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Lettere al QdS
Autore:Fabrizio Vinci
Email:vinci@usa.com 
Oggetto:Emergenza umanitaria nel Canale di Sicilia: in Libia la chiave di volta 

Non si ferma il flusso migratorio verso il nostro Paese: quasi quotidiana è la
conta degli sbarchi e dei morti alla deriva nel Canale di Sicilia. Legittima
lÂ’indignazione generale dellÂ’opinione pubblica italiana per lÂ’ultima tragedia del
mare, costata la vita a circa ottocento anime, tuttavia, oltre alla giusta
costernazione, un simile evento dovrebbe risvegliare il nostro pragmatismo.

Le operazioni di pattugliamento navale, Mare Nostrum prima, Triton e
Poseidon poi, non hanno prodotto gli effetti desiderati. Nonostante lÂ’Europa
inizi a mostrare un timido interesse per la mattanza mediterranea, dovrĂ 
essere l’Italia a prendere un’iniziativa efficace. La Libia del “dopo Gheddafi” è
un territorio dominato dallÂ’anarchia: diverse fazioni in lotta continua, la stessa
Isis avrebbe diversi campi dÂ’addestramento sul posto, nessuno sembra in
grado di riprendere il controllo della Nazione.

Con queste premesse è difficile immaginare che, nel breve termine, s’instauri
un Governo libico autorevole con il quale trattare la questione migratoria.
Bisogna comprendere che la chiave di volta risiede proprio in Libia. Attendere
il soccorso europeo? Sarebbe come per i messinesi credere ancora al Ponte
sullo Stretto.

Vogliamo provare a risolvere o quantomeno arginare lÂ’emergenza? Allora
occorrerĂ  prendere possesso di punti sensibili lungo le coste libiche e gestire
sul posto il flusso migratorio, filtrando gli aventi diritto asilo. Per realizzare
questo tipo di operazione saranno necessarie svariate centinaia di milioni di
euro e un tributo di sangue italico da versare.

lettera inviata il 23 aprile 2015