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Quotidiano di Sicilia

Lettere al QdS
Autore:Giovanni Iannello Leone
Email:iannello.giovanni@tiscali.it 
Oggetto:EUxit? 

Le urne si sono chiuse in Grecia, ma si apre adesso la questione in tutta la sua interezza e crudezza. Uno dei protagonisti della vicenda è l’olandese Jeroen Dijsselbloem, più noto come “custode ferreo” dell’austerità. E’ questo il freddo socialista moderato del partito laburista olandese che è contro il socialcomunista simpaticone arruffapopolo Varoufakis? E’ la dura realtà dei numeri contro il grosso grasso sperperio? E’ la formica contro la cicala?
Forse.
Lo scontro a ben vedere non è stato (non è tutt’ora) tra conservatori adoratori del pensiero unico e Merkeliani da un lato e sinistra socialisteggiante nelle sue varie tonalità di rosso dall’altro. Non è tra severità protestante e buonismo assistenzialista cattolico (tra l’altro la Grecia ha una cultura religiosa egemone che è quella ortodossa). Non è tra nord e sud. Una posizione ragionevole e costruttiva tra questi due opposti l’hanno tenuta ad esempio Guy Verhofstadt coi LibDem del partito europeo Alde che proponevano di coniugare riforme strutturali, recupero di produttività e modelli distributivi che consentissero di non affamare all’improvviso milioni di persone. Posizione condivisa in Europa anche da larghi settori dell'area socialista e di centro, mentre le destre in generale negano l'Europa o l'affidano alla matematica ed ai conti dei ragionieri, coi loro motivi ma senza una Ragione.
La questione è trasversale e dirompente. In tutto questo latita il Progetto Europa, manca la Politica Europea, quella che ha fatto nascere la Unione europea nel segno e nel sogno di una vasta area politica, con una sua Costituzione per fissare Politiche, Cittadinanze, Diritti e ampi spazi di Libertà e Sicurezza. In una prospettiva federalista e in ottica economica sussidiaria.
Nel segno e nel sogno di una tale Europa milioni di europei, dal dopoguerra ad oggi, hanno speso vite ed impegno. Ma di questa Europa non c’è segno, mentre i sogni muoiono all’alba. Non necessariamente stamani e non in piazza Syntagma. Dobbiamo riprendere a gridare “I have a Dream”, magari facendo tesoro delle dure lezioni della intera vicenda, magari con gli occhi aperti ed i piedi a terra. Ma non rinunciamo al sogno e non lo lasciamo gestire da chi non ha sogni e prepara incubi.
lettera inviata il 06 luglio 2015