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Quotidiano di Sicilia

Vicini agli imprenditori filosofia che ripaga
di Francesco Sanfilippo

Forum con Alberto Ranieri, Direttore dell’Area Sicilia di Intesa Sanpaolo

Tags: Alberto Ranieri, Intesa San Paolo



Quanto conta la Sicilia per la vostra banca in termini percentuali?
“La nostra presenza nell’Isola si compone di circa 170 filiali al servizio dei nostri 500 mila clienti. In Sicilia impieghi e raccolta presentano quote di mercato differenti con i primi storicamente superiori alla raccolta stessa. Il rapporto impieghi/raccolta è ulteriormente cresciuto del 5 per cento nel 2011”.

Come si struttura Intesa-Sanpaolo?
“Gli impieghi sono rivolti per il 50 per cento alle famiglie, mentre l’altra metà è destinata alle imprese che sono classificate secondo tre grandi segmenti. Il primo segmento riguarda le imprese propriamente dette che arrivano a un massimo di 150 milioni di fatturato. Queste sono divise, a loro volta, in micro imprese, o small business, fino a 2 milioni e mezzo di fatturato e in piccole e medie imprese che hanno un fatturato fino a 150 milioni. Poi, ci sono imprese di fatturato ancora superiore, fino a 500 milioni, che sono classificate corporate. Per quanto riguarda le imprese small business, esiste una rete capillare, composta da circa 160 filiali, che fanno della prossimità il punto di forza. Il settore delle imprese superiori per fatturato, invece, ha presidi specialistici in ogni capoluogo di Provincia (eccetto Enna). Questi presidi sono filiali che si dedicano specificatamente alle imprese, con un modello di servizio che prevede una nostra forte vicinanza e presenza presso le aziende per condividerne bisogni e comprenderne al meglio il business”.

Questa filosofia di vicinanza all’imprenditore vi ripaga in Sicilia?
“Questa filosofia ci ripaga molto, in particolare in questo momento di crisi. La relazione con i nostri clienti è forte perché fa del dialogo un punto di forza e trasmette sul territorio, attraverso la filiale, le risorse e le esperienze di un gruppo bancario internazionale. In particolare l’offerta di servizio al cliente si avvale di società del nostro Gruppo con forte specializzazione e competenza settoriale.  Tutto ciò che concerne la finanza di sviluppo, è gestito da Mediocredito Italiano, che aiuta l’imprenditore a definire le modalità di approccio all’investimento condividendone le logiche industriali. Poi, esiste una società che si occupa della finanza strutturale che è Banca Imi. Infine una società di diritto belga, Eurodesk, che si occupa di consulenza tecnica e istituzionale sui programmi comunitari. Inoltre, il Servizio per l’internazionalizzazione, con diverse sedi in tutta Italia, supporta, in modo esclusivamente consulenziale, le imprese che si aprono sui mercati internazionali e mette a loro disposizione la nostra rete estera. L’imprenditore, oggi, chiede consulenza, accompagnamento e condivisione, non solo mezzi finanziari”.

Che rapporti avete con le associazioni di categoria?
“Dal 2009, esiste un accordo-quadro con Confindustria che mette in campo una serie di strumenti, poi ripresi dall’accordo Abi, e che è stato declinato nelle Provincie. Nel 2010 e nel 2011 quest’accordo è stato rinnovato, introducendo altri strumenti, pensati per una ripresa dell’economia. L’accordo, frutto della collaborazione con Confindustria, si è progressivamente arricchito con l’introduzione di temi come il supporto all’innovazione e alla ricerca, l’internazionalizzazione, l’efficienza enrgetica, la crescita dimensionale. Uno dei punti fondamentali è naturalmente l’accesso al credito, per il quale sono stati messi a disposizione delle imprese, strumenti per far meglio comprendere all’imprenditore i criteri seguiti dalla banca nell’erogazione del credito”.
 

