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In giro con U mari nun si spirtusa. Greenpeace contro le trivellazioni
di Rosario Battiato

Luna, barca dell’associazione ambientalista, visita le coste siciliane: le compagnie petrolifere sotto accusa. “Santa Rosalia proteggi il mare” è lo striscione apparso durante il festi

Tags: Mare, Greenpeace



PALERMO – Ad ogni estate puntuale si ripresenta l’allarme trivella selvaggia. Quest’anno a ricordare l’attacco al mare isolano ci ha pensato Greenpeace, che, nei giorni scorsi, ha inscenato una protesta sulla spiaggia di Mondello pubblicando contemporaneamente il dossier “Meglio l’oro blu dell’oro nero” dove si denuncia l’ennesima corsa all’oro nero. Sono già 17 i Comuni che hanno aderito all’iniziativa, che prevede una raccolta firme per un appello indirizzato al ministero dell’Ambiente per fermare le trivelle e tutelare il mare.

Greenpeace non si ferma. Nelle prossime settimane il tour si concentrerà su due attività principali: spedizione scientifica che, tramite un veicolo filoguidato dotato di telecamera (Rov), documenterà la biodiversità dei banchi d’alto mare del Canale e iniziative di sensibilizzazione nei comuni della costa meridionale della Sicilia di firmare l’appello al ministero dell’Ambiente per fermare le trivelle e tutelare il mare del Canale di Sicilia. Il tour si chiamerà “U mari nun si spirtusa” che per un mese abbraccerà il litorale siciliano informando i cittadini e cercando il coinvolgimento dei sindaci. Tra le tappe previste ci saranno Palermo, San Vito Lo Capo, Custonaci, Valderice, Erice, Trapani, Paceco, Favignana (Isole Egadi), Marsala, Realmonte, Porto Empedocle, Agrigento, Vittoria, Ragusa, Santa Croce Camerina, Scicli, Siracusa, Augusta, Catania, Messina, Enna.

Luna, la barca a vela di Greenpeace, ha già toccato il Golfo di Palermo e ha proseguito in direzione del trapanese, dove è giunta presso il Castello medievale della Colombaia. Ma non c’è solo il mare. La protesta ha toccato anche il festino palermitano di Santa Rosalia, quando gli attivisti hanno srotolato lo striscione “Santa Rosalia proteggi il mare dalle trivelle”.
Sebbene attualmente l’Ue continui a lanciare appelli sull’importanza delle rinnovabili il petrolio resta comunque la fonte più rilevante nell’ambito della produzione energetica. Negli ultimi anni diverse compagnie, in alcuni casi anche grandi nomi mascherati da aziende con capitale sociale minimo così da risparmiare sui rimborsi in caso di danno arrecato, hanno moltiplicato la fame di mare isolano tramite le esplorazioni offshore. Ben undici i permessi per cercare petrolio già concessi e diciotto quelli in via di valutazione, oltre alle quattro piattaforme già attive.

Gli ultimi dati aggiornati al 2011 testimoniano la necessità di tenere l’allerta sempre massima. Secondo gli ultimi dati del Wwf sono ancora 82 le istanze di permesso di ricerca e i permessi di ricerca di idrocarburi liquidi o gassosi in mare (74 dei quali nelle regioni del Centro-Sud, 39 nella sola Sicilia) presentati al ministero dello Sviluppo economico. Su 204 istanze di ricerca e permessi di ricerca in terra la Sicilia ne detiene 16.
Inoltre il sistema energetico isolano è particolarmente complesso. Lo ha certificato il Rapporto Energia stilato dalla Regione. Una fotografia complessiva determina la presenza di risorse primarie estrattive e di impianti di trasformazione energetica e raffinazione. In Sicilia si produce il 15% circa degli idrocarburi nazionali (petrolio greggio circa il 13% e Gas circa il 1,6 %) e si raffina il 40% dei prodotti petroliferi nazionali.

Articolo pubblicato il 19 luglio 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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