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Le vostre denunce

Autore:Raffaele
Email:ilsalviano@gmail.com 
Categoria:Ambiente
Destinatario:pupplica opinione
Oggetto:Alluvioni, franeÂ…una manna dal cielo !!! 

Piove, frana tutto, si allagano le città e le campagne?..che cosa
meravigliosa!!!. Questo sembra essere lÂ’atteggiamento ed il
sentire di molti amministratori regionali di fronte alle catastrofi
naturali.
Tutti lo sanno, i cambiamenti climatici provocano fenomeni
atmosferici su scala globale che si riflettono su quella locale
con manifestazioni sempre più intense. La messa in sicurezza
dei territori con azioni pianificate dovrebbe far parte quindi delle
linee strategiche e di intervento di ogni amministrazione
regionale. Ed invece si aspetta lÂ’evento che provoca
distruzione. Questi amministratori, contro il dire comune, non
imprecheranno..”piove ..governo
ladro!!..”..ma.. “piove..governo !!.. dammi i soldi ed una legge
d’emergenza..che faccio tutto mi”. Il bene pubblico, l’interesse
pubblico sembrano essere spariti dal vocabolario e soprattutto
dalla coscienza dei consiglieri, assessori e presidenti di
regioni. Se andiamo a vedere come sono stati spesi i soldi
pubblici negli ultimi cinque anni ci accorgeremmo di come ogni
euro sia stato finalizzato e speso prioritariamente per costruire
un consenso personale (neanche del proprio partito) piuttosto
che progetti studi e interventi finalizzati a soddisfare il pubblico
interesse come, appunto, mettere in sicurezza il proprio
territorio. LÂ’Istituto sullÂ’Inquinamento Atmosferico del C.N.R. ha
realizzato un modello a rete neurale per lo studio di influenza di
indici relativi alla circolazione globale dellÂ’atmosfera sul clima a
scala regionale in grado di prevedere con un buon grado di
accuratezza lÂ’andamento futuro delle temperature e/o
precipitazioni medie stagionali in una data regione, dovuto alla
complessa dinamica dei flussi atmosferici globali come la
North Atlantic Oscillation (NAO), El Niño Southern Oscillation
(ENSO) ecc, fenomeni che incidono profondamente sulle
condizioni meteo continentali e regionali.
Con questo strumento cioè è possibile sapere per tempo dove
e quando si manifesteranno fenomeni climatici estremi (ad
esempio bolle di calore, precipitazioni violente e torrenziali,
periodi di siccità prolungata ecc.), consentendo di attivare utili
interventi e provvedimenti che possano salvaguardare la vita
delle persone e le attività economiche in un determinato
territorio. Il CNR ha messo a disposizione le proprie
competenze per realizzare studi e ricerche che attraverso il
modello a rete neurale possa consentire ad ogni regione di
sapere preventivamente, con buona approssimazione, cosa
potrà accadere di qui a qualche anno sul proprio territorio. Si
tratta cioè, da parte delle regioni, di investire “quattro spiccioli”
per avere uno strumento indispensabile alla pianificazione ed
alla programmazione di risorse economiche sul proprio
territorio. In molti paesi in giro per il mondo si sta già lavorando
per realizzare le opere necessarie ad adattarsi ai cambiamenti
climatici: argini e corsi dei fiumi risistemati per resistere a
piene più violente in Gran Bretagna e Olanda; sbarramenti e
risistemazioni delle zone costiere contro l'innalzamento del
livello del mare in Olanda, Germania e in diverse isole del
Pacifico; riconversione dell'agricoltura a culture più resistenti
alla siccità in Africa; invasi per raccogliere l'acqua di ghiacciai
destinati a sciogliersi più in fretta in Butan e in altri paesi
asiatici; barriere forestali contro la desertificazioni in Cina. La
mappa globale delle opere di adattamento progettate o già in
cantiere è fitta, ma purtroppo tra chi brilla per la sua assenza
c'è proprio l'Italia e le sue regioni nonostante le sollecitazioni
dell'Unione europea che in più documenti ha invitato gli stati e
le relative regioni a prepararsi perchè risultati di indagini
recenti indicano che l'impatto dei cambiamenti climatici sarà
più rapido e più intenso di quanto previsto. Bruxelles in sintesi
dice che "Gli effetti dei cambiamenti climatici avranno
implicazioni diverse da una regione all'altra il che significa che
la maggioranza delle misure di adeguamento va adottata a
livello nazionale e regionale". Per questo la Commissione ha
invitato i singoli governi a preparare dei piani d'azione nazionali
e regionali e di concentrare l'attenzione su aree geografiche
molto più ristrette, grandi circa 30 chilometri quadrati per
rispondere anche alle sollecitazioni della politica e delle
comunità locali, che chiedono di sapere con maggiore
precisione cosa accadrà, dove accadrà e quando accadrà per
pianificare gli investimenti necessari all'adattamento". Il
modello messo a punto dallÂ’Istituto sullÂ’Inquinamento
Atmosferico del C.N.R. risponde esattamente a questa logica e
a questi possibili bisogni. Attivarsi, da parte degli
amministratori regionali, per dotarsi di questo studio credo sia
un obbligo morale prima che politico. E significa fare
l’interesse pubblico. Importerà a qualcuno?

Raffaele Langone, Savoia di Lucania - PZ
Denuncia inviata il 25 febbraio 2010