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La mancanza di lavoro spinge verso le partite Iva
di Liliana Rosano

Ma in Sicilia il lavoro dipendente resta la fonte di reddito predominante (oltre il 50%). Lo ha rilevato il Dipartimento delle Finanze del ministero Economia

Tags: Partita Iva, Lavoro, Disoccupazione



PALERMO - Aumentano i titolari di partita iva in Sicilia anche se nell’Isola resta dominante il lavoro dipendente. Sembra un dato contraddittorio quello comunicato dal Dipartimento delle Finanze del ministero Economia sulle partite iva aperte. Nello scorso mese di aprile sono state aperte, secondo i dati del Ministero, 46.337 nuove partite Iva; in confronto al corrispondente mese dello scorso anno si registra una flessione generale del 3%, mentre, rispetto al mese precedente, il calo è pari al 25,8%.
Riguardo alla ripartizione territoriale delle aperture, il 42,5% di esse è avvenuto al Nord, il 22,6% al Centro, il 34,9% al Sud ed Isole; il confronto con aprile dello scorso anno mostra flessioni più o meno marcate al Centro-Nord, con alcune eccezioni (Val d’Aosta ed Umbria), mentre al Sud gli aumenti in Puglia e Sicilia riescono a bilanciare il calo delle altre regioni.

Il 51,3% delle nuove partite Iva aperte lo scorso aprile è dovuto a giovani fino a 35 anni e questa classe di età è anche l’unica in aumento rispetto al corrispondente mese del 2011: +13,6%. Una crescita legata alle agevolazioni decise nella manovra finanziaria dello scorso luglio. La ripartizione per sesso è stabile, con i maschi cui appartiene il 65% di aperture di partite Iva.
La distribuzione per natura giuridica conferma la netta preponderanza delle persone fisiche nelle aperture di partita Iva (quota del 77%) e, tra le altre forme giuridiche, le società di capitali si attestano al 14,8%. Confrontando questi dati con il corrispondente mese del 2011, si nota - riferisce il Dipartimento delle Finanze del ministero dell’Economia - che sono sempre le persone fisiche a sostenere l’andamento generale, poichè il loro lieve aumento (inferiore al 2%) mitiga il sensibile decremento di aperture relativo alle forme societarie.

La classificazione per settore produttivo evidenzia che il commercio continua a registrare il maggior numero di aperture di partite Iva: il 22,1% del totale, seguito dalle attività professionali con il 14,7%. Nel complesso, al gruppo dei servizi appartiene il 50,5% delle aperture totali, con un calo, rispetto all’aprile 2011, dell’ 1,2%; considerando i macrosettori produttivi, solo quello agricolo mostra un aumento di aperture (+4,5%), mentre l’industria accusa, ancora, la diminuzione maggiore (-8,9%).
Relativamente alle persone fisiche, la ripartizione per sesso è stabile, con i maschi cui appartiene il 65% di aperture di partite Iva. Il 51,3% delle aperture è dovuto a giovani fino a 35 anni e tale classe di età è anche l’unica in aumento rispetto al corrispondente mese del 2011: +13,6%.

Il dato sulle partite iva sembra però contraddire la statistica pubblicata dalla rivista telematica “Fisco equo” dove si rileva che in Sicilia la maggior parte del reddito, oltre il 50 per cento, deriva dal lavoro dipendente e non dalla libera professione. Il resto, viene distribuito tra pensione (30 per cento), lavoro autonomo, partecipazioni, impresa, altro (tutti al 10 per cento circa). Il totale dei redditi di lavoro autonomo e impresa contribuisce alla formazione del reddito complessivo con valori percentuali compresi tra il 4,29% e il 5,29%; la partecipazione contribuisce con una percentuale del 6,78% nel nord-est, del 6,30% nel nord-ovest e con valori del 3,52% nel sud e del 3,35% nelle isole.

L’indagine di “Fisco equo” conferma una tendenza tipica del Sud: la non espansione della libera impresa el’attaccamento al lavoro dipendente, meglio se nella pubblica amministrazione.
Il reddito da lavoro dipendente contribuisce al reddito complessivo con l’ammontare più elevato in tutte le classi di reddito in cui si colloca. Inoltre, l’ammontare del reddito di lavoro autonomo dichiarato cresce al crescere delle classi di reddito in cui si colloca il contribuente e va da un minimo di 1,65 miliardi della classe di reddito più bassa ad u massimo 6,40 miliardi della classe di reddito oltre i 200.000 €.

Articolo pubblicato il 03 luglio 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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