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Lettere al QdS
Autore:Giuseppe (Pino) Verbari
Email:giuseppeverbari@libero.it 
Oggetto:A proposito di Bilancio sociale 

Sempre in tema di bilanci nel pubblico, mi torna alla mente quanto affermò Nino Valenti nel 2014 "Gli enti siano più trasparenti", nel mettere in risalto la scarsa pubblicazione, dei bilanci sociali degli Enti.
Per chi la vede in un certo modo come me, sono del parere che le preoccupazioni del Sig. Valenti siano alquanto giustificate in tema di trasparenza per cui, la cosa non ci toccherebbe in particolar modo se venisse data una sufficiente informazione. Sembra che, il tutto rimanga quasi racchiuso nei palazzi ad appannaggio dei soliti fortunati come i presidenti dei C.d.A , dei molteplici comitati e del ministro di turno. Per i profani, quello che dice il Sig. Valenti potrebbe essere ritenuto una esagerazione ma, se si scendesse nei particolari e si analizzassero i conti sulla scorta delle imputazioni, si avrebbe una idea più coincisa del sistema performance, ed allora, ognuno di noi e per primo il Sig. Valenti, sensibile ai fenomeni sociali come lo sono anch'io, si rederebbe conto che, anche se 2+2 fa 4, non e del tutto vero.

Secondo il mio modesto parere, alla base dei bilanci, come d'altronde in tutte le cose, gli elementi essenziali, sono costituiti dall'onestà, lealtà e correttezza, quindi, mi chiedo, se alle gestione di Enti e Società ci sono manager, che come tanti, in ottica di spending review, fanno e disfanno a proprio piacimento. Quindi, che bilanci vogliono vedere? e, a che titolo e a quale scopo se le alchimie numeriche la fanno da padrone?

Quello che manca, sostengo da tempo, sono le persone giuste al posto giusto ed allora ci renderemmo conto che, perseverando in questo stato di cose, invece di colmare gli sprechi, staremo ad assisterne ad ulteriori in quanto, è la politica, onnipresente, la causa del malcostume che mena a campare da una vita sistemando parenti, amici ricorrendo ad alchimie gestionali con la creazione di enti e posizioni del tutto evanescenti. Riterrei opportuno ricorrere al benchmarking tra Enti, possibilmente in ottica europea, quasi una "cura", quale strumento metodologico basato sul confronto sistematico al quale si "ispirano" le aziende le società private e chiunque voglia competere sul mercato, mettendo a confronto costi ed energie per determinare la propria competitività e identificare, ed eventualmente correggere queste discrasie gestionali.Secondo quanto sostiene il neo Segretario Generale della CISL Annamaria Furlan: "L'errore non sta nel richiedere agli enti locali una spending review di 15 miliardi, ma nel fatto che non ci sia l'obbligo di compensare con la riduzione degli sprechi".
Che la Furlan si tranquillizzi, tanto c'è il bilancio che ci farà vedere rose e fiori e legittimare la performance di chi opera nel nel pubblico.

Mi torna alla mente qualcosa che lessi, tempo fa, sui costi sostenuti dalle regioni per le spese sanitarie. Una risma di carta per stampanti costa al sud sei volte di più che a Milano, almeno, se ricordo bene da quello che veniva riportato sulle pagine di un organo di stampa specializzato in materia economica. E' vero, non è vero, potrebbe essere una bufala, mi chiedo; quindi, i bilanci, a cosa servono? Questo piccolo uomo che vi scrive, è del parere che i bilanci siano, anche, il frutto di una alchimia numerica mirata a legittimarele discrasie gestionali, grazie a compensazioni e storni e per giustificare le scelte di chi non riesce a suggerire soluzioni idonee al perfezionamento di risultati tali da attestarsi su un livello di tutta sicurezza nel panorama economico.

Alla fine, 2+1=4; i conti tornano ancora una volta e, quindi, per concludere affermo che "il bilancio bilancia tutto".
lettera inviata il 11 agosto 2017