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Pirandellog di Diomede
il blog su libri, tendenze letterarie e dintorni


Tag Recensione

Mag
04
2011
Triste, questo è l'aggettivo giusto per questo libro. Mi ha suscitato tristezza perchè una bimba che non ha avuto un'infanzia felice non può che comunicarmi questo. Una madre, capricciosa, invaghita della sua stessa bellezza, ipocrita con se stessa, imbevuta di cose effimere. Ed Hèlene, una bimba che desidera un abbraccio da sua madre, ma si accontenta della sua istitutrice mademoiselle Rose.

L'amore per la Francia, luogo di villeggiatura di Helenè, ma con dopo la guerra e la rivoluzione d'Ottobre si trasferisce definitivamente a Parigi. Qui le cose cominciano a cambiare sua madre comincerà ad invecchiare e il brutto anatroccolo si è trasformato in donna, scoprendo il fascino che esercita sugli uomini.
Anzichè trasformasi in sua madre sceglie la strada della solitudine.
L'ho trovato bello, elegante, se si può definire così un romanzo, soprattutto mi ha suscitato emozioni.
 
A.G.
Apr
26
2011
Molte volte la realtà ha un aspetto diverso di quella che è, dipende dalla prospettiva da cui la guardiamo. Il romanzo della Sanchez scorrevole, piacevole, ha due voci. Da una parte Sandra, una ragazza che ancora non sa cosa della vita se non il bimbo che porta in grembo, ancora ingenua ed aperta alla vita, dall'altra parte c'è Julian arrivato al capolinea o quasi, segnato dalle brutture dei lager nazisti.
 
Il destino vuole che le vite di questi due personaggi si intrecciano. Sandra mentre è in spiaggia si sente male e viene soccorsa da due "innocui" anziani, che altri non sono che Fredrik e Karin Christensen. Una coppia di nazisti che hanno eliminato centinaia di ebrei. Julian, l’anziano vedovo dal capello bianco, afferma siano spietati assassini nazisti e mette in guardia Sandra dalle sue nuove amicizie. Sandra stenta a credere alla parole di quell’uomo che lei nemmeno conosce, ma il tarlo si insinua.
 
Gradevole lettura!
 
A.G.
Mar
14
2011
La spada del littore è il terzo romanzo del "Ciclo del Nuovo Sole" dello scrittore americano Gene Wolfe. Esso rappresenta nel ciclo, forse il punto più vicino alle caratteristiche del classico fantasy. Le visioni oniriche del protagonista, Severian, sono più diluite durante il viaggio che da Thrax, città dove svolge la professione del littore, in pratica dell'esecutore del potere giudiziario, ai boschi del nord.
 
In fuga per un errore che si era ripetuto nel passato, Severian viene in contatto con entità sovradimensionali, ritrova vecchi nemici e amici e inizia a capire, insieme al lettore, qualcosa di più del lungo viaggio che sta affrontando. Quando poi tutto sembra essere perduto, o risolto, l'autore riesce sempre a dare una decisa svolta alla trama, mai banale e soprattutto credibile quando muove i personaggi.
 
B.M.
Gen
24
2011
Will Piper è un agente dell'FBI dal passato lavorativo luminoso e una vita privata disastrosa. Una volta che anche il lavoro va sempre più a rotoli, a causa dell'alcolismo e del carattere, gli capiterà il caso che gli farà riprendere lo smalto di un tempo. Sembra il classico attacco dell'ennesimo giallo hard-boiled ma non è così.
 
Non con in mezzo il mistero di una biblioteca dove, dall'VIII secolo in poi, sono annotate le date di nascita e di morte di tutti gli esseri umani che ci sono stati, che ci sono e che verranno. Glenn Cooper, con fare da consumato sceneggiatore, mette nero su bianco un giallo dalle basi solide e tradizionali che presto si mescolano a un elemento sovrannaturale quasi "divino" (o diabolico) senza sfociare nel kitsch. 
 
La biblioteca dei morti è un romanzo ben scritto, godibilissimo, che gioca molto sulla suspance generata dalle possibili azioni e reazioni dei protagonisti di fronte una situazione senza via di uscita logica. Personaggi certo molto vicini al cliché di genere ma funzionali alla trama.
 
B.M.
Gen
18
2011
Intrigante, sensuale, travolgente, questi alcuni degli aggettivi per descrivere questo romanzo di Maria Dueñas. La vita di una semplice ragazza spagnola, Sira Quiroga, che impara l'arte del cucito, con una vita normale, un fidanzato. Ma la vita è bizzarra, incontra un affascinante imprenditore che gli fa perdere la testa e il destino prende una piega diversa.
 
