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Lettere al QdS
Autore:Salvatore Maria Saia
Email:s.saia@provincia.caltanissetta.it 
Oggetto:Legge 100 sulla protezione civile. I piani regolatori potrebbero essere invalidati?  

La recente emanazione della legge 100, di modifica del servizio
nazionale di protezione civile all’art. 3 (attività e compiti di protezione
civile) al punto 6 prescrive che “I piani e i programmi di gestione, tutela e
risanamento del territorio devono essere coordinati con i piani di
emergenza di protezione civile, con particolare riferimento a quelli
previsti all'articolo 15, comma 3-bis, e a quelli deliberati dalle regioni
mediante il piano regionale di protezione civile”
I piani di protezione civile di cui allÂ’art. 15, comma 3-bis, 3-bis sono, in
modo particolare, i piani di emergenza comunali che “dovevano” essere
approvati con deliberazione consiliare, entro novanta giorni dalla data di
entrata in vigore della legge (entro il 14 ottobre 2012) redatti secondo i
criteri e le modalità di cui alle indicazioni operative adottate dal
Dipartimento della protezione civile e dalle giunte regionali.
LÂ’assunto della normativa viene ripresa dal Direttore generale della
protezione civile della Regione Sicilia in una nota del 14 settembre 2012
che ricorda la ”interferenza” prioritaria del piano di emergenza rispetto
agli altri piani e i programmi di gestione, tutela e risanamento del
territorio, intendendosi tra questi anche i piani regolatori generali dei
Comuni ed il piano territoriale provinciale.
È da prevedere effetti di blocco dell’attività pianificatoria la ove non si
riesce a coordinare i piani di emergenza? O peggio? Per quelle
amministrazione che non hanno provveduto a redigere il piano di
protezione civile nella sua specifica di emergenza?
In linea teorica, chiunque abbia un qualche “interesse” a volere
invalidare un piano regolatore o qualsivoglia piano territoriale e/o socio-
economico, potrebbe impugnarli davanti al giudice amministrativo con
effetti verosimilmente devastanti sullÂ’efficacia dei provvedimenti.
Sul problema dei piani di protezione civile interviene anche il Capo
dipartimento Prefetto Gabrielli con le indicazioni del 12 ottobre scorso e
riferita alle problematiche del dissesto idrogeologico con lÂ’avvicinarsi
delle stagioni piovose e di come tali eventi si manifestino in maniera
violenta su territori fortemente antropizzati e, in qualche modo, modificati.
Oltre a far presente la necessità di redigere i piani entro tempi definiti
dalla legge, ricorda che gli stessi (piani comunali e provinciali) devono
individuare “le azioni da porre in essere in modo coordinato per
fronteggiare sia gli eventi in atto, previsti, che quelli non prevedibile” alla
individuazione delle aree “sicure”e a stare molto attenti al “rapido e talora
imprevedibile evolversi a seguito di trasformazioni naturali ed
antropiche”.
Si sofferma in modo deciso e responsabilizzante, sulla necessità di
curare lÂ’informazione alla popolazione sui rischi presenti e sugli
atteggiamenti da attuare per ottimizzare la prevenzione anche a partire
dai semplici atti quotidiani.
Naturalmente il piano deve prevedere le modalità di approccio alle
informazioni e ai sistemi di allerta degli enti sovraordinati preposti. Tali
allerta vengono quotidianamente vengono emanati e trasmessi ai Sindaci
e a tutti gli operatori istituzionali dai centri funzionali istituiti presso le
Regioni. I Sindaci, in modo particolare, allÂ’allerta dovrebbero attuare i
presidi territoriali.
Le azioni consequenziali di valutazioni e di adozione dei necessari atti a
livello locale, quindi, rivestono grande importanza per la stesura del
piano e per attuare il sistema di comunicazione.
La redazione di un “piano” di protezione civile diventa cogente
soprattutto alla luce di recenti avvenimenti calamitosi, e non può
disgregarsi dagli altri sistemi di pianificazione socio-economica.
Paradossalmente, la sua complessità diventa più facilmente affrontabile
se gli altri “piani” di assetto del territorio, compreso il PRG, presteranno
più attenzione alle modificazioni che potrebbero alterare l’equilibrio
ambientale.
Una soluzione potrebbe esplicarsi nel considerare il progetto del piano di
emergenza come un allegato del piano regolatore generale per i comuni
e del piano territoriale provinciale per le province.
Sul problema, in Sicilia ed in maniera chiarificatrice, dovrebbero
esprimersi con un provvedimento di concerto sia lÂ’Assessorato
regionale al Territorio e allÂ’Ambiente (P.R.G. e P.T.P), che quello dei Beni
culturali ed Ambientali (Piani Paesistici) nonché il Dipartimento regionale
della protezione civile.

Salvatore Maria Saia
Disaster manager
Responsabile Ufficio Protezione Civile
Provincia Regionale Caltanissetta
Tel. 3356989357
s.saia@provincia.caltanissetta.it
lettera inviata il 23 novembre 2012