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Quanto siamo ricchi di oro blu? Sul pianeta 1,4 mld km3 di acqua ma utilizzabile solo lo 0,001%
di Redazione | 01 aprile 2016
24 dicembre 1968, una data storica. La Terra viene fotografata nell’atto di “sorgere” sul firmamento lunare. Gli astronauti della missione Apollo 8 furono i fortunati esseri umani a godere di questo spettacolo emozionante e a offrirne un piccolo assaggio al mondo tramite la celebre fotografia, Earthrise. Per la prima volta fu possibile vedere il globo terrestre nella sua interezza, con le sue terre emerse, le nuvole e soprattutto le sue enormi masse d’acqua blu. Il colore blu è talmente predominante nella fotografia che giustifica l’appellativo di pianeta blu, tuttora utilizzato.

Purtroppo, a dispetto di quella meravigliosa immagine, il nostro amato pianeta non è così blu come sembra. Di acqua ne abbiamo tanta e in abbondanza, ma alcuni recenti fattori stanno compromettendo la quantità e la qualità delle riserve d’acqua presenti sulla Terra.

Se l’acqua è sempre stata considerata una risorsa abbondante, come si è arrivati a situazioni di scarsità idrica in alcune zone? Tutto ciò è successo perché prima del ventesimo secolo la pressione operata degli esseri umani sulle risorse idriche era limitata se comparata con i naturali cicli idrogeologici. Alcuni fattori hanno cambiato questa situazione: la crescita della popolazione e il conseguente soddisfacimento dei bisogni alimentari, l’industrializzazione e la domanda di beni e servizi legati all’acqua hanno portato a un aumento vertiginoso della richiesta di oro blu, mettendo in pericolo i delicati equilibri degli ecosistemi naturali.

Purtroppo con il passare degli anni la situazione sta peggiorando, perché l’aumento della domanda di acqua pulita sta correndo insieme a un maggiore inquinamento della risorsa. Non solo: cresce la competizione sugli usi dell’acqua, per cui particolarmente impegnativo sarà soddisfare sia la domanda d’acqua per uso alimentare, sia la domanda per uso domestico e industriale.
In termini numerici sapresti dire quanta acqua abbiamo a disposizione in totale sul pianeta? Apparentemente tantissima: 1,4 miliardi di km3 di acqua complessivi! Una quantità davvero difficile da immaginare! Vuol dire che sarebbero necessarie ben 560.000.000.000.000 di piscine olimpioniche per contenere tutta quest’acqua. “E allora dov’è il problema?” vi chiederete voi. I problemi principali sono due: innanzitutto, quest’acqua non è distribuita uniformemente sulla Terra e, soprattutto, non tutta quest’acqua è utilizzabile dall’uomo. In realtà, la stragrande maggioranza dell’acqua è salata e solo il 2,5% è acqua dolce, principalmente contenuta nelle calotte polari e nei ghiacciai (79% circa), o nelle falde sotterranee (20%). Meno dell’1% è l’acqua contenuta in fiumi, laghi, bacini e zone umide e non sempre quest’acqua è utilizzabile, perché troppo costosa o di qualità insufficiente. Quindi quante ne rimane per l’uomo? Poca, si stima addirittura lo 0,001% del totale! Adesso hai capito perché l’acqua è così preziosa?

L’acqua non è uniformemente distribuita sul nostro pianeta o non è sempre economicamente accessibile. Analizzando la localizzazione dell’acqua, si scopre che questa è concentrata principalmente in pochi paesi, ovvero il 64% circa di risorse idriche si trova in soli 13 paesi. Il Brasile è lo stato con la maggiore ricchezza d’acqua, da solo ne possiede il 15%, seguono Russia (8%), Canada (6%), Stati Uniti, Indonesia e Cina (circa il 5%). Sempre più paesi invece si trovano in situazioni di scarsità o addirittura emergenza, con una disponibilità pro capite inferiore ai 1000 m3 annui. Quando parliamo di scarsità a cosa ci riferiamo esattamente? Dal punto di vista fisico-ambientale, l’acqua viene definita scarsa quando il prelievo per esigenze agricole, industriali o domestiche supera il 75% e pertanto non è più sostenibile. Se vengono prelevate fino al 60% di risorse idriche si parla di incipiente scarsità, mentre siamo in una situazione di scarsità economica quando, a fronte di un’effettiva disponibilità, meno del 25% dell’acqua può essere prelevata a causa di ostacoli legati a capitali umani, istituzionali e finanziari.

La maggior parte delle risorse idriche vengono utilizzate in agricoltura, con un prelievo medio globale del 70%, a cui seguono l’industria (22%) e l’uso domestico (8%). Più ci spostiamo verso paesi a basso reddito, più la percentuale destinata alle colture aumenta fino a una media dell’82% che arriva a sfiorare il 90% in India e in Grecia. I paesi ad alto reddito invece destinano meno acqua all’agricoltura (mediamente il 30% con un minimo in Svezia e Germania del 9% e 3% rispettivamente), ma ne utilizzano di più per il settore industriale e domestico, in media 59% e 11%.

Se analizziamo il consumo medio pro capite scopriamo che questo varia molto tra i diversi paesi: secondo le Nazioni Unite uno statunitense consuma 575 litri di acqua al giorno, un italiano 385 litri, mentre un indiano e un cinese 135 litri e 85 litri rispettivamente.

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