Prima che scoppi la Guerra civile si trasferisce a Tangeri e poi nel protettorato di Tetuan, dalle stelle alle stalle. Si ritrova sola e senza soldi, ma anche qui  grazie all'aiuto d ella sua affittacamere Sira riesce ad aprire un atelier di alta moda che, grazie al suo gusto e alla sua forza di volontà, diventa il punto di riferimento per le signore più ricche e influenti della città. Una clientela all'apparenza insospettabile, ma che nasconde dei segreti.
 
Si apre una nuova epoca per la protagonista, infatti,nessuna delle sue vecchie conoscenze a Madrid potrebbe riconoscere la ragazza goffa e insicura di un tempo nella donna raffinata, che ha acquistato una certa cultura con la sua capacità di ascolto, che sa gestire qualunque situazione a sangue freddo e che ora trasmette informazioni cifrate, tratteggiando un alfabeto morse lungo le presunte cuciture di modelli di carta.
 
Da creatrice di moda a spia, una doppia vita, dove fa capolino uno pseudo-giornalista che fa breccia nel suo cuore ferito. Colpi di scena, cartamodelli che nascondono messaggi cifrati, insomma un vero romanzo d'appendice.
 
A.G.
Gen
06
2011
Ken Follett riesce a farmi restare incollata alle pagine del suo libro come al solito, senza un attimo di tregua. La caduta dei giganti, primo romanzo della trilogia, narra la storia di cinque famiglie molto diverse fra loro, le cui vicende, più o meno tragiche, hanno cambiato il loro destino e il mondo.
 
Le loro storie sono legate  tra loro inesorabilmente da un filo di seta  che si intreccia in un gioco perverso che è quello della guerra. Circa 1.200 pagine che abbracciano un larghissimo arco temporale: dalla rivoluzione russa alla prima guerra mondiale alla lotta delle donne per conquistare il diritto al voto.
 
Un dipinto chiaro che narra le vicende dei minatori inglesi contrapposte ai balli svolti nelle sontuose case, impreziositi da candelabri scintillanti e argenterie, dai corridoi della politica alle alcove dei potenti, da Washington a San Pietroburgo, da Londra a Parigi il racconto si muove incessantemente fra drammi nascosti e intrighi internazionali.
 
I protagonisti sono dei ricchi aristocratici, dei poveri ambiziosi, delle donne coraggiose e volitive, degli arrivisti che speculano sulle disgrazie altrui. Un bellissimo libro che rispolvera tutti fatti storici accaduti nella prima parte del Novecento.
 
A.G.
Nov
08
2010
L'ombra del torturatore è il primo libro del Ciclo del Nuove Sole, grandiosa epopea che ha reso noto anche al grande pubblico  l'americano Gene Wolfe. La storia ha il suo inizio in un lontanissimo e desolato futuro, che si intreccia con un passato dal sapore medievale.
 
Severian, il protagonista, è un apprendista artigiano, termine che i Torturatori utilizzano per definire loro stessi. Il giovane odia e ama allo stesso tempo la propria casta, ma non per via delle atrocità inflitte ai "clienti", bensì perché vede la Torre di Matachin, quartier generale dei Torturatori, come una casa e al tempo stesso una prigione anche per gli artigiani stessi.
 
Infatti, i loro mantelli color fuliggine sono segno di sventura per la gente comune che disprezza i carnefici. Ma una serie di eventi, innescati quando Severian ha compassione per una condannata, la castellana Thecla di cui si innamora, lo portano in esilio. Il giovane, che aveva sempre vissuto all'ombra della propria gilda, si trova catapultato fra la gente che lo tema e lo detesta al tempo stesso.
 
Terminus Est, la spada donatagli dal proprio Maestro, è la sua unica compagna e la causa di gran parte delle sventure che Severian incontra durante il proprio cammino in questo primo libro.
 
L'ombra del torturatore è un'opera particolarissima che mette in piena luce lo stile di Wolfe, ricco di dettagli, figure retoriche e allusioni oniriche che hanno ispirato almeno un'intera generazione di scrittori. Marchio dell'autore poi, lo strumento letterario del narratore inaffidabile, in questo caso Severian, che narra gli eventi in prima persona. Una perla del genere.
 
B.M.
Nov
04
2010
Ken Follett riesce a dipingere il periodo storico in cui cala i suoi protagonisti in maniera eccellente come un pittore che dà i giusti colpi di pennello per dare un tocco in più alla sua creazione. Una ricostruzione storica, farcita da suspence, colpi di scena e romanticismo.

