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Direttore Carlo Alberto Tregua
L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Giu
09
2012
Un disastro se il Pil dipende dalla Regione
Qualche giorno fa abbiamo fatto appello al morente governo della Regione perché, in un sussulto di dignità, promuova un progetto di sviluppo della Sicilia per la prossima legislatura quinquennale, che abbia al centro l’aumento del Pil dal 5,6 all’8% di quello nazionale cioè da circa 85 miliardi a 125.
Un’impresa poderosa, tuttavia realizzabile, sol che si mettano insieme le forze sane dell’Isola, pilotate da un ceto politico totalmente rinnovato non solo nelle persone, ma soprattutto nella mentalità: passare dall’interesse personale all’interesse generale, dalla cultura del favore alla cultura del servizio.
Abbiamo anche suggerito al presidente Lombardo d’interpellare, ed eventualmente assumere, i migliori professionisti del mondo, tra cui quelli della McKenzie, per redigere questo progetto che deve riguardare soprattutto un riordino della pubblica amministrazione siciliana.
Alla base di esso c’è l’inversione dell’attuale malfunzionamento dell’insieme delle attività pubbliche e private, trasformando lo stipendificio regionale e locale in un locomotore delle attività economiche innovative, che abbia al centro l’apertura dei cantieri per le opere pubbliche di cui la Sicilia ha fame.

Il Pil della Sicilia non può dipendere dal settore pubblico, il quale istituzionalmente ha il compito di formulare regole eque e fatte rispettare da tutti, di promuovere le attività economiche finanziando aspetti marginali e di redistribuire la ricchezza in base ad un principio di equità sociale. è del tutto evidente che se non c’è ricchezza non si può distribuire niente. Ne consegue che il primo bersaglio di un’istituzione regionale deve essere quello di produrre ricchezza.
Ma la ricchezza non si produce distribuendo stipendi a destra e a manca, né consulenze, né appalti di favore. In altri termini, la ricchezza non si forma alimentando la corruzione, ma combattendola.
Occorre valorizzare le tante professionalità che ci sono in Sicilia e che vengono regolarmente accantonate, per far posto a dei cialtroni che hanno il solo merito di appartenere a questo o a quel partitocrate o di essere amico degli amici.
Basta, non se ne può più di questo vergognoso andazzo. è indispensabile che chi abbia responsabilità istituzionali cerchi i talenti, che in Sicilia ci sono, e li metta a capo delle branche amministrative e delle attività istituzionali.
 
I talenti possiedono i due requisiti principali del professionista: il merito e la responsabilità. Forse proprio per queste qualità vengono combattuti da quelli che sarebbero danneggiati qualora i due valori prendessero il sopravvento sulla mediocrità e su quei soggetti che, invece, dovrebbero primeggiare.
In questo quadro e nell’ambito del progetto prima indicato, la Regione dovrebbe mettere mano alla revisione della spesa, anticipando i tagli che arriveranno ancora dal governo centrale, in modo da liberare risorse indispensabili a fare gli investimenti.
Senza dei quali, qualunque piano resta sulla carta, anche perché ostruito da una burocrazia becera che ha dimenticato totalmente la sua funzione. La burocrazia non c’è per ostruire i procedimenti, non c’è per danneggiare cittadini e imprese, ritardando oltre ogni limite l’emissione o il diniego di provvedimenti amministrativi.
La burocrazia regionale c’è per servire e per motivare i ricchi compensi che percepisce, che sono ben più alti di quelli dei dipendenti statali e locali e, come ha dimostrato la recente nostra inchiesta sulla Catalogna, molto superiori a quei dipendenti pubblici.

Come si sa, se il pesce è fresco o stantio, si desume dalla testa. La testa è costituita dalle istituzioni, cioè presidenza e Ars, esecutivo e legislativo. Se i due vertici non si ritengono al servizio dei siciliani, come hanno dimostrato in questi quattro anni, non sono degni di stare al loro posto e i siciliani li cacceranno alle prossime elezioni, in qualunque data siano fissate.
È incredibile rilevare come tutta questa gente non ha capito che la crisi morde fortemente la carne dei siciliani. Un solo dato, minore ma significativo: in giro vi sono meno veicoli e spesso gli stalli blu della città sono vuoti.
Tutto questo non resterà senza conseguenze per chi ha portato al disastro la Sicilia. Un disastro che la stragrande maggioranza di noi rifiuta. Per questo saranno attivate iniziative e procedure, per cacciare i sacerdoti dal tempio, quei sacerdoti che per autoconservarsi, hanno allontanato le persone oneste e capaci e continuano a perseguire la linea della loro perdizione, cui non vogliamo partecipare.
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