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Quotidiano di Sicilia

 
Pirandellog di Diomede
il blog su libri, tendenze letterarie e dintorni


Tag Romanzo Storico

Mag
25
2011
La storia di Elisabetta Woodville, ambientata nel 1464, una donna nobile, appartenente al casato reale dei Lancaster. Rimane vedova del suo primo marito che cade in battaglia per difendere il casato dei Lancaster,  a fianco del re Enrico VI. Ma il destino gli ha riservato una vita piena di intrighi, incantesimi, lotte di successione. Infatti incontra il re York, Edoardo IV che rimane incantato dalla sua bellezza e dal suo atteggiamento regale.
 
La sposa in segreto e sconvolgendo i piani del suo "creatore", il conte Warwick, che lo aveva promesso ad una principessa francese, ne dà notizia al suo popolo e la accoglie con una gran festa a corte. Battaglie per conquistare il trono, intrighi, fratelli che si rivoltano contro fratelli. Elisabetta comincia tessere la sua tela pazientemente, accasando le sorelle con gli uomini più potenti del regno, creando alleanze, ma anche inimicizie.
 
Quando il re Edoardo muore, il fratello Riccardo, nominato dal re sul punto di morte  lord Protettore dei propri figli, prende il potere, tiene in custodia nella Torre di Londra  i due nipoti Edorado e Riccardo, ma questi spariscono misteriosamente. Ma "mentre gli uomini devono combattere, le donne devono attendere e pianificare".
 
Una storia piena di leggende e dati storici, una bella lettura!
Apr
20
2011
La contessina Paolina Pietra, tredici anni, messa nel convento di Santa Radegonda dal padre. Ha  dalla sua parte una voce stupenda e l' amore per la vita. Oltre la grata, nel corso delle messe cantate, un diplomatico inglese in missione presso l'arciduca d'Austria nota la sua voce e non la dimentica.
 
Nasce così, da una suggestione del canto e da immagini rubate, l'amore proibito fra la novizia Paola Pietra e sir John Breval, a cui farà seguito la fuga dal convento sino a Venezia ad un assalto da parte dei pirati. Una storia interessante, ambientata nella Milano bene del '700, ma il romanzo diventa noioso per l'intervento dell'autrice come voce narrante.
 
A questo romanzo dò la sufficienza perchè comunque la contessina ha avuto il coraggio di ribellarsi e di scegliere per se stessa quello che più desiderava.
 
A.G.
Feb
02
2011
Agata, tredicenne, sesta figlia del maresciallo Peppino Padellani di Opiri, ha un'unica colpa quella di essersi innamorata di Giacomo Lepre, ricco, anzi ricchissimo. Il maresciallo, napoletano di origine, è stato trasferito da Napoli a Palermo dal re Federico II di Borbone, dopo aver condotto una vita piena di sperperi, gli rimane solo lo stemma. Nonostante l'amore tra i due giovani le famiglie si oppongono.
 
Agata, dopo la morte del padre, è costretta a lasciare Messina, mandata in convento a S. Giorgio Stilita, a Napoli, dove viene costretta ad abbracciare la vita monastica. Una ragazzina con la testa piena di sogni ed aspettative. Pian piano si adatta alla vita del convento, che è scandita dalla preghiera, dal lavoro, tanto che impara a fare i dolci ed il pane. Ma la sua vita è a metà, da una parte deve subire una scelta fatta dalla madre dall'altra parte è tesa alla vita, come un bocciolo che è pronto a dischiudere i propri petali.
 
La vita monastica è fatta anche di intrighi, politica, in cui viene coinvolta Agata. Decide di lasciare il convento, ma poi cede per amore della zia badessa, Maria Crocifissa, e prende i voti perpetui. In dieci anni, Agata era cambiata, era consapevole di sè, aveva letto moltissimo, aveva appreso l'arte delle erbe medicinali .Riceve in questi anni, regolarmente, libri, infarciti da idee all'avanguardia, da James Garson, il capitano della nave inglese che l’ha condotta a Napoli. Uomo di spirito libero e idee rivoluzionarie. Quello che ne risulta è una donna che vive la pace del monastero con abbandono, ma che allo stesso tempo sogna di essere libera, sola ed emancipata.
Gen
06
2011
Ken Follett riesce a farmi restare incollata alle pagine del suo libro come al solito, senza un attimo di tregua. La caduta dei giganti, primo romanzo della trilogia, narra la storia di cinque famiglie molto diverse fra loro, le cui vicende, più o meno tragiche, hanno cambiato il loro destino e il mondo.
 