L'Inghilterra allo scoppio della 1° Guerra mondiale, sempre presente nello sacchiere internazionale con le sue strategie. "L'uomo di Pietroburgo", è un rivoluzionario, e pur di impedire la guerra e di mettere in crisi il governo russo è pronto ad uccidere chiunque. Un uomo senza scrupoli che 'usa' la propria figlia (ri-scoperta) pur di raggiungere il proprio obiettivo cioè uccidere il principe Orlov.
 
Il conte inglese Lord Walden, persona vicina a Churchill, è alle prese con il principe russo per mantenere l'egemonia britannica in Europa. La storia è molto affascinante vi è un filo conduttore che alla fine fa luce a tutti gli eventi descritti nel romanzo.

Si tratta un libro di veloce lettura, appassionante, ma niente a che vedere con le sue altre opere.
 
A.G.
Ott
07
2010
L'ultimo libro di Dan Brown è avvincente, intrigante, insomma, l'autore non si è smentito. Mille colpi di scena, con un ritmo incalzante e serratissimo. Tutta prende il via con l'iniziazione di un trentaquattrenne nella sala di un tempio massonico, che si trova a pochi isolati dalla Casa Bianca. L'iniziato, che ha davanti a sé la figura vestita di bianco del venerabilissimo Maestro, avvicina un teschio alla bocca, lo inclina e beve il vino rosso, scuro come il sangue, in lunghe sorsate, a sigillo del suo giuramento per la nuova fratellanza.
 
Il professore Robert Langdon viene attirato a Washington come relatore in una conferenza al Smithsonian dal suo amico, potente massone, Peter Solomon.  Il viaggio del professore tra labirinti, oscuri templi, antichi riti iniziatici diventa così una vera e propria corsa contro il tempo, che prende l'avvio dopo il ritrovamento di una mano mozzata con all'anulare un anello istoriato da emblemi massonici.
 
Si tratta della mano destra di Solomon e Langdon capisce di avere poche ore per ritrovare l'amico e un'unica arma, la sua abilità nel decifrare i simboli che i padri fondatori hanno nascosto tra le architetture di Washington. Ho trovato molto interessante il ruolo della massoneria nella costituzione degli Usa. Ho solo una critica da muovere alla fine si è dilungato un pò troppo.
 
A.G.
Set
23
2010
La seconda fatica letteraria di Glenn Cooper è interessante, coinvolgente. Una lettura che prende il lettore, trascinandolo in ambienti che trasudano di mistero. Il libro delle anime è in apparenza un comune libro antico, che giace nei sotterranei di una famosa casa d'aste, specializzata in libri antichi.
 
Ma in realtà dovrebbe trovarsi nella Biblioteca dei Morti, la sconfinata raccolta di volumi in cui è riportata la data di nascita e di morte di tutti gli uomini vissuti dall’VIII secolo in poi. Tra le sue pagine scorre una storia segreta, scritta col sangue e impressa sulla carta sin dal 1297 da innumerevoli scrivani, discendenti da Octavus. Quest'ultimo viene accolto all'abbazia di Vectis, Isola di Wight, dove ci si accorge che non è del tutto normale, forse una forma di autismo, ad ogni modo dimostra di possedere una strana capacità di scrivere. Nessuno gli aveva mai insegnato nulla. Non scrive con senso logico e coerente. Scrive solo nomi e date, date di nascita e di morte. L'abate fonda segretamente L'Ordine dei Nomi.
 
Octavus cresce e, dato che sa del suo strordinario potere, l’abbate lo fa accoppiare con delle suore le quali gli daranno solo figli maschi che gli somiglieranno tutti: capelli rossi, occhi chiari e pelle diafana. Tutti con lo stesso stupefacente potere. Già nel Trecento un anziano frate aveva affidato a una pergamena i tormenti causati dal libro. Nel XVI secolo il libro riappare e illumina un teologo, un genio, un visionario (o sono tutti e tre diverse manifestazioni di una stessa persona?).
 
L'ultimo anello della catena è Will Piper, ex agente dell’FBI, uomo dall'animo amaro o forse solo giunto all'ultimo grado della disillusione. La Biblioteca gli ha distrutto la vita. Ma Will è seriamente intenzionato a pareggiare i conti con il Fato. Su ogni suo passo incombe il mistero di una data: quel 9 febbraio 2027 a cui sembra rimandare l'intera Storia della Biblioteca. E forse anche la sua stessa vita.
 
