Anche se questo può essere vero in casi isolati, sono già stati fatti tentativi in questo senso ma sono tutti falliti perché i motivi dell'incremento dei tagli cesarei sono ben altri”. Questo è il parere di un ginecologo.

Come si fa a stabilire i limiti e i confini dell'esigenza di un cesareo? La sofferenza del bambino al momento della nascita. Chi se la sente di rischiare? Il medico, il bambino o la madre?