Le loro storie sono legate  tra loro inesorabilmente da un filo di seta  che si intreccia in un gioco perverso che è quello della guerra. Circa 1.200 pagine che abbracciano un larghissimo arco temporale: dalla rivoluzione russa alla prima guerra mondiale alla lotta delle donne per conquistare il diritto al voto.
 
Un dipinto chiaro che narra le vicende dei minatori inglesi contrapposte ai balli svolti nelle sontuose case, impreziositi da candelabri scintillanti e argenterie, dai corridoi della politica alle alcove dei potenti, da Washington a San Pietroburgo, da Londra a Parigi il racconto si muove incessantemente fra drammi nascosti e intrighi internazionali.
 
I protagonisti sono dei ricchi aristocratici, dei poveri ambiziosi, delle donne coraggiose e volitive, degli arrivisti che speculano sulle disgrazie altrui. Un bellissimo libro che rispolvera tutti fatti storici accaduti nella prima parte del Novecento.
 
A.G.
Set
14
2010
L'Impero dei Draghi di Valerio Massimo Manfredi è forse il più "fantastico" dei libri scritti dall'autore. Infatti, sebbene nei precedenti romanzi abbia abituato il lettore a scenari fanta-storici ma comunque verosimili, quest'opera richiede invece una maggiore sospensione dell'incredulità di fronte allo scontro di due civiltà, quella romana e quella cinese, che purtroppo si riduce a una mera carneficina fra pseudo-ninja (per quanto il termine sia giapponese) e legionari pronti alla testudo sempre e comunque.
 
Nonostante questo, la trama scivola godibile fino a poco più di metà libro, seguendo le orme di Marco Metello Aquila e i suoi uomini in fuga rocambolesca dalla prigionia persiana. L'imperatore Valeriano è la classica figura ieratica e dignitosa immancabile nei libri manfrediani, mentre Uxal (nonostante venga dimenticato troppo presto) la guida del viaggio che porta i Romani alle porte dell'Impero Celeste.
 
In tutto questo, il comandante Aquila si dimentica troppo presto del figlioletto in patria salvo ricordarsene alla fine del libro (e dopo essere usciti indenni dalla sospensione massima dell'incredulità) quando, con al fianco l'immancabile amazzone, stavolta dagli occhi a mandorla, inspiegabilmente innamorata di lui decide di tornare indietro dopo un periodo di assenza tanto dilatato nel tempo del libro quanto breve nella condensazione della resa dei conti finale con l'antagonista Wei.
 
L'Impero dei Draghi è tuttavia in linea con la produzione di Manfredi, sebbene un punto di vista ulteriore, magari quello del figlio troppo presto accantonato, avrebbe dato lustro a una trama altrimenti prevedibile e movimentata unicamente da un'ambientazione più particolare rispetto ai canoni abituali dell'autore.
 
B.M.
Giu
29
2010
Luther Blissett è stato lo pseudonimo del collettivo letterario ora noto come Wu Ming, capace di dipingere quel poderoso affresco di Q. Una singola lettera per un libro che è uno dei capofila del New Italian Epic.
 
L'epico racconto di un quarantennio fra i più turbolenti della Storia. Dalla guerra dei contadini fino al maglio della Controriforma, il protagonista dai mille nomi viaggia per la Germania fino a Venezia, collezionando splendide sconfitte e incontrando personaggi del calibro di Thomas Muntzer, Jan di Leida, per finire con i marrani Miquez. A distanza lo scontro con la misteriosa spia del potentissimo Giovanni Pietro Carafa, poi Paolo IV, Zelante custode dell'unica dottrina.
 