A.G.
Set
14
2010
L'Impero dei Draghi di Valerio Massimo Manfredi è forse il più "fantastico" dei libri scritti dall'autore. Infatti, sebbene nei precedenti romanzi abbia abituato il lettore a scenari fanta-storici ma comunque verosimili, quest'opera richiede invece una maggiore sospensione dell'incredulità di fronte allo scontro di due civiltà, quella romana e quella cinese, che purtroppo si riduce a una mera carneficina fra pseudo-ninja (per quanto il termine sia giapponese) e legionari pronti alla testudo sempre e comunque.
 
Nonostante questo, la trama scivola godibile fino a poco più di metà libro, seguendo le orme di Marco Metello Aquila e i suoi uomini in fuga rocambolesca dalla prigionia persiana. L'imperatore Valeriano è la classica figura ieratica e dignitosa immancabile nei libri manfrediani, mentre Uxal (nonostante venga dimenticato troppo presto) la guida del viaggio che porta i Romani alle porte dell'Impero Celeste.
 
In tutto questo, il comandante Aquila si dimentica troppo presto del figlioletto in patria salvo ricordarsene alla fine del libro (e dopo essere usciti indenni dalla sospensione massima dell'incredulità) quando, con al fianco l'immancabile amazzone, stavolta dagli occhi a mandorla, inspiegabilmente innamorata di lui decide di tornare indietro dopo un periodo di assenza tanto dilatato nel tempo del libro quanto breve nella condensazione della resa dei conti finale con l'antagonista Wei.
 
L'Impero dei Draghi è tuttavia in linea con la produzione di Manfredi, sebbene un punto di vista ulteriore, magari quello del figlio troppo presto accantonato, avrebbe dato lustro a una trama altrimenti prevedibile e movimentata unicamente da un'ambientazione più particolare rispetto ai canoni abituali dell'autore.
 
B.M.
Lug
26
2010
Una storia che comincia nel lontano 1916 a Calcutta e non terminerà mai, una locomotiva brucia e un ragazzo, tenente inglese, salva due piccoli gemelli. Anni più tardi, quando i due bambini Ben e Sheere stanno per compiere sedici anni, la minaccia riappare nelle loro vite e questa volta non potranno sfuggirvi tanto facilmente.
 
Con l'aiuto dei loro coraggiosi amici, i due ragazzi dovranno sfidare il terrore che si annida nelle ombre della notte e confrontarsi con l'enigma più terrificante della storia della città dei palazzi.  La contrapposizione tra bene e male, tra cio che è reale e ciò che non lo è.
 
Davvero deludente, Il romanzo ambientato in India cattura inizialmente l'attenzione, ma poi, via via, la lettura diventa scontata e quasi noiosa, la trama è zoppicante. Forse, è più adatto ad un pubblico di adolescenti.
 
Le caratteristiche dei suoi romanzi ci sono tutte, ma sembrano un pò ammassate, non coinvolgenti. Zafón, questa volta il tuo romanzo non mi è piaciuto.
 
A.G.
Giu
08
2010
Tortuga è il grandioso romanzo storico che apre la trilogia dei Pirati inaugurata da Valerio Evangelisti. L'opera si innesta nel filone dell'emergente NIE (New Italian Epic).
 
La fine dell'epoca della pirateria fa da termine di paragone con la nostra, dominata dal denaro, di cui dio è una semplice scusa collaterale e dalla quale fantasiosamente incubava i germi della crisi del capitalismo.
 
Di straordinaria decadenza e nobiltà la figura del capitano De Grammont al quale fa da contraltare l'ambiguo gesuita Rogerio. Sullo sfondo le lussureggianti atmosfere caraibiche che più che rimandare ai "pirati per bambini" cinematografici, offre uno spaccato nudo, crudo, "anarcoide" della Filibusta.
 
La pirateria del '600 si respira a pieni polmoni e ha l'acre sentore di 400 anni dopo.
 
L'incipitRogério de Campos pensò che la sua ora fosse venuta. Il ponte del Rey de Reyes somigliava al pavimento di un mattatoio. Il sangue scorreva a rivoli o si espandeva a macchie, tra gli alberi abbattuti, i fasci di vele e gli intrichi di sartiame reciso. Alcuni moribondi e mutilati si lamentavano ancora, oppure gridavano invocando Gesù o la Madonna. I pirati si aggiravano tra i corpi, tagliando con freddezza la gola ai superstiti, e gettando i cadaveri in mare, anche quandosi trattava di loro compagni senza speranze di guarigione. Spazzavano via i piedi di cervo, i chiodi a quattro punte lanciati al momento dell'assalto. L'odore di sangue era così penetrante da superare quello della salsedine, e stordiva.
 
