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Quotidiano di Sicilia

Lettere al QdS
Autore:Giuseppe (Pino) Verbari
Email:giuseppeverbari@libero.it 
Oggetto:A proposito di voucher 

In una relazione allegata ad un bilancio, si evidenziava come mai le trasformazioni in atto nel mondo del lavoro - frutto dell'evoluzione del contesto sociale, economico-competitivo, istituzionale e politico - richiedono strumenti semplici ed efficaci volti a far emergere, garantendo giusta retribuzione e contribuzione, i rapporti di lavoro temporaneo ed occasionale, i quali, in un tessuto socio-economico come quello calabrese, privo di grandi realtà aziendali, costituiscono una cospicua quota parte del mercato del lavoro.
La risposta a queste esigenze può trovarsi in quell'insieme di azioni mirate alla formazione ed al sostegno delle persone per la collocazione lavorativa, in modo da aumentare la loro possibilità di trovare una nuova occupazione: le politiche attive del lavoro. In questo alveo si colloca anche il lavoro occasionale accessorio.
Esso è nato con il duplice obiettivo di far emergere attività confinate nel lavoro nero, tutelando in tal modo lavoratori che usualmente operano senza alcuna protezione assicurativa e previdenziale, e di fornire occasioni lavorative a quelle categorie di soggetti a rischio di esclusione sociale, non ancora entrati nel mercato del lavoro, o in procinto di uscirne.
Il pagamento della prestazione avviene attraverso i cosiddetti voucher (buoni lavoro), che garantiscono, oltre alla retribuzione, sia la copertura previdenziale presso l'INPS che quella assicurativa presso l'INAIL.
L'utilizzo dei buoni lavoro per il lavoro occasionale accessorio, previsto in via sperimentale a cominciare dalla vendemmia 2008 e poi ampliato negli ambiti con successive modifiche normative e procedurali, ha incontrato nella nostra regione un avvio difficile, per varie motivazioni, non ultime una ritrosia nell'utilizzare nuovi strumenti, ed un diffuso utilizzo del lavoro nero, specialmente per le prestazioni lavorative di piccola entità.
Attualmente l'utilizzo dei voucher è levitato in modo esponenziale dalla loro immissione. Sul mercato del lavoro e sregistra, in modo costante, sempre un ulteriore incremento che ne attesta la validità e l'apprezzabilità degli utenti ai quali fanno sempre e volentieri ricorso.
Tutto questo fino a ieri e cioè, fino a quando, la Cgil, in particolar modo, ha evidenziato la necessità di eliminare questo strumento in quanto se ne facevo un uso improprio nel rispetto dei parametri relativi al suo utilizzo sia in relazione alla specie di lavoro che al tempo d'impiego.
Cioè, porre limiti ad un uso improprio degli stessi che erano finiti col mimetizzare il lavoro nero.
Non sto qui a descrivere il sistema che si era creato ma, in quell'ottica operativa si perpetravano reati contro la persona in barba a qualsiasi disposizione in materia di lavoro ponendo il lavoratore in una posizione di sudditanza spicciola priva di qualsiasi tutela relativa a quella realtà operativa.
Ciò che veniva descritto come occasionale e provvisorio, di tutto ciò, non aveva nulla.
Mi sorge il dubbio, in merito al fatto che sia levitato in modo esponenziale dalla loro immissione e che chi di dovere non si sia attivato, in tempo utile, a vederci chiaro.
Non vorrei essere scettico ma, secondo il mio personale parere, ritengo che i voucher, abbiano costituito anche un sostanziale introito nelle casse degli Istituti previdenziali che li gestivano.
Infatti, una congrua percentuale, pari al 25%, delle somme ad essi collegati, finivano nelle casse di questi Istituti che, al pari del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, avrebbero fatto meglio ad attivarsi in merito per porre i paletti al loro indiscriminato utilizzo.
Adesso, quello che era nato come uno strumento valido per porre rimedio alla disoccupazione, ha fatto la fine del bambino nella vasca buttato con tutta l'acqua sporca.
lettera inviata il 21 marzo 2017