C'è chi vi ha visto un riscontro con i movimenti anarcoidi degli anni '70, chi un romanzo storico di eccezionale accuratezza, chi una classica avventura cappa e spada.
 
Personalmente mi ha preso poco a poco forse perché essendo scritto in prima persona, con il protagonista che nelle prime battute non ha ancora grande spessore, è difficile calarsi nell'ambientazione. Ma non appena si entra a far parte della grande Storia, è un crescendo che merita d'essere considerato, senza esagerazioni, uno dei romanzi italiani meglio scritti degli ultimi tempi.
 
B.M.
Giu
08
2010
Tortuga è il grandioso romanzo storico che apre la trilogia dei Pirati inaugurata da Valerio Evangelisti. L'opera si innesta nel filone dell'emergente NIE (New Italian Epic).
 
La fine dell'epoca della pirateria fa da termine di paragone con la nostra, dominata dal denaro, di cui dio è una semplice scusa collaterale e dalla quale fantasiosamente incubava i germi della crisi del capitalismo.
 
Di straordinaria decadenza e nobiltà la figura del capitano De Grammont al quale fa da contraltare l'ambiguo gesuita Rogerio. Sullo sfondo le lussureggianti atmosfere caraibiche che più che rimandare ai "pirati per bambini" cinematografici, offre uno spaccato nudo, crudo, "anarcoide" della Filibusta.
 
La pirateria del '600 si respira a pieni polmoni e ha l'acre sentore di 400 anni dopo.
 
L'incipitRogério de Campos pensò che la sua ora fosse venuta. Il ponte del Rey de Reyes somigliava al pavimento di un mattatoio. Il sangue scorreva a rivoli o si espandeva a macchie, tra gli alberi abbattuti, i fasci di vele e gli intrichi di sartiame reciso. Alcuni moribondi e mutilati si lamentavano ancora, oppure gridavano invocando Gesù o la Madonna. I pirati si aggiravano tra i corpi, tagliando con freddezza la gola ai superstiti, e gettando i cadaveri in mare, anche quandosi trattava di loro compagni senza speranze di guarigione. Spazzavano via i piedi di cervo, i chiodi a quattro punte lanciati al momento dell'assalto. L'odore di sangue era così penetrante da superare quello della salsedine, e stordiva.
 
B.M.
Mag
26
2010
Antracite è un libro complesso. La tematica dell'industrializzazione americana non è nuova, ma Valerio Evangelisti la mette sotto un altro punto di vista, molto particolare, quello del palero e pistolero Pantera, una sorta di stregone mercenario, prezzolato e individualista. Ma irrimediabilmente "buono" e dalla parte dei più deboli. Nelle sue contraddizioni, forse l'unico personaggio positivo fra quelli creati dall'autore.
 
La trama è articolata, a volte troppo, e rischia di perdersi in alcuni punti se non la si segue passo dopo passo. Il finale è lasciato aperto ma non soddisfa appieno dopo la "lunga cavalcata" che il protagonista compie dall'inizio alla fine, imbattendosi in utopisti, capitalisti o clan di emigrati irlandesi che fanno quadrato per proteggere i propri membri.
 
Uno spaccato in cui nessuno è vinto e nessuno è vincitore, tanto meno Pantera che, sebbene cerchi di dominare gli eventi, è spesso nell'occhio del ciclone. Forse lo scopo di Evangelisti era proprio quella di trasmettere la sensazione di sballottamento e della mancanza di una qualsivoglia linearità, fra l'altro avvisata dallo stesso protagonista.
 
Un libro per chi ama il West, ma quello sporco.
 
B.M.
Mar
15
2010
 L'Isola sotto il mare di Isabel Allende trasporta i lettori in un ormai lontano  1770 nell'isola di Haiti. Eroina del romanzo è Zaritè Sedella, soprannominata Tètè, una schiava battagliera e consapevole al tempo stesso della sua buona stella. Comprata da bambina e rivenduta a un proprietario di piantagione di origine francese, Toulouse Valmorain. Nel corso della sua vita passerà a svolgere diversi compiti nella grande casa colonica da badante per la moglie malata di Valmorain a governante tutto fare, anche a soddisfare gli appetiti sessuali del suo padrone, mortificata anche nell'essere madre, perchè costretta ad abbandonare i suoi figli nati da quell'amore violento.
 
