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Lettere al QdS
Autore:Giuseppe (Pino) Verbari
Email:giuseppeverbari@libero.it 
Oggetto:La pensione virtuale e quella reale  

Secondo quanto afferma Boeri (presidente dell’ Inps): "Ci sono pensioni molto alte che non sono giustificate dai contributi che hanno versato durante l'intero arco della vita lavorativa, c'è un problema di equità che andrebbe affrontato”.

Mi risulta che: il pensionato più ricco e invidiato d'Italia con un reddito mensile di qualcosa come 91.337,18 euro al mese che fanno un vitalizio annuo di poco inferiore al milione e 200 mila euro - il nome del secondo classificato fra i destinatari dei vitalizi più ricchi, con i suoi 66.436,88 euro al mese - Al 3° posto un vitalizio di poco meno 52mila euro al mese - Si può chiedere a queste persone di poter dare qualcosa per contrastare la povertà soprattutto nella fascia 55/65 anni. Questo è quanto leggo.

Inoltre, leggo che ci sono contribuzioni, per così dire, “ballerine”, come quelli dei ferrovieri che migrano con una certa facilità da un fondo pensioni ad un altro e, di conseguenza, i conti non tornano, perché sforano, anch’esse, l’importo pensionistico in base ai contributi versati. Ma qui ci si può vedere chiaro e, forse la gran parte dei ferrovieri, nemmeno ne è a conoscenza.

Quello che mi preoccupa, invece, è che difficilmente, si potrà dare ordine alle categorie di lavoratori che da sempre hanno costituito le lobby nel pubblico. Evito di nominarle altrimenti metterei in dubbio l’intelligenza di chi legge. Si tratta dei soliti ignoti come politici, qualche sindacalista che da poco si è fatto da parte, alcune categorie di magistrati, e così via di seguito, come anche per tante altre che, in realtà, prendono di più di quanto prenderebbero qualora i calcoli si facessero in modo corretto e onesto senza ricorrere ad artifici numerici impregnati di considerazioni biostatiche grazie a Leggi e sentenze opportunamente emanate quasi all’insaputa di tanti di noi.

Proseguendo nella mia lettura, vado a sbattere contro quanto afferma Yoram Gutgeld, (15 apr 2015), consigliere del governo Renzi, impegnato sul fronte della spending review. Costui, esclude interventi sulle pensioni e afferma quanto segue: "Abbiamo affrontato questo discorso già l'anno scorso e la decisione politica è stata di non toccarle. Le pensioni alte sono già in qualche modo tassate e quindi c'è già un intervento di equità. Andare più in giù significherebbe entrare sui livelli di pensioni medie, tipo da 90mila euro, e si è deciso politicamente di non farlo". Forse avrà fatto finta di non sentire quanto affermato da Boeri, Presidente dell’Inps, il quale, con dovizioso rispetto nei confronti di chi ha lavorato e versato i relativi contributi, come la maggior parte di noi, si riferisce a quei pensionati, privilegiati che ricevono molto di più dei contributi versati.

Credetemi, non ci sono solo loro ma anche le pensioni baby, non per la consistenza, perché di baby, come importo, ce ne sono molte, ma quelle sostanziose date a chi ha lavorato per periodi brevi alle dipendenze dello stato ed a chi ci ha rappresentato in parlamento per periodi addirittura risicati. E qui, quasi fossi la Littizzetto, con voce velata da mestizia, chiederei: “Yoram, tu, consigliere del governo Renzi, impegnato sul fronte della spending review, che cosa ti preoccupa, forse per quando andrai anche tu in pensione il fatto che non potrai spenderne i soldi perché sarai abbastanza vecchio?, viste le aspettative di vita, ti mette a disagio, oppure ti vergogni di chi, dopo 41 anni di contribuzione, arriva prendere un ventesimo della tua pensione ?”. Mi sorge il dubbio che la “verità” sia più di una. Io me la immagino, “diciamo che la storia si perde”.
lettera inviata il 11 settembre 2015