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Meno fondi statali, le Regioni devono stringere
di Liliana Rosano

Rapporto “Il sistema sanitario in controluce” di Censis-Cergas Bocconi-Farmafactoring: i numeri del 2010 migliori del 2011. Corte dei conti Sicilia: nel 2010 impegni per 8,9 mld ma nel 2011 la spesa sanitaria è salita a 9,4 mld

Tags: Spending Review, Sanità, Regione Siciliana



PALERMO - La sanità siciliana sta cercando di uscire dal deficit di bilancio e ora, con la spending review chiesta a livello centrale, i sacrifici sono durissimi. Secondo l’ultimo Rapporto Farmafactoring “Il sistema sanitario in controluce”, la Sicilia nel 2010 ha registrato un risultato di bilancio negativo pari a -62 milioni di euro con i costi che ammontano a 8,5 miliardi di euro e i ricavi a circa 8,7 miliardi di euro e un disavanzo procapite di 12,3 euro. La Corte dei Conti Sicilia, nella Requisitoria del procuratore generale Giovanni Coppola, il 29 giugno scorso, ha evidenziato impegni nel 2010, però, per 8,9 miliardi con un incremento rispetto al 2009 di 127 milioni di euro. E i dati della Corte dei Conti sono certi perchè si basano sul rendiconto della Regione, già chiuso, e non su previsioni. Addirittura nel 2011 la spesa sanitaria in Sicilia è cresciuta di 519 milioni di euro per un totale di 9,4 miliardi.

Ma a pesare sulla Sicilia è il saldo di mobilità interregionale cioè la differenza tra chi dalla Sicilia parte per andare a curarsi fuori e chi invece da altre regioni arriva nell’Isola. Nel 2010 questo saldo è stato calcolato pari a -205,7 milioni di euro, visto l’alto numero di siciliani che hanno scelto altre regioni dove farsi curare. C’è però una buona notizia: nel Piano di rientro 2010, la Sicilia è riuscita a contenere i costi rispetto a quelli programmati. I risultati mostrano come tre Regioni (Lazio, Molise e Campania) non siano riuscite a contenere i costi nella misura programmata, mentre le altre sono riuscite a ridurli in misura superiore.

Per l’assistenza diretta solo Calabria e Sicilia sono riuscite a centrare i loro obiettivi e, anzi, a sostenere una spesa inferiore del previsto (in Sicilia -2,9 per cento), mentre il Lazio e il Molise, pagano un cattivo risultato della gestione dell’acquisto di beni e servizi che penalizza fortemente il risultato della gestione diretta. L’elevato scostamento delle altre spese della gestione diretta, incide di meno rispetto alle altre voci che costituiscono la gran parte dei costi considerati.

Passando a considerare i risultati del contenimento dei costi per l’assistenza convenzionata e accreditata si nota come tre Regioni (Abruzzo, Molise e Sicilia) siano riuscite a contenerli in misura superiore alle previsioni. L’Isola ha diminuito i costi sul personale dell’1,9 per cento mentre il risparmio sui beni e servizi è stato del 4,9. Per la spesa farmaceutica, il risparmio è stato calcolato pari all’1,6 per cento. In Italia, il Rapporto Farmafactoring ha calcolato un disavanzo complessivo nel 2010 pari a 2,3 miliardi di euro, circa 1 miliardo in meno a quello dello scorso anno.

Da rilevare, poi, come dopo circa 8 anni il disavanzo scende al di sotto dei 3 miliardi di euro: l’ultima volata era stata nel biennio 2002-2003, quando però le risorse disponibili erano cresciute ad un tasso più che doppio rispetto al 2009 (5,5 per cento in media d’anno).

A livello territoriale, infine, le Regioni impegnate nei Piani di rientro – Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Sicilia e Puglia - continuano a registrare risultati di bilancio negativi, che pesano per l’86,4 per cento del disavanzo complessivo (cfr. tabella 3).
In valori assoluti le situazioni più preoccupanti sono quelle del Lazio e della Campania, che da sole pesano per circa i due terzi del disavanzo complessivo. Rilevanti anche i disavanzi registrati in Puglia e Sardegna, che insieme pesano poco meno di un quarto del disavanzo totale. In termini pro-capite, però, oltre al Lazio – un disavanzo di 183,7 euro pro-capite - si segnala il Molise con un disavanzo procapite che sfiora i 170 euro E’ significativo, inoltre, come tutte le Regioni meridionali, ad eccezione della Calabria, registrino un saldo di esercizio negativo, mentre nel Centro-Nord, ad eccezione di poche Regioni (il Lazio, la Liguria, il Veneto, la provincia Autonoma di Trento e la Valle d’Aosta) tutte le altre presentino un avanzo di bilancio. Anche dopo il varo delle nuove regole del federalismo sanitario, i Piani di rientro continuano a rimanere lo strumento principale per imporre alle Regioni una sana gestione dei SSR. Previsti a partire dal 2005, i Piani di rientro hanno cominciato a essere operativi a partire dal 2007, dopo un aggiornamento dei loro contenuti nel Patto per la salute 2007-2009.

I Piani sono stati un efficace strumento di contenimento della spesa: nel periodo 2007-2010 il tasso di crescita medio annuo di costi del SSN è stato del 2,4 per cento, mentre nei 6 anni precedenti era stato del 6,6 per cento.

Articolo pubblicato il 10 luglio 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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