Ma allo stesso tempo si intrecciano storie d'amore e di speranza per un futuro migliore, malgrado le rivolte sempre più pressanti per l'affrancamento della schiavitù. Una terra di conquista per spagnoli, francesi, dove il lavoro la schiavitù bagnava di sangue quella terra, lavorata  dagli schiavi che venivano sfruttati nelle piantagioni, dove i loro dolori venivano alleviati da sacerdoti voodoo, come la Tante Rose, che era chiamata ogni qualvolta ve ne fosse di bisogno, sia per far nascere i bambini che alleviare le sofferenze per le piaghe che si formavano sulla schiena degli schiavi che venivano frustati. Chiamata per organizzare le "feste" tipiche africane, per invocare i i loro santi protettori per rinfrancare la loro vita grama.  
 
Un libro che fa riflettere sullo stato degli eventi che si sono succeduti nel corso dei tempi, infatti, quando si tocca il fondo, grazie all'inevitabile legge di gravità si risale sempre verso l'alto in cerca della luce.
 
Da uno stralcio del libro "Nei miei primi quarant'anni io, Zaritè Sedella, ho avuto maggior fortuna di altre schiave. Vivrò a lungo e la mia vecchiaia sarà gioiosa, perchè la mia stella, la mia z'etoile, brilla anche quando la notte è nuvolosa."
 
A.G.
Mar
10
2010
 Il Tiranno di Valerio Massimo Manfredi altri non è che Dioniso (o Dionigi) di Siracusa, despota vissuto nel IV secolo a.C. Il romanzo storico si apre con la descrizione della gioventù del futuro tiranno, come valoroso soldato appena ventenne, e l'incontro con l'amore che ne segnerà la vita: Arete
 
Il giovane Dioniso è mosso da forti sentimenti, che ben vengono descritti da Manfredi, soprattutto intrecciandoli con l'immagine di una Sicilia selvaggia , ricca e prosperosa di città-stato che fanno della democrazia il loro principale vanto. Tuttavia, Dioniso ritiene la forma di governo democratica totalmente inadeguata per garantire la sicurezza dell'Isola dalla minaccia dei vicini Cartaginesi. Questi ultimi, infatti, sfruttano abilmente le divisioni interne ed esterne che ogni città-stato presenta a causa delle sfaccettature che ogni democrazia contiene in sé.
 
Dioniso, in un crescendo di azione che i lettori abituali di Manfredi sapranno riconoscere, e i nuovi subito apprezzare, organizza un colpo di stato aiutato dal fratello e dai commilitoni più stretti. Poco alla volta, il valoroso soldato, di episodio in episodio, rinuncia alla propria umanità, non senza dolore, trasformandosi nel tiranno che può salvaguardare Siracusa e l'intera Sicilia dalla minaccia straniera e dalle congiure interne.
 
Manfredi traccia una figura tragica, un uomo che si fa despota non per mera vanagloria personale, ma per accrescere la potenza della propria patria, genuinamente convinto che le proprie azioni radicali sono le uniche che possono cogliere nel segno. 
 
L'autore si mantiene al suo livello di scrittura, seppure abbia raggiunto picchi inarrivabili con la trilogia di Aléxandros o con L'ultima legione.
 
Il Tiranno è un libro consigliato anche a quanti coloro ritengono il romanzo storico una robetta da leggere nei ritagli di tempo (presa di posizione errata: ogni libro è una storia), in quanto, seppur di genere , vi potranno trovare, per i propri gusti, una riflessione sul rapporto fra le libertà personali e la sicurezza dello stato.
 
La citazione: "Ciò che resta di noi, una volta che abbiamo varcato la soglia dell’Ade, non è il ricordo veritiero di ciò che abbiamo compiuto ma l’immagine che di noi è stata plasmata dalla storia".
 
B.M.