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Mediterraneo, mare di petrolio. Il monitoraggio è necessario
di Rosario Battiato

Nuovo strumento europeo contro l’inquinamento da idrocarburi: varato il progetto Medess-4Ms. Il meccanismo è semplice: situa la chiazza inquinante e aiuta per le emergenze

Tags: Petrolio, Inquinamento, Mediterraneo



ROMA – Il mare nostrum è ormai anche il mare del petrolio. Dalle sue parti transitano importanti navi petroliere che movimentano idrocarburi in mezzo mondo. L’Ue ha detto basta, così per prevenire i rischi marittimi legati all’inquinamento da idrocarburi nel Mediterraneo è nato il progetto europeo Medess-4Ms, volto a fornire un monitoraggio del mare in tempo reale per la gestione di questo tipo di emergenza ambientale. Le coste siciliane potrebbero così trovare un nuovo strumento per proteggersi dall’inquinamento.

Il Fondo europeo di sviluppo regionale finanzierà il progetto di monitoraggio del mare, che è partito nel febbraio scorso coinvolgendo ventuno partner mediterranei, coordinati dal dipartimento della Marina mercantile del ministero delle Comunicazioni cipriota. Per l’Italia il Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) partecipa con l’Istituto per l’ambiente marino costiero di Oristano e l’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima di Roma.

Il meccanismo di funzionamento è semplice: il sistema utilizzerà le informazioni in tempo reale sulla posizione della chiazza di petrolio, attuando un confronto con i modelli di previsione del trasporto degli idrocarburi, così da poter fornire prodotti su misura a chi si troverà a gestire questa tipologia di emergenza.

A servirsi del sistema di monitoraggio saranno il Centro di risposta per le emergenze da inquinamento nel mar Mediterraneo e l’Agenzia europea per la sicurezza marittima (Emsa), così come ha annunciato Efstratios Georgoudis, coordinatore del progetto. Ad agire sul sistema di previsione saranno le informazioni ambientali provenienti dal Marine Core Service del programma europeo Gmes e dai sistemi nazionali di previsione del mare, i quali, ha spiegato Georgoudis, saranno confrontati con altri dati sulla diffusione delle macchie provenienti da esistenti piattaforme di monitoraggio del sistema CleanSeaNet di Emsa e dal sistema di identificazione automatica installato sulle navi.

Una necessità impellente visto il volume di inquinamento che le navi petroliere producono mediamente sulle acque mediterranee. Tra i primi dodici porti italiani per trasporto di merci pericolose troviamo tre realtà isolane: Milazzo, Santa Panagia e Augusta. Un volume di traffico impressionante, principalmente di prodotti petroliferi, che accresce l’eventualità di incidenti, che nel Mediterraneo sono certezze e non probabilità. Lo rileva l’Ispra nell’ultimo dossier sugli sversamenti a mare di idrocarburi. Ogni anno, secondo l’agenzia del ministero dell’Ambiente, si verificano in media 60 incidenti, di varia intensità, 15 dei quali riguardano navi che provocano sversamenti a mare di petrolio e sostanze chimiche. Nell’ultimo quarto di secolo ci sono stati ben 27 incidenti rilevanti con uno sversamento complessivo di oltre 270.000 tonnellate di idrocarburi.

“Fra il primo agosto 1977 ed il 31 dicembre 2010, - si legge nel dossier Ispra sugli sversamenti a mare di idrocarburi - circa 312.000 tonnellate di petrolio sono state sversate nel Mediterraneo a seguito di 545 incidenti. D’altra parte, non sono stati considerati 75 incidenti in cui la quantità di petrolio sversata rimane sconosciuta”.
 


Una lunga serie di progetti per la sicurezza marina
 
PALERMO – Sono stati diversi in passato i progetti per la sicurezza del Mediterraneo. Già qualche mese fa è stato realizzato il Secur Med Plus, a cura delle regioni Liguria, Sicilia e Toscana con la Camera di Commercio e Industria di Marsiglia-Provenza, l’Istituto di studi portuali e di cooperazione della Regione Valenciana, il Centro di sviluppo regionale di Koper e il Bic dell’Attica per effettuare controlli più severi e mirati sulle navi in rotta nel Mare Mediterraneo e per garantire un migliore monitoraggio degli spostamenti e della gestione dei rifiuti domestici e chimici. In tal senso questo sistema potenzierà la rete dei sistemi di monitoraggio delle navi - Vts (Vessel traffic service) e Ais (Automatic identification system) - nel Mediterraneo. Altro progetto abbastanza noto è il programma Calypso, finanziato dal Fondo europeo per lo sviluppo regionale, Cooperazione territoriale europea 2007-2013, Po Italia Malta 2007-2013, che propone azioni congiunte mirate alla prevenzione dei rischi sia di natura antropica che naturale. Il protocollo d’intesa è stato siglato a Palermo tra la Protezione civile e il Sicilian focal point del progetto, che è realizzato da un team di esponenti della comunità scientifica e di enti territoriali provenienti dalla zona transfrontaliera Italo-Maltese.

Articolo pubblicato il 20 giugno 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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