 
Reti d’impresa un volano di sviluppo

Al momento, s’intravedono dei segnali di uscita dalla crisi?
“Rispetto ai primi mesi dell’anno si osserva una maggiore vitalità, anche se gli investimenti produttivi sono molto raffreddati. Alcuni segnali di recupero, a macchia di leopardo, s’intravedono. Una crescita duratura e sostenibile non può fare a meno di una maggiore apertura all’export. Oggi, la Sicilia esporta i suoi prodotti in mercati idonei al suo sviluppo, come i Paesi extraeuropei. Tuttavia, le aziende non possono restare piccole, ma devono aumentare le loro dimensioni. Se ciò non è possibile, si può utilizzare uno strumento, le rete d’impresa, che permette alle imprese stesse di aggregarsi in modo da essere meno vulnerabili e in grado di reggere la concorrenza internazionale. Inoltre, per le Reti, esistono dei vantaggi fiscali non trascurabili. Un vantaggio di questo strumento è quello di non soffocare l’individualità delle imprese, ma le aggrega per il conseguimento di uno scopo comune. Un esempio può essere dato dalla collaborazione delle imprese agro-industriale con il settore turistico. Il 30 per cento dell’offerta gastronomica da parte dell’industria recettiva siciliana viene da prodotti siciliani. Una collaborazione strutturale in filiera tra questi due settori permetterebbe di fare offerte più attrattive. Già, sbarcano nell’Isola 4 milioni di turisti l’anno, perciò le aggregazioni inciderebbero molto positivamente sull’economia”.

In che modo accompagnate gli imprenditori?
“La banca è ben presente a livello internazionale sia attraverso la nostra rete di banche estere sia attraverso i desk e gli uffici di rappresentanza. Tuttavia, investire all’estero significa avere mezzi e conoscenze, poiché si tratta d’investimenti di particolare complessità”.
 

 
Tante azioni a sostegno anche delle giovani idee

Che cosa può dirci sullo sviluppo dei Confidi?
“I Confidi sono una realtà ben presente in Sicilia e sono intermediari a tutti gli effetti, per cui si stanno sviluppando numerose collaborazioni e sinergie. Non a caso i Confidi sono una delle eccellenze siciliane, perché meglio strutturati rispetto alle altre regioni del Mezzogiorno”.

Quali altri interventi si stanno realizzando per le imprese?
“Esiste il fondo di garanzia, ex legge 662, il cui accesso può essere realizzato dalle nostre strutture in modo diretto ed in tempi rapidi. Un analogo fondo per l’agricoltura è Sgfa che è erogato tramite l’Ismea, il cui funzionamento è simile alla legge 662. Nel settore agricolo, esiste un prodotto dedicato che è Agriventure, e si cerca di informare gli agricoltori come accedere al credito in modo efficace”.

Quali settori vorreste sviluppare?
“Ci si sforza di dare il nostro contributo al rafforzamento del concetto di fare impresa e pertanto ci si rivolge direttamente ai giovani.  A questo proposito, è stato creato un sito informativo ‘Neo-impresa’ dedicato alle iniziative imprenditoriali. E di recente abbiamo inaugurato in Piazza Castelnuovo a Palermo uno spazio d’incontro con i giovani, il Superflash Store, dove i giovani che vogliono avvicinarsi all’impresa possono ricevere assistenza e formazione adeguata per affrontare il mercato”.
 

 
Curriculum Alberto Ranieri
 
Alberto Ranieri ha 53 anni ed è nato a Napoli. È sposato con 2 figli. Ha iniziato la carriera in banca dal 1981 e ha ricoperto incarichi in quasi tutti i settori della banca stessa. Negli ultimi anni, ha ricoperto nel Banco di Napoli, da cui proviene, importanti ruoli di coordinamento territoriale e commerciale in Campania. In ultimo, è stato Responsabile del Segmento Imprese in Sicilia. È divenuto Direttore dell’Area Sicilia di Intesa Sanpaolo dallo scorso mese di gennaio, rivestendo un ruolo cruciale in un periodo di crisi per la Sicilia.

Articolo pubblicato il 30 giugno 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Alberto Ranieri, responsabile Area imprese Sicilia presso Intesa Sanpaolo
Alberto Ranieri, responsabile Area imprese Sicilia presso Intesa Sanpaolo