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Quotidiano di Sicilia

Lettere al QdS
Autore:Alfio Lisi
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Oggetto:Occorre interrogarsi sul decadimento civile di Catania 

Caro direttore, è tempo che i catanesi almeno tentino di svegliare le loro coscienze e la loro indignazione. L’ultimo atto di cruda violenza, simbolo di uno strisciante e inarrestabile degrado umano, avvenuto a Catania da parte del custode della Chiesa di S. Nicola che spara (invece di rivolgersi alle forze dell’ordine) ad un pregiudicato colpevole, secondo lo stesso, di averlo continuamente denigrato e colpendo nello stesso tempo incidentalmente una ragazza universitaria (alla quale auguriamo tutti una pronta guarigione) , così come avrebbe potuto colpire chiunque altro si trovasse a passare, la dice lunga sullo stato di decadimento civile che la città lasciata a se stessa vive da troppi anni . Da decenni assistiamo, spesso inerti e insensibili, ad episodi di violenza e di criminalità che neanche ci sfiorano e come se tali fatti non ci appartenessero e fossero distanti anni luce dalla nostra vita giornaliera. Sembrerebbe, almeno così leggo da certe reazioni, che restiamo compiaciuti, quasi una sorta di passiva complicità, dall’uccisione di persone legate alla criminalità da parte di bande opposte. Quasi una sorta di liberazione dal nostro disinteresse. Ma , a mio avviso, ogni morto ammazzato dalle armi (e non) non fa altro che aumentare il nostro grado di cinismo e il nostro distacco verso il rispetto mai pregiudiziale della vita in sè . Ogni esistenza anche se essa ‘criminale’, aspetto che dovremmo anche approfondire senza farci prendere da preconcetti intellettuali e scontati, deve essere degna della nostra attenzione e della nostra riflessione (senza per ciò avallare alcun alibi) . Forse non è vero, e le statistiche non possono fare altro che confermarlo, che in quelle città dove l’emarginazione dell’individuo e il distacco tra ceti sociali e tra quartieri e quartieri è più ampio, la devianza è più marcata ed estesa che in altre città? è allora dobbiamo continuare a ‘sperare’ che i deviati continuino ad ammazzarsi tra loro all’infinito invece che cercare di ridurre le distanze tra cittadini di una stessa città?

Alfio Lisi
Catania
lettera inviata il 14 luglio 2010