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Ice: export in Sicilia a +15,5% ma il dato è falsato dai raffinati
di Patrizia Penna

Rapporto 2011 Istituto commercio estero: la “solita” Lombardia guida la classifica delle regioni italiane. Incidono per il 70%. Senza questi prodotti il settore passerebbe a -1,5%

Tags: Export Siciliano, Economia



PALERMO - Lo aveva scritto la Banca d’Italia nel suo recente Rapporto annuale 2011. Adesso lo conferma anche il Rapporto Ice: l’export siciliano, nel 2011 è cresciuto del 15,5%. Ma c’è poco da stare tranquilli. Il segno positivo registrato rispetto al 2010, nasconde più ombre che luci dal momento che in verità il dato è falsato. Se teniamo conto del fatto che nelle esportazioni della nostra regione i prodotti petroliferi raffinati incidono per il 70%, senza quest’ultimi, si passerebbe ad un preoccupante -1,5%. Quindi in Sicilia il settore delle esportazioni non ha proprio nulla da festeggiare.
L’export italiano, in generale, sembra stia reggendo abbastanza bene la crisi, registrando una crescita media dell’11,3% con calzature, pelletteria e agroalimentare che si riconfermano i tradizionali settori di punta.

I dati venuti fuori dal Rapporto Ice,  sono da ritenersi incoraggianti secondo il ministro per lo Sviluppo Economico, Corrado Passera: “L’export continua ad essere tra le voci che contribuiscono in maniera più incisiva alla formazione del nostro Pil”.
Anche nel 2011, l’Europa si conferma il nostro miglior cliente dal momento che il vecchio continente assorbe da solo la metà del nostro export. A livello nazionale spicca la “solita” Lombardia che guida la classifica delle regioni italiane con una crescita delle esportazioni che nel 2011, rispetto al 2010 è stata del 10,8% (con oltre 104 miliardi di euro). Calabria fanalino di coda con 355 milioni di euro ed una crescita rispetto al 2010 del 3%. Al Sud segno negativo per Molise (-4,1%), Basilicata (-3,1%) e Sardegna (-0,6%).

Ma torniamo alla Sicilia dove, nel 2011, il valore dell’export ha sfiorato gli undici miliardi di euro. “Il Sud, - si legge nel Rapporto Ice-, con l’eccezione della Puglia e della Sicilia le cui esportazioni sono fortemente influenzate dalla dinamica dei prezzi dei prodotti energetici in cui sono specializzate”.

A dispetto di un 2011 chiuso in positivo, i primi cinque mesi del 2012 hanno già registrato un maggiore, seppur lieve, affanno dell’export italiano in Europa. L’aumento delle esportazioni, infatti c’è stato ma ha riguardato solo i Paesi extra-Ue. Si tratta di dinamiche sono certamente frutto della crisi dell’eurozona e che ci convincono del fatto che certamente il nostro Paese può e deve fare di più, soprattutto se vuole gareggiare ad armi pari con i mercati emergenti, tra cui i Brics.

Articolo pubblicato il 21 luglio 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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