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Quotidiano di Sicilia

Lettere al QdS
Autore:Antonio La Pica
Email: 
Oggetto:Petrolio in Sicilia Cifre e punti di vista 

Gentile direttore, mi riferisco a alcuni articoli comparsi sul Suo giornale il
21 maggio 2010 a firma di Rosario Battiato, aventi come argomento di base le
compagnie petrolifere, il petrolio, la sua ricerca, produzione, trasporto e
raffinazione. Uno di essi si apre con l’affermazione: “La Sicilia sventrata dalle
trivelle in mare e terraferma……in balia delle compagnie petrolifere”.
L’affermazione è quanto meno generica e contraria a verità. Passi per il termine
“sventrata”, poco ortodosso e che comunque non ha riscontro con la realtà. Sui siti
degli enti sopra riportati (bisognerebbe citare gli enti), si può facilmente osservare come l’attività delle trivelle in Sicilia negli ultimi dieci anni (2000-2009) è stata molto limitata, in totale sono stati “perforati” n.31 pozzi a terra e n.5 a mare. Un’inezia se paragonati con i 2652 pozzi del settore inglese del mare del Nord, i 334 pozzi del settore olandese del mare del Nord, i 339 pozzi della Polonia e i 387 pozzi esplorativi della Romania. Dei 31 pozzi perforati a terra in Sicilia, solo una minima parte (minore di 5) sono stati di ricerca, mentre gli altri sono stati di sviluppo e mantenimento di giacimenti esistenti.
Si fa poi riferimento ad una: “…..legislazione sin troppo munifica, in quanto in
virtù dello Statuto speciale la competenza normativa e amministrativa sulla
terraferma è completamente autonoma”. L’affermazione non corrisponde alla
verità. La Regione siciliana, grazie alla sua autonomia, ha adottato una legge
regionale che ricalca quella nazionale, prevedendo però dei maggiori aggravi
contributivi per le società petrolifere. La legge a cui si fa riferimento è la
n.14 del 3 luglio 2000 che disciplina la prospezione, ricerca, coltivazione,
trasporto e stoccaggio di idrocarburi liquidi e gassosi e le risorse
geotermiche, in attuazione della direttiva 94/22/CE.
In merito al gettito regionale delle “royalties”, il giornalista fa confusione
con quanto riportato sul sito del ministero dello Sviluppo economico. Egli
cita la cifra di 420.099,82 € versata da Eni Mediterranea Idrocarburi entro
il 30 giugno 2009, riferita alle produzioni del 2008. In un secondo articolo dal
titolo “Petrolio: a noi i danni, a loro i soldi”, viene riportata una produzione
di olio greggio per il 2009 di 556.084.000 Kg e un’aliquota di prodotto di
400.000 € versata sempre dalla Eni Mediterranea. Quanto sopra fornisce al
lettore un’informazione errata, in quanto non specifica che l’importo di
420.099,82 € si riferisce all’aliquota di prodotto versata dalla Eni
Mediterranea solo per le produzioni del 2008 provenienti dai soli giacimenti a
mare. Al contrario la produzione di 556.084.000 Kg si riferisce alla produzione
totale di greggio nel 2009, proveniente da tutti i giacimenti ubicati sul
territorio siciliano, quindi non solo di proprietà Eni Mediterranea ma anche di
altri operatori (Irminio-Edison). L’aliquota di prodotto di 400.000 € è quindi
completamente errata, ammontando le “royalties” versate dai tre operatori attualmente attivi, agli enti siciliani per il medesimo anno e per le produzioni a terra e mare a circa 14 milioni di euro, mentre per il 2008 a circa 18 milioni. La differenza ricalca la variazione del prezzo del barile.
Antonio La Pica
General Manager Sviluppo risorse naturali srl, Roma
lettera inviata il 11 agosto 2010