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Lettere al QdS
Autore:Raffaele La Morgia
Email:raf.lamorgia@ngi.it 
Oggetto:1_Agricoltura: Futuro fertile! Come? 

Del Forum con Carmelo Gurrieri della CIA, e degli articoli collegati, dellÂ’8
ottobre us., mi sono molto piaciute le considerazioni quali:
- “bisogna cambiare la visione culturale che la classe dirigente si è
costruita sull’agricoltura”,
- “affrontare i problemi dell’agricoltura significa affrontare i problemi
dello sviluppo della regione”,
- “bisogna rompere con il passato”,
- “non è solo colpa della burocrazia, ma anche mancanza di strategia”.
Frasi forti che hanno un ben preciso significato, e quindi dovrebbero
essere indice di chiarezza di analisi sui trascorsi dellÂ’agricoltura
regionale.
Mi permetto di notare che minore approfondimento e chiarezza si
trovano nelle considerazioni poi esposte, a proposito del da farsi, per
ribaltare lo stato delle cose, come ragionevolmente ci si aspetta dopo le
suddette premesse.
Due riferimenti. È proprio vero che “l’agricoltura negli ultimi dieci anni ha
subito molti cambiamenti”, ma non concordo affatto che oggi
basti “conoscere gli strumenti per ottimizzare al meglio l’attività di
produzione”, cioè che l’innovazione in agricoltura sia solo e
semplicemente un problema di “produzione”.
Non è, invece, forse necessario che anche gli agricoltori conoscano
la “Cultura d’Impresa”, seppure non in maniera sofisticata? Non è forse
necessario che siano sempre più “imprenditori agricoli”, per non
dipendere in toto da intermediari, quando non da faccendieri, ad
esempio, per operazioni di minuta gestione aziendale?
E ancora dove si dice che “oggi la nostra agricoltura vive distante dai
grandi mercati europei, perché produce in un territorio penalizzato dalla
mancanza d’infrastrutture”, aggiungerei che ciò accade anche per la
diffusa mancanza di un approccio al mercato in termini di marketing, di
organizzazione, necessari presupposti per operare in termini di filiera,
oggi di moda solo a parole!
Quanti agricoltori, e con lui i sodali delle associazioni di categoria, si
sono messi nei panni del consumatore metropolitano? [Segue...]
lettera inviata il 10 ottobre 2010