B.M.
Giu
01
2010
Spy story d'eccellenza, veramente bello. Inizialmente il libro non suscita grande emozione, successivamente si fa sempre più interessante. Il giornalista della Pravda, Andrè Szara, rimarrà intrappolato nelle maglie dello spionaggio, in un gioco che si farà più grande di lui, trasformandosi in un bersaglio.
 
Il  giornalista  scopre un vecchio rapporto della polizia zarista sulle attività di un rivoluzionario, che successivamente era riuscito a diventare un uomo di potere, vicino a Stalin. L'autore ci descrive un'Europa in cui stava per scoppiare la seconda guerra mondiale, dove l'aria era resa pesante dallo spettro di Hitler e della sua follia omicida.
 
Tutto era il contrario di quello che appariva, il protagonista del romanzo costretto ad una fuga per l'Europa, scoprirà che all'interno della gerarchia tedesca, c'era chi non era d'accordo con le idee del Fuhrer e cospirava per rovesciarne il potere. Dove, la realtà anche se può sembrare diversa, invece, è la stessa faccia della stessa medaglia. Molto romantica la storia d’amore che nasce tra il protagonista del romanzo e l’attrice Nadia Tscerova.
 
Un detto russo, mi ha fatto riflettere: “Il potere è come una scogliera alta e ripida, soltanto le aquile e i rettili vi possono arrivare.
 
A.G.
Mag
26
2010
Antracite è un libro complesso. La tematica dell'industrializzazione americana non è nuova, ma Valerio Evangelisti la mette sotto un altro punto di vista, molto particolare, quello del palero e pistolero Pantera, una sorta di stregone mercenario, prezzolato e individualista. Ma irrimediabilmente "buono" e dalla parte dei più deboli. Nelle sue contraddizioni, forse l'unico personaggio positivo fra quelli creati dall'autore.
 
La trama è articolata, a volte troppo, e rischia di perdersi in alcuni punti se non la si segue passo dopo passo. Il finale è lasciato aperto ma non soddisfa appieno dopo la "lunga cavalcata" che il protagonista compie dall'inizio alla fine, imbattendosi in utopisti, capitalisti o clan di emigrati irlandesi che fanno quadrato per proteggere i propri membri.
 
Uno spaccato in cui nessuno è vinto e nessuno è vincitore, tanto meno Pantera che, sebbene cerchi di dominare gli eventi, è spesso nell'occhio del ciclone. Forse lo scopo di Evangelisti era proprio quella di trasmettere la sensazione di sballottamento e della mancanza di una qualsivoglia linearità, fra l'altro avvisata dallo stesso protagonista.
 
Un libro per chi ama il West, ma quello sporco.
 
B.M.
Mag
17
2010
Primo libro di una trilogia del genere fantasy rivolto a un pubblico di adolescenti ed adulti. Inizialmente la lettura è difficile per nulla scorrevole, ma poi man mano prende corpo una trama avvincente ed intrigante con una struttura ben definita.
 
Una lettura sconcertante circa il trattamento che subiscono  gli adolescenti che vivono nel Santuario dei Redentori, sottoposti ad una disciplina dura che può portarli alla morte. Addestrati alla sopportazione, fame e patimenti di ogni genere, per affrontare la guerra contro gli Antagonisti, cioè gli uomini senza Dio.
 
Tra di loro c'è un "soldato" particolare, Thomas Cale, che riesce a scappare dal santuario insieme a due amici e una ragazza, sottratta alla morte. Cale scoprirà un mondo totalmente diverso, dove esiste l'amore, l'amicizia ma anche la corruzione. Di lui si parla nelle Scritture, è La mano sinistra di Dio, è l'ultimo redentore, l'angelo della morte...
 
A.G.
Mag
03
2010
Tutti i trentenni di oggi si ricorderanno delle avventure dei robottoni, con i quali sono cresciuti durante il corso degli indimenticabili anni '80. Ufo Robot "si trasforma in un razzo missile" Goldrake è stato uno dei capofila. Ben al di là dell'operazione nostalgia, Claudio Morici propone questa sorta di fanfiction "sociale". 
 
Actarus, il pilota del paladino di ferro, non è più l'eroe senza macchia né paura dei ricordi d'infanzia ma un trentenne in piena crisi esistenziale, alcolizzato di birra Peroni che combatte ogni giorno i Veganiani più per puro spettacolo in stile "Truman Show" che per difendere la Terra. 
 
Il problema del nostro è l'iniziare a capire che qualcosa non va nella sua vita. Fra gustosi comprimari, fra cui un Alcor psicotico, e rimandi ironici alla cultura giapponese esportata dagli anime; il racconto delle (dis)avventure di un eterno ragazzo che, in fondo, vorrebbe solo concedersi una vacanza nella meta più ambita del turismo sessuale galattico (la nativa Fleed) strappano più di un sorriso, configurandosi a tratti come denuncia, seppur abbozzata, della routine sempre a mille di questa parte del mondo.
 
