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Omicidio a Riesi, operazione con cinque ordini di custodia cautelare nel Nisseno

I Carabinieri stanno eseguendo cinque ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse dal Gip di Caltanissetta su richiesta della Procura nei confronti di altrettante persone accusate dell'omicidio di Salvatore Fiandaca ucciso a Riesi, nel Nisseno, il 13 febbraio scorso.
 
Sono in corso perquisizioni domiciliari finalizzate alla ricerca di armi e stupefacenti che vedono impiegati sessanta Carabinieri del Comando Provinciale di Caltanissetta, dello Squadrone Carabinieri Cacciatori Sicilia e del Nucleo Cinofilo di Palermo.
 
Sono nomi già finiti in atti di indagini e processi quelli di alcuni dei cinque arrestati dai carabinieri in quanto accusati di avere preso parte, con ruoli diversi, all'omicidio dell'operaio riesino Francesco Fiandaca.
Si tratta di Loris Cristian Leonardi, Michael Castorina, Pino Bartoli, Giuseppe Santino e Gaetano Di Martino
 
 I contrasti sulla gestione dello spaccio di marijuana e cocaina a Riesi sarebbero alla base dell'omicidio dell'operaio Salvatore Fiandaca, ucciso con tre colpi di fucile lo scorso 13 febbraio nelle campagne del piccolo centro del nisseno.
 
A spiegarlo, nel corso della conferenza stampa in cui sono stati resi nostri alcuni particolari sull'inchiesta che ha portato all'arresto di cinque persone, sono stati gli inquirenti e i carabinieri che si sono occupati dell'inchiesta e che avevano puntato il dito su quanto accadeva all'interno di due locali di Riesi: lo Zelig e il Cantalanotte, frequentati da vittima e indagati.
 
Erano state le dichiarazioni poco credibili di uno degli arrestati, Pino Bartoli, 31 anni, proprietario del terreno dove è avvenuto l'omicidio, nonché cognato del fratello della vittima, a mettere sulla pista giusta gli investigatori.
 
Bartoli si era contraddetto più volte quando è stato ascoltato nella prima fase delle indagini e la mattina dell'omicidio era stato ripreso da alcune telecamere del paese mentre usciva di casa.
 
Gli investigatori si erano poi accorti che, dopo l'omicidio, indossava scarpe e un giubbotto diversi da quelli che aveva addosso in mattinata e Bartoli non era riuscito a dare una spiegazione convincente del perché non li avesse più con sé. Altri elementi emergono dalle intercettazioni ambientali: in particolare Loris Cristian Leonardi, 27 anni, durante un colloquio in carcere con la compagna, le avrebbe confidato di essere stato lui a fornire il fucile calibro usato per uccidere Fiandaca.
 
L'arma non è stata ritrovata in quanto, subito dopo l'omicidio, venne ridotta in pezzi e le varie componenti sepolte in campagna. A premere il grilletto sarebbe stato Michael Castorina, 29 anni, mentre sarebbe stato proprio Pino Bartoli ad accompagnare la vittima sul luogo del delitto.
 
Gaetano Di Martino, 35 anni, e Giuseppe Santino, 20 anni, avrebbero accompagnato e fornito supporto logistico ai componenti del commando; la presenza di Santino è stata invece accertata dall'analisi del Dna eseguita dai carabinieri del Ris di Messina su un cicca di sigaretta trovata nei pressi del luogo del delitto.
 
Secondo i magistrati della Procura nissena e i carabinieri i componenti del gruppo avevano approfittato del vuoto criminale creatosi a Riesi dopo i numerosi arresti che hanno decapitato il clan mafioso dei Cammarata, storicamente contrario, invece, alle attività di spaccio.
 
05 dicembre 2018
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