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Quotidiano di Sicilia

Lettere al QdS
Autore:Giuseppe (Pino) Verbari
Email:giuseppeverbari@libero.it 
Oggetto:Essere genitori ai tempi d'oggi 

A sessantadue anni mi chiedo: che evoluzione abbia avuto la figura di genitore nel corso di questo secolo. Da padre padrone si è delineata “LA FIGURA DI PADRE AMICO”. Ma quante volte ciò è vero.
Purtroppo il lavoro, la salute ed i tanti problemi che ci affliggono, non ci permettono di monitorare la situazione familiare e ci discostano dal contesto degno di controllo nel rispetto delle regole sociali e culturali.
Le cronache di questi giorni elencano una serie di fatti e misfatti degni dei migliori thriller in cui ognuno è colpevole e innocente allo stesso tempo. “Chi non ha peccato scagli la prima pietra”. Questo ci insegna ad essere sempre guardinghi e a non abbassare la guardia perseverando in una azione ricca di suggerimenti e di aneddoti; ormai cose di altri tempi quando esisteva il focolare domestico. La “braciera” che ci vedeva intorno alla ruota padri, figli ed anche nonni, alla quale attingevamo alla banca dei ricordi di chi aveva da dirci tante cose sotto la forma di racconto, aneddoti, fantasticherie e pezzi di vita vissuta.
Io ho avuto il piacere di apprezzarne gli effetti che scaturivano da cose dette in modo istintivo e soft allo stesso tempo. Ti guardavi dal ricorrere a sproloqui e menzognere balle perché: “c’erano i bambini”. I bambini di allora siamo gli uomini di oggi; la braciera è stata sostituita dalla televisione e la carta stampata, come il libro dei racconti, dal computer. Allora mi chiedo: quale padre, dove mi pongo?.
Ricordo un aneddoto in cui per dare il senso dell’ “onore”, mio nonno raccontava di un incontro
tra il fuoco, l’acqua e l’onore, quando si ritrovarono in una cantina, quasi il bar di adesso. Un bicchiere di vino “a giro”, e poi il congedo. L’acqua invitò a reincontrarsi e se l’avessero cercata, la potevano trovare dove crescevano le canne. Il fuoco fece altrimenti indicando dove c’era il fumo. L’onore, tutt’altra cosa, li invitò a bere un ultimo bicchiere perché, una volta congedatosi, non si sarebbe più rivisto.
Ecco una parabola di quelle vere. Spero che se ne faccia, quanto meno, un cartone animato per la gioia dei piccoli attuali. Finirà che, anch’io, mi vedrò relegato in un angolo quasi a patire le pene dell’ignavo come colui che, non agisce né nel bene né nel male, e non osare avere una idea propria per limitarsi ed adeguarsi sempre alla volontà quella del più forte.
Allora, rendiamoci conto che il nostro ruolo ci vuole in prima linea ed, ogni tanto, faremmo bene a chiedere: dove vai, cosa fai, con chi sei: Facendo questo, senza opprimere, i nostri figli, si sentirebbero più protetti, tutelati e sicuri di se stessi. Ci vedrebbero come l’ombra che li accompagna in quel percorso di vita che, prima o poi, dovranno completare da soli.
Adesso mi viene da dire: “Ciao Papà”. La mamma ancora c’è e “ROMPE” come quelle vere.

Giuseppe (Pino) Verbari
lettera inviata il 29 giugno 2015