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Quotidiano di Sicilia

Lettere al QdS
Autore:Giovanni Iannello Leone
Email:iannello.giovanni@tiscali.it 
Oggetto:osservatorio politico - novembre 2012 2/2 

I partiti meno avvezzi al pluralismo rimasero compatti ma traghettarono in
una nuova versione, riuscendo così ad essere "uni e bini": il vecchio Pci
che divenne dapprima il Pds, poi Pd, inglobando e facendo miscuglio con
altri gruppi di diversa cultura politica, ma riuscendo a mantenere il grosso
di apparato e dote; il vecchio Msi che catarsicamente divenne An per poi
confluire (o farsi assorbire ?) nel Pdl della ex Forza Italia berlusconiana.
Anche per queste due esperienze in realtà ci furono gruppi che
rimasero significativamente fuori (la sinistra democratica, approdata poi
nella varia sinistra postcomunista post '94 con confuse connotazioni
liberali, libertarie ed ambientaliste; il "nuovo" Ms rautiano e i vari gruppi
“irriducibili” e contestualmente border-line al Pdl, quali la Destra ed altri).
Ed oggi ? In questo novembre 2012 abbiamo ormai la conclamazione di
quanto già in itinere da tempo: una nuova doppiezza che vede i partiti
divedersi talvolta come fratelli siamesi chirurgicamente trattati; Bastano
due grossi esempi: il Pdl che appare prossimo allo scorporo tra gruppo di
stretta osservanza berlusconiana e quanti non lo sono (perlomeno non
sino ad un livello autolesionista delle proprie prospettive politiche e
personali); l'Idv che -sull'onda montante delle guerre pentastellari- fa
parricidio di Di Pietro, aprendosi ancora a quella parte militante di società
civile che gli era già vicina, e approdando a due distinte ipotesi: la più
centrista animata da Donadi, la più antagonista e schierata a sinistra che
vede De Magistris ed Ingroia (ma non più Pisapia?).
Anche senza ricordare l'affollamento al "centro" politico di tanti soggetti
(reali ed immaginari), il quadro non appare esattamente allineato ad un
maggioritario sempre più involuto e prossimo ad esplodere in situazioni
da proporzionale weimariana. Viviamo sicuramente un’ulteriore fase
transitoria che, dopo l'attuale sciame sismico, dovrà assestarsi.
Possibilmente transitando verso la "ennesima repubblica" e sperando
che stavolta per il termine "Repubblica" si possa scomodare il maiuscolo,
invece del minuscolo sin qui usato in questo commento che, lungi
dall'essere un errore, rende meglio l’idea del giusto grado di deferenza
istituzionale che merita la cosa pubblica "reale" attuale.
lettera inviata il 24 novembre 2012