Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia � su Twitterrss qds

Quotidiano di Sicilia

 
Pirandellog di Diomede
il blog su libri, tendenze letterarie e dintorni


Tag Fantasy

Nov
08
2010
L'ombra del torturatore è il primo libro del Ciclo del Nuove Sole, grandiosa epopea che ha reso noto anche al grande pubblico  l'americano Gene Wolfe. La storia ha il suo inizio in un lontanissimo e desolato futuro, che si intreccia con un passato dal sapore medievale.
 
Severian, il protagonista, è un apprendista artigiano, termine che i Torturatori utilizzano per definire loro stessi. Il giovane odia e ama allo stesso tempo la propria casta, ma non per via delle atrocità inflitte ai "clienti", bensì perché vede la Torre di Matachin, quartier generale dei Torturatori, come una casa e al tempo stesso una prigione anche per gli artigiani stessi.
 
Infatti, i loro mantelli color fuliggine sono segno di sventura per la gente comune che disprezza i carnefici. Ma una serie di eventi, innescati quando Severian ha compassione per una condannata, la castellana Thecla di cui si innamora, lo portano in esilio. Il giovane, che aveva sempre vissuto all'ombra della propria gilda, si trova catapultato fra la gente che lo tema e lo detesta al tempo stesso.
 
Terminus Est, la spada donatagli dal proprio Maestro, è la sua unica compagna e la causa di gran parte delle sventure che Severian incontra durante il proprio cammino in questo primo libro.
 
L'ombra del torturatore è un'opera particolarissima che mette in piena luce lo stile di Wolfe, ricco di dettagli, figure retoriche e allusioni oniriche che hanno ispirato almeno un'intera generazione di scrittori. Marchio dell'autore poi, lo strumento letterario del narratore inaffidabile, in questo caso Severian, che narra gli eventi in prima persona. Una perla del genere.
 
B.M.
Mag
26
2010
Antracite è un libro complesso. La tematica dell'industrializzazione americana non è nuova, ma Valerio Evangelisti la mette sotto un altro punto di vista, molto particolare, quello del palero e pistolero Pantera, una sorta di stregone mercenario, prezzolato e individualista. Ma irrimediabilmente "buono" e dalla parte dei più deboli. Nelle sue contraddizioni, forse l'unico personaggio positivo fra quelli creati dall'autore.
 
La trama è articolata, a volte troppo, e rischia di perdersi in alcuni punti se non la si segue passo dopo passo. Il finale è lasciato aperto ma non soddisfa appieno dopo la "lunga cavalcata" che il protagonista compie dall'inizio alla fine, imbattendosi in utopisti, capitalisti o clan di emigrati irlandesi che fanno quadrato per proteggere i propri membri.
 
Uno spaccato in cui nessuno è vinto e nessuno è vincitore, tanto meno Pantera che, sebbene cerchi di dominare gli eventi, è spesso nell'occhio del ciclone. Forse lo scopo di Evangelisti era proprio quella di trasmettere la sensazione di sballottamento e della mancanza di una qualsivoglia linearità, fra l'altro avvisata dallo stesso protagonista.
 
Un libro per chi ama il West, ma quello sporco.
 
B.M.
Mag
17
2010
Primo libro di una trilogia del genere fantasy rivolto a un pubblico di adolescenti ed adulti. Inizialmente la lettura è difficile per nulla scorrevole, ma poi man mano prende corpo una trama avvincente ed intrigante con una struttura ben definita.
 
Una lettura sconcertante circa il trattamento che subiscono  gli adolescenti che vivono nel Santuario dei Redentori, sottoposti ad una disciplina dura che può portarli alla morte. Addestrati alla sopportazione, fame e patimenti di ogni genere, per affrontare la guerra contro gli Antagonisti, cioè gli uomini senza Dio.
 
Tra di loro c'è un "soldato" particolare, Thomas Cale, che riesce a scappare dal santuario insieme a due amici e una ragazza, sottratta alla morte. Cale scoprirà un mondo totalmente diverso, dove esiste l'amore, l'amicizia ma anche la corruzione. Di lui si parla nelle Scritture, è La mano sinistra di Dio, è l'ultimo redentore, l'angelo della morte...
 
A.G.
Apr
07
2010
Zeferina è soprattutto un concetto molto originale, ancor prima che un libro. Rielaborare, come nella migliore tradizione fantasy, i miti dell'area italica. Il risultato è un libro dall'enorme potenziale, che a tratti affiora prepotentemente, mentre in altre parti un po' meno.
 
I punti di vista sono essenzialmente due, come i personaggi protagonisti: Zeferina e Nero. Forse, il protagonista vero e proprio è alla fin fine Nero, in quanto sembra meglio costruito e nel complesso mosso in maniera più credibile. Inoltre ha una trama che meglio si conforma al concetto di base del libro, e a poco a poco, ci fa conoscere le "beate genti" e gli altri miti viventi che si muovono in un Regno d'Italia appena formato.
 
Zeferina ha, comunque coerentemente, un punto di vista molto più limitato, e in questo l'autore riesce a rendere una ragazza comune, e non un'eroina a tutti i costi. Scappa perché braccata, scappa perché non capisce la sua natura.
 
I problemi forse sorgono nell'ultima parte del romanzo, nella battaglia finale, il Ragnarok, che è più descritta che mostrata, ed è un peccato perché c'era parecchio da mostrare.
 
Dal minotauro con il bambino senza braccia ai caratteristici massarioli, regninsaori  che sembrano una copia nostrana dei Nazgul sono solo un esempio delle creature che animano un romanzo oscuro quanto il periodo nel quale è ambientato; e solo il bestiario (utilissimo) a fine del volume fa entrare meglio nello spirito e nell'immaginario di questo fantastico mondo.
 
B.M.