Alcuni passaggi veloci della trama sono voluti, ma certe gag, come il ripetersi dell'alcolismo di Actarus, possono stancare considerata la brevità del romanzo. Che resta piacevole e scorrevole fino alla fine, dall'entrata in scena della vegetariana e alternativa Roberta per giungere al finale forse frettoloso ma che chiude un libro da non perdere per i fan, e che può dare più di un semplice intrattenimento anche per chi ha solo sentito le note della famosissima sigla.
 
B.M.
Apr
26
2010
Lo scrittore descrive la vita di un paese situato nelle vicinanze del lago di Como, Bellano, in un particolare momento in cui due vicende di vita comune si intrecciano. Le protagoniste di questi due avvenimenti sono due donne, due misteri da risolvere.
 
Tutto ha inizio in una di quelle estati torride dove il caldo non da la possibilità quasi di respirare, facendo apparire le cose diverse da come sono in realtà. Bellano è abitato da personaggi che ci vengono descritti, con uno stile scorrevole per certi versi intrigante, come figure un po' grottesche, che vivono le loro vite in funzione delle stagioni che passano unico metro che misura il trascorrere del tempo.
 
La prima delle due vicende riguarda il maresciallo maggiore dei carabinieri Ernesto Maccadò che cerca di tirare fuori dai guai l'amico, segretario provinciale del partito,  il quale vuole avere ad ogni costo informazioni dettagliate su una donna, tale Velia Berilli, formalmente incensurata, ma le cui imprese risultano ben note a tutto il paese. Infatti, la Berilli aveva esercitato per moltissimo tempo il mestiere più vecchio del mondo.
 
La protagonista della seconda vicenda è una donna anziana, che ad un certo punto sparisce dal Pio ospizio San Generoso  di Gravedona. L'anziana donna decide di andare alla ricerca del vecchio parrocco del paese: don Carlo Gheratti. Maria Dominici, così si chiamava la donna, vuole conoscere la verita su suo figlio, che le venne strappato con l'inganno alla nascita, dal parrocco per cui aveva prestato servizio come perpetua. Ma alla fine sparisce nel nulla... 
 
A.G.
Apr
12
2010
Uno stile pulito, diretto che ci proietta nella quotidianità di un avvocato penalista, quarantacinquenne, Guido Gurrieri, che conduce una vita fatta da successi professionali, ma velati dalla solitudine dei sentimenti. Ma un fulmine al ciel sereno si abbatte nel suo cammino, un suo collega gli propone un incarico insolito: cercare degli elementi per riaprire un'indagine su una ragazza scomparsa, Manuela Ferraro.
 
La storia è piena di flashback, con la memoria Gurrieri ritorna alle vicende della sua vita da adolescente e studente, sempre in contrasto tra il bene ed il male, fra il perbenismo e i cattivi costumi.
 
Quando esce dallo studio va al locale Chelsea Hotel, nascosto fra i capannoni industriali e le officine di Bari, un locale frequentato da omosessuali, dove ritrova una sua ex cliente, Nadia, ex prostituta, con cui riesce ad instaurare un rapporto d'amicizia. Un'indagine che parte da un fascicolo anonimo, che comincia a snodarsi tra i verbali della polizia e le deposizioni, gli sms e l'ex fidanzato violento.
 
E pian piano comincia a delinearsi un quadro ben preciso di  verità nascoste, in un mondo apparentemente normale, dove la fa da padrona la cocaina. Due le figure femminili che si contrappongon:o da una parte Caterina, l'amica di Manuela, "normale", ma al tempo stesso  spregiudicata e indecifrabile e dall'altra c'è Nadia, dal passato burrascoso che è riuscita a cambiare le sorti del proprio destino.
 
"Il rimedio all'imprevedibilità della sorte, alla caotica incertezza del futuro è la facoltà di fare e mantenere promesse" (Hannah Arendt)
 
A.G.
Apr
07
2010
Zeferina è soprattutto un concetto molto originale, ancor prima che un libro. Rielaborare, come nella migliore tradizione fantasy, i miti dell'area italica. Il risultato è un libro dall'enorme potenziale, che a tratti affiora prepotentemente, mentre in altre parti un po' meno.
 
