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Quotidiano di Sicilia

Lettere al QdS
Autore:Angelo Sciascia
Email:presidenzamnc@gmail.com 
Oggetto:Trattativa Stato-Mafia 

Vi sono giornate che durano attimi e sono il senso di una vita, di un'intera
esistenza dedicata alla verità e alla giustizia. Ieri, giornata della prima
udienza del Processo a Palermo sulla trattativa Stato-Mafia, in poche ore
ho capito ciò che ha davvero senso, in questo Paese, e ciò che proprio
non ce l'ha e non lo avrà mai. Ho capito che il vento gelido delle stanze di
potere non sarà mai capace di spazzare il calore umano e l'anelito
sincero di un gruppo di cittadini, giovani per lo più, che si stringono
attorno a un intelligentissimo e gracile signore di nome Salvatore
Borsellino. Un'Italia presente nei momenti cruciali in cui bisogna chiedere
il rispetto della giustizia, ma drammaticamente sparpagliata purtroppo nel
riproporre la stessa richiesta a livello politico.
Salvatore Borsellino, Vincenzo Agostino, il giudice Di Matteo, il giudice
Ingroia, il popolo delle Agende Rosse, le associazioni della polizia e delle
vittime di mafia, quelle antimafia: tutti a cercare, a chiedere, a
testimoniare questa ineludibile pressante domanda di verità sulle stragi di
via D'Amelio e di Capaci, sul perchè e per chi negli ultimi 20 anni si sono
attuate omissioni, ombre e depistaggi intorno alla morte di due giudici
come Falcone e Borsellino.
Non basta che il senatore Mancino si allontani in fretta dall'aula bunker
seguito da un codazzo di giornalisti senza trovare il coraggio di guardare
negli occhi i familiari delle vittime. Non basta nemmeno cogliere il volto
sorridente di Ingroia quando stringe la mano a coloro che sono
intervenuti per sapere la verità. Tutto questo non basta. Noi vogliamo
vederlo per iscritto e giudicato il nome o i nomi degli artefici di questo
accordo tra le istituzioni e la mafia. Di più noi vogliamo che chi ha
sbagliato paghi con giusta pena, senza immunità e sconti. Ed ecco allora
che cosa ha senso e che cosa non ce l'ha: ha senso difendere lo stato
che la verità la offre e la garantisce, anche quando essa è scomoda, o è
difesa da una minoranza. Non ha senso invece credere che sia
sufficiente la magistratura o la macchina istituzionale a garantire il
rispetto della giustizia. Oggi davanti a quel tribunale sono venuti da tutta
italia, persino una mamma DEL NORD con un neonato di pochi di nome
Pablo Ernesto. Pablo Ernesto ha appena 2 mesi, è raggomitolato in
braccio a sua madre e quasi non lo si distingue per quanto è infagottato.
I suoi giovani genitori vengono da Bergamo, sotto un vento che taglia la
faccia tengono alti gli striscioni del movimento delle Agende Rosse
fondato da Salvatore Borsellino nel piazzale antistante l’aula bunker del
carcere Pagliarelli. Anche loro si sono mobilitati per manifestare il
sostegno ai magistrati di Palermo all’udienza preliminare del processo
sulla trattativa Stato-mafia. La giornata odierna segna il primo passo di
quello che, se il gup lo confermerà, potrà ritenersi a tutti gli effetti il
processo del secolo. Lo Stato che mette alla sbarra se stesso. I
SICILIANI ERANO POCHISSIMI, SI POTEVAMO CONTARE SULLA PUNTA
DELLE DITA. Che senso ha essere siciliani, oggi, se non difendiamo la
verità su via D'amelio, su chi ha svenduto i nostri uomini migliori in vista di
un risultato politico "ex partibus infedelis"? "Ancora una volta, CHIEDO
AI SICILIANI DI SEGUIRE ATTIVAMENTE QUESTO PROCESSO, PERCHE'
LA DIGNITA' QUI E' DAVVERO, ma in un senso profondamente più alto,
"COSA NOSTRA"

Il Presidente MNC
Angelo Sciascia
lettera inviata il 30 ottobre 2012