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Quotidiano di Sicilia

 
Pirandellog di Diomede
il blog su libri, tendenze letterarie e dintorni


Tag Valerio Massimo Manfredi

Set
14
2010
L'Impero dei Draghi di Valerio Massimo Manfredi è forse il più "fantastico" dei libri scritti dall'autore. Infatti, sebbene nei precedenti romanzi abbia abituato il lettore a scenari fanta-storici ma comunque verosimili, quest'opera richiede invece una maggiore sospensione dell'incredulità di fronte allo scontro di due civiltà, quella romana e quella cinese, che purtroppo si riduce a una mera carneficina fra pseudo-ninja (per quanto il termine sia giapponese) e legionari pronti alla testudo sempre e comunque.
 
Nonostante questo, la trama scivola godibile fino a poco più di metà libro, seguendo le orme di Marco Metello Aquila e i suoi uomini in fuga rocambolesca dalla prigionia persiana. L'imperatore Valeriano è la classica figura ieratica e dignitosa immancabile nei libri manfrediani, mentre Uxal (nonostante venga dimenticato troppo presto) la guida del viaggio che porta i Romani alle porte dell'Impero Celeste.
 
In tutto questo, il comandante Aquila si dimentica troppo presto del figlioletto in patria salvo ricordarsene alla fine del libro (e dopo essere usciti indenni dalla sospensione massima dell'incredulità) quando, con al fianco l'immancabile amazzone, stavolta dagli occhi a mandorla, inspiegabilmente innamorata di lui decide di tornare indietro dopo un periodo di assenza tanto dilatato nel tempo del libro quanto breve nella condensazione della resa dei conti finale con l'antagonista Wei.
 
L'Impero dei Draghi è tuttavia in linea con la produzione di Manfredi, sebbene un punto di vista ulteriore, magari quello del figlio troppo presto accantonato, avrebbe dato lustro a una trama altrimenti prevedibile e movimentata unicamente da un'ambientazione più particolare rispetto ai canoni abituali dell'autore.
 
B.M.
Mar
10
2010
 Il Tiranno di Valerio Massimo Manfredi altri non è che Dioniso (o Dionigi) di Siracusa, despota vissuto nel IV secolo a.C. Il romanzo storico si apre con la descrizione della gioventù del futuro tiranno, come valoroso soldato appena ventenne, e l'incontro con l'amore che ne segnerà la vita: Arete
 
Il giovane Dioniso è mosso da forti sentimenti, che ben vengono descritti da Manfredi, soprattutto intrecciandoli con l'immagine di una Sicilia selvaggia , ricca e prosperosa di città-stato che fanno della democrazia il loro principale vanto. Tuttavia, Dioniso ritiene la forma di governo democratica totalmente inadeguata per garantire la sicurezza dell'Isola dalla minaccia dei vicini Cartaginesi. Questi ultimi, infatti, sfruttano abilmente le divisioni interne ed esterne che ogni città-stato presenta a causa delle sfaccettature che ogni democrazia contiene in sé.
 
Dioniso, in un crescendo di azione che i lettori abituali di Manfredi sapranno riconoscere, e i nuovi subito apprezzare, organizza un colpo di stato aiutato dal fratello e dai commilitoni più stretti. Poco alla volta, il valoroso soldato, di episodio in episodio, rinuncia alla propria umanità, non senza dolore, trasformandosi nel tiranno che può salvaguardare Siracusa e l'intera Sicilia dalla minaccia straniera e dalle congiure interne.
 
Manfredi traccia una figura tragica, un uomo che si fa despota non per mera vanagloria personale, ma per accrescere la potenza della propria patria, genuinamente convinto che le proprie azioni radicali sono le uniche che possono cogliere nel segno. 
 
L'autore si mantiene al suo livello di scrittura, seppure abbia raggiunto picchi inarrivabili con la trilogia di Aléxandros o con L'ultima legione.
 
Il Tiranno è un libro consigliato anche a quanti coloro ritengono il romanzo storico una robetta da leggere nei ritagli di tempo (presa di posizione errata: ogni libro è una storia), in quanto, seppur di genere , vi potranno trovare, per i propri gusti, una riflessione sul rapporto fra le libertà personali e la sicurezza dello stato.
 
La citazione: "Ciò che resta di noi, una volta che abbiamo varcato la soglia dell’Ade, non è il ricordo veritiero di ciò che abbiamo compiuto ma l’immagine che di noi è stata plasmata dalla storia".
 
B.M.