I punti di vista sono essenzialmente due, come i personaggi protagonisti: Zeferina e Nero. Forse, il protagonista vero e proprio è alla fin fine Nero, in quanto sembra meglio costruito e nel complesso mosso in maniera più credibile. Inoltre ha una trama che meglio si conforma al concetto di base del libro, e a poco a poco, ci fa conoscere le "beate genti" e gli altri miti viventi che si muovono in un Regno d'Italia appena formato.
 
Zeferina ha, comunque coerentemente, un punto di vista molto più limitato, e in questo l'autore riesce a rendere una ragazza comune, e non un'eroina a tutti i costi. Scappa perché braccata, scappa perché non capisce la sua natura.
 
I problemi forse sorgono nell'ultima parte del romanzo, nella battaglia finale, il Ragnarok, che è più descritta che mostrata, ed è un peccato perché c'era parecchio da mostrare.
 
Dal minotauro con il bambino senza braccia ai caratteristici massarioli, regninsaori  che sembrano una copia nostrana dei Nazgul sono solo un esempio delle creature che animano un romanzo oscuro quanto il periodo nel quale è ambientato; e solo il bestiario (utilissimo) a fine del volume fa entrare meglio nello spirito e nell'immaginario di questo fantastico mondo.
 
B.M.
Mar
29
2010
Una Sicilia piena di profumi intensi e colori violenti, propri della nostra Isola. La storia di Agatina e della sua famiglia, della nonna Agata che le insegna l'arte della culinaria, trasferendole un bagaglio di valori morali e familiari, deliziando la nipote con proverbi siciliani, che saranno come un filo di Arianna che la guideranno nella sua vita.
 
Questa nonna, che ogni 5 febbraio, si industriava insieme alla nipote in cucina per preparare i dolci di S.Agata, le famose dolci cassatelle, farcite di ricotta e cioccolato, le minne di S.Agata, raccontandole la storia della "santuzza" catanese, di cui si era  invaghito il governatore Quinziano, rifiutato, le fece tagliare le mammelle.
 
La vicenda drammatica e spaventosa offre l'occasione per mettere in guardia la nipotina su una delle regole del mondo maschile: "... Devi sapere che gli uomini, se non ci provi piacere quando ti toccano, si sentono mezzi masculi, ma guai a te se ci provi piacere, perché allora ti collocano tra le buttane".
 
Storie di donne forti che devono sottostare alla dura legge del maschilismo, ma pian piano Agatina dovrà fare conti con la vita e le sue brutture, affronterà la malattia, che la priverà di un seno, così come altre componenti della sua famiglia. Ma così come diceva sua nonna Agata "bon tempo e malo tempo non dura tutto il tempo", malgrado tutto, uscirà più forte dalle prove che la vita gli ha messo davanti trovando le sua dimensione di donna e madre.
 
A.G.
Mar
22
2010
L'inattesa piega degli eventi di Enrico Brizzi prende le mosse dalla distopia di un'Italia fascista uscita vittoriosa dalla Seconda Guerra Mondiale (chiamata la Nostra Guerra), con un Benito Mussolini morente agli albori degli anni '60. Protagonista della storia è Lorenzo Pellegrini, cronista sportivo del bolognese "Stadio" che, per punizione, viene spedito a seguire la Serie Africa, campionato della colonia italiana nel continente nero.
 
La Serie Africa è ben diversa rispetto al campionato italiano, e fin da subito, Pellegrini deve fare i conti con pigri gerarchi locali e industrialotti giunti nelle terre africane per far fortuna, sponsorizzando le squadre dei coloni bianchi, tronfie di gloria fascista fino al midollo. Di contro, le squadre degli autoctoni di colore, spesso e volentieri sono fortunate se possono fornire a tutti i propri calciatori la stessa identica divisa. 
 
In questa sorta di apartheid, brilla luminosa la stella del San Giorgio, unica squadra multietnica del campionato, che Pellegrini inizierà a seguire prima con diffidenza, poi con sempre maggiore passione, svegliandosi dal torpore di giornalistucolo sciupafemmine e passivo all'incedere dell'imminente cambiamento. Infatti, dietro a un torneo-farsa organizzato dall'Italia fascista nella sua "Repubblica associata", si celano i fermenti sociali e di rivalsa di un popolo, e delle persone che lo animano. Fra queste, Ermes Cumani, ala destra di professione ma rivoluzionaria testa calda per pericoloso hobby.
 
La ricostruzione distopica dell'autore è totalmente verosimile, inoltre non c'è un personaggio che non sia ben caratterizzato, vivo, pulsante di sfaccettature. E nonostante lo sfondo sportivo della trama, l'antropologia di questo Belpaese immaginario non è poi tanto lontana dall'Italia reale di oggi.
 
