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Liti tra vicini: è reato l’insulto in risposta a una giusta protesta
di Nunzia Scandurra

Il caso di una madre che ha scampanellato per chiedere meno rumore

Tags: Condominio



PALERMO - Sempre più spesso, all’interno dei nostri condomini, capita di sentire e delle volte, addirittura, di usare espressioni poco educate per difenderci o per contrastare le affermazioni altrui: episodi che i più potrebbero definire di confronto o battibecco civile. Siamo, però, arrivati al punto in cui persino la Suprema corte di Cassazione ci debba impartire lezioni di buona educazione, bacchettando, in questo caso sanzionando, comportamenti incivili che sono divenuti prassi nel vivere quotidiano.

La quinta sezione penale, infatti, con la sentenza n.48072/11, ha condannato una donna per il reato di ingiurie e conseguente risarcimento del danno, per aver mandato a quel paese la propria vicina di casa. Quest’ultima, madre di un neonato di appena otto mesi, aveva protestato per i rumori dei vicini, che impedivano al proprio figlio di riposare in tranquillità, ma costoro invece di accontentare la sua richiesta, hanno “invitato” la giovane madre a recarsi presso “altri luoghi”. A nulla sono valse le scuse addotte dai vicini che legittimavano la loro reazione ricollegandola all’invadenza subita dalla madre che con insistenza aveva “scampanellato” alla loro porta di casa. Per la Cassazione, pertanto, la richiesta di non fare rumore non costituisce “un fatto ingiusto al quale reagire in stato d’ira con frasi ingiuriose”.

La Corte, non ha ammesso scuse e ha riconosciuto gli estremi del reato di ingiuria previsto dall’art. 594 del codice penale, cogliendo nelle espressioni utilizzate l’offensività richiesta dalla norma. I giudici sono andati oltre il loro compito e hanno aggiunto, in sentenza, che:”pur dovendosi prendere atto del degrado del linguaggio e della inciviltà che oramai non di rado contraddistingue il rapporto tra i cittadini, il ripetuto epiteto (…) non è soltanto indice di cattiva educazione e di uno sfogo dovuto ad una pretesa dell’offeso, ma anche del disprezzo che si nutre nei confronti dell’interlocutore”.

Non è stato solo un diverbio tra vicini tra le scale condominiali, ma i giudici hanno considerato che l’uso ripetuto di tali espressioni e il contesto nel quale sono state profferite hanno offeso l’onore e il decoro della persona e non hanno lesinato a ricordare a noi tutti che buona educazione e mancato rispetto delle regole del vivere civile sono il fondamento di qualunque legge.

Avv. Nunzia Scandurra
Collegio dei professionisti di Veroconsumo

Articolo pubblicato il 13 luglio 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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