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Lettere al QdS
Autore:Giuseppe (Pino) Verbari
Email:giuseppeverbari@libero.it 
Oggetto:Esternalizzazione esteriorizzata in barba alla disoccupazione 

Il tema dell'efficienza delle imprese pubbliche è entrato nel dibattito economico corrente da almeno quindici anni.

L'asserita inefficienza di alcune imprese pubbliche ha spinto alcuni governi conservatori europei a sostituire, con risultati che sono ancora oggetto di valutazione, alla proprietà sociale delle imprese la proprietà privata; altri governi hanno invece cercato di combattere l'inefficienza attraverso massicci interventi di riorganizzazione e regolamentazione della produzione pubblica e del suo rapporto con la produzione privata, anche ricorrendo a forum università-imprese, per incoraggiare il dialogo tra mondo del lavoro, istituti universitari e centri di formazione.

Anche una serie di conversazioni con alcuni principali leader nel privato, ognuno dei quali ha condiviso le proprie esperienze e i propri punti di vista in merito a cosa significhi essere un leader e quali siano gli elementi essenziali per primeggiare e competere, ha dato la possibilità di avere chiara la performance da adottare nella scelta di strategie idonee al perfezionamento di piani di produzione nel pubblico e di fare il punto della situazione in considerazione delle risorse e stime della domanda, quali punti basilari nel determinare le scelte in ottica di efficacia, efficienza ed economicità.

Premesso che la sua ideazione non è così estemporanea come si vuol far credere, dato che le idee da essa espresse si maturano dopo una lunga serie di incontri e, anche, di letture e, a distanza di tempo, alcune scelte si sono dirottate in strategie mirate come l’esternalizzazione di attività istituzionali, imputando grande importanza sul piano pratico della suddetta problematica per il migliore funzionamento dell’organizzazione delle amministrazioni pubbliche, che, a parere di alcuni manager lungimiranti, avrebbero realizzato i risparmi funzionalizzati al perseguimento dell’interesse della comunità e favorire l’occupazione.
Il fenomeno dell’esternalizzazione amministrativa, vedrà i soggetti della pubblica amministrazione resterare titolari delle funzioni di indirizzo, programmazione, vigilanza e controllo delle diverse attività.

Pertanto, in conseguenza di ciò, all’interno delle strutture organizzative assumerà maggiore centralità il ruolo dei servizi di staff, o di supporto, rispetto a quello dei servizi di line od operativi. Per quanto riguarda il personale, invece, dovrebbero tendenzialmente ridursi le figure professionali con mansioni esecutive ed, al contrario, aumentare i quadri ed i dirigenti. Perciò, per semplificare la struttura organizzativa previlegiando e rafforzando le aree produttive e più vicine al cliente puntando anche a aumentare la redditività dell'impresa si è ricorso anche a ciò. Ottimo, direi!

Ma un dubbio mi pervade: alcune società in compartecipazione, a cui la stessa P.A. ha elargito finanziamenti per ovviare alla disoccupazione, come mai, invece di un numero cospicuo di figure ben pagate come quadri, dirigenti e servizi, per scelta o imposti (v.d. la cronaca di questi giorni con la relativa sistemazione di “figli di papà”), ha pensato bene di riprodurre risparmi nell’esternalizzare a pieno titolo l’attività ricorrendo a paesi d’adozione come Romania e Albania delocalizzando l’attività presso quei paesi e commisurare gli stipendi al loro tenore di vita più basso del nostro paese.

Non solo ma, per così dire “purgarsi in salute”, è ricorsa alla ingiunzione nel semplice invito ai nostri lavoratori ad espatriare pena la perdita del posto. Si tratta della solita spazzatura che ormai, da tempo, siamo abituati a mettere sotto il tappeto ma, sia ben chiaro, prima o pio si inciamperà, e me lo auguro al più presto. Di conseguenza, la disoccupazione giovanile aumenta nuovamente sul territorio nazionale visto il rifiuto opposto da tanti di noi.

Quindi, a tal punto mi chiedo: pur sperando che la P.A. funzioni meglio, la disoccupazione in Italia ne ha beneficiato oppure no, viste le scelte; l’attività di controllo che fine ha fatto?

A tal punto, in considerazione di quanto evidenziato, non sarebbe stato meglio trasferire all’estero i dirigenti, i quadri e le attività di staff, sicuramente meglio retribuite?. D'altronde, ricorrendo all’informatica avrebbero potuto esercitare tranquillamente la loro attività e avvertire relativamente il disagio economico, visto che sono pagati anche profumatamente. Quante domande, quanti dubbi e nessuna risposta.

Luigi, che condivide questa mia riflessione, afferma in tono cattedratico, quasi per convincermi che: “bisogna andare in pensione perché rischieremmo di fare la fine dei dinosauri per cedere il passo ad altre specie animali”.

Giuseppe (Pino) Verbari
lettera inviata il 24 luglio 2015