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Lettere al QdS
Autore:Giuseppe (Pino) Verbari
Email:giiuseppeverbari@libero.it 
Oggetto:Far pagare una tassa 

Gent.mo Direttore
non sto qui a sindacare oppure a commentare ciò che dicono altri. E' vero che il ruolo primario di un giornale è quello di essere al servizio della comunità ed è cosa giusta farsi partecipe delle esigenze di tanti
di noi, ma quante comunità ci sono?, mi chiedo!
E il tutto per aver letto qualcosa che è scritto sulla vostra testata nella rubrica lettere.
Mi è sembrato di recepire che c'è qualcuno che pretende, suggerisce, consiglia, come in questo caso, di fare pagare un prezzo a chi ha trovato fortuna altrove per aver lasciato questa terra perché, dopo anni di studio e di sacrifici suoi e dei genitori, ha avuto modo di constatare che, qui, prevalentemente nel meridione, vanno avanti solo i raccomandati.
Dopo aver fatto fortuna altrove, costoro suggeriscono l'istituzione di una tassa che dia input all'economia calabrese da questi espatriati nostrani.
Chi scrive è il padre di una ricercatrice legale, qualifica inusitata da noi, che lavora in Belgio.
Una ragazza che giorno per giorno si sacrifica con soddisfazione nel fare quello che a lei piace e che qui, da noi, sicuramente se lo sarebbe solo sognato. Forse, al massimo, avrebbe calcato il pavimento di qualche tribunale nel perseverare quel sogno di giustizia che per tanti di noi resta e resterà tale e quale oppure in qualche call-center per i più fortunati.
Cosa si sia voluto dire mi fa sorgere il dubbio che sia solo il frutto di una discrasia intellettuale, una delle tante dei nostri giorni in cui prevalgono le tre verità: una si dice, l'altra è possibile e l'ultima non ti farà smettere di sognare.
Quindi penso che ciò possa solo costituire una forma di pubblicità gratuita per chi, in ottica di performance, pensa di gettare le basi per il suo futuro politico e istituzionalizzare, per fare pubblicità alla loro attività, visto che mi sembrano operatori nell'ambito commerciale, e lo vedo come un "un PIZZO di Stato" mirato a far quadrare i conti così come ha pensato di fare qualche solone comunale della mia
città. Suggerendoci di riscattare il terreno in uso per novant'anni, sul quale ho costruito in cooperativa, per il quale ho già pagato il diritto nel 1986 e ne godrei, ancora, sino al 2040 se Dio vorrà. Figuratevi a quali éscamotage fanno ricorso per rimpinguare le casse già fatiscenti per scelte errate e decisioni incongrue. Ultima è quella di far pagare una tassa ai pensionati emigrati che hanno trovato più consono alle proprie risorse andare a vivere in Romania, per fare un esempio. Ma quello che mi fa di più rabbia, sono costoro che invitano alla tassa sulle intelligenze esautorate; sì, proprio quei figli di mamma privi di raccomandazioni. Mah, in mano a chi siamo? a chi appartengono questi alchimisti della realtà sociale? Che vogliano dire questo o qualcos'altro, sono sempre soldi sudati lontano dai propri affetti. Non hanno vissuto e studiato alla "gratis"; chi più e chi meno, hanno attinto alle tasche di noi genitori.
Mi auguro di essermi sbagliato, almeno in parte.
lettera inviata il 13 ottobre 2015