La citazione: "Un grande romanzo sulle eterne passioni degli italiani: calcio, amori facili e autoritarismo." (dalla quarta di copertina)
 
B.M.
Mar
15
2010
 L'Isola sotto il mare di Isabel Allende trasporta i lettori in un ormai lontano  1770 nell'isola di Haiti. Eroina del romanzo è Zaritè Sedella, soprannominata Tètè, una schiava battagliera e consapevole al tempo stesso della sua buona stella. Comprata da bambina e rivenduta a un proprietario di piantagione di origine francese, Toulouse Valmorain. Nel corso della sua vita passerà a svolgere diversi compiti nella grande casa colonica da badante per la moglie malata di Valmorain a governante tutto fare, anche a soddisfare gli appetiti sessuali del suo padrone, mortificata anche nell'essere madre, perchè costretta ad abbandonare i suoi figli nati da quell'amore violento.
 
Ma allo stesso tempo si intrecciano storie d'amore e di speranza per un futuro migliore, malgrado le rivolte sempre più pressanti per l'affrancamento della schiavitù. Una terra di conquista per spagnoli, francesi, dove il lavoro la schiavitù bagnava di sangue quella terra, lavorata  dagli schiavi che venivano sfruttati nelle piantagioni, dove i loro dolori venivano alleviati da sacerdoti voodoo, come la Tante Rose, che era chiamata ogni qualvolta ve ne fosse di bisogno, sia per far nascere i bambini che alleviare le sofferenze per le piaghe che si formavano sulla schiena degli schiavi che venivano frustati. Chiamata per organizzare le "feste" tipiche africane, per invocare i i loro santi protettori per rinfrancare la loro vita grama.  
 
Un libro che fa riflettere sullo stato degli eventi che si sono succeduti nel corso dei tempi, infatti, quando si tocca il fondo, grazie all'inevitabile legge di gravità si risale sempre verso l'alto in cerca della luce.
 
Da uno stralcio del libro "Nei miei primi quarant'anni io, Zaritè Sedella, ho avuto maggior fortuna di altre schiave. Vivrò a lungo e la mia vecchiaia sarà gioiosa, perchè la mia stella, la mia z'etoile, brilla anche quando la notte è nuvolosa."
 
A.G.
Mar
10
2010
 Il Tiranno di Valerio Massimo Manfredi altri non è che Dioniso (o Dionigi) di Siracusa, despota vissuto nel IV secolo a.C. Il romanzo storico si apre con la descrizione della gioventù del futuro tiranno, come valoroso soldato appena ventenne, e l'incontro con l'amore che ne segnerà la vita: Arete
 
Il giovane Dioniso è mosso da forti sentimenti, che ben vengono descritti da Manfredi, soprattutto intrecciandoli con l'immagine di una Sicilia selvaggia , ricca e prosperosa di città-stato che fanno della democrazia il loro principale vanto. Tuttavia, Dioniso ritiene la forma di governo democratica totalmente inadeguata per garantire la sicurezza dell'Isola dalla minaccia dei vicini Cartaginesi. Questi ultimi, infatti, sfruttano abilmente le divisioni interne ed esterne che ogni città-stato presenta a causa delle sfaccettature che ogni democrazia contiene in sé.
 
Dioniso, in un crescendo di azione che i lettori abituali di Manfredi sapranno riconoscere, e i nuovi subito apprezzare, organizza un colpo di stato aiutato dal fratello e dai commilitoni più stretti. Poco alla volta, il valoroso soldato, di episodio in episodio, rinuncia alla propria umanità, non senza dolore, trasformandosi nel tiranno che può salvaguardare Siracusa e l'intera Sicilia dalla minaccia straniera e dalle congiure interne.
 
Manfredi traccia una figura tragica, un uomo che si fa despota non per mera vanagloria personale, ma per accrescere la potenza della propria patria, genuinamente convinto che le proprie azioni radicali sono le uniche che possono cogliere nel segno. 
 
L'autore si mantiene al suo livello di scrittura, seppure abbia raggiunto picchi inarrivabili con la trilogia di Aléxandros o con L'ultima legione.
 
Il Tiranno è un libro consigliato anche a quanti coloro ritengono il romanzo storico una robetta da leggere nei ritagli di tempo (presa di posizione errata: ogni libro è una storia), in quanto, seppur di genere , vi potranno trovare, per i propri gusti, una riflessione sul rapporto fra le libertà personali e la sicurezza dello stato.
 
La citazione: "Ciò che resta di noi, una volta che abbiamo varcato la soglia dell’Ade, non è il ricordo veritiero di ciò che abbiamo compiuto ma l’immagine che di noi è stata plasmata dalla storia".
 
B.M.
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