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Lettere al QdS
Autore:Giuseppe (Pino) Verbari
Email:giuseppeverbari@libero.it 
Oggetto:Il Codice lionistico nel benessere organizzativo  

L’istituzione di appositi i gruppi di confronto potrebbero essere creati per centrare la loro attenzione su episodi critici, per interpretarli ed esaminare i risultati, alla ricerca di una strategia mirata alla prevenzione fino a formularne una nuova per porre rimedio alle problematiche sociali che “vengono fornite degli eventi”. Ecco, questo è un modo al quale, alcune Pubbliche Amministrazioni, ricorrono spesso e volentieri per attutire l’impatto con le classi sociali, che sempre più che mai sono portatrici di interessi quali soggetti economici, sia singolarmente che gruppi di persone.

Ciò comporta l’obbligo di adottare decisioni strategiche, determinando gli obiettivi generali e le attività per realizzarli, nell'ambito delle scelte più adatte e adeguare i mezzi limitati al soddisfacimento dei bisogni della collettività. A tale scopo, alla base di tutto esiste la lealtà che, nel perseguimento di un obiettivo, quale quello mirato alla soddisfazione del cittadino, molte volte ci si scorda che, nello svolgere la propria attività non si deve danneggiare quella degli altri; essere leali con tutti e sinceri con se stessi. L’ego, tipico in tutti noi, costellato da diritti e pretese, nei confronti di altri, deve essere affrontato e risolto anche contro il proprio interesse. L'amicizia deve essere considerato come un fine e non come un mezzo, nella convinzione che la vera amicizia non dipende dai servizi resi o ricevuti, ma che la vera amicizia non richiede nulla se non accettare il servizio con lo stesso spirito con cui viene fornito.

Nel tenere presente che bisogna sempre adempiere ai propri obblighi di cittadino nei confronti del proprio paese, del proprio stato, e della propria comunità, e agire con lealtà nelle parole, negli atti, e nelle azioni, ci obbliga, anche, essere solidali con il prossimo. Essere cauti nella critica e generosi nella lode; costruire e non distruggere. Ecco l’importanza del "Codice dell’etica lionistica" col quale si propone di dimostrate con l'eccellenza, la solerzia nel lavoro e la serietà della vocazione nel perseguire il successo… senza pregiudicare la dignità e l'onore con atti sleali ed azioni meno che corrette.

Adesso mi chiedo: che fine farebbe quella specie di classe politica che di giorno in giorno arricchisce la cronaca per i misfatti di cui si rende artefice al fine del proprio tornaconto?.
Ho il dubbio che, se dovessimo rispettare i canoni impartiti da questo Codice llionistico, e del quale ho preso le parti che di più hanno destato la mia curiosità, gli scranni sarebbero deficitari e non solo questi.

Anche all’interno delle realtà produttive, per ovviare a queste discrasie operative, si demanda il tutto al “Codice di comportamento” ma, il tutto potrebbe limitarsi ad un semplice “signor sì” pensando di mettere a posto tutto.

La realtà ci insegna, che la situazione è più ferraginosa di quello che sembra perché, spesso e volentieri, ci troviamo ad avere a che fare con sapienti e intelligenti carenti di doti morali ed intellettuali e, quindi, il benessee organizzativo, dovrà ancora battere il passo in fila per tre e col resto di due.

Giuseppe (Pino) Verbari
lettera inviata il 03 agosto 2015