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Lettere al QdS
Autore:Giuseppe (Pino) Verbari
Email:giuseppeverbari@libero.it 
Oggetto:Lo spirito aiuta il corpo 

Gli dissi: “speravo di vedere quella bellissima donna della volta scorsa, che, guardandomi negli occhi mentre mi infilava l’ago nella vena, distoglieva la mia attenzione da questa sgradevole sensazione perché mi sentivo pervaso da tutt’altri stimoli”. Forse, chi mi stava davanti, un infermiere, apprezzò questa mia battuta confidenziale, e con fare soft, mi disse con rispetto e delicatezza, vista la mia età: “lo spirito aiuta il corpo ma il corpo non aiuta lo spirito”. Sembrò apprezzare il mio umor da sessantenni e, condividere le sensazioni nei confronti della collega assente, purtroppo. Comunque, la cosa, l’intesi anche come un incoraggiamento per sottopormi al mesto rito del prelievo. Mi ricordai che importante non è, invecchiare, ma invecchiare bene.

L’importanza degli affetti in vecchiaia rivestono un ruolo centrale nella possibilità di adattamento all’età senile e nella accettazione dei limiti imposti dalla propria condizione.
L’affermazione dell’infermiere, mi diede, ancora una volta, la possibilità di allontanare lo spettro di quella che è una delle condizioni più difficili in vecchiaia, cioè la solitudine, che va considerata una vera e propria malattia. Avere più tempo libero è sinonimo di nuove opportunità e, in considerazione del grado di soddisfazione, si è pure un grado di gradire o meno le sensazioni come il garbo e lo stile di chi ti sta’ vicino. La vita affettiva, emotiva, psichica e l’amore, sono fattori pregnanti che ci fanno sentir essere oggetto di attenzioni e affetto grazie al nostro grado di empatia.

L’importanza degli affetti in vecchiaia rivestono un ruolo centrale nella possibilità di adattamento all’età senile e nella accettazione dei limiti imposti dalla propria condizione e sconfiggere quella malattia che va chiamata “solitudine” quale condizione più difficili in vecchiaia. Quindi, sono del parere che un ruolo determinante viene svolto dagli amici, sia parenti o meno. Ma, anch’essi potrebbero essere distratti, come succede spesso, da altre realtà che li allontanano, per cui, l’anziano, si renderà conto che l’unico vero amico è “lo spirito” e che anche gli amici saranno destinati anche ad invecchiare come lui per trovarsi nella stessa situazione. Lo spirito, di cui parlo, non è quello divino come lo sforzo a non odiare per non fare male a noi stessi ma, bensì, all’ umor, quale disposizione d’animo alle emozioni che si affrontano quotidianamente.

Non “bisogna rassegnarsi a non dir la cosa, perché non abbiamo la parola”, come raccomandava Alessandro D’Ancona in un suo famoso studio, dopo aver notato quanto vi sia di burlesco in un nostro poeta del sec. III., che sicuramente , le cose, in un modo o nell’altro le diceva e come!!! E questo, a parer mio, è sempre attuale, perché bisogna parlare senza offendere e convincere la gente che quello che diciamo è come se l’avessero detto loro.

Come pure è vero che sono attuali i meschini d’animo che per arricchirsi spiritualmente frequentano siti insidiosi che avvelenano tutto quello che toccano. Non sto a descrivere quali e i loro effetti per non mettere in dubbio l’intelligenza di chi legge ma, com’è vero, ce ne sono tanti.
Mi riferisco a quelle sette, logge ed associazioni che perseguono il risultato, dal fine poco chiaro ed a proprio uso e consumo, in nome della lealtà, dell’onestà e della correttezza. Secondo me, costoro non sanno amare, sono poveri di spirito e saranno condannati a restare da soli.
Quindi, concludo, esclamando: “Www l’ empatia che ci aiuterà ad invecchiare” godendoci la pensione Inps.

Giuseppe (Pino) Verbari
lettera inviata il 18 giugno 2015