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Lettere al QdS
Autore:Sindaco del Comune di Santa Croce Camerina
Email:sindaco@comune.santa-croce-camerina.rg.it 
Oggetto:Lettera aperta. Accoglienza migranti 

Il Comune di Santa Croce Camerina, piccolo paesino della provincia di Ragusa, ha assistito in silenzio - per tutto questo tempo - alle sempre più crescenti polemiche riguardo le modalità di accoglienza ai migranti da terre lontane.
Dai media, emerge un'Italia lacerata in più posizioni, spesso in forte contrasto fra loro: spirito di carità e solidarietà verso gli stranieri, a volte solo millantato, e volontà di preservare gli Italiani da crisi socio-economiche si fronteggiano in una lotta snervante, come se i due sentimenti non potessero coesistere.
Le accuse di razzismo e, al contrario, di scellerato buonismo assordano a tal punto da offuscare quasi il vero senso di tutto quello che sta succedendo, nonostante sia un fenomeno di disarmante quanto crudele semplicità: ci sono posti, nel mondo, in cui persino la sopravvivenza risulta difficile, e donne, uomini e bambini prendono la strada dell'esodo, per terra e per mare, alla ricerca di una vita migliore.
In questo doloroso frangente, esistono realtà disseminate in tutto il territorio italiano, per cui accoglienza e integrazione non sono certo novità dell'ultima ora, bensì concetti metabolizzati da almeno un paio di decenni.
Una di queste realtà, appunto, è il mio paese, Santa Croce Camerina, che comprende una percentuale molto alta di stranieri, pari al 22,1%, su una popolazione di poco inferiore agli 11.000 abitanti.
Abbiamo, quindi, un'importante presenza straniera, radicata nel territorio alla sua seconda generazione: le classi scolastiche da anni, tanto per fare un esempio pratico, presentano gruppi sempre più consistenti di bambini e ragazzi figli di immigrati.
La percentuale più alta di stranieri, più del 50% del totale, è rappresentata dalla comunità tunisina.
È importante sottolineare che questi dati Istat risalgono al 2011 e, inoltre, non tengono conto di quanti - numerosissimi - pur avendo la residenza in paesi vicini, di fatto sono domiciliati sul nostro territorio: ne consegue che le presenze di stranieri a Santa Croce Camerina sono in percentuale ben più alta rispetto a quella ufficiale.
Sono in molti, degli stranieri regolari, ad avere dignitosa occupazione e sistemazione abitativa.
Ciò non toglie, però, che - in un paese piccolo come il nostro - in un momento di grave crisi economica è crescente il disagio sociale, inevitabile quando la convivenza e l'accoglienza non sono supportate da adeguati servizi per i cittadini tutti.
In diverse occasioni la nostra comunità balza agli onori delle cronache locali per liti e risse a opera di cittadini stranieri, episodi che spaventano e che ci vedono del tutto impreparati dal punto di vista della sicurezza.
Lo Stato, molto impegnato nella prima accoglienza, ha di fatto lasciato da soli quei Comuni, in cui l'accoglienza è già avvenuta, in cui si è sempre mirato all'integrazione, ma che - a fronte dei continui tagli sul bilancio - non riescono più a gestire i gravi disagi socio-economici derivanti da questo forte, continua e massiccia ondata migratoria.
Nel giro di un ventennio il mio comune ha dovuto fronteggiare e metabolizzare un flusso migratorio imponente, con un notevole impatto sulla composizione del tessuto sociale di una comunità piccola come la mia.
Per come la vediamo noi, piccolo paese di provincia generoso e accogliente, il vero problema - al di là del primo soccorso - rimane sempre e comunque legato a quello che succede dopo, quando i riflettori si spengono sugli sbarchi e le comunità si trovano ad affrontare non più un'emergenza ma una quotidianità, per la quale non hanno alcun sostentamento dal governo centrale neppure per garantire l'erogazione di servizi indispensabili per la collettività.
Con questa nostra, intendiamo chiedere a gran voce che ci si dia sostegno, una mano d'aiuto, un'attenzione concreta fatta di mezzi economici e strumenti per non fermare le giuste attese di crescita culturale e sociale per non arretrare e rimettere in moto quell'ascensore sociale che si è bloccato.
Che la maggior parte dei Comuni italiani siano allo strenuo delle forze economiche, non è certo una novità: per fare solo un esempio, nella nostra comunità è stato possibile continuare il servizio di assistenza agli anziani solo grazie al sostanzioso contributo estrapolato dalle indennità di Sindaco e amministratori, altrimenti avremmo dovuto interrompere pure quello. Ma il disagio cresce esponenzialmente in quei posti in cui, oltre a non poter garantire servizi minimi ai concittadini, ci si ritrova a gestire imponenti presenze straniere, da soli, senza la miserrima partecipazione di Enti quali la Regione Siciliana e lo Stato Italiano.
Dateci un valido supporto, fatto di atti concreti e risolutivi. Ché, noi, il cuore ce lo abbiamo messo tutto, ma decisamente non basta.
In occasione della riunione odierna di seicento Sindaci da tutto il Paese a Roma, portiamo all'attenzione delle Istituzioni la drammatica realtà che molti piccoli comuni vivono con dignitoso silenzio: crediamo sia ora di far sentire anche la nostra voce e che anche questa sia un'emergenza da non sottovalutare assolutamente, fonte di grave disagio.

Il Sindaco
Francesca Iurato

lettera inviata il 07 novembre 2016