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Lettere al QdS
Autore:Giovanni Iannello Leone
Email:iannello.giovanni@tiscali.it 
Oggetto:osservatorio politico - novembre 2012 1/2 

La "doppiezza" dei partiti è un fatto noto da tempo. C'è un aspetto
pubblico, solare, sorridente e accattivante, con la sua legittima
competizione interna, coi suoi riti e la sua dimensione politico-
istituzionale. Ma c'è anche il lato riservato e spesso oscuro; con i suoi
rapporti rivolti a chicchessia e soprattutto verso chi ha potere, denaro e
voti contestualmente a pochi scrupoli; con i suoi soldi gestiti dall'inner
group o dal gran capo; con i suoi rapporti verso i poteri forti della
finanza, della chiesa cattolica, delle consorterie varie e dei gruppi
criminali.
Questo accade da molto e con ogni probabilità è intrinseco al potere
stesso, come noto sin dai tempi antichi, dove il potere ufficiale
pretendeva di essere divino o, perlomeno, portavoce del divino, assiso
sul trono per grazia di divinità (a ripensarci non solo nei tempi antichi, ma
sino a "ieri"; in Italia ad esempio sino al 31 dicembre 1947, con lo Statuto
Albertino).
Una tale doppiezza di politica e partiti era molto presente in quella fase
politica italiana giornalisticamente etichettata come "prima repubblica";
quanti ricordano che i partiti del tempo, assieme a squallide ruberie,
erano anche fucina di prestigiose riviste di politica, con grossi nomi e
con notevoli dibattiti di cultura politica, filosofia pubblica, economia e
diritto.
Un esempio per tutti? il Psi craxiano, finito nel tritarifiuti -non certo per il
dibattito sulle colonne di “Mondoperaio” o di “Critica Sociale”- e in verità
anche come capro espiatorio di un complesso sistema che coinvolgeva
tutti con varie gradi di compartecipazione e colpevolezza e con poche
eccezioni ai vertici della politica e dei partiti.
Tra le eccezioni credo si possano annoverare pochi esponenti del
vecchio vertice Pci tra cui Amendola; Spini e pochi altri del vecchio Psi; il
galantuomo Zanone e una buona parte dei liberali del PLI, ma non certo i
vari Altissimo, De Lorenzo e ço.; il grosso dei Radicali (al tempo anche
Rutelli!) e delle formazioni a “sinistra” del Pci; tra le eccezioni di persone
e gruppi integri non abbiamo di certo una gran parte di Dc, Psdi e Pri e
neanche il vecchio Msi, che viveva furbescamente di rendita non solo
politica della tumultuosa riva destra, col suo bravo orticello a titolo di
associazionismo sportivo, patronati, ecc. e con una forte disponibilità a
fare da sponda (non certo a titolo onorifico) alla Dc; chi non ricorda
l'operazione andreottiana che portò alla nascita di DN?
La doppiezza appare quindi connaturata alla politica partitica.
Oggi in Italia, in quella fase che giornalisticamente viene chiamata come
"seconda repubblica" quando non terza, se non addirittura quarta
(scusate ma ho perso il conto), diminuita la consueta doppiezza tra
politica "alta" e politica "sporca" (nel senso che è venuta a mancare la
prima, non certo la seconda), affiora ed è in questi giorni molto evidente
una doppiezza dei vari partiti-comitati elettorali.
Nell'immediato post '94 abbiamo avuto una duplicazione (quando non una
moltiplicazione) delle sigle partitiche con, ad esempio almeno due Dc (in
contenzioso per nome e simbolo), due Pri (il Pri di La Malfa jr e il Mre di
Sbarbati), due Pli (la Federazione dei liberali di Morelli e Zanone e un
invisibile Pli 2, indecorosamente introiettato nel backstage
berlusconiano); tanti esempi ancora sono utilizzabili, senza escludere
dalla duplicazione neanche i radicali che, pur da vero primo "partito
liquido", riuscirono ad avere una scissione con i radicali di sinistra.
lettera inviata il 24 novembre 2012