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Quotidiano di Sicilia

Il mercato si è ristretto ma il futuro fa ben sperare
di Giuliana Gambuzza

Antonina Bertolino, Ad Industria meridionale Alcolici

Tags: Antonina Bertolino



TRAPANI - Antonina Bertolino, dell’Industria Meridionale Alcolici, in un’imprenditoria isolana declinata al maschile, si può definire un “raro esempio di successo di un imprenditore in rosa”.

Era il 2 luglio del 1982. L’avventura della famiglia Bertolino, però, comincia ben prima, nel 1934, quando papà Giuseppe ha voluto costruire, nei pressi di Partinico, la distilleria che ancora oggi porta il suo nome. Ottant’anni più tardi, Antonina è amministratore delegato unico di un gruppo che estende la sua attività a Veneto, Spagna, Francia e persino Argentina. E che accompagna l’alcol, l’acquavite e l’acido tartarico in tutte le fasi del loro ciclo di vita: dalla produzione basata su vino, vinacce, fecce e tartrato di calcio allo stoccaggio e alla vendita alle industrie, alimentari e non.

Stiamo parlando, quindi, di una realtà imprenditoriale con una storia alle spalle e dotata di una forte identità. In particolare, all’Industria Meridionale Alcolici – che può contare su una ventina di grandi serbatoi pensati per contenere l’alcol, nelle vicinanze del porto di Trapani – è affidato il deposito di alcol, acquavite, vini e mosti, melasso, oli vegetali, soda e acqua.
Un deposito che, negli ultimi anni, ha dovuto correggere il tiro, venendo incontro il più possibile alle esigenze dei suoi acquirenti per poter restare a galla.

Ce lo racconta la Bertolino: “La nostra strategia è stata quella di cercare di andare dietro alle esigenze delle raffinerie italiane. In altre parole, abbiamo venduto il prodotto alle condizioni che loro ci hanno dettato. Così abbiamo potuto continuare a lavorare, anche se con utili di molto ridotti”.

Non è un caso che l’amministratore si riferisca alle sole raffinerie italiane: l’esportazione è in calo anche nel settore in cui opera l’IMA. “Ci stiamo adeguando al mercato di oggi. Prima fornivamo tantissimo fuori dall’Italia, ora decisamente meno. Mentre l’Italia non ha costruito nuovi impianti, Paesi europei come Germania, Spagna e Francia si sono attrezzati con i loro impianti e adesso hanno il loro alcol, prodotto all’interno. Le esigenze di importazione sono diminuite di molto, per cui noi siamo stati costretti a fornire soltanto le raffinerie italiane”.

Anche il mercato siciliano si è un po’ ristretto, dopo lo stop di 12 mesi di una parte dello stabilimento di Gela, voluto dall’Eni. Ma la Bertolino non mostra di perdersi d’animo. A partire da una previsione: “Anche se attualmente cerchiamo di far quadrare i conti, guardiamo con fiducia al futuro, perché la legge impone una miscelazione di biocombustibili che dovrebbe far aumentare la domanda di alcol”.

In Italia, per gli anni 2010, 2011 e 2012, la legislazione sui biocarburanti ha elevato gli obblighi di miscelazione rispettivamente al 3,5%, al 4,0% e al 4,5%. Significa che i soggetti che immettono in consumo benzina e gasolio devono usare una quota minima di biocarburanti, calcolata su base energetica. Il tutto per sostenere lo sviluppo delle energie rinnovabili.
L’impresa Bertolino non si è fatta trovare impreparata, visto che, sin dai primi anni Novanta, produce il bioetanolo, un alcol quasi privo di acqua che deriva solo da materia agricola ed è particolarmente adatto a essere miscelato con la benzina.
 

 
All’IMA l’innovazione parla la lingua delle energie rinnovabili
 
Lavorare in un settore particolare come quello della produzione e dello stoccaggio dell’alcol non deve essere cosa facile. Né cosa da tutti: “L’IMA, oltre a essere un impianto di produzione di bioetanolo, è un deposito costiero e, in quanto tale, deve fare seguire ai suoi dipendenti un iter di preparazione e di aggiornamento ben determinato, fissato per legge”, ci spiega l’amministratore Bertolino. Funzionare da magazzino di materiale altamente infiammabile come l’alcol lungo la costa, insomma, per l’azienda non significa soltanto essere segnalata sulle carte geografiche; è necessario garantire una serie di standard di qualità, non ultimo quello relativo alla formazione del personale, attualmente composto da undici unità. Il numero è destinato ad aumentare? “Al momento, purtroppo, non abbiamo possibilità di fare nuove assunzioni”. Eppure, nonostante siano ormai lontani gli indici di crescita degli anni Ottanta che l’hanno vista nascere, l’IMA continua a strizzare l’occhio alla tecnologia. Di più: grazie alla fabbricazione di un alcol innovativo come il bioetanolo, che è una fonte di energia rinnovabile, è stata uno dei punti di forza della diversificazione del gruppo Bertolino.

Articolo pubblicato il 28 giugno 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Lo stabilimento di Trapani
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