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Quotidiano di Sicilia

Credito alle imprese siciliane, i prestiti decelerano all’1,8%
di Massimo Mobilia

Lo rivela il Rapporto annuale della Banca d’Italia sull’economia della nostra Isola. Nel 2010 la crescita dei finanziamenti al settore produttivo era stata del 4,8%

Tags: Economia, Credito, Imprese



PALERMO - Continua l’appuntamento settimanale del Quotidiano di Sicilia con il Rapporto annuale della Banca d’Italia sull’economia siciliana, per spiegare meglio ai lettori i contorti dati di una crisi finanziaria di portata storica che sta accentuando le distanze tra l’Isola e il resto del Paese. I primi segnali di debolezza vengono dal mercato del credito, immediato indicatore del malessere diffuso nella vorticosa discesa del rapporto tra offerta e domanda di prestiti bancari, che ha toccato indistintamente tutti: dalle amministrazioni pubbliche alle società finanziarie e assicurative, dalle imprese alle famiglie consumatrici. La scorsa settimana avevamo notato come, una domanda sempre più debole e un’offerta sempre più rigida, avessero rallentato visibilmente la crescita del credito dal 5,4% del 2010, al 3% del 2011, fino all’1,1% nel primo trimestre del 2012.

Oggi ci soffermiamo, in particolare, sul credito alle imprese siciliane. I finanziamenti concessi al settore produttivo, dal 4,8% di fine 2010 hanno rapidamente decelerato nella seconda metà del 2011 portando la percentuale di prestiti all’1,8%. A meno di miracolose riprese, inoltre, il 2012 si chiuderà col segno negativo visto che nel primo trimestre è stato già registrato un -0,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. I dati - che vediamo riassunti nelle tabella in pagina - sono stati raccolti dalla Centrale di rischi e comprendono le segnalazioni delle banche e degli altri intermediari finanziari.

Tra le varie forme tecniche di credito, a pesare maggiormente è stato il calo dei mutui, che rappresentano da soli circa tre quarti dei finanziamenti totali alle imprese, causato secondo Bankitalia dalla debole dinamica dell’attività di investimento: 6,7% a dicembre 2010, 1,8% a dicembre 2011 e appena 0,5% nei primi tre mesi di quest’anno. Tra le altre forme di finanziamento, sono cresciuti in maniera modesta anche i prestiti autoliquidanti - in prevalenza  anticipi su fatture - diretta conseguenza della perdurante debolezza dei fatturati. Una leggera controtendenza, con un’espansione superiore alla media, si è registrata invece per i conti correnti, dovuta probabilmente al maggiore utilizzo delle linee di credito accordate per la necessità di coprire il capitale circolante.

Passando ad analizzare il credito tra i vari settori produttivi, vediamo che la crisi più grave ha investito il comparto dell’edilizia, riflettendo l’ulteriore peggioramento congiunturale dell’Isola, con prestiti che, da una crescita zero nel 2010, sono arrivati a segnare -3,5% nel 2011 e addirittura un -4,5% nel primo trimestre 2012. Segno meno quest’anno, nel rapporto tra offerta e domanda di credito, anche per il settore dei servizi, mentre nel manifatturiero si è registrata una lieve ripresa dopo il ristagno dello scorso anno. I risultati dell’indagine della Banca d’Italia sulle imprese indicano che sul rallentamento del credito hanno inciso anche fattori di offerta: nel 2011 solo la metà delle aziende siciliane che hanno richiesto prestiti ha ottenuto l’intero importo, rispetto ai due terzi nel 2010.

è chiaro che, più i conti dell’imprenditore sono in salute e maggiore è la possibilità di vedersi accordata la fiducia delle banche per un prestito. Un’analisi condotta su un campione chiuso di circa 8 mila società di capitali siciliane, con i dati sia del bilancio sia delle segnalazioni alla Centrale dei rischi, ha indicato infatti che, dall’insorgere della crisi fino alla prima metà del 2011, i prestiti concessi sono strettamente legati alla classe di rischiosità del debitore: sono cresciuti i finanziamenti nei confronti delle imprese con condizioni di bilancio favorevoli. Per le imprese classificate a rischio più elevato, invece, il credito si è sostanzialmente fermato. Il continuo abbassarsi di saracinesche in Sicilia, con fallimenti che sono ormai all’ordine del giorno, soprattutto nel caso delle piccole imprese, vorrà pure dir qualcosa.
 

 
Redditività. La flessione ha riguardato tutti i settori
 
Come si evolvono le imprese durante una fase di recessione? Praticamente non si evolvono, almeno nel caso della Sicilia.
Un’analisi sui bilanci aziendali di un campione di circa 12 mila società di capitali con sede in regione, per il periodo 2005-2010, ha dimostrato che i principali indicatori di bilancio, già in peggioramento prima del 2009, si sono ulteriormente deteriorati con l’insorgere della crisi.
Sul fronte vendite, ad esempio, già in decelerazione prima del 2008, nel 2009 si era registrata la massima contrazione con un -7,1%, da cui successivamente solo il 38% delle imprese sono riuscite a tornare ai livelli del 2007. Il peggioramento dei fatturati e della redditività ha interessato tutti i settori.
I livelli di redditività pressoché nulli registrati nel 2010 sono riconducibili, secondo Bankitalia, ad un calo dei margini operativi: in rapporto all’attivo, infatti, l’incidenza media del margine operativo lordo (Mol) pare sia scesa di circa 2,3 punti percentuali dal 2007 al 2010, portandosi al 5,1%.
La flessione ha colpito soprattutto i servizi (-2,8%). La diminuzione della redditività è stata soltanto parzialmente attenuata dalla riduzione del peso della gestione finanziaria, cui ha contribuito il calo dei tassi di interesse.
In ribasso pure l’incidenza degli oneri finanziari sul margine operativo delle aziende che, dopo il punto massimo del 2008, si è ridotta al 22,8% nel 2010. Solo per le imprese edili gli indicatori sono rimasti notevolmente al di sopra della media.

Articolo pubblicato il 12 luglio 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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